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Inverosimile, nessun aggettivo più azzeccato

Che meraviglia leggere quando chi scrive ha una padronanza totale del vocabolario della lingua italiana! Ho iniziato (ne ho lette 62 pagine senza accorgemene, la leggerezza dello scrivere è veramente un dono divino) l'ultimo libro di un grande giornalista italiano, recentemente scomparso: Vittorio Zucconi. «Il lato fresco del cuscino - Alla ricerca delle cose perdute», questo il titolo, già molto originale. Un brano da pagina 13:

"C'era in me, come capita agli esseri umani quando sentono che la vita si accorcia e il domani è sempre meno garantito, quel sentimento che si chiama depressione. Era scattato la sera del martedì 8 novembre 2016, quando, attorno alla mezzanotte, era apparso inevitabile che un uomo inverosimile chiamato Donald Trump era riuscito a diventare presidente degli Stati Uniti e con lui tutto il peggio che da sempre dorme nel ventre di una nazione era affiorato e aveva affermato, con pieno, diritto, il desiderio di invertire il movimento della storia e di lanciare l'ultimo urrà, l'ultina carica di un'america rancorosa, cattiva e sconfitta. Fui assalito da un pensiero angoscioso: forse non avrei vissuto abbastanza per vederlo passare, come avevo visto passare altri, forse non avrei avuto il tempo per vedere l'America, nella quale aevo scelto di vivere e di trapiantare la mia famiglia, risollevarsi".

Inverosimile, solo un genio della scrittura poteva definire così questo assurdo individuo, che, a me, ha sempre fatto venire in mente, uno di quei mascheroni che si usavano nella tragedia greca. Tragici mascheroni, non solo lui...e non solo in America, ma oggi non voglio allargarmi.


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