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Il Museo è di carta, l'uomo di preziosa pergamena

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Se volete fare una bella scoperta, fate un viaggetto sul Benaco, costa bresciana, arrivate e incantatevi nella ampia baia di Maderno, spingetevi ancora per poche centinaia di metri fino a Toscolano, dopo un ponticello svoltate a sinistra e inoltratevi, seguendo l'indicazione "Museo della Carta", nella stretta Valle delle cartiere, se avete dei bambini potete raccontar loro qualche favola a lieto fine ambientata in questo impressionante pertugio dove si potrebbe girare uno degli infiniti Harry Potter. Favola breve, raggiungerete quasi subito un bell'edificio sulla sinistra, siete arrivati. Lì entrerete in un mondo di carta, una avventura davvero affascinante, presentata in maniera attraente per i piccini ma anche per i grandi. Il Museo è costato qualche soldarello, ma ne è valsa davvero la pena. Quando i soldi vengono spesi così non sono mai da rimpiangere. Mi fermo, se vi siete incuriositi fate un utile uso del vostro picì, o tablet, o qualche altro aggeggio, e entrate su questo indirizzo

Ma gli edifici per quanto ben ristrutturati, i musei per quanto bene organizzati, hanno bisogno di un' "anima", quella di uomini appassionati, che credono in quello che fanno. Nella Valle delle cartiere ho conosciuto gente così, sono un gruppo cementato dalla stessa passione. Oggi, vi presento uno di loro, per un motivo particolare: ieri ha festeggiato con familiari e amici un genetliaco importante, tutti, invero, sono importanti. Ho chiesto a un amico di abbozzarmi un ritrattino di Gianni Marchetti, lui l'uomo, che ho incontrato casualmente in panetteria, da "Bertelli", via Roma a Gargnano, il pane migliore del lago. Sommessamente ma con gli occhi che ridevano, Gianni mi ha detto del suo compleanno. Ecco cosa mi ha inviato il mio...inviato a Toscolano, Enzo, un discendente di Marco Nonio Macrino, che qui teneva una grande dimora in epoca romana. Grazie Enzo, auguri Gianni, da Encarnita e da me. 

Gianni Marchetti, personaggio vero di Toscolano Maderno, viene da famiglia operaia e ha lavorato per tutta la vita, 37 anni, alla Cartiera di Toscolano, oggi stabilimento di Burgo Group. Sindacalista da sempre impegnato in prima fila in anni difficili per la sopravvivenza del polo produttivo di Toscolano, erede della tradizione secolare testimoniata dal Museo della Carta, ha ricoperto la carica di segretario provinciale del Sindacato Poligrafici e Cartai, oltre che di componente del Consiglio nazionale sindacale. Per anni consigliere comunale eletto nelle liste del Pci, è stato capogruppo di minoranza alla Comunità Montana dell'Alto Garda e nominato in altri enti pubblici.  Negli Anni Ottanta, con alcuni compagni d'avventura, ha fondato la Cooperativa che ha realizzato 150 abitazioni per famiglie del paese. Sempre vicino ai bisogni degli altri, attento ai fenomeni sociali, ha gestito per otto anni in qualità di presidente il Centro sociale di via Verdi, a Maderno, punto di riferimento per i pensionati e non solo. Presidente nell'Associazione dei Lavoratori Anziani della Cartiera di Toscolano, continua con altri amici l'impegno al Museo della Carta, in Valle delle Cartiere, dove ancora oggi i vecchi cartai realizzano fogli di carta come si faceva 600 anni fa. Continua, inoltre, a lavorare per lo Spi Cgil, sindacato dei pensionati. Famigliari e amici, molti, lo hanno festeggiato sabato in allegria, con un incontro e un giro di ballo di cui è maestro, al Centro sociale. Giovani e meno i presenti, tutti testimoni di una vita spesa nel segno dell'impegno personale e della concretezza del fare, non senza il piacere di un sorriso.

Le foto a corredo - scattate da Elio Forti - sono state prese durante una visita guidata da Gianni Marchetti al Museo della carta.

Dal libro dei sarcasmi di Ersilio Motta, giornalista

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Un mio amico che, come si usa dire oggi "è già andato avanti", soleva usare una frase emblematica per definire colleghi, "capetti", oppure qualcuno che genericamente non riscuoteva le sue simpatie. L'amico è stato anche mio caposervizio alla redazione sportiva del "Giornale di Brescia" dove ho finto di lavorare per qualche anno. Ersilio Motta, di lui dico, era un vivacissimo scrittore di articolesse, disperazione del meschinello redattore che doveva far quadrare gli spazi, laureato summa cum laude in rugby, per me, affascinato ma somaro, uno dei più competenti interpreti della palla bislunga. Etichettava così "Ermo" (era il suo nom de plume) chi non gli andava a genio:"ha la faccia foderata di pelle di culo", che si adattava ai bugiardi, ai voltagabbana, ai perfidi, agli ominicchi.

