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L'Archivio Storico Gambarese ha una sua casa

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Gutta cavat lapidem. Ci aveva azzeccato Ovidio. La tenacia spesso - non sempre, meglio essere moderati - premia chi ha nel suo acido deossiribonucleico questa qualità. Che non fa difetto al dott. Alberto Zanetti Lorenzetti, da Corvione di Gambara, Bassa Padana, ancora provincia di Brescia, ma a un tiro di schioppo da quelle di Mantova e Cremona. "El sciur dutur" ha, da sempre, il virus dello studio e della conoscenza storica. Fu punto dal pernicioso insetto a metà degli anni '80, quando lo coinvolsi nel completamento del libro celebrativo dei cento anni della Società Ginnastica Bresciana Forza e Costanza, ebbe una ricaduta (grave) nell'intrupparsi con coloro che diedero vita all'Archivio Storico dell'Atletica Bresciana "Bruno Bonomelli" (1994), per finire fra gli irrecuperabili costituendo l'Archivio Storico Gambarese "Attilio Piccardi". Correva l'anno 2004.

Alberto, laureatosi in medicina e chirurgia, aveva fatto staffetta (lui sprinter lento) con suo padre come medico condotto - una volta si chiamavano così e tutti sapevano di che cosa si parlava - a Gambara, dove teneva bottega, contornato dalla stima e dall'affetto dei suoi compaesani, sentimenti meritatissimi perchè era uomo di rara signorilità. Fra una tonsillite e una gastroenterite, il dott. Alberto sviluppa la passione per la storia locale, cui aveva dato un contributo fondamentale un suo antenato, Ettore Mettica, benefattore della comunità gambarese sul finire dell'Ottocento e agli inizi del Novecento. Pioniere sportivo, lettore assiduo e collezionatore della rivista "Stampa Sportiva", aderente della prim'ora al Touring Club Italiano, fotografo, benefattore,"il Mettica" traccia il solco. Inoltrandoci nel secolo, l'eredità culturale viene raccolta dal maestro Attilio Piccardi, che documenta attraverso libri, mappe, progetti di edifici, la crescita urbanistica e la conservazione storica di Gambara. Tutto questo confluisce nella creazione dell'Archivio Storico Gambarese, nato per onorare la memoria di Piccardi che tanto aveva dedicato alla storia della sua bella terra bassaiola.

La finalità dell'Archivio è esplicita: raccogliere, conservare e divulgare la documentazione riguardante la storia locale. In concreto: la pubblicazione dei "Quaderni Gambaresi", stampati due volte l'anno; la diffusione delle pubblicazioni non solo ai soci e agli appassionati ma anche nelle classi della Scuola Media; l'organizzazione di mostre (sei finora) sempre con tematiche storiche che coinvolgano personaggi, fatti, monumenti della comunità gambarese.

Archivio che, da qualche giorno, ha una casa tutta sua. L'Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Ferdinando Lorenzetti, ha trovato una brillante soluzione concedendo in comodato d'uso un bel locale nel Palazzo Lorenzetti, a fianco dell'edificio municipale. La Biblioteca, al momento della sua inaugurazione, contiene 1.030 pubblicazioni, oltre a 31 documenti come mappe del territorio e progetti di edifici di interesse locale, oltre a fotografie di fine Ottocento scattate dal Mettica a personaggi dell'epoca e a documentazione di mestrieri di quel tempo.

Una realizzazione che dovrebbe essere da modello per tante altre realtà locali, nella mia testolina penso a certe che conosco.... Un momento importante per il dott. Zanetti Lorenzetti e per tutti coloro che lo hanno affiancato negli anni passati e continuano a lavorare a questo apprezzabile progetto. L'augurio mio è che questo sia solo un ulteriore momento di crescita dell'Archivio Storico Gambarese. 

Nelle foto a partire da sinistra e in senso orario: il logo dell'Archivio Storico Gambarese; il momento del taglio del nastro della sede da parte del sindaco Ferdinando Lorenzetti; la sala affollata per la conferenza del prof. Angelo Baronio, docente di storia medioevale alla Università Cattolica Sacro Cuore di Milano; Alberto Zanetti Lorenzetti (a sx) e...un longobardo di passaggio.

