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Il fascismo strisciante, ieri, oggi, domani

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Da una intervista di Giorgio Bocca a Primo Levi (Canale5, 13 giugno 1985).

Bocca:«Senta, Levi, allora in un certo senso era abbastanza semplice essere antifascisti, perchè le cose erano molto chiare e molto nitide. Vorrei farle una domanda da un milione di dollari: essere antifascisti oggi...come si fa a essere antifascisti oggi?».

Levi:«È una cosa confusa, a quel tempo - uno dei pochi vantaggi del nostro tempo - era di avere le scelte facili. Oggi la scelta è difficile, perchè il fscismo lo ritroviamo intorno a noi annidato in dieci forme diverse».

Bocca:«Mascherato...».

Levi:«Mascherato. Inserito in certi modi di vivere, inserito nei partiti, in una forma immorale di vivere, inserito in un certo governo, per cui è a un tempo ovvio e inutile dire: io sono antifascista, va precisato».

Lucio Avigo, la vita riflessa in un ovale

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Credo - anzi, suggerisco caldamente - che ad Enzo Gallotta venga eretto un cippo, lui vivente beninteso, in uno dei giardini di Toscolano Maderno. Gli spazi verdi non mancano. Magari solo un busto, non una statua a persona intera, anche perchè il soggetto è lungo e le finanze comunali corte. Però lo meriterebbe. È sicuramente uno dei migliori aedi della zona: dopo essersene occupato da giornalista attivo, oggi, più impegnato di prima, grazie all' "Eco del Pizzocolo" e al martellante pressing cui lo sottopone Elio Forti con le cronache del podismo gardesano, non perde colpo sulla vita sportiva e organizzativa del suo bel borgo lacustre. Stavolta ci parla di rugby, fa il modesto, dice di non saperne nulla, ma non è necessario essere delle enciclopedie o dei supertecnici per far vibrare il diapason dei sentimenti. E lui ci riesce. Leggetevi questa bella vita di Lucio Avigo, un bravissimo rugbista bresciano. Occasione anche per ricordare amici comuni, fra Enzo e me: Ersilio Motta, suo collega, lo stesso per me con in più che era il mio "capo" alla redazione sportiva del "Giornale di Brescia". E un altro mio caro amico, quel Beppe Vigasio, che ho reincontrato recentemente al campo di rugby di Calvisano, e con il quale è sempre un piacere chiacchierare.

Domenica, a Toscolano Maderno, Lucio Avigo verrà ricordato con una manifestazione di rugby per ragazzini. Se potete, andateci, non mancate di onorare la memoria di uno sportivo vero. Enzo mi ha fatto sapere che, e io vi giro l'informazione: la Benacum Rugby organizza domenica (tra l'atro, giorno di elezioni amministrative a Toscolano Maderno), dalle 9 alle 18, allo Stadio Ugo Locatelli Azzurro d’Italia, la prima edizione del "Memorial Lucio Avigo". In mattinata un concentramento di mini-rugby con impegnate squadre di piccoli "piloncini" dagli otto ai dodici anni. Nel pomeriggio si svolgerà un torneo Rugby - Seven con ragazzi dai quattordici ai diciotto anni.

Per quanto riguarda le foto, in alto a sinistra, Lucio Avigo sfoggia orgogliosamente la maglia del Rugby Brescia; poi, in senso orario, Avigo ed Ersilio Motta, gli ultimi due a destra, in occasione di una Rappresentativa lombarda; sotto, un biancocrinito Lucio Avigo in una partita di Old Boys del rugby; e infine la "perla", il nostro impegnato nella partita Francia - Italia, a Grenoble, nel 1963, che gli azzurri, guidati da una straordinaria persona cone Aldo Invernici, persero negli ultimi secondi mentre erano in vantaggio.

Ha scritto Enzo Gallotta:

Christchurch, costa orientale della Nuova Zelanda. Terra di kiwi e di All Blacks. “Ma tu non eri in campo con l'Italia, a Grenoble, quel giorno del '63?”. Sono passati anni da quella partita, persa all'ultimo minuto dal "quindici" italiano, il 14 aprile, giorno di Pasqua, in casa della Nazionale francese di rugby. La domanda è rivolta dall'avventore di un pub al distinto signore italiano seduto a un tavolo con la moglie e altri amici. Sono fra i componenti della comitiva di vecchie glorie del rugby azzurro in trasferta lunga dall'Italia.

