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Last updateDom, 18 Ago 2019 10am

I colori dell'Italia, tanti, diversi, ma affascinanti

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Il testo che pubblico oggi lo ha scritto Ruggero Alcanterini, una persona che ho incrociato nella mia vita gran parte spesa nello sport. Credo che, oggi, a parte i resistenti della mia cricca, non molti sanno chi è stato Ruggero nel mondo dell'atletica e dello sport italiano. Fu, per molti anni, consigliere nazionale della Federatletica nel lungo regno di Re Primo (Nebiolo), in quel Consiglio lui era in quota A.I.C.S.. Ha ricoperto anche altri ruoli in organismi sportivi nazionali; ha scritto, ha diretto riviste, ha promosso convegni e mostre, ha continuato ad occuparsi dello sport italiano. Soprattutto - mi dicono amici romani che hanno fraterna frequentazione con lui - ha una sterminata collezione sportiva, dove c'è di tutto, e questo mi dà una invidia...Ha un suo blog, dove regolarmente scrive pensieri, ricordi, che mi riportano alla mente personaggi che anche io ho conosciuto veleggiando nell'atletica. Gli ho chiesto il permesso di ricopiare in questo mio microcosmo questo suo pensiero di qualche giorna fa. Me lo ha immediatamente concesso, lo ringrazio. E, lo dico soprattutto a me stesso, a quella cerimonia allo Stadio Olimpico nel 1987, c'ero anch'io. Già poterlo dire, è un bel risultato.

Quando nel 1987 dipingemmo il meglio dell’Italia, l’essenza della sua cultura popolare, attraverso la caleidoscopica cerimonia di apertura dei Campionati del mondo di atletica, quel titolo, appunto “I colori dell’Italia”, rappresentava la sintesi delle sue diversità, quelle che la rendono da sempre complessa, complicata, ma affascinante ed unica, com’è apparsa qualche giorno fa, dallo Stromboli in subbuglio al Vesuvio in festa, per la fantasmagoria “nebiolesca” delle Universiadi, mentre lo spread puntualmente calava a fronte del cambio della guardia e delle tensioni a Bruxelles, anche con l'elezione di Davide Sassoli e di Fabio Massimo Castaldo a presidente e vice del Parlamento Europeo.

Sì, a Napoli, l’Italico Stivale, di cui proprio Primo Nebiolo, patron storico delle Universiadi, è stato emblematico mentore, orgoglioso della sua appartenenza, si è fatto sentire, rigurgitando dai vulcani le schifezze che lo intossicano, dal pattume soverchiante di Roma alle migliaia di bubboni suppuranti , piaghe da evitare e curare, dalle discariche mefitiche del Casertano, alle bombe all’asbesto innescate e pronte ad esplodere, come la Eco X di Pomezia, le grandi infrastrutture obsolete come il «Morandi» a Genova , piuttosto che gli stabilimenti a rischio, come il «colorificio» di Brendola, andato in fumo nel Vicentino, quando peraltro incombeva il procedimento europeo per infrazione e la Sea Watch approdava a Lampedusa, mettendo in barzelletta la nostra sovranità.

Adesso, semmai fosse accettabile una conclusione del genere, la «pietra tombale» sulla questione immigrati, clandestini o meno, l’ha messa in modo sinistro il bombardamento del centro per migranti di Tajoura, a Tripoli, dove i morti ed i feriti non si finiranno mai di contare, e dove l’ONU ha fatto rimarcare la sua impotenza ed inutilità, limitandosi alla ennesima denuncia tra ammissioni, discolpe e veti, che la dicono lunga sul valore di quelle vite, prima, durante e dopo la forzata «odissea della speranza», che continua a disseminare cadaveri tra le sabbie dei deserti africani e le onde del Mare Nostrum.

Voi avete le teste rasate, noi invece il cervello

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Germania, in paese fanno sparire la birra il festival neonazi è un flop

Quasi sempre l'intelligenza prevale sulla beluinità. Leggete questa che ho trovato sul sito Fanpage.it (e anche sul sito del quotidiano «La Repubblica»).

"Hanno acquistato tutta la birra in vendita nell'unico supermercato del paese, boicottando di fatto il Festival neonazi "Schild und Schwert", letteralmente "Scudo e Spada", in programma lo scorso sabato sera, con protagonisti quasi mille skinhead. È successo a Ostritz, piccolo comune della Sassonia, quasi al confine tra Germania e Polonia, dove i cittadini sono riusciti a far diventare un flop la manifestazione di estrema destra, privando semplicemente i partecipanti della loro "benzina". Dozzine di persone si sono portate via carrelli della spesa stracolmi con un centinaio di casse che serviranno ad animare prossimamente una festa di paese.  E le immagini della singolare protesta pacifica hanno fatto il giro del mondo. No birra, dunque, no party.

