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Last updateGio, 14 Feb 2019 4pm

Sognare di essere Oerter, O'Brien, Lusis...

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Sono dieci giorni di sogno continuo, ininterrotto! Normale? non proprio. Sto evocando «Sognando Olympia», quel progettino cultural - sportivo che mi piacerebbe tanto veder decollare in maniera più consistente, concreta. Però non posso neppure lamentarmi troppo. 'Sto bel logo, disegnato appositamente per me, da Roberto Scolari, gira, viaggia, si fa vedere, e, dato che la grafica è attraente, piace, mi chiedono il significato. Che è molto semplice: la elaborazione dei cinque cerchi olimpici che sfumano nel sogno, perciò sono solamente abbozzati, ci sono e non ci sono. Il logo ha fatto passerella negli ultimi giorni un po' ovunque: domenica scorsa ad Agazzano, in provincia di Piacenza, e, quasi nelle stesse ore, a San Gervasio, in quella di Brescia. Domani nuova apparizione bresciana, a Castenedolo, dove andrà in scena la trentaseiesima edizione del «Virtus Lancio Story - 5° Memorial Ragnoli Yuro». Appuntamento inventato più di tre decenni fa in un campetto che chiamavano «delle moschine», intuitivo il motivo. Eppure, tra un moscerino e l'altro, volavano martelli, dischi e giavellotti. Più o meno lontani, ma sempre con una compagnia in allegria e simpatia, altra merce che scarseggia spesso sui campi di atletica.

Giulio Lombardi, presidentone dell'Atletica Virtus Castenedolo, tuttofare, che lancia ancora il martello quando serve ai campionati masters, ha appiccicato il logo dei sognatori sulla locandina che propone la giornata degli uomini e donne catapulta. Giornata che si annuncia complicata dai capricci di quel cielo che ci sta sopra la testa: telefonini, tablet, e diavolerie assortite, profetizzano tormenta, e quasi sempre ormai c'azzeccano, maledetti. Dovesse proprio essere vero, non ci faremo mancare il Piano B, il meeting indoor, al riparo dalla pioggia: Stadio L'Antica Macina, a Castenedolo, «per festeggiare i vincitori e consolare gli sconfitti», recita l'invito. Se non avremo avuto né gli uni né gli altri complice un incazzato Giove Pluvio, pazienza, troveremo motivo di celebrare qualcosa. Ce n'è sempre uno.

Volevamo un «Omaggio», l'abbiamo azzeccata

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Quattro momenti «fermati» dall'obiettivo di Pietro Delpero. Guido Alessandrini e Franco Bragagna hanno condotto quasi due ore di un vero e proprio show, elegante e colto, insieme a Giuseppe Gentile, ma hanno saputo coinvolgere tutti gli atleti presenti, che hanno partecipato con una grande carica di simpatia. Il parterre degli atleti: da sinistra, Magdalin Martinez, Barbara Lah, Antonella Capriotti, Dario Badinelli, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Fabrizio Donato e Daniele Greco. Nella successiva, Gentile e l'amico Enzo Gallotta, a nome della ditta «Toscolano 1381», mostrano le preziose carte fatte a mano, per l'occasione, su cui sono riprodotti il foglio gara della finale messicana e il manifesto ufficiale di México '68. Infine un abbraccio fra Ottavio Castellini e Giuseppe Gentile.

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So che questo non si fa, ma stavolta lo faccio, contro ogni regola. Pubblico una lettera - articolo che ho ricevuto ieri da una persona (amico, ovvio) che domenica ha assistito all'omaggio a Giuseppe Gentile. Non credo sia il caso di ripetere di cosa si trattava, dove si era, chi c'era, chi se l'è inventata. A sentire quelli che vi hanno assistito e che hanno partecipato col cuore è stato un evento che ha lasciato il segno. Solo un dettaglio, ma il più importante, l'obiettivo vero di questa giornata nella testa di chi l'aveva ideata: riunire attorno al campione di 50 anni fa, tutti gli atleti del salto triplo che, nel tempo successivo, hanno scritto nella loro carriera la cifra «17» nei loro risultati. Sì, c'erano tutti: Fabrizio Donato, Daniele Greco, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Dario Badinelli. È stato il vero significato di questa iniziativa. Quando il mio amico Erminio Rozzini e io lo abbiamo chiamato «Omaggio», questo avevamo nella testa e nel cuore. Gli atleti, quelli più bravi, secondo le compilazioni statistiche atletiche, lo hanno recepito e hanno risposto. C'erano tutti, qualcuno anche con qualche sacrificio. E con loro, alcune delle ragazze più brave: Magdalin Martinez, Barbara Lah, Antonella Capriotti. Il merito di averli riuniti? Di un uomo solo, silenzioso, appartato, ma efficace come sempre: Erminio Rozzini, a lui, e a lui solo, si deve il merito di questa partecipazione.