Accanto alla signora Maria Rosa – nostra informatrice sulla circostanza - è Lucio Avigo, bresciano di città, classe 1939, acquisito alla “cittadinanza gardesana” per lavoro e domicilio. A Toscolano Maderno il suo buen retiro. Nella casa accanto allo stadio degli Ulivi, intitolato al campione olimpico e mondiale di calcio Ugo Locatelli, ci sono cimeli che la moglie conserva gelosamente. Ricordi della vita di uno sportivo autentico che se n'è andato improvvisamente dieci anni fa. Ricordato di recente, in coincidenza con l'anniversario della scomparsa, con un significativo omaggio impresso sulla carta a fatta a mano dai mastri cartai del Museo della Carta, nel corso della serata che l'Amministrazione comunale ha organizzato per premiare gli sportivi che si sono fatti onore nel campo proprio. Lucio Avigo non poteva mancare all'appello.

Tallonatore di ruolo, uomo di prima fila nel pacchetto di mischia. Azzurro numero 179, undici caps (presenze nella Nazionale maggiore, ndr), due volte campione d'Italia con la maglia delle Fiamme Oro Padova, numerose tournées con la Selezione azzurra in giro per l'Europa. Per tre volte, nel 1963 e nel 1965, fu chiamato dalla Old Rugby Roma per giocare alcune partite. Tra queste le due, in Gran Bretagna e a Roma, contro la formazione degli Harlequins, mitico club londinese. E il nostro bresciano-gardesano ebbe così l'emozione di scendere in campo a Twickenham, tempio del rugby inglese, ancora con le panche di legno per gli spettatori.

E' ricordato – scrive l'amico Silvio Basso nel suo volumetto “60 anni di rugby biancazzurro” (1989) – come uno dei giocatori bresciani più rappresentativi a livello internazionale. Entrato nelle file del rugby Brescia in giovanissima età, di temperamento calmo, riflessivo, Lucio Avigo oltre a possedere una classe e una preparazione specifica per il tallonaggio, ha saputo eccellere anche nel gioco aperto. Di lui si è detto e scritto che era dotato di un buon calcio, fatto abbastanza insolito per un tallonatore”. 

Chi scrive queste righe, analfabeta assoluto di palla ovale, ha conosciuto l'uomo. Che dalle regole non scritte del rugby ha mutuato stile di vita. Il rispetto, prima di tutto, per le regole e per gli avversari sul campo. Così nel quotidiano. Affabile, non disdegnava di prestarsi a qualche commento sulle vicende dello sport cui aveva dedicato i migliori anni con i ragazzi e gli appassionati che lo incontravano.

Tra la copertina e la prima pagina di un prezioso volume scritto a quattro mani da suoi amici di vecchio corso, Ugo Ranzetti e Beppe Vigasio, il tallonatore Lucio Avigo ha riassunto in 14 righe sulla mezza pagina ora ingiallita di un foglio a quadretti l’agenda della sua storia sportiva. Le riportiamo testualmente: “Inizio attività 1953. Fine attività 1969. Esordio in Serie A 1955/56. Nazionale giovanile 1956. 1^ Convocazione Nazionale A 1957 (Napoli contro Francia). Esordio 1959 contro Francia (a Chambery) Nantes. 1959/1961 Fiamme Oro Padova - 2 volte Campione d’Italia. Dal 1962 al 1966 vestito 10 volte maglia azzurra (totale presenze 11). Dal 1957 al 1966 innumerevoli tournées in G. B., Francia, Belgio come Selezione Nazionale Italiana. Per tre volte chiamato a far parte della Old Rugby Roma in tournée in G. B.. 1971 Allenatore Concordia Rugby Brescia”.

Aggiungiamo alcune note a margine e integrazione attingendo a mano libera, qua e là, dal volume di Ranzetti e Vigasio. I quali hanno apposto firme autografe sul testo regalato all’amico. Dicono che Lucio Avigo ha avuto i primi contatti con il rugby alla scuola media Mompiani, a Brescia, dapprima con Angelo Rocchelli e quindi con Aldo Invernici, personaggi storici della palla ovale bresciana. Avvio precoce, il suo. Ha 14 anni, non può scendere in campo per le norme del tempo. Dopo convocazioni nelle Selezioni giovanili, debutta da tallonatore in prima squadra con il Rugby Brescia a Livorno, Campionato ‘55/’56. Nel 1957 la prima convocazione in Nazionale.