Il risultato? Al raduno degli estremisti di destra si sono presentate circa 300 persone, contro le 700 attese, complice anche una decisione ufficiale della polizia in perfetta sintonia con l’umore dei cittadini di Ostritz, che ha  vietato l'alcol al concerto e ha confiscato decine di bottiglie che gli skinhead avevano portato da casa, per un totale di 4.400 litri di bionda, senza i quali non hanno potuto affrontare il caldo torrido dei giorni scorsi. "Il consumo di alcol – si legge nel testo del provvedimento – aumenterebbe senza dubbio il rischio di scontri violenti". Nelle immagini diffuse dal tabloid Bild si vedono disperate teste rasate rovesciare nei tombini bottiglie intere di birra. "Quando gli estremisti di destra cercano di definire il quadro con i loro slogan disumani, dobbiamo tutti opporci", è stato il commento via Twitter di Michael Kretschmer, ministro-presidente della Sassonia della Cdu.

E mentre la manifestazione neonazi veniva boicottata, Ostritz ha organizzato un'altra iniziativa di protesta alla quale hanno partecipato tra gli altri proprio il governatore della Sassonia, Kretschmer, e l'ex giocatore della Nazionale di calcio Cacau, ideata da un collettivo locale che ha distribuito 2262 paia di scarpe lungo una strada del paese tedesco, uno per ogni profugo morto l’anno scorso nel Mediterraneo".

Guerrafondaio, ma lui in Vietnam non c'è andato

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President Trump is seeking to make Independence Day about himself,

says The Post's Editorial Board.

Americans should not be lured by the spectacle.

 

Ma chissenefrega del verde pubblico e della salute delle statue? Infatti saranno i parchi e i monumenti pubblici americani a finanziare, almeno in parte, il costo - che nessuno realmente conosce - della mega parata militare che l'inverosimile Donald Trump ha ordinato - con un tweet, penso - di organizzare oggi, 4 luglio, festa dell'Indipendenza, che da duecento anni ha sempre e solo celebrato la decisione di tredici colonie di mandare a quel paese gli inglesi e di proclamare, appunto, la loro indipendenza. Era il 1776. Parata militare, capito bene? Il Commander-in-chief , geloso delle comparsate messe in scena da Micron a Parigi, e dal suo compagno di merende Putin a Mosca, ha invece deciso di trasformare la giornata in una festa delle forze armate. Pensa un po'! Dicono che l'idea gli è venuta nel 2017, quando, ospite del presidente francese, restò folgorato dalla parata del 14 luglio. Trump avrebbe voluto mettere in piedi la sua versione già a novembre scorso, nella giornata dedicata ai veterani. Ma quegli incapaci - secondo lui - dei suoi collaboratori non riuscirono a raschiare in tempo, da qualche voce di bilancio, i fondi necessari all'evento.

Quanto costerà davvero 'sta comparsata nessuno lo sa, sembra. Ma secondo uno scoop del Washington Post, che cita due fonti anonime ben informate, almeno una parte sarà finanziata con denaro pubblico, 2,5 milioni di dollari sottratti dal budget di parchi e musei. Ed è già polemica: quei soldi, si dice, potevano essere spesi in modo più utile. Newsweek  ha calcolato che questi soldi sarebbero bastati a pagare  pasti caldi a tutti i veterani senza tetto d'America per almeno un mese. Anche in questo caso, chissenefrega: non è importante che i veterani mangino, l'importante è che sfilino.

Ma l'inverosimile se ne è inventata un'altra: ha annunciato un "saluto" alla Nazione da tenere all'imbrunire sotto la statua del Lincoln Memorial, una icona di una America che non è quella di Trump, il luogo dove, nel 1963, Martin Luther King tenne il celebre discorso che iniziava con "Ho fatto un sogno". "Anch'io feci un sogno" ha urlato platinette. Infatti, per cinque volte, più o meno negli stessi anni, gli apparvero in sogno gli espedienti per evitare di finire nella guerra del Vietnam. Dove infatti non mise mai piede, mentre invece ci lasciarono la pelle circa 60 mila giovanotti/e americani.

Chi se la ricorda? In Italia sono convinto nessuno. Cindy Sheehan, una signora americana, una madre che aveva perduto il figlio, Casey, 24 anni, morto a Bagdad. La chiamavano «la mamma per la pace», il simbolo del rifiuto della guerra, di tutte le guerre. Qualche anno fa, nel giorno del Memorial Day, durante il quale si onorano negli States gli uomini e le donne morti mentre servivano nelle forze armate, la signora Cindy gettò la spugna e tornò nel suo angolo, delusa, arrabbiata, schifata, e disse: "Ho cercato per tutti questi anni di dare un senso al sacrificio di mio figlio ma ora sono giunta alla più devastante delle conclusioni: Casey è veramente morto per niente". E ancora: "Casey è morto per un paese al quale interessa di più sapere chi sarà il vincitore del nuovo reality, piuttosto che quanta gente perderà la vita in Iraq nei prossimi mesi, mentre democratici e repubblicani giocano alla politica con le vite umane". Non riesco neppure lontanamente ad immaginare il suo stato d'animo difronte a questo ennesima assurda esibizione odierna degna dei peggiori anni della Guerra Fredda.