Possiamo nutrire una speranza: se l'atletica di domani sarà nelle mani di questi atleti, e di altri, che portano con loro i valori fondanti del nostro sport, allora questo sport ha un futuro. A tutti loro affidiamo le nostre speranze. Un invito: ragazzi, ragazze, mettevi in gioco, così come ogni cittadino si dovrebbe mettere in gioco nella società civile.

Dimenticavo: perchè infrango le regole di buona creanza? Perchè stavolta mi fa piacere ascoltare gli elogi, anche se so che sono dettati da un sentimento di amicizia, e quindi, forse, eccessivi. Ma meglio prenderli quando te li danno, visto che è più facile, di solito, prendere due dita negli occhi. 

È stata una bella giornata, qualcuno ha usato anche aggettivazioni più roboanti. Teniamo tutto insieme, gioiamo dell'attimo. Difficile, molto difficile, che si ripeta.

Una domenica così. Resta. Da incorniciare e ricordare. Qualche volta il titolo di una canzonetta può dare una mano. Sì, una domenica come quella trascorsa ad Agazzano, sui dolci colli piacentini in ospitale terra emiliana, non potremo archiviarla alla leggera. Grazie a quel vulcano di Ottavio, che di cognome fa Castellini. Dietro le sigle, le etichette, gli acronimi, ci sono sempre gli uomini. Quando hanno testa e cuore, come in questo caso. Nomen omen. La frase si traduce in quattro vocali collegate da tre consonanti: Ottavio. Capace, grazie a sensibilità, sconfinata cultura e autentica passione per la materia, a mettere insieme in una sala dell’albergo Il Cervo, che si affaccia sulle bella piazza a quattro passi dalla trecentesca Rocca degli Anguissola Scotti Gonzaga, tutti gli atleti di casa nostra che hanno superato la soglia dei 17 metri nel salto triplo. A iniziare da Giasone, questo il personaggio interpretato con Maria Callas nel film diretto da Pier Paolo Pasolini nel 1969, dal signore che al secolo si declina in Giuseppe Gentile, classe 1943, romano di  Montesacro, protagonista di epiche giornate di hop-step-jump. Che ebbero culmine nel pomeriggio del 16 ottobre e nel seguente giorno 17 dell’ottobre 1968 quando a Città del Messico, Giochi Olimpici in corso d’opera, si svolse la più grande gara di salto triplo che la Storia ricordi. Epopea sportiva - non vorremmo sfiorare l’epica per non incappare nel peccato grave della retorica - in cui Beppe, Peppuzzo, Peppino, Giasone, insomma il nostro Giuseppe Gentile ebbe parte attiva. Ricostruita per l’occasione con immagini in buona parte inedite. Proiettate nella sala gremita al punto da non consentire l’accesso ai ritardatari di turno.

Ma, riprendiamo il percorso logico per dire ed attestare che in quelle giornate messicane Gentile superò due volte il record mondiale di specialità. E per due volte finì superato a sua volta. Nella gara che, infine, registrò in complesso cinque record del mondo e per la seconda volta assoluta nella storia della specialità e dell’uomo tre atleti a superare il muro dei 17 metri. Fino ad allora violato solo dal polacco Jozef Szmidt, oro alle Olimpiadi di Roma ’60 e a Tokyo quattro anni dopo. Hop-step-jump. Fu medaglia di bronzo per Gentile, sul podio con il russo Viktor Sanaeev (oro con 17.39) e il brasiliano Nelson Prudencio (argento con 17.27). Per la cronaca, settimo il polacco che per primo aveva fatto crollare quel muro.