Fra le tappe più significative a seguire, la tournée azzurra in Inghilterra ed Irlanda: incontri con London Counties, Blackrock  e Highfield. Nel 1963, in aprile, Avigo è in campo a Grenoble quel fatidico giorno della vittoria mancata d’un soffio contro la Francia: la Malapasqua del rugby nostro. Guidata da Aldo Invernici, la Nazionale in vantaggio 12-6, fu rimontata e superata nel finale, al  minuto 79.

Per il servizio militare, Lucio Avigo viene arruolato in Polizia, gioca nelle Fiamme Oro Padova. Mette la firma su due titoli consecutivi di campione d’Italia. Nel 1961 il ritorno a Brescia. Da tecnico rientra in squadra nel campionato 1971/1972, che si conclude senza fortuna. Infine, la militanza nell’Old Rugby Brescia, di cui è stato presidente onorario.

Nei mesi scorsi la moglie, Maria Rosa, ha donato al Museo del Rugby “Fango e Sudore” di Artena, in provincia di Roma, alcune maglie azzurre e di club, cravatte e scarpini del marito: Azzurro 179.

Alle righe fin qui a lui dedicate, aggiungo un pensiero caro a due amici prima che colleghi, con i quali ho avuto il piacere e la fortuna di condividere parte del mio cammino professionale. Entrambi sono stati grandi appassionati di rugby.  Sono: Ersilio Motta, che ho “scoperto” essere stato testimone di nozze di Lucio Avigo, a sua volta giocatore di palla ovale, sottile quanto appassionato critico sportivo, e Pierluigi Fadda, mio caporedattore al "Giornale di Brescia" ed in seguito direttore a "Il Giorno", che ha dedicato buona parte della sua attività professionale al suo sport d’elezione di cui ha scritto con Luciano Ravagnani “La storia del rugby mondiale dalle origini ad oggi” (Editore Roberto Vallardi, 2007) e di cui conservava un’ampia collezione: documenti, libri, fotografie e cravatte.

A loro e a Lucio Avigo il mio ricordo e queste povere righe. Certamente non complete per manifesta inferiorità sulla materia. Sono scritte con il cuore, mi si saprà perdonare.


Zidane, un moderno Bartolomeo Colleoni

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C'è chi ce li ha e chi non ce li ha. Scrittori della sua epoca scrivono che Bartolomeo Colleoni ne avesse addirittura tre, affetto da una patologia che si chiama poliorchidismo. E li mise sempre con grande orgoglio nel suo stemma e perfino sul sarcofago di sua figlia. C'è dell'altro. Bartolomeo esibiva pure il suo patronimico, Coglione, a cui studiosi di testicologia hanno cercato di dare diverse interpretazioni. La più semplice sembra essere quella che viene dal capostipite delle famiglia Gisalbertus Attonis detto "il Colione". Bartolomeo stesso scrisse in un documento ufficiale « duos colionos albos in campo rubeo de supra et unum colionum rubeum in campo albo infra ipsum campum rubeum », alimentando così il mito delle tre palle.

In un mondo dove i normodotati mi sembrano in netta diminuzione, mi ha fatto enorme impressione leggere stamane che Zinedine Zidane, grande calciatore non molti anni fa, ha dato le dimissioni da allenatore del Real Madrid, uno dei miti calcistici del mondo della pelota. Sua sponte, ha chiuso il rapporto con il signor Florentino Pérez, con il quale non andava più d'accordo da tempo. Il clamoroso gesto dopo aver vinto la settimana scorsa la finale di Champions, la terza vittoria consecutiva in due stagioni e mezzo di conduzione tecnica dei "bianchi" madrileni. Straordinario. Quindi la decisione è stata con il botto, lasciando il padre-padrone (pensava il medesimo) con un palmo di naso, lui che si era sempre arrogato il potere di licenziarli i suoi allenatori. Stavolta è stato licenziato...in contropiede.

Al contrario ne ho letta una pochi giorni fa da morir dal ridere. Si parlava di una squadra pure addetta all'esercizio della pedata e si affermava che nel campionato prossimo venturo lo schema tattico sarà il 4-3...ecc ecc. Dice: embè, che c'è di strano? Solo un piccolo dettaglio: la squadra non ha ancora un allenatore! Lo schema tattico chi lo ha deciso? Io non lo so, ditelo voi. So solo che il poveretto che deciderà di sedersi su quella panchina sarà solo un mero esecutore, e lo dovrà fare bene, obbediente, allineato e coperto se vorrà mantenere lo stipendio e , con espressione trita e ritrita, mangiare il panettone a Natale.  Niente di strano, vanno di moda i...monopalla, in politica, ecomonia, industria, amministrazione. Lo abbiamo visto anche in questi giorni, o no? Avessi letto un rigo per rimarcare la assurda situazione: non hai un allenatore, ma fai dei proclami annunciando con che schema giocherà la squadra? Roba da comiche. Va molto di moda l'esercizio della genuflessione, anche fuori dai posti di culto di qualsiasi religione.