Questa è la vela, bellezza, e questo è il Garda

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Non so quanti nel mondo dello sport, ho detto sport non solo vela, comunicano con il loro e gli altri mondi esterni attraverso immagini di così attraente bellezza come quelle che qui vi suggerisco di guardare. E gustare. Lo faccio con molta convinzione e grande piacere, perchè questo "prodotto" merita davvero la massima diffusione, anche fra coloro che, come me, con la vela ci azzeccano poco, quanto a cultura specifica. Il filmato è stato realizzato da Sandro Pellegrini e presentato durante la serata finale della stagione nella club house del Circolo Vela Gargnano, a Bogliaco. 

Non aggiungo altro, non serve, il filmato va visto. Buona visione. Io ve l' ho detto, voi fate come volete. Solo una codina: complimenti Sandro, complimenti Franco e soci del CVG!

Il Circolo Vela Gargnano fa rotta sul 2018

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GARGNANO –  Spiedo bresciano, formaggi Alpe del Garda, vino Perla. Il Circolo Vela Gargnano ha festeggiato, nel salone della sua Club House e con le delizie del suo territorio, la fine della magnifica stagione 2017. Si sono tirate le somme e si è iniziato a lavorare per la nuova annata. Ospiti della serata conviviale, presentata dal presidente Francesco Capuccini, i giovanissimi delle classi promozionali di Optimist, Rs Feva, 29Er, l'Assessore Regionale al Turismo Mauro Parolini, i presidenti e rappresentati dei Club e Progetti partner di Green & Blue di In-Lombardia e Garda Lombardia, dello Yacht Club Cortina, Cus Brescia, Hyak Onlus, Abe Brescia, Lions Club Garda-Valtenesi, Diavoli Rossi Desenzano, Circolo Vela Toscolano-Maderno, Circolo Nautico di Brenzone, Play Sport (Radici Sci) di Bergamo, Univela Sailing di Campione del Garda, del circuito Sognando Olympia rappresentato dal suo ideatore Ottavio Castellini, la 14a Zona di Federvela con il presidente Rodolfo Bergamaschi.
L'Assessore Parolini ha sottolineato il grande lavoro che una realtà come il CVGargnano svolge in ambito giovanile e sociale: "Da parte nostra si dovranno assicurare le priorità con nuove infrastrutture, dalla strada gardesana alla depurazione delle acque, all'anello della pista ciclabile per un lago sempre più attivo nell'ambito delle discipline Outdoor, dove eventi come la Centomiglia recitano un ruolo primario e promozionale".

