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Normalità, si insegna al Liceo Einstein di Torino

Ho letto, ormai quale tempo fa, un bel libro, in forma di intervista a Carlo Azeglio Ciampi, che fu presidente della nostra Repubblica. Il titolo recita: Non è il Paese che sognavo. Neppure io, spesso mi guardo attorno e mi chiedo dove è finita la nostra società. Però talvolta ci sono scintille di speranza. Come questa che adesso vi racconto.

"Non c'è niente di strano"  ha detto Irene al giornalista che le faceva la domanda. Una grande lezione. Per chi? Voi mettete i nomi che volete, io conosco bene i miei cui vorrei indirizzare questo messagio. Ma sono pessimista: sarebbe tempo perso cercare di far capire un messaggio di tale levatura morale a... (ognuno metta chi vuole). Leggete l'articolo qui sotto che ho "saccheggiato" dal sito di "la Repubblica - edizione di Torino". Non servono tanti commenti: i giovani del Liceo Einstein di Torino ci hanno dato una enorme lezione, sicuramente senza salire in cattedra, ma con la naturalezza che contraddistingue le azioni dei giovani. Questo è il Paese, questa è la società nella quale voglio vivere. Mi illudo? In questo momento credo di sì. Ma visto che esistono dei giovani come Irene e i suoi compagni della Terza A, mi si è riattizzata dentro una fiammella di speranza.

Al "Tabisca" di piazza Vittorio la tavolata della 3A Liceo Scientifico dell'Einstein l'altra sera  si è seduta alle 22 spaccate quando molte altre cene di fine anno erano già arrivata al caffè. "Lo hanno fatto per me, perché sono musulmano e rispetto il digiuno per il Ramadan - spiega Reda Herradi, 17 anni -  Non è stata una mia richiesta, ma ho apprezzato davvero il gesto dei miei amici". I suoi compagni di classe hanno deciso di organizzare la cena di fine anno dopo il tramonto in modo che Reda potesse interrompere il digiuno nel rispetto della sua religione. "Non c'è niente di strano -  dice Irene Arancio, una compagna di classe - Volevamo esserci tutti e abbiamo fatto in modo che fosse così, tanto alle 20 o alle 22 non cambia niente, se sei in piazza Vittorio con tanti locali a disposizione".

La semplicità con cui la studentessa spiega la decisione della classe è anche il frutto del lavoro di una scuola che, immersa nel cuore di Barriera di Milano, ha deciso di parlare di integrazione con i fatti. "Non sapevo niente dell'iniziativa degli studenti ma non mi stupisce, questo è il clima che c'è tra i ragazzi di ogni cultura e religione nella  nostra scuola" spiega il dirigente scolastico Marco Chiauzza che da cinque anni gestisce  1400 studenti, tra il Liceo Scientifico di via Pacini e il Liceo delle Scienze Umane di via Bologna. "Per i ragazzi avere come compagno di banco uno studente musulmano o una ragazza straniera è la quotidianità e nessuno lo nota. Tra di loro sono semplicemente compagni  - dice il dirigente - Stando a scuola e parlando con i ragazzi si scopre che la realtà è meno monolitica di quel che si crede e non esistono solo musulmani e cristiani, ma ragazzi che fanno scelte diverse e che a scuola si confrontano".
Reda è il primo di tre fratelli. "Ora anche mio fratello frequenta l'Einstein, lui è in prima e so che i suoi compagni hanno fatto lo stesso e hanno organizzato una cena più tardi per permettergli di partecipare". Il digiuno dell'unico studente musulmano della classe ha suscitato curiosità: "Spesso mi fanno domande, ma a me piace rispondere, l'anno scorso abbiamo anche fatto una ricerca sull'Islam e mi hanno chiesto di confrontare quello che dicevano i libri con quel che avevo imparato dalla mia famiglia". Reda è italiano come i suoi fratelli, i suoi genitori sono originari del Marocco ed è stata la mamma ad insegnargli l'arabo. Rispetta il digiuno nel mese di Ramadan da quando aveva 14 anni, "anche se solo da quando ne avevo 16 sono diventato rigoroso" precisa.

"Nella nostra scuola abbiamo molte occasioni di confronto sulle religioni -  continua Chiauzza -  Ad esempio abbiamo istituito tre giornate, una per ogni anno dalla terza in poi, per fare incontrare i ragazzi e diversi esperti. Anche l'ora di religione, da noi, affronta il tema con una visione più ampia".

L'altra sera, al "Tabisca", però, non c'erano lezioni e nemmeno insegnanti, ma solo la voglia di stare insieme dei ragazzi: "Abbiamo parlato delle vacanze, dell'ultimo giorno di scuola, che altro?" si chiede Irene che in questa cena dopo il tramonto non vede nulla di particolare o straordinario, se non la concessione di sua madre a poter tornare a casa un po' più tardi.

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