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Gli italiani sono fatti per la dittatura

Il titolo riprende una frase (leggermente modificata, nello spazio non ci stava l'avverbio «irrimediabilmente», ma lo scrivo adesso perchè dà senso compiuto all'affermazione) di Ennio Flaiano, uno dei non moltissimi italiani che sapeva coniugare cultura, bello scrivere, sarcasmo acuminato e tagliente come un rasoio. Mi è venuto in mente poco fa guardando una patetica foto sul sito di un quotidiano nazionale: Mr Selfini attorniato da buffi personaggi con ancor più buffi cappelli, li chiamano cuochi, anzi, sorry, Chef, meglio Master Chef, che l'unica cosa che hanno di Master sono i conti esorbitanti che presentano ai poveri spennati clienti che si azzardano a sedere ai loro tavoli (ci sono quelli bravi, alcuni bravissimi, lo riconosco). Tutti, quelli della foto, sgomitano per apparire in questa idiozia che è, in sostanza, una autofoto, che oggi si chiama in un altro modo in omaggio ai veri padroni del mondo. E me ne è venuta in mente un'altra del signor Flaiano:«Gli italiani corrono sempre in aiuto del vincitore». Immancabilmente.

Ed è in questi oscuri momenti che dovremmo ricordarci che:

«Il Fascismo conviene agli italiani perché è nella loro natura e racchiude le loro aspirazioni, esalta i loro odi, rassicura la loro inferiorità. Il Fascismo è demagogico ma padronale, retorico, xenofobo, odiatore di culture, spregiatore della libertà e della giustizia, oppressore dei deboli, servo dei forti, sempre pronto a indicare negli “altri” le cause della sua impotenza o sconfitta. Il fascismo è lirico, gerontofobo, teppista se occorre, stupido sempre, ma alacre, plagiatore, manierista. Non ama la natura, perché identifica la natura nella vita di campagna, cioè nella vita dei servi; ma è cafone, cioè ha le spocchie del servo arricchito. Odia gli animali, non ha senso dell’arte, non ama la solitudine, né rispetta il vicino, il quale d’altronde non rispetta lui. Non ama l’amore, ma il possesso. Non ha senso religioso, ma vede nella religione il baluardo per impedire agli altri l’ascesa al potere. Intimamente crede in Dio, ma come ente col quale ha stabilito un concordato, do ut des. È superstizioso, vuole essere libero di fare quel che gli pare, specialmente se a danno o a fastidio degli altri. Il fascista è disposto a tutto purché gli si conceda che lui è il padrone, il padre».

Ennio Flaiano, «Sull'amore, Sulla vita, Su Dio, Sulla religione».

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