A ridateme Bartolomeo!

Fra suocero, sua figlia e il genero chi arriva primo?

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Secondo me, hanno fatto una riunione in famiglia, a porte chiuse, e hanno deciso chi doveva arrivare per primo sul traguardo di Faenza, la bella Faenza piena di chiese, ceramiche, bei palazzi, e allori olimpici. Chi non ricorda Vincenzo "Pollicino" Maenza, oro nella greco-romana a Los Angeles 1984 e a Seoul 1988 e poi ancora argento a Barcellona 1992 nella categoria - oggi cancellata - pesi mosca leggeri al limite dei 48 chilogrammi? Imitato, a Beijing 2008, da Andrea Minguzzi, metallo prezioso nella categoria mediomassimi. Ma torniamo alla nostra famigliola, e non solo ad essa. Elio Forti è il padre, Stefania la figlia, Antonio il marito della figlia. Si tratta di terminare la "100 km del Passatore", chi taglia per primo il traguardo? Nelle famiglie di una volta in cima alla gerarchia c'era il patriarca. E in casa Forti si è sempre praticato il rispetto, l'educazione, i posti a tavola. E quindi, sotto il portale di arrivo passa primo Elio, per tutti "il Geo", dal fatto che di professione ha sempre applicato la geometria, dopo essersi guadagnato gli studi rosolando migliaia di polli e tonnellate di patatine nei campeggi di Manerba e dintorni, ed aver mandato a...(completate voi come volete) ingegneri e dirigenti della Cartiera di Toscolano Maderno che volevano addossargli, a torto, un errore non suo. Da quel giorno giurò: mai più con un padrone sopra la testa.

Nel "Clan Forti - Callegari" questo il podio: Elio primo in 14 ore 25 minuti e 9 secondi, poco più di un minuto sopra il suo miglior tempo; Antonio (tredicesima volta al "Passatore") è arrivato sei minuti dopo; Stefania invece festeggia la sua miglior prestazione migliorandosi di più di due minuti, tempo 16:56:19. Gli altri "centochilometristi". Debutto da applausi per Angelo Salerno: 12:42:37, un gran tempo. Vicinissimo al suo massimo Davide Simpsi, 37 secondi in più dello scorso anno (11:54:35, è stato il migliore del G.S.Montegargnano). Ha dovuto abbandonare Christian Ceruti, che l'anno scorso scese sotto le 10 ore.

Sua moglie Manuela ha finito (un anno fa dovette fermarsi) in compagnia di Alessandra Banalotti: 18:37:55. Stavolta gara non conclusa per Cristina Bersanini.

Foto, ringrazio i partecipanti che le hanno fornite alla redazione dell' "Eco del Pizzocolo"": da sinistra in alto e poi in senso orario, Stefania Forti mostra orgogliosamente il suo numero di gara; i nove "Cavalieri e Dame della Tavola Rettangolare"; un abbraccio lungo 100 km fra Alessandra e Manuela; e infine Antonio, Stefania e Angelo danno un saluto allo striscione d'arrivo.

Bracciate, pedalate, falcate sotto il Pizzocolo

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Dopo aver usufruito della generosa e gratuita ospitalità degli organizzatori per una sauna + bagno turco durata circa tre ore, accompagnata da uno sgradevole concerto di due urlatori, avremmo potuto utilizzare, sempre senza sborsare un centesimo del tanto vituperato Euro, anche di una intensa e rinfrescante doccia. Solo se avessimo dato retta a Mr Eolo (© Enzo Gallotta), all'anagrafe Alessandro "Sandro" Pellegrini, oppure Spell come usa siglare su un "foglio" locale, enciclopedia (sul serio) della vela e quindi, presumevamo, conoscitore di venti gardesani. Te lo raccomando! Al nostro sollecito richiamo di andarcene, ci tranquillizzava sulle imminenti evoluzioni atmosferiche, in senso positivo, a dar retta al suo vaticinare. A noi pareva di vedere che il monte Pizzocolo stava nu' poco incazzato nero...e da lì a poco...apriti cielo.

