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Last updateGio, 16 Nov 2017 1pm

Falegnami e registi, i mestieri del futuro in Italia

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Stavo leggendo, poco fa, qualche riga su un quotidiano nazionale. Leggo:"L'ipotesi è quella di una «cabina di regia»...". Altra arlecchinata che piace tanto agli scriba: la cabina di regia. 

Per un certo numero di anni fu di moda "il tavolo", creare un tavolo di discussione, per affrontare un problema, determinare quanti operai di questa o quella fabbrica dovevano finire sul lastrico (tanto a pagare sono sempre loro), e via salmodiando. In realtà che cosa è successo? Che tutti coloro che avevamo designato (leggasi: eletto) per fare i politici, e quindi affrontare e trovare le soluzioni dei problemi, sono diventati tutti dei...falegnami. Non risolvevano più mezzo problema politico - amministrativo ma facevano tanti tavoli! Per la disperazione dei mobilieri del Veneto, della Brianza, della Toscana, che furono sul punto di intentare cause legali per concorrenza sleale. Class action, si deve dire per essere al passo con i tempi, perchè dire "azione collettiva" fa molto plebeo.

Adesso invece vanno di moda le cabine di regia. Ergo: fra poco avremo una generazione di registi, forse è troppo presto per l'imminente Festival di Venezia, lasciate crescere i nostri novelli Federico Fellini, Francesco Rosi, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, Bernardo Bertolucci, e Dio sa quanti altri veramente famosi. Ma , state sicuri, negli anni a venire, faremo una scorpacciata di statuette al Dolby Theatre di Hollywood per l'Academy Award, semplicemente conosciuto come "Oscar". Unico limite: i nostri saranno confinati in una unica sezione: il genere "commedia". Commedia all'italiana, dove siamo sempre stati dei veri maestri.

Dio doveva essere un velista se ha creato il Garda

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Ho usato per il titolo il riadattamento della bella frase pronunciata dal velista americano Stuard Walker che partecipò alla Centomiglia qualche annetto fa. Ieri, il mio amico Sandro Pellegrini mi ha "girato" un video di cui vi "giro", a mia volta, l'indirizzo:

http://ventoevele.gazzetta.it/2017/08/20/il-teaser-della-centomiglia-2017/

Se volete gustarvi la magia dell'acqua, delle barche, delle vele, e stupirvi dell'incanto del lago di Garda, allora non avete che da aprire questo indirizzo e vi trasporterà direttamente...a casa mia!

L'Italia si sgretola sotto un terremoto di parole

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Alcune frasi, significative, riprese da una intervista di Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi.

"A un anno dal sisma dell'Italia centrale, riviviamo di nuovo il dramma del terremoto, che stavolta ha colpito l'isola d'Ischia. Lascia perplessi come un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese. È francamente allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità. Il nostro Paese si conferma estremamente vulnerabile, non ci facciamo mancare niente dal punto di vista dei rischi geologici, non solo rischio sismico, ma anche vulcanico e idrogeologico. Ora sarebbe facile parlare dei ritardi della ricostruzione in Italia centrale, della necessità di accelerare interventi e azioni, ma quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione".

"Si è parlato di tante cose: dall'informativa alle popolazioni alle lezioni nelle scuole, dal fascicolo del fabbricato alle assicurazioni sui fabbricati, dal rifinanziamento della carta geologica a quello per la microzonazione sismica, fino alla necessità di abbattere le case abusive. Tante chiacchiere, ma un anno dopo (24 agosto 2016, Amatrice, Accumoli, Arquata, e altre località, ndr) non è stato fatto quasi nulla".

"Il Governo e il Parlamento si assumano la responsabilità di decidere in proposito senza farsi distogliere da interessi e lobby varie. Per esempio il fascicolo del fabbricato: ma veramente qualcuno crede ancora alla favola dei tecnici che si arricchirebbero con il fascicolo del fabbricato? Far conoscere lo stato sicurezza delle case dove un cittadino abita o lavora è un fatto di etica innanzitutto, un principio morale prima ancora che una misura di salvaguardia e di prevenzione civile".

Professor Peduto, tranquillo: Governo e Parlamento se ne occuperanno al prossimo sisma, con visite, strette di mano, solenni promesse, foto con i pupi in braccio (già concordate e pagate dai pr, portaborse ben retribuiti), facce contrite alle messe in suffragio, concluse, immancabilmente, con un bell'applauso alle bare. Continuo a chiedermi quando verrà varata una legge che punisca gli idioti che applaudono i morti. I quali, poveretti, non hanno fatto nulla per meritarsi applausi, se non la disgrazia di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Silenzio, raccoglimento, preghiere di quelli che ci credono, per gli sfortunati defunti: questo è rispetto non gli applausi. Per continuare poi con tutto il rituale di ceri, magari accesi dai bambini fa più effetto, fiori, post-it che fanno a gara a chi scrive la cosa più originale che possa essere ripresa da qualche corrispondente locale alla ricerca di "colore" per le sue lacrimose righe al giornale, cinquettii, pollici che si alzano e si abbassano sulle cazzate scritte dagli altri. Le religioni, tutte, hanno costruito i loro imperi sulla fedeltà alla ritualità. Oggi è esattamente lo stesso: il Grande Fratello ci vuole tutti devoti al suo rito, fasullo ma "condiviso".

 

Globalizzata la povertà , privatizzata la ricchezza

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Dal settimanale "L'Espresso" del 30 luglio 2017, rubrica "Noi e Voi", lettera firmata Francesco Perrone.