Tra i giovanissimi sono stati premiati i Campioni Nazionali Giovanili Under 12 dell' Rs Feva, la coppia Riccardo Andreoli e PierPaolo "Epifanio" Scalmana, come le vice campionesse italiane femminili del 29Er Michelle Waink e Lorenza Gadotti. 
Le altre "medaglie dell'annata" sono andate al fresco Campione nazionale dei timonieri-armatori dei Protagonist Luca Bovolato del team velico "Pata", al Melges 32 di Nassini, Lievi e Nulli, al Protagonist "Spirito Libero" di Claudio Bazzoli primo di categoria alla Centomiglia, a Lorenzo Rizzardi armatore di "Clandesteam", che con Giulia Conti al timone ha vinto le regate per monocarena dei Trofei Omboni e Garioni di Gorla e Cento. 
L'inizio del 2018 si consumerà il 25 marzo con la 40°edizione del Trofeo Roberto Bianchi, personaggio gargnanese che nella vela è presente con alcune sue costruzioni veliche come i rivoluzionari (all'epoca) "Trutel" ed "Aleir". Riconfermato nel calendario è anche il Meeting di Pasqua-Trofeo Centrale del latte di Brescia (29-31 marzo) del doppio giovanile Rs Feva.  Il 13 maggio torneranno i doppi promozionali (oltre all'Rs Feva, il 420, il 29Er) per il Trofeo Comune di Tignale che troverà spazio nelle acque al largo della Limonania del Prà. 
Dal 19 al 25 maggio toccherà alla Gentlemen's Cup, il Campionato Timonieri-Armatori  per i vari monotipi come Asso, Dolphin, Ufo, Protagonist. Nel week end del 16-17 giugno tornerà il Trofeo Antonio Danesi per i giovanissimi dell' Optimist. Sempre a giugno il calendario prevede il ritorno del Campionato Italiano per i velisti con disabilità in ambito motorio, di fatto le Paralympiadi azzurre. La manifestazione non è ancora confermata anche perchè la vela è stata tolta dal programma di Tokio 2020. Arriverà poi luglio con la "Centomiglia Remake" (7-8 luglio) con le carene costruite prima del 1980. Il 12 e 14 luglio sarà la volta dei 9Er, il 29Er, il 49Er, con la tappa del Circuiti nazionale di queste carene. Si correrà a Campione e in palio ci sarà il Trofeo Alpe del Garda, importante realtà territoriale che, per i prossimi 5 anni, affiancherà Gargnano nella sua attività in ambito giovanile e sociale. Ad agosto si entrerà nel nuovo clima di Centomiglia, si inizierà come sempre con il Gorla (2 settembre), la "Cento" (8-9 settembre), poi Children e Trofeo dell'Odio e Tre Campanili al fianco della Canottieri Garda. 
Nel mezzo ci sarà l'interessante tricolore dell' Ufetto 22, bellissimo monotipo firmato da Umberto Felci e che mai aveva corso il suo campionato nazionale nella culla della "Cento". Non mancherà la collaborazione con gli Eventi che organizzerà Univela di Campione del Garda. Tra i sogni del CVGargnano quello di poter collaborare con le realtà eno-gastronomiche della zona che tra Gardone Riviera e la stessa Gargnano hanno fatto incetta di stelle sulle guide internazionali.
 
Ufficio PR CVG 2017

Ricordando quei Leopards, una sera a Palazzolo

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Pietro, Marco e il nonno erano andati sabato a Padova per vedere, possibilmente, una bella partita di rugby, senza farsi troppe illusioni sul risultato finale di questo Italia - Sudafrica, quattordicesimo episodio della serie. Che era iniziata nel 1995 (anno del celebratissimo primo successo degli Springboks in Coppa del mondo, reso ancora più celebre dal film Invictus con la regia di Clint Eastwood) allo Stadio Olimpico di Roma (punteggio finale 40 - 21). Da allora in poi azzurri e gialloverdi si sono messi in mischia quattordici volte, sette a casa loro e otto a casa nostra. Lo scorso anno, allo Stadio Artemio Franchi di Firenze, una fiammata azzurra che fece volare gli entusiasmi: Parisse e compagni vinsero per 20 a 18. Festa grande, meritata.

Stavolta invece ci hanno fatto la festa. Dieci - quindici minuti e poi si è capito che non c'era storia. Bravini i nostri, ma gli altri sono un'altra "cosa". Intanto una mischia che sembra composta da caterpillar più che da pur forzuti esseri umani, una visione del gioco che a sentire chi davvero mastica rugby (non io) a dir poco straordinaria, e soprattutto ben chiaro l'obiettivo del gioco del rugby: mettere il pallone bislungo al di là di una certa linea. Cosa che sembra non faccia parte del bagaglio tecnico dei nostri, che si arenano molto prima di quella fatidica linea.

Siamo andati, le abbiamo buscate, ma ci siamo divertiti, come le altre migliaia di spettatori che hanno affollato le tribune dello Stadio Euganeo. Questo è il rugby, bellezza. Si va allo stadio per veder giocare, per riconoscere chiunque giochi bene, per incitare fino in fondo i nostri, per rispettare il valore degli altri, per applaudire l'inno sudafricano (forse perchè più bello di quello svedese? chiedere spiegazioni a quelli di San Siro), per commentare senza insultare. Attorno a noi tre c'erano parecchie famiglie con bambini, in piena totale serenità e sicurezza. Non abbiamo sentito nè parolacce nè bestemmie. Siamo usciti, sotto una robusta pioggia, nel massimo ordine. Questo è il rugby, questo dovrebbe essere lo sport. Tutto. Una sola nota negativa: quei 35 Euro pagati per tre panini e tre birre. Ci è sembrato un furto a mano disarmata.