Me ne ricordo spesso, anche perchè la definizione mi è sempre piaciuta e calza alla perfezione a certi figuri in cui, purtroppo, sono inciampato lungo il cammin di mia vita. Ma non di me voglio discorrere. Poco fa leggevo alcune righe di una intervista raccolta su un foglio benedetto dall'acqua santa vescovile e l'intervistato sentenziava (argomento la candidatura al posto di Governatore della Banca d'Italia), copio e incollo:"Il vero problema sono le crisi bancarie, sono le decine di miliardi messi dallo Stato per salvarle. Io e il Pd non possiamo difendere l'attuale assetto di potere, non possiamo stare dalla parte dei presunti salotti buoni della finanza. Noi stiamo con i risparmiatori". Ersilione, mandi tu una e mail per chiedergli di lanciare una start up (si dice così oggi, ai tuoi tempi non si usava) di borse di lusso foderate di pelle di culo?

Quanto al citato PD ho la sensazione che, fra poco, altro che assetti di potere da difendere o non difendere, visto che non riesce a difendersi neppure da se stesso. PD, qualcuno mi sa dire cosa significa davvero quella D?

Porci senza le ali, vi consiglio questa lettura

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Se avete voglia e tempo leggete questo articolo di Vittorio Zucconi. Io ve lo consiglio, voi fate come volete. Questo è l'indirizzo.

L' atletica leggera diventa sempre più pesante

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Corsi e ricorsi storici, secondo l'insegnamento dello scontroso filosofo napoletano Giambattista Vico. In questo caso, applico (con una forzatura) la teoria filosofica vichiana a una brutta vicenda che si è manifestata in tutta la sua gravità nell'autunno del 2015 nella dirigenza dell'atletica leggera mondiale. Un uragano che non accenna a placarsi, anzi segue lo stesso andamento di quelli tropicali: quest'anno prima è arrivato Harvey, seguito da Irma, Josè, Katia e Maria. Non garantisco che l'ordine sia proprio questo, vado ad orecchio.

Questa mattina un nuovo impetuoso vortice che arriva da Vilnius, dove si celebra il consueto rito della Associazione Europea di Atletica, una volta detto "del calendario", perchè si dava forma e si plasmava l'attività dell'anno successivo, meeting, campionati, incontri di squadra nazionali, maratone, maratonine, corse d'ogni tipo in salita in discesa oblique lunghe corte ascensioni al Paradiso, e altro ancora. Con l'andar del tempo, questa gitarella autunnale che piaceva a tanti che vi prendevano parte facendo finta di decidere cose importanti che invece erano già state decise altrove, ha cambiato pelle, si discute di tutto un po'. Per esempio, apprendiamo dal report di Daniel Etchells sul sito www.insidethegames.biz, che i severi censori della atletica continentale saranno chiamati a votare la revoca definitiva del titolo di membro onorario a Valentin Balakhnichev, ex presidente della Federazione russa e tesoriere di quella internazionale. 

Ecco perchè ho chiesto aiuto a messer Vico. Siamo a Vilnius, capitale della Lituania, repubblica baltica che ne ha dovute subire di tutti i colori nella sua storia: unita alla Polonia, poi divisa, poi indipendente, poi sotto il tallone dei tedeschi di von Hindenburg, nuovamente indipendente, ma dura poco, se la spartiscono sovietici e tedeschi, poi resta solo ai sovietici, ma nel 1941 con l'Operazione Barbarossa arrivano i nazisti e con loro i campi di sterminio, le camere a gas; poi arriverà l'Armata Rossa e le pene dei lituani non finiscono, anzi. Quando inizia a vacillare l'Orso sovietico, la Lituania è la prima delle repubbliche baltiche che decide di staccarsi, anche se i dominatori non cedono subito: le ultime truppe di Mosca lasciarono il territorio nel 1993. Dove sta il corso e ricorso? A un russo che ebbe potere sportivo, Balakhnicev, viene tolta una onorificienza proprio da un organismo che si riunisce a Vilnius.

