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Saranno giorni di pace solo se abbassiamo le armi

Propongo Ahmad Gharabli, fotografo del Gruppo LensCulture, come candidato per il prossimo Premio Nobel per la pace. Ahmad è l'autore dello scatto, diffuso dalla Agenzia France Presse,  che ho trovato pubblicato sulla prima pagina del quotidiano "la Repubblica" di qualche giorno fa. La didascalia ci informa che è stata presa alla Porta di Damasco, una delle entrate alla Città Vecchia di Gerusalemme, dove Ahmad vive. Ho deciso di sceglierla - anche se non potrei - come biglietto d'auguri per queste imminenti Festività, che, come mi ha insegnato mia madre, dovrebbero essere di pace. Se celebrare il Natale significa celebrare la pace, ebbene, celebriamolo, nel rispetto di tutti coloro che hanno un Natale diverso. Quella mano del vecchio palestinese che abbassa la canna del mitra della soldatessa israeliana è il miglior gesto di pace che potessimo immaginare, facciamolo nostro. Abbiamo tutti bisogno di quella mano ossuta, difronte alle follie di certi Dottor Stranamore che prolificano in questo nostro povero mondo.

Pace a tutti, ma, per favore, abbassate la voce, i toni, le dispute, basta sopprusi, insulti, urla, minacce di ritorsioni (vedi Nazioni Unite ieri, una vergogna che il rappresentate del Paese che pensa di essere il primo al mondo si permetta un messaggio mafioso del tipo "ci ricoderemo di chi ha votato contro di noi"), lanci sperimentali di strumenti di morte, simbologie angoscianti che ricordano solo efferatezze. Abbassate, soprattutto, in ogni parte del mondo, le canne dei vostri mitra. Forse, con meno rumore, si potranno udire meglio i messaggi di pace.

Grazie Ahmad!

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