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Ho fatto una cavolata...ho sgozzato mia moglie

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No. Non può essere vero. Mi rifiuto di crederci, è troppo grossa. I caramba hanno capito male, o hanno riferito male, o hanno usato un termine più edulcorato di quello realmente usato dall'omicida. Oppure il corrispondente locale ha voluto imbastire una frase ad effetto. E che effetto! Leggete questa notizia che ho trovato stamane:

VENEZIA - Un uomo questa notte ha ucciso la moglie a coltellate nell'abitazione in cui vivevano in piazza Mercato, a Marghera. La vittima si chiamava Claudia..., 51 anni. il marito Gianfranco ..., 43 anni, ha poi chiamato il 113 e si è costituito. L'omicidio è avvenuto in camera da letto: l'uomo ha acceso la luce, si è avvicinato alla donna con un coltello e l'ha sgozzata. Poi ha chiamato la polizia e lui stesso ha aperto la porta dell'abitazione dicendo agli agenti: "ho fatto una cavolata". Sia la vittima che il marito erano in cura da tempo presso il Centro di igiene mentale. I vicini raccontano che negli ultimi giorni le liti tra i due erano state frequenti. Entrambi non lavoravano e avevano una pensione di invalidità a causa del loro stato psichico.

Una cavolata! Ma ci rendiamo conto? Uno sgozza la moglie come un capretto (per carità, lasciamo in pace i capretti, soprattutto a Pasqua, altrimenti insorge la fulvocrinita e scosciata Brambilla) e poi, papale papale, commenta che ha fatto "una cavolata", cioè ha fatto cadere un soprammobile in salotto. Ma perchè meravigliarsi? Basta ricordarsi di quei due che diedero fuoco ad un povero clochard "perchè eravamo annoiati", oppure quell'altro che spara stile americano trumpiano su delle persone di pelle nera che manco conosce (ultimamente va molto di moda fra i seguaci di Selfini) "perchè volevo vendicare la mia amica...". Ecco dove ci hanno fatto arrivare, questo è l'attuale valore della vita. E, mi spaventa dirlo, credo che non siamo ancora al capolinea. Tranquillo capretto, se non sei nero, sei al sicuro.

la Repubblica, da Mario Calabresi a Carlo Verdelli

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Mi sono preso la licenza, senza chiedere permesso, e questo so che non va bene (spero che l'editore mi perdoni), di riprodurre su questo mio miserrimo spazio personale la presentazione che Carlo Verdelli ha scritto mercoledi 19 febbraio nell'assumere la direzione del quotidiano «la Repubblica». Ha sostituito Mario Calabresi, che, a mio giudizio, negli ultimi tre anni, da quando assunse la direzione, ha fatto un gran bel giornale. Ma le dinamiche all'interno delle aziende sono talvolta incomprensibili ai poveri lettori: frasi di circostanza - sempre quelle - nei comunicati ufficiali, fuori uno, dentro un altro. Carlo Verdelli fu un ottimo direttore, una decina d'anni fa, per quattro anni alla «Gazzetta dello Sport», normale attendersi che lo sia per «la Repubblica». La sua carriera ha tante altre tappe importanti. Credo, fermamente, che valga la pena leggere - e magari rileggere - con attenzione il suo scritto. In un Paese ormai in mano ai barbari, ai selfiemen, ai fascisti e ai razzisti. Attenti italiani.

Secondo una previsione temeraria del presidente del Consiglio, l’avvocato Giuseppe Conte, il 2019 sarà un anno bellissimo. La speranza di tutti è che abbia ragione. L’evidenza di questi primi cinquanta giorni direbbe il contrario. Siamo entrati ufficialmente in recessione. Le previsioni di crescita del nostro Pil sono franate allo 0,2 per cento, il gradino più basso d’Europa. La produzione industriale è balzata all’indietro del 5,5 per cento. Si è scoperto che l’agognato reddito di cittadinanza non arriverà a destinazione per un milione e mezzo di lavoratori poveri: sei su dieci degli aventi diritto, più della metà. In Abruzzo, alle Regionali di dieci giorni fa, ha votato il 53 per cento, una percentuale allarmante, tranne per chi pensa che la democrazia parlamentare sia un orpello da smantellare, un ostacolo tra popolo e capipopolo.

