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Urlare, ululare, ringhiare, insultare, menare

Ho messo insieme alcuni dei verbi che ritengo esprimano meglio il clima dei cosiddetti programmi televisivi di dibattito, di (s)confronto. L'occasione di fare un ripasso di verbi mi viene da un nuovo articolo del mio amico Daniele Poto, giornalista che non ha mai attaccato le scarpe al chiodo come si dice facciano gli atleti. Negli ultimi mesi Daniele ha espresso il suo parere su temi relativi al giornalismo, sportivo in particolare. Oggi ci accompagna nel mondo, tuttaltro che ovattato, dei programmi nei quali si vorrebbe dare voce a tutti e si finisce per non darla a nessuno. Nel mirino stavolta un programma radiofonico.

Una fastidiosa zanzara che non punge

di Daniele Poto

L’Italia è il paese delle contraddizioni. Ci vuole sensibilità per coglierne le note più stridenti, inavvertibili dalla maggioranza. Fatta questa premessa riesce comunque difficile assimilare il più rigoroso prospetto di gruppo editoriale multimediale sul territorio, marcatamente in grigio, rigoroso, felpato (ossequiente ai poteri forti con cui è connaturato) con la trasmissione radiofonica più politicamente scorretta nella storia dell’etere.

Quando ascoltiamo “la Zanzara” in emissione pomeridiana/serale (con replica notturna) su «Radio 24», l’emittente ufficiale di Confindustria, la voce dell’economia, ci attendiamo sempre ma invano che in presa diretta un responsabile della testata giornalistica chiami Giuseppe Cruciani e lo liquidi su due piedi con lo stesso tono ultimativo con cui il conduttore congeda bruscamente gli interlocutori sgraditi o, più semplicemente antipatici, secondo l’umore del momento. Forse dovrebbe sembrarci meno stridente la contraddizione ricordandoci della gestione del «Sole 24 ore» di Roberto Napoletano, un direttore con il bluff incorporato, mallevadore di stime di vendita (e di ascolto) gonfiate, una temperie assai poco confindustriale, una penosa caduta di immagine e di credibilità. «Radio 24» può essere la stessa testata giornalistica che annovera tra i propri collaboratori Daniele Biacchessi e Giuseppe Cruciani? Fa la differenza la stridente differenza di stile (vorremo dire di classe)?

Boccia prima e Bonomi poi, ultimi presidenti di Confindustria, ascoltano forse questa trasmissione o sono, ancora una volta, distratti?

Cruciani non recita la parte dell’antipatico. Riassume la quintessenza dell’Antipatia, il suo assoluto grado zero. Se non fosse antipatico non riuscirebbe ad assecondare i propri peggiori istinti e quelli del proprio pubblico, una fascia non proprio illuminata di utenti che non trovano di meglio che farsi insultare e dileggiare cercando di superare nelle cadute di gusto il conduttore. Dunque che c’è di meglio nella ricerca del peggio che stimolare ospiti come (citiamo alla rinfusa) Vittorio Sgarbi, Oliviero Toscani, una pornostar o un trans o una prostituta per la quale Cruciani reclama una colletta di beneficenza “perché possa sacrosantamente praticare il mestiere più antico del mondo”. Qui non c’è ideologia che tenga. La pancia parla al popolo e se necessario emette senza ritegno rutti e scorregge (ci portiamo al suo livello). Cruciani alla fine di luglio 2019 lancia però un tremendo allarme: “Il prossimo anno sarà anche l’ultimo della mia trasmissione. Ho una stanchezza di fondo mia, data dalla costruzione quotidiana. Si tratta di un forte impegno mentale, non arrivo in onda con leggerezza. Cerco sempre ogni giorno soluzioni diverse rispetto ad altre radio”! E noi che pensavamo che fosse puro e semplice, libero cazzeggio!