A domanda risponde. “La vistosa fasciatura alla gamba destra? Per un piccolo problema di qualche giorno prima che, devo dire, non influì in alcun modo sul risultato e sulla gara di quel giorno” afferma Gentile. Che il nome proprio “allegato” all’aggettivo lo merita certamente. Di nome e di fatto. Sportivo puro, gentiluomo autentico. Amico vero degli atleti che hanno fatto da corona degna alla sua giornata di Agazzano. Allineati, uno dopo l’altro, dopo il commosso ricordo di Franco Sar, il più grande decathleta azzurro mancato pochi giorni or sono, hanno firmato il registro dei presenti: Fabrizio Donato, Daniele Greco, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Guido Badinelli. Appello completo. Tutti triplisti azzurri oltre i 17 metri. Ancora, le ragazze: Magdaline Martinez con i suoi 15.03, Barbara Lah, Antonella Capriotti. Di più non si può fare. Lì, nel salone, messa in bell’ordine e in fila si è proposta e riassunta la storia del nostro salto triplo da quando successe quel… Sessantotto. Con la regia delle voci conduttrici e recitanti di Franco Bragagna, la voce della Rai per l’atletica e di Guido Alessandrini, altra firma di prestigio nel settore.

Collezione Ottavio Castellini-Biblioteca internazionale dell’Atletica e Sognando Olympia, progetto multisport in corso sulla strada di Tokyo 2020, affiancati dall’Atletica Baldini Agazzano con il patrocinio del Comune piacentino, hanno “firmato” l’evento. Ottavio Castellini l’ha ideato, progettato e realizzato, con l’aiuto sodale di Erminio Rozzini e Giovanni Baldini. Per mettere in chiaro nomi e cognomi.

Significativo, l’omaggio arrivato da Toscolano Maderno, terra gardesana di sponda bresciana. Dove le mani sapienti dei mastri cartai di Toscolano 1381, eredi dell’arte antica di fare carta con gesti che affondano radici nei secoli passati, hanno realizzato il prezioso omaggio consegnato a Giuseppe Gentile. Una cartella con il manifesto originale di Mexico ’68 in copertina e i risultati ufficiali, in originale custoditi alla Collezione Ottavio Castellini, di quella gara stellare di salto triplo. “Verrò a visitare il Museo della carta e al vostro dono, graditissimo, riserverò un posto in casa, con una bella cornice. Grazie”. Parola di atleta. Medaglia olimpica.

Che dire di più una volta svanita l’eco delle ultime note dell’Inno olimpico che chiude la mattinata? Meglio non si sarebbe potuto fare. Con una grande grazie così a Ottavio. Per esserci e per il saper fare. Alla prossima. Si fa così: hop, step, jump.

Echi di una domenica molto, molto speciale

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Queste due foto, scattate da Pietro Delpero, che ha fatto un lavoro mastodontico - che nei prossimi giorni metteremo a disposizione di tutti - sono la sintesi di una giornata davvero speciale: quella che gli ideatori felicemente chiamarono «Omaggio a un campione: Giuseppe Gentile». Nella prima il nostro campione alza la torcia olimpica di Rio 2016 (proprietà della Collezione titolare di questo sito) accanto al logo di «Sognando Olympia». Sotto, il simbolo del successo di questa iniziativa: gli atleti che hanno accolto l'invito degli organizzatori. Da sinistra: Magdalin Martinez, Barbara Lah, Antonella Capriotti, Dario Badinelli, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Fabrizio Donato, Daniele Greco.

Di seguito pubblico quanto scritto da Walter Brambilla per il sito della rivista «Correre». Ringrazio l'amico Walter per la sua amichevole partecipazione alla iniziativa. È questa la prima eco  

