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Pietro, Chantal e Marco, a spasso per via Milano

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Via Milano, a Brescia, è una delle principali arterie cittadine. Parte da Piazzale Giuseppe Garibaldi, dove incombe la statua equestre del generale, opera dello scultore Eugenio Maccagnani, inaugurata nel settembre 1889. Il piazzale è il trait d'union fra Corso Garibaldi e, appunto, via Milano. Un tempo, fino al 1889, questa zona di accesso alla città era Porta San Giovanni, da dove entrò nel giugno del 1859 al comando del Cacciatori delle Alpi. Fine delle microlezione di storia, il resto, se volete, andate a leggerlo sul libri.

Via Milano conobbe, come tante altre vie di Brescia e, in genere, di tutte le città, periodi di splendore e altri di decadenza. Il Cimitero monumentale Vantiniano e la storica azienda chimica Caffaro (insediata nel 1906) colà ubicati sono parte integrante della soria di questa via. La Caffaro è sempre stata una spina nel fianco di Brescia, e solo una acquisita attenzione ai problemi ambientali negli ultimi decenni ha portato a denunce e lotte per il risanamento dei terreni circostanti fortemente inquinati nel corso di oltre un secolo. Si pensi che alle spalle della fabbrica si pensò bene di costruire, nel 1955, un impianto sportivo, quelli che allora si chiamavano Campi delle Scuole, con una pista di atletica, una misera tribunetta e una palazzina per gli spogliatoi e gli uffici. Ci sono passate intere generazioni di praticanti l'atletica leggera.

Negli ultimi anni si sta tentando un recupero ambientale, abitativo, sociale di via Milano. L'iniziativa che qui presento si inserisce in questo sforzo di recupero. Stavolta è di scena la fotografia, e mi fa piacere che siano coinvolti anche tre miei amici: Chantal Peiano con il marito Pietro Delpero e con il fratello Marco Peiano. L'augurio a loro e ai promotori è che la mostra ottenga la sperata attenzione.

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