Domenica, 07 05th

Last updateMer, 01 Lug 2020 10am

Io gioco nella stessa squadra di Gianni Mura

Visite: 176

Letta domenica 24 novembre, pagina 45 di «la Repubblica», nella rubrica «Sette giorni di cattivi pensieri» firmata da Gianni Mura, uno dei non moltissimi giornalisti che sanno scrivere di sport, e non solo, che ancora riesco a leggere con piacere. Riscrivo il brano che faccio mio.

"Nei giorni scorsi ho letto e riletto una pagina di questo giornale. Letto per interesse e riletto per capire meglio la portata di quello che avevo letto. Dalla prima di ritorno, il 19 gennaio, la Lega farà trovare sulle panchine della Serie A un tablet con il software "Virtual Coach", che aiuterà gli allenatori (parola decaduta) a lavorare meglio. Se io fossi un coach con un minimo di autostima so già che fine farebbe il tablet. Ma non sono un coach e per dirla tutta non possiedo un tablet né intendo disporne in futuro. Già un cellulare, dal mio modesto punto di vista, guasta abbastanza la vita. Quello ce l'ho. Secondo i colleghi più attenti alle parole, è di un modello che nemmeno le badanti moldave prenderebbero in considerazione, ma non m'importa. Anzi, tramite uno dei colleghi me ne sono procurati quattro, se mai smettessero di produrli ho le spalle coperte. Dico questo per chiarire la mia posizione".

Che è anche la mia. Quanto poi al "Virtual Coach", non le è venuto il sospetto, signor Gianni, che sia una astuta manovra dei presidenti delle squadre di calcio, che affogano nei debiti? Sai quante centinaia di milioni risparmierebbero con il tablet (in più offerto gratis dalla Lega), visti i vergognosi, immorali, compensi che - dicono, sarà poi vero? - pagano agli allenatori? Se penso che il tono dei commenti era del tipo "santo subito" per il signor Roberto Mancini che aveva accettato un compenso miserello, mi sembra di ricordare due milioni l'anno per guidare la Nazionale italiana di calcio. Certo, in Russia, nello Zenit di San Pietroburgo (me par), ne intascava cinque. Che cosa non si fa per la Madre Patria! Signor Roberto, occhio però, continui a vincere (finora si è dimostrato bravo in questo) altrimenti arriva il "Virtual Coach" e addio ai due milioncini. 

Ezio Greggio, un gesto di grande senso civile

Visite: 188

La vicenda (forse) è nota a molti. I nomi dei protagonisti sono quelli della senatrice Liliana Segre e del conduttore televisivo Ezio Greggio. Dovrei associare a loro anche quello di un tal sindaco di una città dove, tra l'altro ho lavorato e che ricordo con affetto. Ma se scrivessi il suo nome accanto a quelli che ho citato sarebbe un insulto.

Mi limito a riportare nomi e azioni di persone degne di far parte del consesso civile. Le parole che seguono sono estrapolate da una dichiarazione rilasciata da Ezio Greggio, dichiarazione e decisione che gli rende onore. 

"Il mio rispetto nei confronti della senatrice Liliana Segre, per tutto ciò che rappresenta, per la storia, i ricordi e il valore della memoria, mi spingono a fare un passo indietro e non poter accettare questa onorificenza che il Comune di Biella aveva pensato per me. Non è una scelta contro nessuno, ma una scelta a favore di qualcuno, anche per coerenza e rispetto a quelli che sono i miei valori, la storia della mia famiglia e a mio padre che ha trascorso diversi anni nei campi di concentramento".

Ma che popolo siamo diventati?