Vabbuò, anche questa è andata. Ce la racconta, in punta di penna, il nostro inviato a Toscolano Maderno, Enzo Gallotta, accompagnando un collage di foto riprese dal sito della manifestazione, tranne quella con i primi tre classificati in posa accanto al logo di "Sognando Olympia", che è stata scattata da Nicola Bonaspetti (grazie dai sognatori olimpici): al centro il francese Arthur Serrieres (Fra), il vincitore; a sinistra, il secondo, Arthur Forissier, pure francese; in terza piazza, il novarese Marcello Ugazio.

Allons enfants. Largo alla "Marsigliese". Soffia il vento del temporale che si annuncia alle spalle del Pizzocolo, con l’… eco di rombi cupi, sul tricolore francese che fa virare in bianco, rosso e blu i colori di "XTerra Lago di Garda", prima delle due tappe italiane dell’European Tour 2018 del circuito mondiale di triathlon off road che si concluderà a Maui, alla Hawaii. Sono transalpini, portano lo stesso nome, si assomigliano pure un poco, i primi due al traguardo del durissimo impegno tra lago e prime asperità di collina con passaggi nell’antica Valle delle Cartiere. Sul versante femminile, l’altra metà del cielo, il Garda è terra di conquista ancora per truppa straniera con un podio da Eurovisione: Repubblica Ceca, Austria e Regno Unito, nell’ordine.

Vive la France. Gambe, cuore e testa per i due Arthur. Terza piazza per il connazionale nostro, che di nome fa Marcello e di cognome Ugazio, in arrivo dalla “fatal Novara”, che si fa largamente onore. Così come chi si è impegnato per la preparazione dell’evento. Biglietto da visita prestigioso: vetrina grandi firme con scenari da incanto forniti da madre natura. Viaggio in formato guida rapida, per i più inconsapevole, nella storia. Sportiva e non. Dai fratelli D’Inzeo e Graziano Mancinelli, protagonisti qui del Concorso ippico internazionale negli Anni Sessanta, al Museo della Carta che ci riporta al 1381. Dalle vestigia della Villa romana dei Nonii Arii di Toscolano al corso del fiume che si è fatto largo verso il lago. Con la forza paziente dell’acqua a muovere magli ed elemento prezioso per il saper fare dei mastri cartai.

Si potrebbe continuare, ma meglio parlano i numeri. Circa 600 gli atleti presenti all’appello al ridosso della zona-cambio allestita all’ex Campo Ippico. Ventidue i Paesi rappresentati, una cinquantina i professionisti in campo per guadagnarsi un posto all’atto finale nell’isola dall’altra parte del mondo, in pieno Pacifico. Per l’occasione gli organizzatori mettono in campo le forze e le risorse migliori. In testa K3 Triathlon Cremona, complicità operativa dei ragazzi del Team Due Aceri con Mattia Borra, della Pro Loco, del Team XTribe e dell’Amministrazione comunale. Di primo piano, per spessore e impegno, il ruolo svolto da Alessandro Comincioli, delegato comunale allo Sport. Squadra ampiamente rodata sul campo con le precedenti edizioni di "XGardaman". Successo pure di pubblico, oltre che per partecipazione non marginale dei residenti. Applausi e incitamenti al passaggio degli atleti. Musica per duo di tromba e fisarmonica alle Fontane – dove sta parte delle radici di chi compita queste righe - scandiscono il vorticoso frullare dei pedali ad affrontare la salita verso Montemaderno.

Altri numeri? Ne basta uno: 15mila. Sono i contatti che accompagnano le immagini, in onda  pure sul grande schermo del Campo Ippico, che solcano l’universo del web atterrando (non certo a caso) sulla pagina Facebook del "Giornale di Brescia". Il commento in diretta è coordinato da Sandro Pellegrini, che ha reso possibile la diretta. Al suo fianco Ottavio Castellini, giornalista sportivo, uomo di Olimpiadi e Mondiali di atletica leggera. Cultore della materia per elezione, sua la Biblioteca Internazionale dell’Atletica Leggera che ha sede in Navazzo, in via Monsignor Tavernini. Esperti della materia triathlon ospitati a turno sono Massimo Massacesi, responsabile di "XTerra Italy", e Sara Tavecchio, tre volte campionessa italiana di cross triathlon, che ha apposto sigilli a ripetizione su "XGardaman" e non solo, ora iscritta ai ruoli degli organizzatori.

