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Cinquanta sfumature tra l'ocra e il vermiglio

  
 

Scimmiottando, banalmente, i titoli dei libri di successo della signora British E.L.James, sotto cui si mimetizza Erika Leonard, ho messo insieme il titolo per scrivere qualcosa sulla quarta edizione di un evento podistico, nel quale uomini, donne, siano giovani e meno giovani (decisamente di più i secondi), tutti presi dal sacro fuoco della corsa, sempre e a qualsiasi costo, si mettono a dura prova ora arrampicandosi ora buttandosi a capofitto sui 27 chilometri di montagne, boschi e sentieri sulle alture del lago di Garda, alle spalle di Gargnano, con il punto focale collocato nel campo sportivo di Navazzo, adagiato accanto alla parrocchiale di Santa Maria Assunta. Gli organizzatori - semper chei - del G.S.Montegargnano hanno rispolverato quattro anni fa la antica denominazione, «La  Camináa», intuitivo il significato anche per chi non è indigeno. Anno del Signore 1974, anche allora un su e giù per le montagne. Poi vennero tempi diversi, e la corsa lasciò i monti impervi per adagiarsi su strade meno impegnative, per attirare i corridori pistaioli. Un quindicina d'anni e poi, guardandosi intorno, i «navazzini» scoprono la voglia di mettere il becco fuori dall'angusto perimetro locale. C'è qualche lira in più, e allora proviamoci. Abbandonata l'iniziale etichetta un po' paesana, si punta ad un nome che includa anche il lago. Presumendo forse una tanticchia, si adottò come unità di misura quella dei Britanni, e la corsa si elevò a nobiltà addirittura internazionale: «Diecimiglia del Garda». Per un borgo di 200 anime con risicate risorse locali, pareva un azzardo. Il classico passo più lungo della gamba. Però è stato bello, suvvia, ammettiamolo. Ma poi, venne il momento della resa dei conti, ma la volontà (la testardaggine?) ebbe il sopravvento. La corsa seguì il suo ritmo: 35esima edizione, quarantesima, quarantatresima, e via fino alla 47esima di quest'anno (4 agosto).

Ma i tempi sono cambiati, tanto e profondamente. Adesso con il termine «corsa» si etichettano prodotti diversi, anche se tutti connessi al movimento delle gambe. E nascono nuove forme di impegno, sia organizzativo sia agonistico. Prende sempre più spazio l'andar su e giù per sentieri che una volta erano terreno esclusivo per le capre o i cinghiali. Diventano «piste» per bipedi che vogliono misurare se stessi e la propria resistenza. Corsi e ricorsi, si torna all'antico: viene rispolverata «La  Camináa», che si prende la sua brava rivincita, uscendo dall'oblio (per la verità, non era mai stata dimenticata). Domani mattina compirà quattro anni. Mi si dice che son 150 coloro che vogliono andare a spasso per boschi sentieri e dirupi. Se Elio (non il geometra Forti, promotore nunc et semper, ma il dio greco del sole) sarà favorevole, la fatica sarà meno cruda.

Se poi qualcuno non ossessionato dall'ansia di correre a tutti costi vuole soffermarsi a guardare le meraviglie del bosco autunnale e magari scovare qualche bel porcino che le piogge di questi giorni dovrebbero aver favorito, ebbene, me lo faccia sapere, metto a disposizione tagliatelle e forchette. Lasciatemi ricordare un grande atleta bresciano che ho avuto la fortuna di conoscere: Enzo, detto Franco, Volpi. A lui piaceva correre nella natura, e alla natura dava sudore e in cambio riceveva asparagi selvatici, funghi, erbe di tutti i tipi, frutti. Era il suo normale raccolto durante una corsa che attraversava boschi, prati, montagne. Un atleta vero, che pagò caro questo suo amore per la corsa libera non imprigionata in una angusta pista. Gli negarono (ottusi) la partecipazione ai Giochi Olimpici, erano quelli di Roma '60, eravamo in casa, dovevano solo pagargli il treno da Brescia alla Stazione Termini. Franco sicuramente avrebbe fatto bella figura sui diecimila metri (aveva siglato il nuovo primto nazionale solo pochi mesi prima), o anche sui 3000 siepi, poteva essere il primo italiano sotto i 9 minuti. Come cambia il mondo! Sessant'anni fa i padroni federali del vapore umiliavano con le loro ridicole regole autoritarie chi correva in montagna, o comunque nella natura. Oggi, pur di aumentare il numero dei cosiddetti tesserati, sarebbero disposti a fare la corsa in discesa, di traverso, a culo in su. Ricordiamo il grande Franco Volpi, giù il cappello!

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