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Last updateGio, 15 Nov 2018 4pm

Volevamo un «Omaggio», l'abbiamo azzeccata


Quattro momenti «fermati» dall'obiettivo di Pietro Delpero. Guido Alessandrini e Franco Bragagna hanno condotto quasi due ore di un vero e proprio show, elegante e colto, insieme a Giuseppe Gentile, ma hanno saputo coinvolgere tutti gli atleti presenti, che hanno partecipato con una grande carica di simpatia. Il parterre degli atleti: da sinistra, Magdalin Martinez, Barbara Lah, Antonella Capriotti, Dario Badinelli, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Fabrizio Donato e Daniele Greco. Nella successiva, Gentile e l'amico Enzo Gallotta, a nome della ditta «Toscolano 1381», mostrano le preziose carte fatte a mano, per l'occasione, su cui sono riprodotti il foglio gara della finale messicana e il manifesto ufficiale di México '68. Infine un abbraccio fra Ottavio Castellini e Giuseppe Gentile.

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So che questo non si fa, ma stavolta lo faccio, contro ogni regola. Pubblico una lettera - articolo che ho ricevuto ieri da una persona (amico, ovvio) che domenica ha assistito all'omaggio a Giuseppe Gentile. Non credo sia il caso di ripetere di cosa si trattava, dove si era, chi c'era, chi se l'è inventata. A sentire quelli che vi hanno assistito e che hanno partecipato col cuore è stato un evento che ha lasciato il segno. Solo un dettaglio, ma il più importante, l'obiettivo vero di questa giornata nella testa di chi l'aveva ideata: riunire attorno al campione di 50 anni fa, tutti gli atleti del salto triplo che, nel tempo successivo, hanno scritto nella loro carriera la cifra «17» nei loro risultati. Sì, c'erano tutti: Fabrizio Donato, Daniele Greco, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Dario Badinelli. È stato il vero significato di questa iniziativa. Quando il mio amico Erminio Rozzini e io lo abbiamo chiamato «Omaggio», questo avevamo nella testa e nel cuore. Gli atleti, quelli più bravi, secondo le compilazioni statistiche atletiche, lo hanno recepito e hanno risposto. C'erano tutti, qualcuno anche con qualche sacrificio. E con loro, alcune delle ragazze più brave: Magdalin Martinez, Barbara Lah, Antonella Capriotti. Il merito di averli riuniti? Di un uomo solo, silenzioso, appartato, ma efficace come sempre: Erminio Rozzini, a lui, e a lui solo, si deve il merito di questa partecipazione.

Possiamo nutrire una speranza: se l'atletica di domani sarà nelle mani di questi atleti, e di altri, che portano con loro i valori fondanti del nostro sport, allora questo sport ha un futuro. A tutti loro affidiamo le nostre speranze. Un invito: ragazzi, ragazze, mettevi in gioco, così come ogni cittadino si dovrebbe mettere in gioco nella società civile.

Dimenticavo: perchè infrango le regole di buona creanza? Perchè stavolta mi fa piacere ascoltare gli elogi, anche se so che sono dettati da un sentimento di amicizia, e quindi, forse, eccessivi. Ma meglio prenderli quando te li danno, visto che è più facile, di solito, prendere due dita negli occhi. 

È stata una bella giornata, qualcuno ha usato anche aggettivazioni più roboanti. Teniamo tutto insieme, gioiamo dell'attimo. Difficile, molto difficile, che si ripeta.

Una domenica così. Resta. Da incorniciare e ricordare. Qualche volta il titolo di una canzonetta può dare una mano. Sì, una domenica come quella trascorsa ad Agazzano, sui dolci colli piacentini in ospitale terra emiliana, non potremo archiviarla alla leggera. Grazie a quel vulcano di Ottavio, che di cognome fa Castellini. Dietro le sigle, le etichette, gli acronimi, ci sono sempre gli uomini. Quando hanno testa e cuore, come in questo caso. Nomen omen. La frase si traduce in quattro vocali collegate da tre consonanti: Ottavio. Capace, grazie a sensibilità, sconfinata cultura e autentica passione per la materia, a mettere insieme in una sala dell’albergo Il Cervo, che si affaccia sulle bella piazza a quattro passi dalla trecentesca Rocca degli Anguissola Scotti Gonzaga, tutti gli atleti di casa nostra che hanno superato la soglia dei 17 metri nel salto triplo. A iniziare da Giasone, questo il personaggio interpretato con Maria Callas nel film diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1969, dal signore che al secolo si declina in Giuseppe Gentile, classe 1943, romano di  Montesacro, protagonista di epiche giornate di hop-step-jump. Che ebbero culmine nel pomeriggio del 16 ottobre e nel seguente giorno 17 dell’ottobre 1968 quando a Città del Messico, Giochi Olimpici in corso d’opera, si svolse la più grande gara di salto triplo che la Storia ricordi. Epopea sportiva - non vorremmo sfiorare l’epica per non incappare nel peccato grave della retorica - in cui Beppe, Peppuzzo, Peppino, Giasone, insomma il nostro Giuseppe Gentile ebbe parte attiva. Ricostruita per l’occasione con immagini in buona parte inedite. Proiettate nella sala gremita al punto da non consentire l’accesso ai ritardatari di turno.