Visite: 197

Qualche giorno fa è stata pubblicata la lettera della signora Maria Cristina, di Roma, nello spazio di un quotidiano nazionale. Ne riporto un brano,

"La Leopolda era così affollata che moltissime persone non erano riuscite a entrare. Le descrivo questa scena: una signora, anni 60 circa, aspetto normale, curato, borghese, raccontava, eccitata:«Io non sono riuscita a entrare, ma l'ho toccato!». Poi ha aggiunto:«Un signore mi ha chiesto: con quale mano? E allora, per favore, tocchi anche me con la stessa mano!» Che cosa sta succedendo agli italiani? Ho conosciuto il fanatismo quando avevo 7 anni ed ero una Figlia della Lupa, non avrei mai pensato che potesse riprodursi in questa maniera. Sentivo i cori:"Matteo, Matteo! e mi ricordavo i cori: Duce! Duce!". Ma che popolo siamo diventati?"

Per avere una risposta a questa inquietante domanda - che poi, a ben guardare, è una sola e la conosciamo in tanti - ascoltate questo monologo di Stefano Massini, dal programma «Piazzapulita». Non serve aggiungere niente altro, se non: svegliamoci, svegliamoci, svegliamoci. Prima che sia troppo tardi.

Lo sport nella deriva delle mode e del business

Visite: 280

L'immagine può contenere: stadio e spazio all'aperto

Roma, Stadio Olimpico, 27 ottobre, Roma - Milan, foto inviatami da Carlos Passerini, giornalista del «Corriere della Sera» che mi onora della sua amicizia. Quanto a pubblico, sembra di essere al Khalifa International Stadium di Doha durante i recenti mondiali di atletica. Forse anche peggio. Ma la vulgata ci racconta che la gente, il popolo come si dice drammaticamente oggi, vuole il calcio. Dov'è il popolo?

Questo articolo è come un assist nel gioco del basket, o un passaggio smarcante nel calcio, ti porta direttamente a segnare. Mi autocito - vergogna - ricordando che lo scorso 30 settembre questa «Eco» rimbalzò un coacervo di parole che intitolai «Giochini solo per la gloria (costosa) dei dirigenti». Lì, esprimevo nella povertà del mio linguaggio, la radicata convinzione che tutte 'ste manifestazioni, vecchie e nuove, che ho chiamato «giochini», non fossero altro che delle invenzioni per gratificare la megalomania di chi sta, a vari livelli, ai vertici dello sport. Oggi, il mio amico Daniele Poto analizza l'argomento: il tramonto definitivo di manifestazioni che oggi non hanno più senso e non si ha la fermezza di cancellare; la pochezza delle medaglie taroccate che producono questi eventi; la decisione che definire assurda è solo un complimento del Comitato olimpico internazionale di riconoscere i giochi elettronici come sport olimpico, roba da metterli tutti in galera per sempre. Questa ansia sconfinata del nuovo ad ogni costo, giochicchi nuovi per far credere di essere originali. Pensate all'atletica: non si corrrono più i 200 metri ostacoli, o la meravigliosa corsa sull'ora, per introdurre ridicole staffette miste, che sono solo la truffaldina genuflessione dei dirigenti alla ondata di attenzioni (sospette) alla donna (nel tentativo di farsi perdonare tutte le brutalità che l'uomo ha sempre fatto sulla donna). Ah, la moda, le mode, il nuovo a tutti i costi contro ogni logica, ogni tradizione, la moltiplicazione degli eventi, che, normalmente, scaricano i costi sulla comunità. Uno sport fatto di feste, di gala, di premiazioni, di awards (fa figo), di chiacchiere. Vento, polveri, speriamo non siano ceneri.

La parola a Daniele Poto.

Lo sport internazionale è vittima di una turbolenza, frutto dell’esposizione ai mercati e a una sempre più congrua attenzione al business. Sport che vanno e che vengono nell’esposizione olimpica. Per un karate appena inserito nel programma dei Giochi di Tokyo 2020 c’è il sentore dell’inopinata sparizione nell’edizione successiva. E in ragione di un ingente fatturato si ventila una prossima inclusione degli esports (già collaudati a titolo sperimentale nei Giochi Asiatici) corroborando l’idea che anche lo sport seduto abbia una propria validità olimpica. Non è un caso che le principali squadre di calcio abbiano varato sezioni specifiche nei videogiochi, mentre mafie e illegalità hanno fatto in tempo ad allignare in questo comparto tramite match fixing, né più né meno come nello sport vero. E chi può contestare l’invincibile avanzata dell’arrampicata?

