Venerdì, 12 14th

Last updateMer, 12 Dic 2018 4pm

2465km, 51 giorni, media 48km333m al giorno

Visite: 153

 

Avete letto il titolo? Lo avete assimilato bene? Sapete di che cosa si tratta? Parecchi, mi risulta, hanno seguito la vicenda con curiosità, altri, quelli che conoscono il protagonista, con affetto. «Quello del fatto» risponde al nome di Aurelio, detto Elio, detto «il Geo», Forti, di professione (lui dice passata, chiamandosi fuori come pensionato, finirà che lavorerà più di prima) geometra in quel di Navazzo. Lo aveva pensato, studiato, programmato, e, soprattutto, deciso: avrebbe camminato, solitario, dal suo bel piccolo borgo aggrappato al Monte di Gargnano, fino a Nazaré, cittadona portoghese, marinara, turistica, affacciata sull'Oceano Atlantico. Ma sarebbe arrivato fin là non direttamente, eh no, troppo facile, ragazzi. Partenza da Navazzo, primo obiettivo Lourdes, Francia. Da lì, su verso il nord per entrare in Spagna, Euskadi, Paesi Baschi, e ricongiungersi con il percorso classico de «El Camino de Santiago», e arrivare a Santiago de Compostela. Una volta onorate le spoglie di Giacomo il Maggiore, apostolo di Gesù, gambe in spalla, anzi ben attaccate al suolo, e via, giù per la Galizia, verso la terra del soave e profumato vino di Porto, le rive del Douro, Barcelos, patria del gallo nazionale, nord del Portogallo: destinazione Fàtima. Insomma, in fatto di santi, apparizioni, devozioni, l'Elio nostro non si è fatto mancare niente.

Archiviata (il termine non è quello giusto ma non me ne viene un altro) la parte spirituale, intima, vissuta intensamente e silenziosamente, come è dell'uomo, una ultima cinquantina di chilometri per raggiungere Nazaré. Il nome rimanda a Nazareth, e le connessioni ci sono. Altro santuario? No, o meglio sì: un santuario laico e godereccio che ricorda tanti brindisi - con «porticciolo», leggi vino di Porto - e grigliate di pesce lusitano e spaghettate italiche, eredità di tanti buontemponi che scoprirono la bella città di mare, la sua gente, grazie ad un gemellaggio partorito da...una fantasia malata di sport, di corsa, di atletica. Poi, per un bel numero di anni, venne tutto il resto, di tutto, di più. Corsa podistica a parte.

Fine della corsa, anzi della marcia. Partenza alle 5 del mattino di mercoledì 29 agosto, dalla chiesa di Navazzo, rientro nel pomeriggio di lunedì 29 ottobre, sotto il diluvio. Due mesi, 51 giorni di camminare, gli altri dati leggeteli nel titolo. Smagrito, abbronzato, stanco, appagato intimamente, Elio è stato non dico festeggiato, ma abbracciato da un ristrettissimo gruppo di amici alla Pizzeria Running Club (nomen omen) di Navazzo. Se era per lui, non avrebbe voluto neppure questa piccola festicciola, ma non ha potuto schivarla. Sulla parete della saletta campeggiava un grande striscione (opera del solito amico Roberto Scolari) con un enorme «Bentornato, Elio!», con tanto di km, giorni, luoghi e loghi, quello del club che nel cuor gli sta, il GS Montegargnano, e il solito immancabile «Sognando Olympia». E, in aggiunta, dalla fantasia del giovane Michele, artefice delle pizze in questo bell'indirizzo gestito ormai da qualche annetto dalla famiglia Tavernini, è uscita la «Pizza del Pellegrino», la prima presentata a Elio, dai prossimi giorni figurerà stabilmente nellla carta del locale. Si è tirato tardi, fra ricordi, aneddoti, profumo di Porto.

Nelle foto, scattate da Marco Forti, in alto, Enzo Gallotta e Franco Capuccini (a sinistra), Elio Forti e Ottavio Castellini, posano ai lati  del bel cartellone; nell'altra a fianco, Elio presenta la prima Pizza del Pellegrino, insieme a Michele, giovane e fantasioso mastro pizzaiolo, seduto Franco Scarpetta, una vita spesa nella Amministrazione comunale di Gargnano; sotto il gruppetto degli amici che si sono trovati attorno a Elio.

