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Un virus vecchio come il mondo: la notorietà

Da una lettera di un lettore pubblicata un paio di settimane fa su «L'Espresso».

"(...) Alzi la mano chi ha sentito in tutti questi mesi, una sola dichiarazione su un singolo aspetto, sul quale tutti (o almeno la maggior parte) fossero d'accordo. Quindi è a questo che ci siamo ridotti? Dobbiamo scegliere, da profani, se seguire gli scienziati catastrofisti oppure quelli meno. Magari in base a come ci siamo alzati (...)".

Della risposta di Stefania Rossini, misurata, elegante, intelligente, trascrivo solo le righe finali che son perfette, a mio modesto modo di pensare.

"A parte i due virologi da lei citati (...) ci sono schiere di scienziati ormai irrimediabilmente colpiti da un virus non letale ma disgraziatamente incurabile: quello della notorietà".

Serve aggiungere inutili (miei) commenti?

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