Vellicando le peggiori pulsioni dell’umanità italiota, Cruciani viaggia in palese contrasto e infrazione rispetto al profilo compassato dell’emittente che economicamente ben lo ripaga. In televisione lo stesso schema non funziona perché non puoi impostare un programma sul dileggio, sulla bestemmia, sul vilipendio. Difatti i programmi televisivi in cui era conduttore sono stati stoppati dopo disastrosi esordi. Dopo questi fallimenti Cruciani utilizza la televisione da comparsa invitata come grancassa per interventi urlati alla Sgarbi che servano a metterlo in mostra come personaggio radiofonico. Caricando a testa bassa contro personaggi di evidente potere. Così capita di vederlo sbraitare in un programma di pacifica attualità calcistica come Tiki Taka contro il presidente del Torino Urbano Cairo che, guarda un po’, è anche l’editore di alcune delle più prestigiose testate quotidiane.  Alla radio non ci sono cadute di stile perché già in partenza, in avvio di puntata, lo stile è impostato con un pilota automatico indirizzato sul basso e sul trash. Dove gli stacchetti e i refrain sono insulti al conduttore, con orgoglio riprodotti, quasi con la funzione-boomerang di risbattere il pesante contenuto sugli autori delle intemerate. Gli argomenti più bazzicati sono il sesso più trasgressivo, la politica più qualunquista, una forma divulgativa e popolaresca del “prima gli italiani” che va tanto di moda. Programma di informazione? Decisamente no. Di servizio? Meno che meno. Intrattenimento puro di indefinibile lega (Lega?). Cruciani si concede anche il lusso di maledire le notizie del traffico che contrappuntano il suo programma. Che è come parlare male della linea editoriale di «Radio 24» perché osa interromperlo. Cruciani tenta di ripetere effrazioni stilistiche di conduzione che sono state inaugurate in televisione con ben altri risultati da Paolo Villaggio e dal primo Piero Chiambretti. Una tecnica aggressiva e insolente. Ma non ci riesce. Ed annaspa in un programma senza capo né coda, che non ha un focus preciso se non quello di fare confusione su un argomento ad minchiam (copyright Franco Scoglio), meglio se di attualità deteriore. Gli ospiti più apprezzati sono Borghezio, Emilio Fede, attricette cadenti ma di attualità, forse anche Pamela Prati. Polemiche e trash inclusive tour.

Il suo “politicamente scorretto” è talmente prevedibile ed esasperato che lo fa ricadere in un clichè senza valore. Non puoi sostenere la parte in commedia di un Lenny Bruce de ‘noantri se vai contro al pensiero comune a prescindere, una forma mentis che non entra nel merito. Una cascata di invadente e tracimante aggressività e animosità come un vuoto a perdere, la chiave di volta manichea a sostegno del programma. Un caso cinico oltre che clinico. Riproduce una “Cronaca vera” dei nostri tempi, cacofonica ed urlata. Naturalmente la foga di Cruciani ha bisogno di un contrappunto. Ed il suo deuteragonista è tale Parenzo, giornalista multi-tasking che è un po’ come il prezzemolo di radio e televisione. Un apparente buonista che recita la parte del progressista di sinistra scandalizzato dal “politicamente scorretto” di Cruciani, in aperta finta polemica con gli haters che chiedono spazio in radio. Si tratta di un teatrino stucchevole in cui i due recitano parti estreme, aghi della bilancia di una trasmissione senza peso ed evanescente come tanti programmi di intrattenimento puro, oggi in auge. Le domande agli intervistati conducono dritti dritti alla forzatura di una possibile querela.

Alla fine della puntata ti chiedi: “Ma di che si è parlato?” E non sai darti una logica risposta. Perché ha (relativo) successo? Forse perché il suo pubblico, politicamente e socialmente disimpegnato, si auto-formula un’altra domanda: “Ma fino a che punto di cattivo gusto potrà spingersi?”. Però negli ascoltatori (e soprattutto in quelli che reclamano udienza) c’è una spiccata vena masochistica che è l’esatta contrapposizione del finto sadismo di Cruciani. Cercare di sostenere i propri argomenti per una manciata di secondi per poi venire mandati a quel paese con il fatidico “clic” non è proprio gratificante. Saranno persone che forse corrispondono alle aspirazioni del modello secolarista di Andy Warhol. “Ci può essere un quarto d’ora di celebrità (in questo caso facciamo 15 secondi) per tutti a questo mondo”.

Sarà questa aspirazione del pubblico la risposta vincente che fa sì che «Radio 24», obtorto collo, mantenga in vita una trasmissione che con maggiori probabilità di credibilità editoriale, ti attenderesti in palinsesto su «Radio 105» o su una sboccata radio locale? Per non farsi mancare niente l’ineffabile Cruciani, fuori dal contesto radiofonico, sostiene la parte del cattivo in ogni occasione che gli sia offerta dal mainstream mediatico. Con comparsate televisive, conduzione di convegni che propagandano l’azzardo, sostenendo le più insostenibili e balzane tesi in cui incappa attraversando l’attualità. Giornalista, collega? Certo bisognerebbe profondamente rivedere la semantica terminologica. Chiedendosi molto sommessamente: che si deve fare per campare! E Cruciani in questa società dello spettacolo campa molto bene!

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