"Le racconto uno squarcio di vita di cui sono stato testimone qualche giorno fa...(Parcheggiato davanti a una chiesa, siamo a Torino) ho assistito all'uscita degli invitati alla fine di un matrimonio: vestiti sfarzosi, fotografie, baci abbracci e lanci di riso, un mendicante che cercava di rimediare qualche spicciolo e veniva fastidiosamente rifiutato, i bambini chiassosi, la confusione per i posti  in macchina alla partenza...Quando tutti si sono allontanati il mendicante è tornato, ha raccolto il riso con un foglio di carta e ha riempito due bicchieroni di plastica da bibita che aveva con sé per chiedere l'elemosina. Non sono abbastanza saggio e intelligente per fare dei commenti, ma mi è venuta la pelle d'oca...".

Aristotele: l'uomo è per natura un animale politico

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Ormai la mia prima lettura nei giornali e nelle riviste che mi passano tra le mani sono le "lettere al direttore". A parte le smentite, a loro volta spesso smentite dagli azzeccagarbugli e dagli Uffici Stampa,  che devono guadagnarsi le loro ricche parcelle i primi, e giustificare la loro esistenza i secondi, si possono leggere opinioni di lettori che, spesso, invitano alla riflessione. Scritti, inoltre, con una proprietà di linguaggio, un garbo, una ironia, da bagnare il naso a tanti scribacchini che litigano con la lingua nostra, che hanno una povertà di vocabolario avvilente. Domenica (13 agosto), per esempio, ho letto su un quotidiano nazionale un articolo sulle violenze in Kenya dopo le elezioni presidenziali (niente di nuovo, sempre la stessa tragica storia) che mi avrebbe fruttato un cinque meno meno dalla mia maestra Lea Scarpetta in quarta  elementare, ho fatto anche la quinta colà, a Piacenza, nella Scuola Elementare Giulio Alberoni, cardinale (1664 - 1752) che fu uomo eminente della Corte spagnola di Filippo V.

Lasciamo i cardinali e torniamo alle lettere. Ne ho letta una sul numero del 30 luglio del settimanale "L'Espresso" nella rubrica "Noi e Voi", curata dalla bravissima Stefania Rossini. La firma il signor Salvatore Monaco, titolo "Agosto, politica mia non ti conosco". Scrive il lettore:

"Per un mese (agosto) vorrei riporre (il condizionale è d'obbligo) in un cassetto le figurine che per tutto l'anno ci riempiono lo stomaco di chiacchiere vacanti. Mi riferisco alle facce di Renzi, Grillo, Salvini, al "re-di-vivo"  Berlusconi e a tutte le altre sagome che galleggiano come paperelle nel mondo della politica. Per disintossicarmi dalla loro ossessiva presenza sugli schermi televisivi....Ciò mi fa ritenere che la misura sia colma e che sia giunto il momento di metterci una pietra sopra per un po' di tempo: delle faccende politiche non se ne può più. La gente ha solo voglia di staccare la spina dal televisore per evitare di incorrere involontariamente nella riesumazione di altri cadaveri tanto cari alle inchieste storiche di Paolo Mieli, che li rispolvera per ricordarci che, per esempio, Hitler e Mussolini sono davvero esistiti e che tutti quei morti in montagna, nelle strade di città e nei campi di concentramento non erano comparse scomparse ma esseri umani che una volta oltre alle ossa avevano anche carne, muscoli ed espressioni di serenità......".

Sì, verissimo, ne abbiamo tutti pieni i corbezzoli, ma di che cosa? Di questa farsa che il signor Monaco chiama "politica", impropriamente. Questa non  è politica. Presentare in tutte le salse il libro del putto fiorentino non è politica. Occuparsi di bestialità dette da certi eredi di Pavolini non è politica. Sorbirci gli sguardi da madonna addolorata di una tale che ci ricorda i cerchioni delle biciclette, leggere le conversioni animalistiche di attempati impresari teatrali (specialità burlesque), oppure ascoltare le titaniche scazzottate con la sintassi e la coniugazione dei verbi di aspiranti al trono, o ancora le fauci eternamente spalancate di un clown, ebbene, signor Monaco, no, questa non è politica. Non so cosa possa essere, ma sicuramente non politica.

Riponiamo pure, sono d'accordo con lei, queste "figurine" e dimentichiamocele, ma non solo nel mese di agosto, per sempre. Torniamo a fare politica ogni giorno, a parlarne, parlare di politica significa parlare di fatti nostri, non di fatti vostri. Jules Renard, scrittore francese, repubblicano, socialista e anticlericale, pare che scrivesse in un suo aforisma "Dire che non mi occupo di politica, è come dire che non mi occupo della vita". Sa quale potrebbe essere un bell'aiuto a dimenticare le "figurine"? Che per esempio i giornali riducessero drasticamente le loro foto. Al posto delle loro facce mettano delle belle foto di opere d'arte, di monumenti, di natura. Ce ne guadagnerebbero l'occhio, la cultura e anche i poveri fotografi, che di stenti vivono, se non fotografano deretani e se non ricattano pallonari ubriachi o strafatti davanti alle discoteche. Negli ultimi giorni siamo stati martirizzati da due facce: quella di tal Donald con la sua boccuccia a cul di gallina e la glabra porcina sfericità di un paranoico. Anzi, qui, i paranoici sono due. Invece delle foto, altra proposta, mettete solo delle caricature, perchè tali sono i soggetti. E si prestano bene. Penso ad un immenso artista come Altan.

E, in agosto, rileggiamo gli otto libri della "Politica" di Aristotele (vedi titolo).

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