Codicillo: io mi sono ricordato che nel 1974 il mio amico Ersilio Motta mi spedì una sera infrasettimanale a Palazzolo sull'Oglio a vedere una partita fra una selezione bresciana e una squadra sudafricana di tutti neri: i Leopards. Tra il campo scarsamente illuminato, quei black come montagne di carbone, non riuscìi a vedere chi segnava. Alla fine, con molta umiltà e parecchia vergogna andai a chiedere a chi ne sapeva il "tabellino" finale. Fu il terzo articolo che orgogliosamente firmai, da collaboratore, per il Giornale di Brescia. Ci misi la firma, bella faccia tosta. E mi sono anche ricordato che nel mio corredo posso esibire una maglia ufficiale degli Springboks, dono dei miei amici Gabriella e Giovanni, che fecero il viaggio di nozze in Sudafrica e si ricordarono della mia passione per il rugby. Citando Gabriel Garcia Marquez:" La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla". 

Le due foto a corredo: il centro del campo allo Stadio Euganeo durante la presentazione, gli inni, e le promozioni varie; a fianco, i tre piloni...di riserva.

Una lezione di civiltà, firmata Michele Serra

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So che non si fa, che non si dovrebbe fare, ricopiare articoli di altri. Mi perdoneranno, spero, il direttore Mario Calabresi e il condirettore Tommaso Cerno, e, prima di loro, Michele Serra, autore del commento che mi prendo la libertà di riprodurre. Serra scrive, sopra la testata del quotidiano "la Repubblica", una ventina di righe che hanno un titolo sempre uguale, da rubrica, ">L'amaca". Sarebbero da riprodurre tutti, diciamo quasi, questo di martedì 14 novembre è una lezione di civiltà, in una società, purtroppo, sempre più incivile, estremizzata, votata al terrorismo non solo delle bombe, dei camion che si schiantano sugli innocenti, dei machete, dei campi di tortura in Libia, ma anche, e soprattutto, delle parole e dei gesti. Grazie, Serra, per questa lezione. Che sarebbe da impartire non solo allo sconsiderato forsennato che voleva esultare per un gol (non credo fosse solo questo, la sceneggiata era stata preparata, e sicuramente c'era chi sapeva in anticipo) ma ai suoi "camerati" di squadra che non hanno dato nessun segno di fastidio, anzi hanno esultato con lui e non potevano non aver capito. La imparirei anche ai gestori della squadra, al presidente che sgancia i quattrini: hanno preso qualche serio provvedimento? Andrebbe impartita ai dirigenti che chiamiamo federali solo per attribuire loro la tessera di appartenenza alla Federazione. La lezione, molto più allargata, andrebbe data ai beceri che lunedì sera hanno fischiato l'inno svedese a San Siro. Ma di cosa stiamo parlando? Di calcio.

"Il giovane calciatore che a Marzabotto (a Marzabotto!) fa il saluto romano dopo il gol, e inneggia a Salò, probabilmente non lo sa: ma è tal quale un simpatizzante dell'Isis che vada al Bataclan a festeggiare la strage; come un nazista che vada ad Auschwitz per brindare ai forni; come un nazionalista serbo che vada a Srebenica a esultare sulle fosse comuni; come un titino che vada in Dalmazia a rivendicare le foibe. È, insomma, uno che riafferma una strage, nel caso di Marzabotto strage di inermi, di donne e di bambini. È uno che rivendica il genocidio, che celebra la morte violenta, l'abominevole sterminio degli umani a scopo di sottomissione, di cancellazione, di soluzione finale.

Nel caso non lo sappia, glielo devono dire. Lo devono mettere seduto su una sedia e costringerlo a sapere che cosa è accaduto a Marzabotto. Che cosa significa Marzabotto. Non è possibile non sapere, non rendersi conto del significato dei gesti, dei simboli. Non è un lusso che ci possiamo più permettere, come italiani, quello di regalare agli stupidi e agli ignoranti il permesso di esserlo. Non sanno di Anna Frank, non sanno di Marzabotto, non sanno niente. Portano l'odio senza portarne il peso: è troppo comodo. Almeno saperlo, se si è stragisti, che si è stragisti".

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