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Il gianduiotto ha sapore di cioccolato amaro

Sarà capitato anche a voi di sentire mamme e papà , nonni e zie, con aria aggressiva, sentenziare «Questi bastardi dei barconi portano via il lavoro ai nostri figli, ai nostri nipoti». Lo sentono ripetere ossessivamente dagli attuali padroni del vapore e loro, con il figlio o la nipote senza lavoro, lo ripetono per sentirsi in pace con la coscienza: non è colpa loro, i noster fiulet, poverini, ma di quelli che dovrebbero «stare a casa loro, e invece ci stanno invadendo».

Proviamo, insieme, a vederla da un'altra ottica? Per esempio, nessuno che dica mai che negli ultimi X (mettete voi un numero) anni, parte - consistente - della nostra industria è stata venduta pezzo dopo pezzo agli stranieri, ma non quelli dei barconi, no, a quelli dei soldoni, ai Paperon de' Paperoni dei fondi non di bottiglia ma di investimento, dei fondi pensione a stelle e strisce, ai cinesi, agli indiani, ai francesi, ai petrodollaroni, e via elencando, fino ai turchi. Che? dice: sono sbarcati i pirati del feroce Saladino n'altra volta? A Novi Ligure non c'è il Mediterraneo, non c'è neppure a Caltanisetta, ma sicuramente è più vicino. Ma non si tratta di una storia di pirati ma di capitani, non di velieri ma d'industria. Novi Ligure, dal 1860 sinonimo di Pernigotti, cioccolato, gianduiotti. Caltanisetta dal 1802 sinonimo di Averna, amaro, liquori. Amaro Averna, uscito dalle sapienti mescolanze di erbe di Girolamo, frate cappuccino dell'Abbazia di Santo Spirito a Caltanissetta. Di Pernigotti e Averna, due famiglie, con nomi e cognome, si sa chi ebbe le idee iniziali, chi le sviluppò, chi ebbe gusto, fantasia, quattrini, per conquistare il mondo.

Oggi invece è il mondo che conquista e colonizza noi. Le famiglie se ne sono andate, hanno venduto ai Paperoni. Per dire: nel 2014 gli Averna mollarono tutto e vendettero al Gruppo Campari, 103,75 milioni di Euro si lesse allora. Ma molti anni prima, 1995, Stefano Pernigotti vendette il gianduiotto agli Averna. Era restato tutto in famglia, cioè in Italia. Dura minga trop: nel 2013 i siculi vendono il 100% di Pernigotti alla famiglia Toksöz, eredi di Saladino. Leggete un brano di un giornale dell'epoca:«Pernigotti facendo leva sul notevole know-how acquisito e sulla complementarietà con Sanset, continuerà il processo di crescita intrapreso in Italia, in Turchia e negli altri mercati internazionali”. Trionfo della maledetta globalizzazione. In quel momento si calcolava che  oltre 10 miliardi il valore dei marchi storici dell’agroalimentare italiano erano già passati in mani straniere. Cui va aggiunto il settore moda, quello del lusso, l'Italia svenduta come Nazione, venduta con beneficio di quelli che i quattrini se li sono messi in tasca e ne fanno quel che vogliono. Una delle ultime che hanno cambiato bandiera, Versace, con la biondona: poche settimane fa, l'azienda è stata acquisita interamente (l'80% della famiglia Versace e il 20% di Blackstone, fondo di investimento) dallo stilista e imprenditore americano Michael Kors per 1,83 miliardi di euro. Allegria! 

È di qualche giorno fa la notizia e oggi la conferma: i turchi Toksöz, due fratelli, si son stancati di perdere 50 milioni (negli ultimi quattro anni, dato fornito dai nostri sindacati) e chiudono, e lasciano senza lavoro i lavoratori della fabbrica italiana. Però tranquilli: è arrivata subito la perentoria dichiarazione del «crociato» di turno:«Mi recherò personalmente al consolato italiano di Istanbul e nella sede dell'azienda per fare chiarezza su questa triste vicenda». Te capì? Va lui a Istanbul, andrà a cena in qualche lussuoso ristorante sul Corno d'Oro, e intanto affilerà la scimitarra per affrontare il feroce Saldino. Ridicolo.

Dunque, papà, mamma, nonni e zie: lasciate perdere i barconi e gli sventurati che ci stanno sopra, e occupatevi dei Paperoni. Da qualsiasi parte vengano, e di quelli che il lavoro lo distruggono mentre dovrebbero crearlo. E dei pagliacci che vi fanno vedere lucciole per lanterne.

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