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Del nostro Calendario 2020 si parla anche En Piasa

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Le belle sorprese fanno sempre piacere. Questa ce l'ha regalata Mauro Garnelli attraverso le pagine di «En Piasa», una pubblicazione periodica inventata tanti anni fa (siamo adesso al numero 103) che si occupa delle vicende culturali, politiche, sociali della piazza (da cui il titolo) di Gargnano e dintorni. Si possono leggere interessanti pezzi storici su questo angolo di Garda benedetto dal cielo, non mancano, talvolta, polemiche, anche se quasi sempre misurate, si dà conto delle iniziative culturali, mostre, concerti (ultimo in ordine di tempo quello straordinario di Uto Ughi, nella Chiesa di San Francesco, fortemente voluto e sostenuto dall' ex sindaco Gianfranco Scarpetta), presentazione di libri...o di calendari! Come il nostro. E dicendo nostro intendo dire: uno che se l'è inventato ma poi come al solito non fa nulla; poi quelli che hanno lavorato: Chantal, Pietro e Marco che, gambe in spalla, hanno scarpinato con i non leggeri apparecchi fotografici in groppa su e giù per la montagna che abbraccia, madre difensiva, Gargano e sue frazioni; Roberto che ha dato saggio della sua creatività una volta di più, e Paolo, che si è gestito la parte commerciale.

Adesso arrivano queste gentili, diciamo pure affettuose, righe di Mauro, che non è la prima volta che mi (devo parlare al singolare in questo caso) gratifica di eccessive attenzioni. Grazie, per quello che hai scritto stavolta, anche a nome degli altri compagni di cordata.

E, già che ci siamo, grazie anche a coloro che hanno dato concretezza numismatica all'apprezzamento estetico, rivolgendosi direttamente alla Tipografia Apollonio, di Brescia, che ha stampato le immagini in maniera superba, roba da esposizione, senza esagerare. Questi ringraziamenti corali vanno all'Assessorato allo Sport del Comune di Gargnano, al Gruppo Sportivo Montegargnano (che ha coinvolto l'Albergo Tre Punte e la Boutique Hotel Villa Sostaga), il Ristorante Pizzeria Running Club, l'azienda Agri - Coop Alto Garda Verde, il B&B Peter Pan. Che alcune centinaia di copie di questo calendario siano state distribute dentro e fuori del nostro territorio non può che farci piacere. Questa enclave che propone una natura di grande bellezza, lo merita ampiamente. Anzi, meriterebbe di meglio, molto meglio. Magari mettendo insieme forze più numerose, che abbiano soprattutto passione. I mezzi, le palanche, non mancano certo. Noi ci abbiamo messo le nostre, e ne siamo molto contenti.

Ma chissenefrega di Harry e di Meghan?

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A parte las Marias Chafarderas (espressione spagnola che indica le matrone che stanno a spettegolare tutto il giorno), sono convinto che di 'sta telenovela della famiglia reale inglese non gliene freghi a nessuno. Harry e Meghan lasciano la famiglia, la regina Elisabetta è seccata, Carlo minaccia di tagliare i fondi. Sono un po' di titoli che ho sbirciato, per forza, guardando i siti dei giornali italici. Ma manco fossero la famiglia regnante nel nostro allungato stivale! Che ne parlino il Times, il Guardian, il Sun, l'Indipendent, ma i nostri quotidiani che dedicano paginate? Io proprio non li capisco, va bene qualche notizia, ma questo bombardamento giornalistico. Questa sì che è violenza. Alla nostra intelligenza. Sono perfino andati a intervistare un esperto di protocollo reale per sapere cosa succederà ai due giovani scapestrati adesso che non possono più fregiarsi (adesso invece il verbo è: fregarsi) del titolo di «Altezza Reale».

In un mondo che non riesce più a tenere il conto delle guerre guerreggiate in corso; che ha perduto da tempo la contabilità dei morti ammazzati; che ha la sfrontatezza di far sapere (improponibili giornalisti che lo scrivete per fare gli originaloni, con la benedizioni dei vostri direttori senza morale) che nei primi tre giorni del 2020 un manager di grandi aziende ha già guadagnato come un lavoratore medio da qui al 31 dicembre; oppure, barbarie nella barbarie, che tale ceo (chi sa l'inglese sa cosa significa, per chi non lo sa dico che indica il numero uno max due di una grande azienda) della Boeing (aerei che, teoricamnte, dovrebbero volare) ha ricevuto un assegno di 62,2 milioni di dollari (56 milioni di Euro), la cifra staccata all'ex manager non prevede una buonuscita, ma si compone di incentivi di lungo termine, premi in azioni e schemi pensionistici. Nel bel mezzo della sua gestione il nuovo Boeing 737 Max ha fatto più di 300 morti in due incidenti aerei.

E invece, a sentire i quotidiani che troviamo in edicola ogni giorno, il nostro problema sono Harry e Meghan, e del loro appannaggio reale, tanto a questo si riduce il tutto: voglio farmi i c....miei con i tuoi soldi, nonna Betty. Ma a voi davvero vi frega qualcosa? Io non gioco più, oppure gioco solo mi date un AK-47, un giocattolo disegnato e realizzato dall'ing. Mikhail Kalashnikov, ce ne sono milioni, invenduti, e quindi a poco prezzo, negli arsenali ex sovietici.

