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Il valore delle discoteche nell'economia italiana

I tasti del portatile di Luca Bottura sono imbevuti di acido solforico. Luca Bottura compila una rubrica settimanale su «L'Espresso», la miglior rivista di politica, società e investigazione giornalistica che si pubblichi nel nostro Paese, senza ombra di dubbio (mio). La rubrica l'han titolata «L'Incompetente». Credo che il sarcasmo, oppure la più pacata ironia, o le più dolorose rasoiate, che fanno parte del bagaglio di Luca Bottura, furono succhiate col latte materno nel biberon made in Bologna. Nacque nella città felsinea, il Luca Bottura, capitale di quella Emilia Romagna che ha fatto dell'ironia e del sarcasmo una disciplina dell'intelletto umano, al pari della filosofia, della psicologia, dell'ermeneutica (in questa speciale accezione, non dei testi scritti ma di quelli parlati). Alla Alma Mater Studiorum, l'antichissima (1088 dopo Cristo) Università di Bologna hanno istituito un corso di «Fenomenologia dell'ironia». Ingenuo chi ci crede. Il nostro Luca Bottura è comunque, esista o no la fantasiosa cattedra, un Emeritus, un Professor Emeritus, il top della cattedraticità.

Sul numero 35 della rivista citata ho letto un pezzo di bravura del nostro autore. Titolo «Locali miracolosi».

"Io non ho nulla contro le discoteche, io...No: in realtà io non lo sopporto, le discoteche. Non per loro, poverine. Per come ci sono stato le rare volte che le ho frequentate. Da ragazzo, quando entravo gratis per essere scaricato alla voce «tappezzeria». E da adulto. Quando agli albori del lavoro da scrivano del video, fui trascinato un paio di volte in un noto locale di Milano, quello davanti a cui Bobo Vieri si fece ciulare il Cayenne lanciandone le chiavi a un tizio che credeva fosse il parcheggiatore. Una di quelle discoteche...come definirle: ferroviarie. Piene di binari. Non interessandomi i quali, risultavo a mio agio come un cinghiale a Norcia. Poi per carità, ognuno ha il diritto di regalare parti del proprio corpo alla ricerca: il cervello, le orecchie, il fegato, le narici, la zona sublinguale. Però già mi stanno sui maroni le Golf Nere che passano con la techno a palla. Non vedo perchè dovrei pagare per frequentarne una. Ciononostante riconosco il valore delle discoteche per l'economia italiana. È un comparto che, parola di chi ne detiene le sorti, sta buttando via causa il lockdown, ora prolungato da Contebis dopo mille tentennamenti, una cifra di quattro miliardi di euro. Fate conto che la Ferrari in un anno ne fattura 3,4 e paga le tasse su 3,4. I gestori di discoteche che, cifre ufficiali del Sindacato Italiano Locali da Ballo, hanno appena perso quattro miliardi di euro, nel 2018 ne hanno fatturato uno. Ora i casi sono tre: o questa estate in soli tre mesi si sarebbe accalcato sulle piste il 400 per cento dei frequentatori precedenti, o il Silb spara cifre ad minchiam per ottenere i buoni uffici del Tar del Lazio, cui si è rivolto per far sospendere la chiusura decisa dal governo, oppure...Ecco: c'è una terza ipotesi che non voglio nemmeno prendere in considerazione, e cioè che le discoteche abbiano comunicato perdite realistiche ma che fossero leggermente meno verosimili (diciamo dieci volte meno, proiettando il dato su base annua) le cifre dichiarate al fisco. Ma non può essere così, perchè saremmo di fronte a un'autodenuncia talmente clamorosa che forse manco in Italia".

Giriamo il dubbio ai bravi militari delle Fiamme Gialle. Per intanto, bravo Luca Bottura!

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