Questa vicenda ha dimensioni ben più vaste, purtroppo. Fosse solo un titolo onorifico dato e tolto...invece...invece leggetevi l'articolo di Etchells, che racconta cose per gran parte già conosciute, almeno da chi le ha seguite, suo malgrado, fin dall'inizio. La netta sensazione è che non sia finita, che ci sono altri ancora che devono spiegare tante cose misteriose, colpevoli silenzi, occhi che vedevano ma si giravano altrove, repentine sparizioni, tardive e improbabili "verginità". La storiaccia, che tiene banco da un paio di settimane, di colui che fu presidente del Comitato organizzatore dei Giochi Olimpici Rio 2016, Carlos Nuzman, rimosso da tutte le cariche e messo in gattabuia in Brasile, ha fatto tornare a galla nomi, fatti, cifre, conti bancari offshore, che presentano stretti legami con l'inchiesta francese partita da un edificio sul porto del Principato di Monaco. Altro che collari all'Ordine Olimpico, mi sembra che il collare che va maggiormente di moda nello sport mondiale sia un bel paio di manette. Che tristezza!

Salò - Bogliaco, regata dell'Odio, per volersi bene

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Il mio amico Sandro Pellegrini, il dotto scriba fiocco randa e spinnaker del Circolo Vela Gargnano, mi ha fatto pervenire pochi minuti fa lo scritto che vi propongo. Encarnita e io scenderemo domenica mattina a lago dal nostro eremo del "Principato di Navazzo" (non solo la Catalogna vuol essere indipendente) e ci porteremo appresso lo stendardo di "Sognando Olympia", che da queste parti ormai è un riconosciuto emblema di sport.

Si partirà domenica mattina, alle 9 e mezza, dal golfo di Salò. Si festeggeranno così 191 anni di storie sportive del Garda, 126 anni di attività (nel nuoto, nel canottaggio, nella vela, nel triathlon) per la Società Canottieri Garda, 65 edizioni del "Trofeo dell’Odio" del Circolo Vela Gargnano.  L’evento ingloberà due regate, quella dell’"Odio" e quella dei "3 Campanili". Da Salò le varie flotte punteranno su Gargnano con il traguardo posto su molo del porto di Marina di Bogliaco. La prova velica chiuderà la stagione primaverile-estiva 2017 dei due sodalizi e il circuito Multisport del territorio “Sognando Olympia”. In acqua scenderanno le flotte dei Protagonist, dei Dolphin Cvg, degli Asso 99, le barche Open, quelle della stazza internazionale Offshore dell’Orc. 

Il "Trofeo dell’Odio"  è nato nel 1953 quando gli stranieri, in particolare i tedeschi, stavano dominando la "Centomiglia". I ragazzi di Gargnano, con tanta voglia di rivincita, inventarono una gara dal nome “forte” (ma solo in apparenza). L’odio è, infatti,  la rivalità sportiva, contro l’avversario di tutta una stagione, un guanto di sfida lanciato, nel perfetto rispetto delle regole, il consueto brindisi finale per vincitori e vinti. Gargnano archivia la sua stagione 2017, mentre Salò darà inizio al suo circuito dell’ Autunno-Inverno 2017-2018. Le sfide di Salò e Gargnano hanno saputo mettere insieme 50 mila presenza turistiche grazie a "Gorla" e "Centomiglia", per non parlare della "Childrenwindcup". La Canottieri Garda oltre alla vela ha saputo proporre nuovi eventi di nuoto e triathlon, con presenze che hanno superato complessivamente i 900 partecipanti.

Un anno fa si erano "odiati" così

Nella edizione dello scorso anno dell’"Odio" ci fu il classico e impetuoso “Peler” (da 20 a 25 nodi). La gara si era disputata sul percorso tra Gargnano e Campione del Garda, un lungo “bastone” come in una prova olimpica, sempre con la stessa aria. La vittoria (nel gruppo degli Asso 99) premiò “SconquAsso” del veronese Andrea Farina del CN Brenzone che approdò all’ arrivo a Marina di Bogliaco davanti a tutti. Secondo (ma primo nel suo gruppo) era il Melges 32 “O&Y” condotto da Luca Nassini per i colori del CV Gargnano. Secondi degli Asso 99 furono i fratelli Ferrari con Donatella e Francesca, portacolori del North West Garda di Campione, terzo “Assatanato” con Ivano Brighenti di Brenzone. Di seguito tagliarono “Aron-Confusione” di Elena Reboldi e Raffaele Bonatti, “Sir Lacelot” di Diego Petrucci. Nel gruppo Misto-Orc l’affermazione andò al Melges 32 dei Nassini (Luca, Damiano, Matteo); nel gruppo del Dolphin al “Tatanka” di Giovanna  Codecasa con Michele Borri al timone, secondo Alberto Osculati e terzo Oreste Bergamaschi, tutti del team velico di “Water Tribe” di Milano.

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