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L'arte di tacere, dedicata al signor Andrea Bocelli

L'Abate Joseph Antoine Toussaint Dinouart, vissuto ad Amiens fra il 1716 e il 1786, era un po' birichino. Colto, intelligente, ma troppo mondano per le gerarchie lungosottanate. Ed ebbe i suoi grattacapi, soprattutto quando scrisse, era il 1749, un libello dal titolo che puzzava di zolfo: «Trionfo del sesso». Più di ventanni dopo, siamo adesso nel 1771, uscì, a Parigi, «L'art de se taire», l'arte di star zitti. Io ne ho una copia, pubblicata nel 1989 in quei piccoli gioielli stampati da Sellerio editore Palermo, non un commerciante di libri ma un moltiplicatore di cultura (notate che non scrive editore con la lettera maiuscola ma minuscola). Dopo quello che ho letto sui giornali in questi ultimi giorni, con non poco fastidio, ho deciso di riprendere il librino, di rileggerne qualche brano, e di dedicarlo al signor Andrea Bocelli, il quale, a mio sommesso avviso, ha perso almeno un paio di occasioni per stare zitto. Chi conosce di cosa parlo, non necessita di spiegazioni; chi non lo sa, fatti suoi.

Voglio solo aggiungere che non ho in antipatia il signor Bocelli. Il problema è molto più ampio: non è solo quello di tacere e di evitare di dire scempiaggini, ma, dopo, una volta sparate cazzate, smetterla di piagnucolare «Sono stato frainteso...», «Colpa dei giornalisti...» (che pure so' na bella razza), «Non ho detto così, queste non sono le mie parole...» (oramai, tutti hanno le registrazioni anche dei sospiri, i video, e così la figura di palta si raddoppia, triplica, perchè te le fanno risentire e tu rimani come un fesso). La risposta migliore è quella dei veneti che, da millenni amano commentare sarcasticamente, fra una ombreta e l'altra: «xe pèso el tacòn del buso». Me par, che è esattamente quanto è successo al signor Bocelli. Al quale dedico, qualche aurea regoletta del Capitolo primo, Parte prima, dello scritto del mio amico sciupafemmine Abate Dinouart. Si intitola «Principi necessari per tacere».

1. È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.

2. Esiste un momento per tacere, così come esiste un momento per parlare.

3. Nell'ordine, il momento di tacere deve venire sempre prima: solo quando si sarà imparato a mantenere il silenzio, si potrà imparare a parlare rettamente.

5. In generale è sicuramente meno rischioso tacere che parlare.

6. Mai l'uomo è padrone di sé come quando tace..........

10. Il silenzio può talvolta far le veci della saggezza per il povero di spirito, e della sapienza per l'ignorante.

12. È proprio dell'uomo coraggioso parlare poco e compiere grandi imprese; è proprio dell'uomo di buon senso parlare poco e dire sempre cose ragionevoli.

Tutte regole contarie all'andazzo moderno, che insegna prima di tutto a dire cazzate e poi a smentire di averle dette Il che regala doppia visibilità sulle televisioni, sui giornali, su quel pantano chiamato «social».


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