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L'Italia si sgretola sotto un terremoto di parole

Alcune frasi, significative, riprese da una intervista di Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi.

"A un anno dal sisma dell'Italia centrale, riviviamo di nuovo il dramma del terremoto, che stavolta ha colpito l'isola d'Ischia. Lascia perplessi come un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese. È francamente allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità. Il nostro Paese si conferma estremamente vulnerabile, non ci facciamo mancare niente dal punto di vista dei rischi geologici, non solo rischio sismico, ma anche vulcanico e idrogeologico. Ora sarebbe facile parlare dei ritardi della ricostruzione in Italia centrale, della necessità di accelerare interventi e azioni, ma quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione".

"Si è parlato di tante cose: dall'informativa alle popolazioni alle lezioni nelle scuole, dal fascicolo del fabbricato alle assicurazioni sui fabbricati, dal rifinanziamento della carta geologica a quello per la microzonazione sismica, fino alla necessità di abbattere le case abusive. Tante chiacchiere, ma un anno dopo (24 agosto 2016, Amatrice, Accumoli, Arquata, e altre località, ndr) non è stato fatto quasi nulla".

"Il Governo e il Parlamento si assumano la responsabilità di decidere in proposito senza farsi distogliere da interessi e lobby varie. Per esempio il fascicolo del fabbricato: ma veramente qualcuno crede ancora alla favola dei tecnici che si arricchirebbero con il fascicolo del fabbricato? Far conoscere lo stato sicurezza delle case dove un cittadino abita o lavora è un fatto di etica innanzitutto, un principio morale prima ancora che una misura di salvaguardia e di prevenzione civile".

Professor Peduto, tranquillo: Governo e Parlamento se ne occuperanno al prossimo sisma, con visite, strette di mano, solenni promesse, foto con i pupi in braccio (già concordate e pagate dai pr, portaborse ben retribuiti), facce contrite alle messe in suffragio, concluse, immancabilmente, con un bell'applauso alle bare. Continuo a chiedermi quando verrà varata una legge che punisca gli idioti che applaudono i morti. I quali, poveretti, non hanno fatto nulla per meritarsi applausi, se non la disgrazia di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Silenzio, raccoglimento, preghiere di quelli che ci credono, per gli sfortunati defunti: questo è rispetto non gli applausi. Per continuare poi con tutto il rituale di ceri, magari accesi dai bambini fa più effetto, fiori, post-it che fanno a gara a chi scrive la cosa più originale che possa essere ripresa da qualche corrispondente locale alla ricerca di "colore" per le sue lacrimose righe al giornale, cinquettii, pollici che si alzano e si abbassano sulle cazzate scritte dagli altri. Le religioni, tutte, hanno costruito i loro imperi sulla fedeltà alla ritualità. Oggi è esattamente lo stesso: il Grande Fratello ci vuole tutti devoti al suo rito, fasullo ma "condiviso".

 

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