Chi ama l’atletica avrebbe potuto raggiungere il “nirvana” domenica mattina da Agazzano, centro di poche anime (oltre due mila) in provincia di Piacenza. L’idea è nata dalla “Collezione Ottavio Castellini”, il giornalista lombardo, in quiescenza da un paio d’anni, che dispensa idee, e le porta a compimento. L’ultima, davvero da brividi, dedicata a Giuseppe Gentile. Il grande campione dell’hop, step e jump che a Città del Messico 50 anni fa, esattamente il 17 ottobre, fece il record del mondo (17,22), ma non riuscì a mettersi al collo l’oro, preceduto da Viktor Sanayev (17,39), che batteva bandiera dell’URSS, e dal brasiliano Nelson Prudencio (17,27). Facile a dirsi, non ad allestire il tutto. Ottavio Castellini, con il supporto del Progetto Multisport «Sognando Olympia», affiancati dalla Atletica Baldini Agazzano, per l’organizzazione logistica in loco, ha fatto sognare non meno di 200 appassionati. Invitati anche gli azzurri che hanno avuto l’ardire di superare quota diciassette. Non sono molti nella nostra penisola, c’erano tutti: Fabrizio Donato, Daniele Greco, Paolo Camossi, Fabrizio Schembri, Dario Badinelli e invitato speciale Andrea Dallavalle, piacentino, speranza azzurra del triplo. Non è finita non potevano mancare Magdelin Martinez, unica donna ad aver superato la misura di 15 metri, esattamente 15,03, poi Barbara Lah e Antonella Capriotti. In altre parole il triplo azzurro di sempre. La mattinata è volata via con filmati inediti della finale di Messico, con Giuseppe Gentile dall’alto di una classe immensa, nel proporsi al pubblico e agli appassionati ha ricordato momenti e la sua storia. Fantastico lo scambio di opinioni tra il passato, Gentile e il presente, Donato, come pure il racconto del titolo italiano conquistato all’ultimo balzo di Schembri lo scorso mese di settembre. Ancora Camossi che impossessatosi del primato strappato proprio al triplista romano con discendenze sicule, sperava che il nuovo limite durasse anni. Invece… Fabrizio Donato nove mesi dopo, salì al trono attuale del primatista assoluto. Giuseppe Gentile il 16 ottobre del 1968 stabilì nelle qualificazioni il primato mondiale con 17,10, Nella finale si migliorò arrivando a 17,22 al primo salto. Non fu sufficiente … Eppure tutti pensarono: “Gara conclusa”, solo l’azzurro in un articolo di Gianni Brera apparso sulla rivista “Atletica” (ottobre/novembre) 1968: “Gentile…il Gattopardo”, dichiarò il contrario: “17,22 non significava nulla. Tutti pensavano bastasse per vincere. Tutti, meno io”.

BoscoRunning a San Gervasio, buona la prima!

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Buona la prima! come dicono i registi. Una delle italiche tivvù fece pure un programma, che durò parecchi anni mi pare, che portava questo titolo. Non sono molto ferrato, visto che ho rinunciato al piccolo schermo dal 1989, non possiedo neppure l'attrezzo. E devo dire che non mi manca.

Buona la prima! scimmiotto oggi per dire che la manifestazione messa in pista (ebbene sì, ciclabile) dagli amici della Amministrazione comunale di San Gervasio, la «BoscoRunning» ha avuto un buon successo. Non si aspettavano di spaccare il mondo...podistico, sapevano bene con quale inflazione di gare degne di questo nome, garette, giri del giardino o del tavolo da pranzo, dovevano fare i conti. A bocce ferme, sono contenti. E intenzionati a riprovarci, con più tempo, maggior esperienza, e, magari, con qualche mezzo in più. 

I miei amici ed io, che nel cuor teniamo il nostro illusorio progetto pomposamente denominato «Sognando Olympia», siamo onorati che gli organizzatori protetti da Gervasio, martire milanese con il fratello gemello Protasio, abbiano deciso di inserire un premio speciale con il nome del nostro progettino. E siamo ancora più onorati per la scelta del destinatario del premio. Ho ricevuto qualche riga che ci racconta:«Abbiamo assegnato il premio Sognando Olympia non al più giovane, ma ad una persona particolare. Un signore di San Gervasio Bresciano che ha sempre corso (a piedi e in bicicletta), ma che qualche anno fa è stato vittima di un infortunio sul lavoro che gli ha causato l'amputazione di un piede. Nonostante l'infortunio ha continuato nella sua vita lavorativa e sportiva con lo stesso impegno e passione di prima, non mollando mai un attimo». Giuseppe Bonetta, questo il suo nome, al quale inviamo i nostri affettuosi saluti. Ha ricevuto la riconoscenza, degli organizzatori e nostra, dalle mani di un grande campione bresciano, e persona di sensibilità umana particolare, non solo per lo sport: Gianni Poli, che è stato il «padrino» della prima «BoscoRunning», Gianni Poli, lui, sì lui, il vincitore della New York City Marathon 1986, dove tornerà fra qualche giorno in veste di promotore sportivo con un folto gruppo di corridori, anche bresciani. Dimenticavo, volutamente: non poteva mancare «Sognando Olympia», visto che l'elegante logo è stato eleborato da Roberto Scolari, consigliere comunale, promotore della gara podistica, ma, soprattutto, bravissimo grafico.