Visioni di una umanità sempre uguale a se stessa

Visite: 41

A volte sembrano frasi abusate, modi di dire stantii, però quasi sempre ci azzeccano. Prendete «niente di nuovo sotto il sole», banale no? quante volte lo sentiamo ripetere? Fino alla noia. Eppure...Ieri sera, ho cominciato a leggere «I fratelli Karamazov», romanzo di un gigante della letteratura russa, Fëdor Michàjlovic Dostoevskij. Alla faccia, era ora! Ho sempre pensato, desiderato, leggere i grandi autori russi, ma alla fine ho letto poco, pochissimo. Tempo fa, vedendo i tre libretti, edizione Famiglia Cristiana, su una scaffale del mio amico don Alessandro glieli ho chiesti in prestito. «Sua Santità», come lo chiamo per celiarlo, spesso mi fa da consulente librario, suggerendomi letture. In questo caso, è stata una scelta personale.

Prime pagine, una introduzione della curatrice di questa edizione, una dettagliata biografia del signor Fëdor, e poi la Prefazione dell'autore, di Dostoevskij medesimo. In quelle righe ho trovato la frase che mi ha fatto pensare alla immutabilità della umanità. Dostoevskij sta parlando di quello che definisce  «il mio eroe», Alekséj Fëdorovic Karamazov, e scrive:«Per me egli è degno di nota ma sinceramente dubito di riuscire a dimostrarlo al lettore. Il fatto è che egli è un personaggio non ben definito, non chiaramente delineato. Del resto sarebbe strano, in un tempo come il nostro, pretendere chiarezza dalla gente». In un tempo come il nostro pretendere chiarezza dalla gente...Dostoevskij iniziò a scrivere questo romanzo nel 1878, fra il 1879 e il 1880 una rivista russa lo pubblicò a puntate, nel 1881, a soli 60 anni, Dostoevskij  morì.

Son passati 140 anni, siamo nel 2018, ditemi: in un tempo come il nostro, esiste qualcuno che pretende chiarezza dalla gente? Forse la si pretende, ma quanto a riceverla la vedo molto, molto, dura. Continuo a leggere «I fratelli Karamazov».

Zhivotovsky - Shynyr, dalla Russia a Bogliaco

Visite: 42


GARGNANO – Le Star hanno brillato sulle acque della «Centomiglia» con un bellissimo Campionato XIV Distretto, tre combattute regate nel «Pelèr» di 18-22 nodi, una battaglia tra tedeschi, russi e lacustri, in una atmosfera tipica da Old England. La vittoria è andata ai russi Zhivotovsky-Shynyr, cognomi che sanno tanto di origine ucraina, secondi nel campionato della loro Nazione (il campione in carica è l’argento olimpico George Shaiduko). In seconda posizione i veronesi Alessandro Angelini e Alberto Ambrosini, della Fraglia Vela Malcesine (che vincono il titolo del XIV Distretto 2018 come primi italiani), terzi i tedeschi Stelzl-Mueller  dell’ Attersee , seguiti da altri due equipaggi germanici comandati da Uwe e Ulrich. Seguono il tedesco Paicksch, Filippo Orlando (Monaco), i De Bernardi (lago d'Orta), Sristaldini (Riviera del Conero), il team di casa con Zane-Patuccelli.

Il Circolo Vela Gargnano (grazie agli spazi di Marina di Bogliaco) è così tornato nel “circus” di questa bellissima flotta, categoria olimpica fino a Londra 2012; tanti i ricordi legati a molti suoi soci, a cominciare da Angelo Marino, Carlo Rolandi, e soprattutto Andreino Menoni (tecnico ai Giochi Olimpici e in tante regate internazionali); senza dimenticare il titolo europeo 2005 degli olimpionici Iain Percy e "Bart" Simpson, quando i due facevano parte del team di «+39 Challenge», infine la presenza e le vittorie assolute delle Stars alla «Centomiglia» degli anni ‘5O e ’60 (Nanni Porro, Giorgio Falck, Flavio Scala).

Dal prossimo anno la regata sarà valida per il Trofeo Angelo Marino. Non sarà l'unica novità della stagione, visto che Gargnano e un gruppo di Club velici della riva lombarda si sta concentrando per poter ospitare una grande manifestazione olimpica.