Le uniche cose che salgono, e non pare di buon auspicio, sono il livello dell’insofferenza verso chi rema contro, dal Quirinale al Vaticano, e il volume delle minacce contro i nemici, dovunque si annidino. Bankitalia e Consob? «I vertici andrebbero azzerati» è l’opzione zero di Matteo Salvini. Azzerati. Come gli sbarchi dei migranti. O le canzoni straniere, da intervallare per legge con musica nostrana doc. Il giorno di San Valentino, a Melegnano, provincia di Milano, sul muro della casa di una famiglia che aveva da poco adottato un ragazzo senegalese è comparsa questa scritta: “Pagate per questi negri di merda”. È come se la natura di tanti italiani si stesse rapidamente trasformando, incattivendosi. Insieme a molti diritti su cui si fonda la nostra comunità, stanno saltando i valori che quei diritti sottendono e sostengono. Stavamo seduti sopra un vulcano di rabbia e rancore, e non ce ne eravamo accorti. 

Se abbiamo forti dubbi su un 2019 bellissimo, abbiamo una certezza sul 2018: è stato un anno incredibile, l’eruzione di un’Italia delusa, spaventata, e anche un po’ spaventosa. È passato un anno, anche se sembra molto di più: 4 marzo 2018, un voto che cambia connotati e anima a un Paese, che da lì ha cominciato freneticamente a scollarsi, a disunirsi, a isolarsi da quell’idea di Europa che aveva contribuito a edificare, per inseguire pericolose alleanze con Paesi e concezioni del mondo lontani anni luce dai pilastri ideali della nostra Costituzione. Un anno durante il quale la sinistra ha assistito attonita al proprio disfacimento, dilapidando milioni di consensi e di speranze, in attesa di una rinascita che con fatica, e ci auguriamo con umiltà, proprio in queste settimane stava assumendo un qualche contorno riconoscibile (le ultime vicende di casa Renzi di certo non aiutano). Un anno dove la Terra che ci ospita ha visto peggiorare il suo già precario stato di salute, nell’incuranza e nello sfregio dei Grandi che dovrebbero invece proteggerne il cuore. E così la scienza, oltraggiata dall’incompetenza al potere. L’Internazionale dell’egoismo, del «me ne frego», ha rotto argini che sembravano incrollabili. E l’Italia è un fronte avanzato di questa ondata globale di “disumanesimo”. 

Alzi la mano chi, un anno fa, avrebbe potuto immaginare che il ministro dell’Interno sarebbe stato indagato per sequestro di persona, oppure che l’ambasciatore francese a Roma sarebbe stato richiamato in Patria in segno di protesta, o ancora che una parlamentare di Forza Italia avrebbe guidato un gommone per forzare un blocco e verificare lo stato di salute di un’umanità derelitta tenuta in ostaggio su una nave a cui era negato l’approdo a un porto. E chi poteva spingersi a prevedere che persino la vittoria al Festival di Sanremo di un cantante milanese, ma di origini egiziane, sarebbe stata additata come una mossa contro il popolo sovrano? 

È così, credo, che si senta il lettore di Repubblica quando ogni mattina apre il giornale: incredulo. Davvero siamo arrivati fin qui? Davvero, prima gli italiani? Davvero si possono mischiare nella stessa frase le parole “pacchia” e “migranti”? Davvero se uno muore durante un arresto ci si può chiedere: e che doveva fare la polizia, offrire cappuccino e brioche? Davvero Ong e trafficanti sono sulla stessa barca? Davvero una piattaforma digitale privata, dal dubbio funzionamento e dall’oscuro reticolo di interessi e scopi, può indirizzare le scelte strategiche di un governo?

