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Quando la scienza si discute al bar, col «Pirlo»

Ho appena finito di leggere (L'Espresso, numero 45, 4 novembre 2018) una bella intervista del giornalista Gigi Riva a Silvio Garattini, fondatore (nel 1963) dell'Istituto di Ricerche farmacologiche «Mario Negri» di Milano. Ne propongo alcuni passaggi e li dedico al mio amico Elio Forti, grande teorizzatore della «scienza da bar», della «politica da bar», tutto passa attraverso il bar, dove si discutono i massimi sistemi dell'universo. Per chi non è indigeno dell'area gardesana e quindi non lo sapesse, chiarisco che con il nome «Pirlo» si indica quello che altrove viene chiamato «Spritz». 

«Siamo tutti dei perdenti quando le impressioni e le opinioni dominano sui fatti».

«Stabilire se qualcosa fa bene o male non tocca alla letteratura o alla filosofia, tanto meno all'arte. Lo dice la scienza, pur con tutti i suoi limiti, è pur sempre una attività umana. Dunque può sbagliare, però ha capacità di autocorreggersi. Nell'arte la ripetitibilità è un plagio, nella scienza è fondamentale. La scienza non conosce la verità ma viaggia nella direzione per scoprirla».

«In Francia le vaccinazioni obbligatorie sono undici ma là il Parlamento non se ne occupa né i partiti ne fanno oggetto di campagne elettorali».

«Per stabilire un rapporto di causa - effetto ci vuole un metodo, un sistema che non è un'opinione. Faccio un esempio. Molti ricordano l'anno delle mucillaggini nell'Adriatico. Si disse: è il Po che trascina al mare un mucchio di porcherie. L'anno dopo non c'erano più mucillaggini e il Po portava forse qualcosa di ancora più tossico. Un professore di Trieste ebbe l'ardire di citare Ovidio che già parlava del fenomeno. E fu insultato».

«Preferisco pensare sia un momento di transizione in cui regna la confusione perchè non siamo ancora in grado di maneggiare i grandi progressi della scienza. Prendiamo internet. È un grande bene il poter trovare in pochi secondi le informazioni. Però la giurisprudenza non ha considerato il pericolo derivante dalla possibilità di mettere in circolazione le idee più stupide e strampalate. Da qui l'idea che chi ha più "like" è il più bravo».

Parlando del suo Istituto. «...tutti i ricercatori hanno creduto nell'idea di fondo: fare il bene del prossimo senza speculare, restando indipendenti dalla politica, dalla religione, dalla finanza, dall'industria. Pronti a collaborare con chiunque ma mantenendo la nostra caratteristica».

Parlando di politica e potere. «Il potere vero non esiste. Esiste solo il potere condizionato. Anche chi vuole fare le cose migliori del mondo si trova a dover scendere a compromessi».

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