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Gian Luigi Canata, dal salto triplo all'ortopedia


Era domenica 21 ottobre 2018...chissà se questa semplice data dice qualcosa a qualcuno. A me, sì. Mi suscita un temporale - tempesta sarebbe troppo - di emozioni, ricordi, persone, parole, dette e non dette, e che si sarebbero dovute invece dire. Un anno è scivolato via, come sempre fa il tempo birichino, che se ne va e non vorrebbe farsi notare. E, al contrario, il segno lo lascia, sul fisico, sul morale, sulla volontà, che decresce se il fardello della carta d'dentità si fa vieppiù pesante.

Dunque era domenica 21 ottobre 2018...eravamo ad Agazzano, un bel borgo collinare a una ventina di chilometri dalla nobile Piacenza dei Farnese. Per far che? Tante cose insieme, che avevano però un denominatore comune: il nome di un grande atleta dello sport italiano che per alcuni minuti era stato campione olimpico, per un paio di giorni primatista mondiale, e alla fine, con delusione trasparente, era tornato in Italia con una medaglia di bronzo, che non lo appagava. Lui sapeva che quella medaglia non era sufficiente. Giuseppe Gentile, Beppe dentro e fuori la famiglia. Attorno a lui si riunirono tutti gli atleti che lo avevano avvicinato, superato, ma soprattutto ammirato. C'era tanta gente quel giorno a far festa: atleti di varie generazioni, allenatori, giornalisti, dirigenti sportivi, ma soprattutto persone della strada, non addetti ai lavori, che è da sempre stato il limite snobbistico del nostro sport. Parliamo tra di noi, che parliamo la stessa lingua, e così, tranne in rare occasioni, siamo rimasti un clan. Una delle cose più belle, quel giorno, fu che, ad un certo punto si dovette dire alle persone che volevano entrare «scusi, non c'è più posto». Frena, frena Castellini, sennò ti fai travolgere, e magari dici anche qualcosa che hai deciso di non dire.

Ma in questo mio spazio, quella giornata volevo ricordarla. Ha segnato una linea di demarcazione abbastanza netta, fra il prima e il dopo. Qui ricordo il prima, il dopo appartiene ad un'altra storia, strettamente personale. Avevo un asso di riserva che non avevo ancora giocato, una carta, anzi carte, che avevo gelosamente conservato. Carte che mi aveva inviato una persona che, con la sua simpatia, cordialità, adesione, era stato uno dei principali artefici del mio album dei ricordi. Era stato un buon atleta proprio del salto triplo, poi si era impegnato maggiormente negli studi, lasciando la pedana della rincorsa. Oggi è uno dei grandi chirurgi ortopedici, richiesto in tutto il mondo. Gian Luigi Canata (aprite qui e vedrete di chi sto parlando) io lo associo all'atletica, che, peraltro, anche lui non ha mai dimenticato, essendo sempre rimasto vicino al suo CUS Torino, il suo club, quello di Primo Nebiolo, quello di tanti altri campioni.

Dopo la giornata di celebrazione per Beppe Gentile, Gian Luigi non lesinò il suo entusiasmo, di cui mi fece partecipe. Qualche tempo dopo mi fece avere, copia di una rivista medica, sulla quale si era ricordato e mi aveva ricordato per la iniziativa di quel giorno. Un gesto che mi aveva emozionato e che mi emoziona tuttora. Avevo tenuto quelle pagine fra i ricordi più belli, associandole ad una persona che mi aveva contagiato con la sua personalità. Per ricordare l'evento di un anno fa, ho deciso di togliere questo articolo dal cassetto virtuale e di renderlo disponibile a tutti coloro che lo vorranno leggere. Ne vale la pena. Doppio clic sopra la pagina e lo leggerete agevolmente.

Un certo numero di persone mi sono rimaste nel cuore per aver contribuito al successo (sì, successo, e me ne prendo una particina di merito, senza falsi pudori) di quell'evento. Caro prof. Gian Luigi Canata, sappi che in quel ristretto Circolo di eccentrici e nostalgici del nostro sport, tu, per me, occupi un posto speciale. Ampiamente meritato.

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