Non è tutto qui. Sono due giorni intensi, per la fine di settimana firmata "XTerra Italy". Sabato la prova dei bambini, con un centinaio di partecipanti, anticipa la giornata clou. Il mattino si apre con la prima gara su distanze Sprint. Un centinaio gli atleti che affrontano 750 metri di prova a nuoto nel braccio di lago di fronte al campo base, poi 17 chilometri in mountain bike e a chiudere la frutta è servita con 6 chilometri di corsa. Passaggi suggestivi sul lungolago, poi su verso il Pizzocolo nostro evitando il blocco della Statale con il sottopassaggio all’inizio di viale Foscolo, e visita – non guidata, per l’occasione – nella Valle delle Cartiere. Su e giù in bici e a piedi affrontando pendenze impegnative. Nello Sprint, podio tutto italiano. In prima posizione Alessandro Bonalumi, bresciano dell’Europa Sporting (1h39’14 il suo tempo). A breve distanza Matteo Violi (Vis Cortona, 1h41'25") e Walter Polla (Tri Alto Adige, 1h43’13”). Tra le donne, vittoria per la ceca Mariana Sopouskova in 2h00’42"), che fa tesoro di superiorità nella prova in bike. Podio, poi, per Giorgia Cantù (Raschiani Tri Pavese, 2h07’46”) e Lisa Salvalaggio (Ppr Team, 2h13’12”).

Allonsanfan. Questa volta lo scriviamo come è il titolo del film dei fratelli Taviani, che ha avuto come teatro di ciak di alcune scene Villa Bettoni, in quel di Bogliaco. Da queste parti. Artifizio e doppio salto mortale di neuroni utile ad introdurre la prova più tosta. Ovvero XTerra, che va in onda a partire dal primo pomeriggio. Con i “pro” che si presentano per primi ad affrontare il chilometro e mezzo di lago a nuoto: due tornate del tracciato delimitato dalle boe. Sono due transalpini i primi a uscire dall’acqua e a presentarsi al cambio per inforcare la bici. Arthur Serrieres, 24enne di Montpellier, precede di pochissimo l’amico e compagno di squadra Arthur Forissier, suo coetaneo di Tolosa, e l’italico Marcello Ugazio. I 34 chilometri in bike a seguire sono due giri di percorso duro, tra le colline e i poggi panoramici e le salite della Valle. Qui “les enfants” francesi staccano l’atleta novarese. A fare la differenza sono gli ultimi 11 chilometri di running che Serrieres conclude in 48’10” rifilando al connazionale 4 minuti secchi distacco. Questa la classifica finale per le prime tre piazze. Per i vincitori intervista in diretta web e stacco per servizio tv davanti allo striscione di "Sognando Olympia Tokyo 2020", il progetto multisport, culturale e territoriale promosso da un gruppo di amici di casa qui, a Bogliaco, Navazzo e Gargnano.

In campo femminile sugli scudi la 39enne ceca Helena Karaskova Erbenova, che conclude la galoppata vincente rimontando le dirette avversarie nella prova di corsa. Il suo tempo finale: 3h23’55". Con un solo minuto di distacco arrivo per l’austriaca Carina Wasle (3h24’59"), davanti alla britannica Nicole Walters (3h28’40”), la più veloce in acqua.

Nel frattempo, all’orizzonte si profilano nuvolaglie scure. Brontolii cupi verso il Pizzocolo, lassù. A ovest stessa situazione. Si alza il vento, il lago cambia umore e colore. “Non piove” dice l’esperto di turno. Non saranno sfracelli quelli che seguono, ma un po’ di pioggia Giove Pluvio la scarica. Eccome. Con buona pace delle previsioni. Tutto a posto. Non è qualche goccia d’acqua a fermare triatleti e compagnia cantante. Ci vuole altro.

Questa è giornata da ricordare. E che giornata! Sport e passerella promozionale per il nostro lago. Metà degli atleti è arrivata da oltre i confini. Presenze dagli States, Giappone e oltre. A far girare il motore dell’evento e l’industria del forestiero. Come scriveva un collega mio d’altri tempi. Ma questa è un’altra storia. Quella di oggi si chiama "XTerra", Toscolano Maderno, Cross Triathlon Off Road. Prossimo appuntamento del circuito il 22 luglio a Scanno, in terra d’Abruzzo. Si volta pagina. Già si prepara la prossima. Sarà una volta ancora tempo di triathlon. Da "XGardaman" a "XTerra". Per un Garda senza confini. Vai e non mollare. Mai.


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