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Correte carabinieri: hanno violentato la storia

“Nemmeno io ero nato quando abbiamo perso Cuba, eppure ho sempre saputo benissimo chi fossero Weyler o Polavieja. Non gli insegnano più la storia, Pepe. Conoscere la storia è mal visto. La gente vive alla giornata e non tiene quasi in conto quel che è accaduto appena ieri. Non c’è posto in questo mondo per la gente con memoria”.

La frase che riporto è presa dal romanzo “La Rosa di Alessandria”. Questa è la saggia risposta del lustrascarpe Bromuro, che aveva la sua sede lavorativa (la strada, vista la peculiarità della professione) all’angolo di calle Escudillers (siamo nel Barrio Gotico di Barcellona, una zona bellissima che è andata decadendo a vista d’occhio), in un dialogo con il suo grande amico, il detective Pepe Carvalho, protagonista dei bei romanzi politico-sociali-polizieschi di Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona 1939 – Bangkok 2003), uno scrittore che ho apprezzato molto e di cui ho letto tanto.

Devo dire che le parole di Bromuro mi sono rimaste stampigliate nella memoria fin dalla prima lettura. Si sono messe a lampeggiare come una insegna luminosa causa l’osceno stupro continuato che si fa dalla parola «storia», pur con la lettera iniziale minuscola, è diventato, per me, qualcosa di insopportabile. Storia, un sostantivo che dovrebbe incutere rispetto. E, al contrario, lo sodomizzano. Mi fa schifo la leggerezza, la incosciente disinvoltura con la quale viene usata, specie dai cosiddetti mezzi di informazione, i paludati media. Io cambierei in «medio-cri». Soprattutto quando sento usare il sostantivo o l’aggettivo dissertando banalmente di una qualsiasi attività sportiva. Mi provoca molto più che disagio sentir dire che un risultato sportivo è «storico», oppure che un tal atleta è una «leggenda» o un «mito», che è «entrato nella storia». Iperboli di un vocabolario sportivo ripetitivo, obsoleto, esagerato, iperboli di scribacchini che hanno una povertà di linguaggio avvilente.

Ho letto su un sito in linea di un importante quotidiano nazionale: la tale «fa ancora la storia». La tale è un gentile signora / signorina (non lo so, ma oggi non conta più, per fortuna) che ha trascorso buona parte della sua vita (secondo il Divin Poeta avrebbe già superato «il mezzo del cammin») tirando palline al di là di una reticella. Ma ancor peggio. Sorseggiando un caffè che era un piacere, una volta, era tanto tempo fa, e oggi è una sbroda fatta da ragazze e ragazzi che, pur avendo una laurea in tasca, devono guadagnarsi qualche centinaio di euro per tirar a campare e si inventano baristi, ho sfogliato un quotidiano locale delle mie latitudini. Fulminazione: titolo a tutta pagina, il tale «partecipa al Tour de France per entrare nella storia». Il tale, ovviamente, si guadagna da vivere pedalando come un forsennato da quando era poco più che un bambino.

E mentre assistiamo a questa orgia di straordinarie esibizioni sportive che entreranno nel gran libro di storia (quale non è ancora chiaro) ci sono stati studenti che, orsono pochi giorni, interrogati alla domanda «chi ha liberato Mussolini?» hanno risposto «i partigiani». La storia avanza a grandi passi. Nei titoli dei giornali sportivi. Tanto che, di fronte a questa fame di storia questi qua che ci sono adesso hanno pensato bene di togliere la prova di storia dall'esame di maturità. Certo che gli ha detto male se tornano in auge i partigiani che liberano Mussolini...

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