Cinquant'anni fa successe... un Sessantotto

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Accadde un… Sessantotto. Si era nel Secolo breve. Cinquant’anni fa. Un anno speciale, olimpicamente parlando. Era il 16 ottobre: Tommie Smith e John Carlos, i loro guanti neri sul podio dei 200 metri di Città del Messico a sfidare il razzismo nero negli Stati Uniti. Quei Giochi segnarono in atletica 12 nuovi primati del mondo uomini (e due eguagliati) e i 7 donne (e tre eguagliati) sulla pista e sulle pedane dell’Estadio Universitario. Come lo chiamavano i messicani. E, sempre olimpicamente parlando, di questi dodici, ben cinque sulle pedane del salto triplo.  Fra i protagonisti di quelle giornate, Giuseppe Gentile e i suoi due primati mondiali: un mito. Al quale, seguendo un “filo” sodale e comune passione che unisce alcuni amici bresciani e piacentini, la Collezione Ottavio Castellini-Biblioteca Internazionale dell’Atletica, che ha casa e domicilio a Navazzo, sopra Gargnano, e Sognando Olympia, progetto multisport, culturale e territoriale operativo sul Garda Bresciano e oltre, hanno organizzato un’”imboscata” sul filo del ricordo. Con la complicità dell’Atletica Baldini Agazzano. Luogo, quest’ultimo, in cui domenica prossima 21 ottobre è in calendario un evento speciale.

La pensata si deve a due amici, poi diventati tre. Erminio Rozzini (silenzioso allenatore di Dario Badinelli, ghedese, 17 titoli nazionali in varie categorie, di Magdalin Martinez, ancor oggi unica italiana oltre i 15 metri, e la lista di triplisti che sono passati sotto le grinfie del tecnico «silenzioso» è parecchio lunga, l’ultimo giovanotto a più 15 settimane fa) e Ottavio Castellini ne parlano tra loro, si innamorano dell’idea: “Facciamo un omaggio a un grande campione”. A loro, quando viene a saperlo, si aggancia con entusiasmo Giovanni Baldini, figlio di Felice, uno dei primi «duemetristi» italiani nel salto in alto (1964).

Il lavoro della «triade», ottenuta l’adesione di Beppe Gentile, va a segno. Ecco località e data, logo e poster preparati per l’occasione. L’omaggio al grande campione si farà ad Agazzano, cittadina in provincia di Piacenza, a pochi chilometri, una ventina, nella data indicata poco sopra con inizio alle 10.30, nel salone dell’albergo Il Cervo. A dir poco ricco il «contorno» che accompagna il piatto principale. Adesioni importanti. Ci sarà Fabrizio Donato, medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012, campione d’Europa sia all’aperto sia in pista coperta, primatista italiano. Con lui, il numero due del triplo italiano: Paolo Camossi, campione mondiale indoor nel 2001. Non ha voluto mancare Daniele Greco, oro agli Europei indoor 2013 dopo il bellissimo quarto posto ai Giochi Olimpici di Londra, proprio dietro a Donato.  E ancora Dario Badinelli, bresciano di Ghedi, diciassette titoli italiani in varie categorie, l’atleta che avvicinò varie volte il limite di Gentile (17,22) sfiorandolo di pochi centimetri. Fra le donne Magdalin Martinez, bronzo ai Mondiali di Parigi nel 2003, altro “prodotto” di Erminio Rozzini; attuale primatista italiana, unica donna ad aver superato i 15 metri in Italia. E poi ancora atleti e atlete che hanno scritto belle pagine di questa specialità: Antonella Capriotti, Barbara Lah, Fabrizio Schembri, Crescenzio Marchetti, il giovane piacentino Andrea Dallavalle, medaglia d’argento ai Campionati europei juniors 2017. E anche suo fratello Lorenzo che partecipò degnamente ai Mondiali juniores 2014.

Con loro noti giornalisti come Franco Bragagna, telecronista della RAI, Vanni Loriga, una vita immersa nell’atletica, Guido Alessandrini, Giorgio Barberis, Roberto Copello, Fabio Monti, Walter Brambilla, Daniele Perboni.

Chi vuole esserci non ha che da risalire il corso della Trebbia (un bel corso d’acqua che si butta nel Po) come fece Annibale con al seguito i suoi elefanti. E mal ne incolse al povero Publio Cornelio Scipione. In auto, uscita Piacenza Ovest.

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