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GS Montegargnano, binomio scarpette - forchetta

Guidizzolo, terra di fresche verdure, di bei frutti dai colori vivaci, una volta da queste lande che tendono alla piatta e affascinante Padania verso il fiume Po, venivano succulenti angurie che si offrivano in baracchette lungo strada tenute in fresco in tinozze colme d'acqua, e profumatissimi meloni, non quei pezzi di plastica che si vendono oggi nei templi della distruzione del gusto, leggi supermercati.

Guidizzolo anche terra di sport, sede di una «camminata» che domenica ha festeggiato la 46esima edizione. Come notate tutte iniziative nate negli anni '70: così a Gargnano, a Navazzo, a Cigole, a Guidizzolo, e in mille altri borghi di questa nostra bell'Italia, anni della prima crisi (crisi? sì per chi deve pagare il pieno alla pompa, semper chei...) petrolifera, tutti a piedi o in bici, la nascita delle Straqui e Stralà. Quelli tenaci hanno continuato e sono ancora lì, come la Proloco di Guidizzolo.

Che è stata sede di tappa del terzo raduno annuale dei podisti - camminatori (cui non manca l'appetito) del GS Montegargnano. Metti insieme la camminata, il compleanno di Elio Forti, locomotiva di questo gruppo, e la residenza in loco di due amabilissimi soci, come Carla e Roberto Quagliotto che hanno aperto le porte di casa loro, et voilá abbiamo tirato sera fra un ricco boccone di spiedo, un rosso da 15 gradi, qualche generoso morso di formaggio Tombea (montagna gardesana) invecchiato 36 mesi, birra Fransiskaner, caffè con correzione Sambuca come ai vecchi tempi, calici di prosecco a bagnare la torta in onore del primo giorno da pensionato di Roberto, una vita spesa nella vicina industria dei Marcegaglia (vi ricordate la Emma presidente di Confindustria?). Del signor Roberto io devo capire se ha speso più tempo in fabbrica o sulle strade a correre maratone. Mi chiedete perchè? Perchè ne ha corse (finora) 87...ce ne vuole del tempo! Magari una volta me le faccio raccontare.

Guidizzolo, casa Quagliotto, allegria, amici, densi vapori di alcool. Per fortuna, avevo come autista l'ing. Marco Forti e mi sono potuto adagiare in un sonno profondo per tutto il viaggio di ritorno, ma prima che Morfeo mi imponesse di chiudere gli occhi mi son ricordato di un libro di Gianni Brera, «La Pacciada», termine lombardo - emiliano, di sicuro padano, che rende l'idea dei piacere della tavola. Innalziamo vessili e canti a giornate così, avrebbe scritto lui. Io copio.

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