Ecco, al cittadino disorientato mi sento di garantire soltanto una cosa: ogni giorno proveremo a capire e spiegare il tempo che viviamo, tempo imprevisto e dagli esiti imprevedibili, con la serietà, il rigore e la passione civile che sono il vero patrimonio di questo giornale e della comunità che rappresenta. Comunità eterogenea, che mai come oggi, nei mille rivoli nei quali manifesta il suo dissenso non verso un esito elettorale legittimo ma contro gli squarci alla democrazia che quell’esito quotidianamente produce, ha il bisogno vitale di una casa comune dove ritrovarsi. Ecco, noi siamo quella casa. E siamo aperti, ogni ora e ogni giorno, nelle edicole e nel vasto universo digitale. Pronti a informarvi, ma insieme ad accogliervi, ad ascoltarvi, a progettare con voi un’altra Italia possibile, e possibilmente più umana. 

Nel suo primo editoriale, il primo giorno di vita di Repubblica, il 14 gennaio 1976, Eugenio Scalfari scriveva: «Questo giornale è un poco diverso dagli altri. Anziché ostentare un’illusoria neutralità politica, dichiara esplicitamente d’avere operato una scelta di campo. È fatto da persone che appartengono al vasto arco della sinistra italiana, consapevoli di esercitare un mestiere fondato su un massimo di professionalità e anche di indipendenza». Vent’anni dopo, il 6 maggio 1996, il secondo direttore di Repubblica, Ezio Mauro, rilancerà la sfida: «Repubblica non è un partito, come hanno semplificato in troppi, e non ha mai avuto un orizzonte diverso da quello del giornalismo. Ma è certo qualcosa di più di un giornale. Qualcosa in cui un pezzo d’Italia si riconosce, uno strumento di identità libera ma collettiva».

Il terzo direttore, Mario Calabresi, che mi passa il testimone e che idealmente abbraccio per il grande lavoro e le indispensabili dosi di modernità che ha saputo iniettare nelle vene del giornale, il 16 gennaio 2016 si presenta così: «Ho messo in valigia ciò che penso sia più necessario per combattere la crisi di fiducia che oggi la società ha verso l’informazione: capacità di mettersi in discussione, di correggersi in modo trasparente e di coltivare dubbi, che per me sono il sale della vita».

Come giornalista, non sono un figlio di Repubblica e non mi sono formato in questa scuola. Ma sono cresciuto anch’io, professionalmente e non solo, in sintonia con il lungo percorso di questa straordinaria avventura giornalistica e culturale. Da oggi ne prendo in prestito la guida, ringraziando l’editore per l’onore che ha voluto concedermi. Il giornale, specie un giornale che è qualcosa di più di un giornale, vive di sintonia profonda con i propri lettori. Quelli che l’hanno sostenuto nelle tante battaglie per un Paese più civile. Quelli che andremo a cercare per allargare la nostra casa comune. Il 2019 non sarà un anno bellissimo per l’Italia, ma faremo di tutto perché non diventi bruttissimo.

Visioni del Benaco in pieno sole invernale

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Quattro occhi, due obbiettivi. Sono quelli dei miei amici Ornella e Enzo, da Toscolano, riva bresciana del lago di Garda. E proprio affacciandosi su questa sponda hanno esercitato la loro sensibilità visiva. Poi, gentilissimi, mi hanno fatto partecipe dei loro risultati, conoscendo quanto mi piace questo paesaggio e questa terra dove ho deciso di venir a svernare l'inverno della vita. Sono quindici immagini (guardatele qui) colte proprio in queste settimane, ricche del sole che il buon Dio ci ha finora regalato. Non è sempre così, anzi...c'è anche di meglio! Metereologicamente, intendo. Grazie a Ornella e Enzo.