Gratidudine...grati...che? Lasciamo perdere

Visite: 62

«Guai a chi lavora aspettando le lodi del mondo: il mondo è un cattivo pagatore e paga sempre con l'ingratitudine».

La frase è attribuita a Don Bosco. Me l'ha inviata il mio amico Domenico Canobbio, che una quarantina di anni fa lanciava il disco ed era bravo. Oggi è un uomo che non tira più il disco, ma esercita una grande sensibilità, che trasmette in foto molto belle, tema la natura soprattutto.

La frase di Don Bosco fa il paio con un'altra che ho letto qualche tempo fa, non ricordo più dove. Diceva, più o meno, così:«La gratitudine è una merce che ha una data di scadenza molto breve».

Il tutto fa il paio con la mia decisione di cancellare, poco a poco, dalla mia mai ordinata agenda i nomi di amici, presunti amici, ex amici, aspiranti amici, e ovviamente amiche - per l'amor di Dio, non dimentichiamo la parità di genere - che 1) sono sempre troppo impegnati con lavoro per farti una telefonata, pur sapendo che tu hai il doppio degli anni loro; 2) quelli che sono troppo impegnati con i loro giochini ai quali non possono togliere neppure un secondo della loro vita per dirti «crepa»; 3) quelli che quando gli fa comodo ti usano e poi, raggiunti i loro scopi, di gettano come un paio di scarpe vecchie; 4) quelli che cavalcano le tue idee, le tue intuizioni, i tuoi progetti, dei quali, stoltamente, li hai messi a conoscenza; 5) quelli che non ti dicono mai una parola, dico una, per gratificarti; quelli che, 6) 7) 8) 9)...ecc ecc.

P.S. - Questa settimana che va ad ingrossare quello che si chiama passato, ho già provveduto a rimuovere alcuni nomi, con relativi indirizzi, numeri di telefono o telefonini, Whatsapp, Facequalcosa, e tutto il diabolico armamentario che dicono moderno. L'operazione è appena iniziata.

Sognare di essere Oerter, O'Brien, Lusis...

Visite: 56

Sono dieci giorni di sogno continuo, ininterrotto! Normale? non proprio. Sto evocando «Sognando Olympia», quel progettino cultural - sportivo che mi piacerebbe tanto veder decollare in maniera più consistente, concreta. Però non posso neppure lamentarmi troppo. 'Sto bel logo, disegnato appositamente per me, da Roberto Scolari, gira, viaggia, si fa vedere, e, dato che la grafica è attraente, piace, mi chiedono il significato. Che è molto semplice: la elaborazione dei cinque cerchi olimpici che sfumano nel sogno, perciò sono solamente abbozzati, ci sono e non ci sono. Il logo ha fatto passerella negli ultimi giorni un po' ovunque: domenica scorsa ad Agazzano, in provincia di Piacenza, e, quasi nelle stesse ore, a San Gervasio, in quella di Brescia. Domani nuova apparizione bresciana, a Castenedolo, dove andrà in scena la trentaseiesima edizione del «Virtus Lancio Story - 5° Memorial Ragnoli Yuro». Appuntamento inventato più di tre decenni fa in un campetto che chiamavano «delle moschine», intuitivo il motivo. Eppure, tra un moscerino e l'altro, volavano martelli, dischi e giavellotti. Più o meno lontani, ma sempre con una compagnia in allegria e simpatia, altra merce che scarseggia spesso sui campi di atletica.

Giulio Lombardi, presidentone dell'Atletica Virtus Castenedolo, tuttofare, che lancia ancora il martello quando serve ai campionati masters, ha appiccicato il logo dei sognatori sulla locandina che propone la giornata degli uomini e donne catapulta. Giornata che si annuncia complicata dai capricci di quel cielo che ci sta sopra la testa: telefonini, tablet, e diavolerie assortite, profetizzano tormenta, e quasi sempre ormai c'azzeccano, maledetti. Dovesse proprio essere vero, non ci faremo mancare il Piano B, il meeting indoor, al riparo dalla pioggia: Stadio L'Antica Macina, a Castenedolo, «per festeggiare i vincitori e consolare gli sconfitti», recita l'invito. Se non avremo avuto né gli uni né gli altri complice un incazzato Giove Pluvio, pazienza, troveremo motivo di celebrare qualcosa. Ce n'è sempre uno.

Sei qui: Home