Complice il CIO, quello sport che da De Coubertin in avanti aveva gestito con sobrietà e cauto conservatorismo progressi e agonismo ora sembra entrato in un vortice che sa di smania di novità, di esposizione mediatica, di sfruttamento dei diritti televisivi mentre sembra dimenticato quel diktat istituzionale di veder trasmessi i principali eventi sulle emittenti di Stato. Così, omologamente, anche il calendario viene manipolato e rivoluzionato.

Nell’atletica leggera abrogati gli studenteschi con uno Stadio Olimpico pieno di gente, liquidata la catena di trasmissione dei Giochi della Gioventù, un puro pro forma i campionati universitari italiani e persino le Universiadi care a Primo Nebiolo dove se a Napoli l’Italia ha avuto un buon gioco a razzolare medaglie complici evidenti sono state le assenze degli altri Paesi. Quanto valevano quei podi ha un funzionale esempio nella 4 x 400 femminile, uscita assai ridimensionata dal mondiale di Doha.

Verrebbe da chiedersi che fine hanno fatto i Giochi del Mediterraneo, sempre più ridotti a manifestazione regionale quando l’utopia degli anni ’60 era di redimere vecchie storie belligeranti nella sospensione del giudizio con le gare, né più né meno il motivo fondatore dell’antica Olimpiade greca. Ma con quello che succede in Turchia o in Siria, dopo lo sbriciolamento di quella che fu la Jugoslavia, quel miraggio non ha più estimatori. E le nazioni inviano selezioni di serie B togliendo ulteriore pathos alla manifestazione. Però nel contempo si varano i Giochi olimpici europei e proprio in una fase storica in cui l’Europa sportiva conta sempre meno, come si è constatato a Doha dove le percentuali di podi del vecchio continente nella “regina atletica” è apparsa in netta discesa.

Ma non basta. Ci sono anche i World Games dove discipline bizzarre su affacciano in concorso a destabilizzare regole e prassi. Un calendario affastellato di troppi eventi dove a fine ottobre si mettono in archivio i campionati mondiali militari con l’Italia che schiera una squadra raffazzonata e incompleta che ci regala l’ennesima brutta figura con troppi atleti a cui le stellette servono solo per incamerare lo stipendio a fine mese. Troppa carne al fuoco e troppi eventi. Sempre meno seguiti. Perché - diciamoci la verità - una volta i più considerati quotidiani sportivi viaggiavano al seguito di Federazioni paganti e invitanti.

Oggi il potere di quell’impatto è evaporato. I giornali sono in crisi e la visione televisiva basta per confezionare un servizio. Ovvio che il lettore non sia più in condizioni di palese inferiorità informativa e decida di rinunciare all’acquisto del quotidiano se questi non gli regala il valore aggiunto della presenza sul posto, dell’inchiesta, di quel quid che richiede impegno, costanza, approfondimento. È la deriva del mondo, non solo dello sport che, evidentemente, non è in grado di invertire una mesta deriva consumista. Il CONI una volta teneva la barra dritta con un dirigismo oculato. Oggi al massimo è impegnato a fare baruffe assortite con “Sport e salute”.

Colline Moreniche, e sullo sfondo il Lago di Garda

Visite: 260

Franco Ghitti mi ha fatto avere la locandina - programma della prossima escursione che si farà domenica 3 novembre. Gli organizzatori (Gruppo La Variante, CAI Salò e l'Associazione ASAR) hanno tracciato un percorso tra le colline Moreniche sui sentieri CAI 801 e 801A e B, un angolo che richiama i paesaggi toscani, sulle sponde del lago di Garda, con partenza da Desenzano e arrivo al Lido di Lonato. E non solo natura, di per sè già gratificante, ma anche monumenti e località di interesse storico e paesaggistico. Questo tracciato rientra nell'ipotesi di prosecuzione della  «Bassa via del Garda», progetto in corso di studio. Nella locandina tutti i dettagli utili per aggregarsi alla passeggiata.

Sei qui: Home