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Last updateGio, 15 Nov 2018 4pm

2465km, 51 giorni, media 48km333m al giorno

 

Avete letto il titolo? Lo avete assimilato bene? Sapete di che cosa si tratta? Parecchi, mi risulta, hanno seguito la vicenda con curiosità, altri, quelli che conoscono il protagonista, con affetto. «Quello del fatto» risponde al nome di Aurelio, detto Elio, detto «il Geo», Forti, di professione (lui dice passata, chiamandosi fuori come pensionato, finirà che lavorerà più di prima) geometra in quel di Navazzo. Lo aveva pensato, studiato, programmato, e, soprattutto, deciso: avrebbe camminato, solitario, dal suo bel piccolo borgo aggrappato al Monte di Gargnano, fino a Nazaré, cittadona portoghese, marinara, turistica, affacciata sull'Oceano Atlantico. Ma sarebbe arrivato fin là non direttamente, eh no, troppo facile, ragazzi. Partenza da Navazzo, primo obiettivo Lourdes, Francia. Da lì, su verso il nord per entrare in Spagna, Euskadi, Paesi Baschi, e ricongiungersi con il percorso classico de «El Camino de Santiago», e arrivare a Santiago de Compostela. Una volta onorate le spoglie di Giacomo il Maggiore, apostolo di Gesù, gambe in spalla, anzi ben attaccate al suolo, e via, giù per la Galizia, verso la terra del soave e profumato vino di Porto, le rive del Douro, Barcelos, patria del gallo nazionale, nord del Portogallo: destinazione Fàtima. Insomma, in fatto di santi, apparizioni, devozioni, l'Elio nostro non si è fatto mancare niente.

Archiviata (il termine non è quello giusto ma non me ne viene un altro) la parte spirituale, intima, vissuta intensamente e silenziosamente, come è dell'uomo, una ultima cinquantina di chilometri per raggiungere Nazaré. Il nome rimanda a Nazareth, e le connessioni ci sono. Altro santuario? No, o meglio sì: un santuario laico e godereccio che ricorda tanti brindisi - con «porticciolo», leggi vino di Porto - e grigliate di pesce lusitano e spaghettate italiche, eredità di tanti buontemponi che scoprirono la bella città di mare, la sua gente, grazie ad un gemellaggio partorito da...una fantasia malata di sport, di corsa, di atletica. Poi, per un bel numero di anni, venne tutto il resto, di tutto, di più. Corsa podistica a parte.

Fine della corsa, anzi della marcia. Partenza alle 5 del mattino di mercoledì 29 agosto, dalla chiesa di Navazzo, rientro nel pomeriggio di lunedì 29 ottobre, sotto il diluvio. Due mesi, 51 giorni di camminare, gli altri dati leggeteli nel titolo. Smagrito, abbronzato, stanco, appagato intimamente, Elio è stato non dico festeggiato, ma abbracciato da un ristrettissimo gruppo di amici alla Pizzeria Running Club (nomen omen) di Navazzo. Se era per lui, non avrebbe voluto neppure questa piccola festicciola, ma non ha potuto schivarla. Sulla parete della saletta campeggiava un grande striscione (opera del solito amico Roberto Scolari) con un enorme «Bentornato, Elio!», con tanto di km, giorni, luoghi e loghi, quello del club che nel cuor gli sta, il GS Montegargnano, e il solito immancabile «Sognando Olympia». E, in aggiunta, dalla fantasia del giovane Michele, artefice delle pizze in questo bell'indirizzo gestito ormai da qualche annetto dalla famiglia Tavernini, è uscita la «Pizza del Pellegrino», la prima presentata a Elio, dai prossimi giorni figurerà stabilmente nellla carta del locale. Si è tirato tardi, fra ricordi, aneddoti, profumo di Porto.

Nelle foto, scattate da Marco Forti, in alto, Enzo Gallotta e Franco Capuccini (a sinistra), Elio Forti e Ottavio Castellini, posano ai lati  del bel cartellone; nell'altra a fianco, Elio presenta la prima Pizza del Pellegrino, insieme a Michele, giovane e fantasioso mastro pizzaiolo, seduto Franco Scarpetta, una vita spesa nella Amministrazione comunale di Gargnano; sotto il gruppetto degli amici che si sono trovati attorno a Elio.

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