Le classi olimpiche a settembre sul Garda

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Riceviamo da Ufficio stampa Garda Grandi Eventi 2019:

La Federazione Italia Vela ha disegnato il calendario per il 2019 e il 2020: quest' anno il Campionato Italiano Classi Olimpiche è stato assegnato al Circolo Vela Gargnano, Società Canottieri Garda Salò, Univela Sailing e Circolo Velico Toscolano Maderno. La base principale sarà ad Univela Campione nell'alto lago lombardo. Si correrà dall' 11 al 14 settembre. Le regate anticiperanno di un anno le Olimpiadi di Tokio 2020. In acqua scenderà anche il Kite Surf, che sempre a Campione correrà, nel prossimo mese di maggio, il suo Mondiale 2019. Grande entusiasmo è stato espresso dai responsabili di Federvela dell'area del Garda a cominciare dal Consigliere nazionale Domenico Foschini, dal presidente di Zona Rodolfo Bergamaschi. ai singoli presidenti di Club con Lorenzo Tonini (Gargnano), Marco Maroni (Canottieri Garda), Arianna Mazzon (Univela), Alcide Morani (Cv Toscolano-Maderno). Da tempo un comitato è al lavoro per studiare e risolvere tutte le varie problematiche che una manifestazione del genere comporta. Dal punto di vista agonistico molti skipper olimpici di Austria, Germania e Inghilterra, grazie anche alla presenza della Andrew Simpson Foundation e la sua base europea di Univela, hanno confermato l'intenzione di essere presenti al Campionato 2019 che, ovviamente, prevede la formula Open  con partecipazione straniera. Varie le iniziative che coinvolgeranno buona parte delle realtà gardesane, di Brescia e di tutta la Lombardia.

Auguri, con la benedizione di San Valentino

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Festa grande ieri mattina per la 47esima edizione della Villa - San Valentino, gli organizzatori dicono 46esima ma Elio Forti che è memoria storica di tutto quanto sta relazionato con podistismo e organizzazioni locali ha sempre sostenuto che questa camminata ha una edizione in più. E io credo a Elio, conoscendone la puntigliosa precisione. Stavolta San Valentino - cui è dedicato un isolato eremo abbarbicato sulle coste della montagna che guarda il Benaco - ha guardato giù e ha fatto grazia agli organizzatori della pioggia prevista, che invece ha fatto la sua comparsa solamente a giochi chiusi. Ha avuto il suo daffare il Santo stavolta. Oltre ad occuparsi delle condizioni metereologiche, ha dovuto anche sovrintendere alla prima festa pappatoria del 2019 dei soci del GS Montegargnano, loro lo chiamano raduno, ed in effetti si radunano tutti attorno al tavolo imbandito, pizza, crostate, panini, birra e prosecco. A Villa i biancoversi (colori sociali codificati nello Statuto) erano ben 72, in un contesto non esaltante di partecipazione della classica camminata gargnanese. C'erano anche alcuni compleanni da celebrare degnamente fra i soci. Tutti i compleanni sono...compleanni ma uno in particolare merita una sottilineatura: quello di Andrea Pini, che sabato ha tagliato il traguardo degli otto decenni. Andrea, originario di Orzinuovi, una vita di lavoro in acciaieria e poi in vetreria. una passione per la corsa podistica che non lo ha mai lasciato. Lo ricordo al seguito degli atleti che a metà degli anni '70 indossavano la tuta color vinaccia della Caratti Sport, parlo di Volpi, Poli, Buttà, Tognoli, e tanti altri quando la corsa era davvero corsa. Insieme ad Andrea coinvolto adesso anche suo figlio Eugenio, sempre disponibile ad aiutare il Gruppo, anche con il suo lavoro. La famiglia è completata da altre due sorelle. La quaterna dei festeggiati nella piccola bomboniera del porticciolo di Villa è completata da Angelo Salerno, Daniele Politi e Luca Pelizzari. Auguri a tutti.

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