I colori dell'Italia, tanti, diversi, ma affascinanti

Il testo che pubblico oggi lo ha scritto Ruggero Alcanterini, una persona che ho incrociato nella mia vita gran parte spesa nello sport. Credo che, oggi, a parte i resistenti della mia cricca, non molti sanno chi è stato Ruggero nel mondo dell'atletica e dello sport italiano. Fu, per molti anni, consigliere nazionale della Federatletica nel lungo regno di Re Primo (Nebiolo), in quel Consiglio lui era in quota A.I.C.S.. Ha ricoperto anche altri ruoli in organismi sportivi nazionali; ha scritto, ha diretto riviste, ha promosso convegni e mostre, ha continuato ad occuparsi dello sport italiano. Soprattutto - mi dicono amici romani che hanno fraterna frequentazione con lui - ha una sterminata collezione sportiva, dove c'è di tutto, e questo mi dà una invidia...Ha un suo blog, dove regolarmente scrive pensieri, ricordi, che mi riportano alla mente personaggi che anche io ho conosciuto veleggiando nell'atletica. Gli ho chiesto il permesso di ricopiare in questo mio microcosmo questo suo pensiero di qualche giorna fa. Me lo ha immediatamente concesso, lo ringrazio. E, lo dico soprattutto a me stesso, a quella cerimonia allo Stadio Olimpico nel 1987, c'ero anch'io. Già poterlo dire, è un bel risultato.

Quando nel 1987 dipingemmo il meglio dell’Italia, l’essenza della sua cultura popolare, attraverso la caleidoscopica cerimonia di apertura dei Campionati del mondo di atletica, quel titolo, appunto “I colori dell’Italia”, rappresentava la sintesi delle sue diversità, quelle che la rendono da sempre complessa, complicata, ma affascinante ed unica, com’è apparsa qualche giorno fa, dallo Stromboli in subbuglio al Vesuvio in festa, per la fantasmagoria “nebiolesca” delle Universiadi, mentre lo spread puntualmente calava a fronte del cambio della guardia e delle tensioni a Bruxelles, anche con l'elezione di Davide Sassoli e di Fabio Massimo Castaldo a presidente e vice del Parlamento Europeo.

Sì, a Napoli, l’Italico Stivale, di cui proprio Primo Nebiolo, patron storico delle Universiadi, è stato emblematico mentore, orgoglioso della sua appartenenza, si è fatto sentire, rigurgitando dai vulcani le schifezze che lo intossicano, dal pattume soverchiante di Roma alle migliaia di bubboni suppuranti , piaghe da evitare e curare, dalle discariche mefitiche del Casertano, alle bombe all’asbesto innescate e pronte ad esplodere, come la Eco X di Pomezia, le grandi infrastrutture obsolete come il «Morandi» a Genova , piuttosto che gli stabilimenti a rischio, come il «colorificio» di Brendola, andato in fumo nel Vicentino, quando peraltro incombeva il procedimento europeo per infrazione e la Sea Watch approdava a Lampedusa, mettendo in barzelletta la nostra sovranità.

Adesso, semmai fosse accettabile una conclusione del genere, la «pietra tombale» sulla questione immigrati, clandestini o meno, l’ha messa in modo sinistro il bombardamento del centro per migranti di Tajoura, a Tripoli, dove i morti ed i feriti non si finiranno mai di contare, e dove l’ONU ha fatto rimarcare la sua impotenza ed inutilità, limitandosi alla ennesima denuncia tra ammissioni, discolpe e veti, che la dicono lunga sul valore di quelle vite, prima, durante e dopo la forzata «odissea della speranza», che continua a disseminare cadaveri tra le sabbie dei deserti africani e le onde del Mare Nostrum.