Ma, riprendiamo il percorso logico per dire ed attestare che in quelle giornate messicane Gentile superò due volte il record mondiale di specialità. E per due volte finì superato a sua volta. Nella gara che, infine, registrò in complesso cinque record del mondo e per la seconda volta assoluta nella storia della specialità e dell’uomo tre atleti a superare il muro dei 17 metri. Fino ad allora violato solo dal polacco Jozef Szmidt, oro alle Olimpiadi di Roma ’60 e a Tokyo quattro anni dopo. Hop-step-jump. Fu medaglia di bronzo per Gentile, sul podio con il russo Viktor Sanaeev (oro con 17.39) e il brasiliano Nelson Prudencio (argento con 17.27). Per la cronaca, settimo il polacco che per primo aveva fatto crollare quel muro.

A domanda risponde. “La vistosa fasciatura alla gamba destra? Per un piccolo problema di qualche giorno prima che, devo dire, non influì in alcun modo sul risultato e sulla gara di quel giorno” afferma Gentile. Che il nome proprio “allegato” all’aggettivo lo merita certamente. Di nome e di fatto. Sportivo puro, gentiluomo autentico. Amico vero degli atleti che hanno fatto da corona degna alla sua giornata di Agazzano. Allineati, uno dopo l’altro, dopo il commosso ricordo di Franco Sar, il più grande decathleta azzurro mancato pochi giorni or sono, hanno firmato il registro dei presenti: Fabrizio Donato, Daniele Greco, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Guido Badinelli. Appello completo. Tutti triplisti azzurri oltre i 17 metri. Ancora, le ragazze: Magdaline Martinez con i suoi 15.03, Barbara Lah, Antonella Capriotti. Di più non si può fare. Lì, nel salone, messa in bell’ordine e in fila si è proposta e riassunta la storia del nostro salto triplo da quando successe quel… Sessantotto. Con la regia delle voci conduttrici e recitanti di Franco Bragagna, la voce della Rai per l’atletica e di Guido Alessandrini, altra firma di prestigio nel settore.

Collezione Ottavio Castellini-Biblioteca internazionale dell’Atletica e Sognando Olympia, progetto multisport in corso sulla strada di Tokyo 2020, affiancati dall’Atletica Baldini Agazzano con il patrocinio del Comune piacentino, hanno “firmato” l’evento. Ottavio Castellini l’ha ideato, progettato e realizzato, con l’aiuto sodale di Erminio Rozzini e Giovanni Baldini. Per mettere in chiaro nomi e cognomi.

Significativo, l’omaggio arrivato da Toscolano Maderno, terra gardesana di sponda bresciana. Dove le mani sapienti dei mastri cartai di Toscolano 1381, eredi dell’arte antica di fare carta con gesti che affondano radici nei secoli passati, hanno realizzato il prezioso omaggio consegnato a Giuseppe Gentile. Una cartella con il manifesto originale di Mexico ’68 in copertina e i risultati ufficiali, in originale custoditi alla Collezione Ottavio Castellini, di quella gara stellare di salto triplo. “Verrò a visitare il Museo della carta e al vostro dono, graditissimo, riserverò un posto in casa, con una bella cornice. Grazie”. Parola di atleta. Medaglia olimpica.

Che dire di più una volta svanita l’eco delle ultime note dell’Inno olimpico che chiude la mattinata? Meglio non si sarebbe potuto fare. Con una grande grazie così a Ottavio. Per esserci e per il saper fare. Alla prossima. Si fa così: hop, step, jump.

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