Inverosimile, nessun aggettivo più azzeccato

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Che meraviglia leggere quando chi scrive ha una padronanza totale del vocabolario della lingua italiana! Ho iniziato (ne ho lette 62 pagine senza accorgemene, la leggerezza dello scrivere è veramente un dono divino) l'ultimo libro di un grande giornalista italiano, recentemente scomparso: Vittorio Zucconi. «Il lato fresco del cuscino - Alla ricerca delle cose perdute», questo il titolo, già molto originale. Un brano da pagina 13:

"C'era in me, come capita agli esseri umani quando sentono che la vita si accorcia e il domani è sempre meno garantito, quel sentimento che si chiama depressione. Era scattato la sera del martedì 8 novembre 2016, quando, attorno alla mezzanotte, era apparso inevitabile che un uomo inverosimile chiamato Donald Trump era riuscito a diventare presidente degli Stati Uniti e con lui tutto il peggio che da sempre dorme nel ventre di una nazione era affiorato e aveva affermato, con pieno, diritto, il desiderio di invertire il movimento della storia e di lanciare l'ultimo urrà, l'ultina carica di un'america rancorosa, cattiva e sconfitta. Fui assalito da un pensiero angoscioso: forse non avrei vissuto abbastanza per vederlo passare, come avevo visto passare altri, forse non avrei avuto il tempo per vedere l'America, nella quale aevo scelto di vivere e di trapiantare la mia famiglia, risollevarsi".

Inverosimile, solo un genio della scrittura poteva definire così questo assurdo individuo, che, a me, ha sempre fatto venire in mente, uno di quei mascheroni che si usavano nella tragedia greca. Tragici mascheroni, non solo lui...e non solo in America, ma oggi non voglio allargarmi.


Idioti all'arrembaggio del fidanzamento in diretta

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Come sempre - diciamo quasi - Michele Serra è come un bisturi per incidere i bubboni di questo assurdo mondo che ci circonda e ci opprime. Vi trasferisco un brano da lui scritto nella sua rubrica «Satira Preventiva» su uno degli ultimi numeri de «L'Espresso». Tema la RAI, uno sfascio, cioè fascio con una esse iniziale. Scrive:

"La nuova moda delle richieste di matrimonio in diretta sta mettendo seriamente in crisi anche i telegiornali, le previsioni del tempo, le dirette sportive: ogni dieci minuti un imbecille in ginocchio interrompe la trasmissione per chiedere alla conduttrice di sposarlo; spesso alla conduttrice di un altr' trasmissione, generando grave confusione. «È una pratica che non possiamo più tollerare», spiega l' AD Salini (AD sta per Aldo Dante Salini). Si sta pensando di regolamentare il fenomeno possibilmente convogliandolo nel nuovo talent Italian Promises of Mariage, che selezionerà decine di migliaia di spasimanti ambosessi in tutta Italia, incoronando alla fine la migliore o il migliore domanda di matrimonio in diretta. Il ministro della Famiglia, Fontana, ha chiesto di non includere nello show, così nevralgico per la famiglia italiana, omosessuali, divorziati, suore, preti, minorenni, donne in età non più fertile, maschi sterili, tossicodipendenti, persone molto basse, persone troppo alte, persone di fuori Verona.In pratica, potranno partecipare solo lui e sua moglie".

Per favore, signor Michele, oltre alla RAI, bastoni pure i redattori del sito Internet del gruppo editoriale per il quale lei scrive, riuscendo ancora a strapparci un sorriso, anche più d'uno. Non se ne perdono una di queste comparsate. Recentemente sono arrivati a pubblicare una foto stomachevole di un idiota che aveva messo l'anello di fidanzamento in un salsicciotto, wurstel, salamina leghista della montagna brescio-bergamasca. Da vomitare. Se fossi il direttore e mi accorgo di un tale schifo, giuro, prendo a calci nel culo il redattore.

Un semplice propostina finale. Ma non avete proprio niente altro da pubblicare che queste belinate? Non è ora di piantarla? Fu simpatico il cinesino che fece il gesto ai Giochi Olimpici per conquistare la sua bella, una volta passi, adesso è solo una pagliacciata. La chiave l'avete in mano voi, signori giornalisti: non pubblicate più notizie, foto, video, che si facciano i loro stupidi selfie da soli. In più credo che non gliene freghi niente a nessuno se il signor Cagafusi è caduto in ginocchioni davanti alla sua Assuntina mentre mangiavano una quattro stagioni alla Pizzeria Mariuccia. Sù, da bravi, piantatela lì, oppure mettete una agenzia matrimoniale.

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