Lasciatemi sorridere. Sapete cosa mi ha sollevato il morale? Leggere che le statue di cera di Harry e Megham sono state rimosse dalle gallerie dei palazzi reali. Ma non per loro, poveri figli alla ricerca di una propria automonia (presunta) e indipendenza (me ve de rider..., il quattrino verrà sempre dalla casa madre), ma pensando al nostro disastrato (e disastroso) Paese. Loro le statue di cera le rimuovono, noi le nostre «cere» politiche cele conserviamo gelosamente: Mastro Geppetto adesso elevato agli altari come leader dei progressisti italiani, quella faccia da Pinocchietto con un sorriso improbabile sempre stampato sulla cera appesa ad una cravatta azzurra, l'Incredibile Hulk che ormai bacia di tutto, vomitevole esempio di buzzurro. Poi ci sono i Grilli Parlanti, i ladroni son talmente tanti che se ne è perso il conto, le Fatine fanno un altro mestiere. Ma nessuno ce li toglie di torno.

La prego, diamoci del lei...come se fosse facile...

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Provo un piacere speciale - lo dico così per non essere volgare - quando mi riesce di leggere che qualcuno la pensa come me. Il motivo è che son pochi quelli che la pensano come me. Oppure, ci sono ma non si manifestano. Questa l'ho letta oggi, ritirando il mio plico di giornali all'edicola della cara signora Marcellina (e figlia) a Villa di Bogliaco, prima di salire al mio eremo dove i giornali in carta - quelli veri, difendiamoli fin che possiamo - non arrivano. Nel plico anche l'ultimo numero de «L'Espresso», quello di domenica scorsa. Come sempre una sfogliata panoramica per vedere cosa leggere per primo. L'occhio cade sulla rubrica «Noi e Voi», maneggiata con garbo, maestria e cultura da Stefania Rossini. Leggo, la firma sulla lettera indica il signor Emilio Zanchè. Tema: un malvezzo ormai dilangante e inarrestabile...Leggete.

"..., vorrei trattare il problema del dilagare del pronome «tu» e del tramonto del «lei». Ormai è impossibile entrare in un negozio senza sentirsi apostrofare come fossi un amico intimo con frasi tipo «Ciao, posso esserti utile?». Il tu è ormai invalso alle casse dei supermercati, nelle file davanti agli sportelli e con gli stessi addetti agli sportelli, cioè ovunque sia necessario uno scambio di frasi tra estranei. Il più delle volte chi ti parla così è giovane o giovanissimo mentre io ho stampati in faccia i miei sessant'anni suonati. Non è per l'età che mi aspetterei un po' di rispetto, ma è perchè trovo grossolano e improprio questo appiattimento delle distanze. Io do del lei a chi non conosco, quale che sia la sua età - ovviamente non infantile - e la sua posizione sociale. Inoltre, anche se volessi, non mi riesce di rispondere con il tu a chi lo usa con me. Le faccio un esempio: frequento più volte alla settimana un circolo dove un portiere sulla trentina mi saluta con frasi tipo «Eccoti qui!» oppure «Gli amici ti stanno aspettando». Ogni volta rispondo freddamente sottolineando nel tono che gli sto dando del lei. Niente da fare, è come se nella sua testa i due pronomi fossero la stessa cosa. Ultimamente ci si è messo anche il mio nuovo medico di famiglia, che ha sostituito un vecchio ed educato dottore andato in pensione. Mi ha accolto con:«Piacere di conoscerti! Ora ti visito e vediamo come sei messo». Che ne direbbe se L'Espresso lanciasse una bella campagna per il ritorno del lei, e quindi di un po' di educazione?"

Parte della risposta di Stefania Rossini. "...è una battaglia che io stessa ho perso più di una volta, fino a rinunciare...è passata alla storia una tagliente battuta di Togliatti:«Caro compagno, dammi pure del lei»...resta inimitabile una vignetta del nostro grande Altan che risale ai tempi in cui gli immigrati erano chiamati «vu comprà» e che resta tristemente attuale. All'uomo bianco che gli dice con supponenza «Cinque anni e diventi italiano», l'immigrato risponde:«E a quel punto mi darà del lei?» ".

Vien da rimpiangere i tempi nei quali i figli si rivolgevano ai genitori con il «voi». Vi assicuro che ho conosciuto qui sulla mia montagnetta del lago di Garda parecchi figli sessantenni e oltre rivolgersi al padre novantenne in questa forma, e alla mia palese sorpresa, un po' stupita per la verità, mi fu risposto che era sempre stato così per tutta la vita, e lo sarebbe stato sempre. Rispetto, educazione, riconoscimento di autorevolezza dei genitori: sostantivi che, forse, avanti di questo passo, gli Accademici della Crusca saranno costretti a cancellare dal Vocabolario per scarso o nullo uso.

Sono un temerario, vi dò appuntamento al 2020

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A tutti coloro che per amicizia, per compassione, per caso, per sbaglio,

leggono, o hanno letto, e continuano a leggere, o a guardare, queste miserrime pagine,

invio, a nome mio e del mio amico Monte Pizzocolo,

1581 metri di auguri per queste Festività

che incombono con la stessa imponenza della mia montagna.

Incantesimo, incantesimi, sul Montegargnano

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Formato extra large, ma la imponente mole del Monte Pizzocolo lo richiedeva. La copertina, armonizzata da Roberto Scolari, produce il primo notevole impatto. Mi ero entusiasmato all'idea circa due anni fa: produrre un calendario tutto dedicato al fascino della zona di mezza montagna e montagna che sta sopra Gargnano, lago di Garda. Dal 2017 sono venuto ad abitare stabilmente a Navazzo, una delle frazioni. Il mio cortile sta a 488 metri, come indica il congegno della mia auto Peugeot 2008, la terrazza dove passo il tempo leggendo e prendendo il sole (due attività di cui avevo dimenticato la piacevolezza) è qualche metro più alto, ovviamente. Davanti, mi godo lo spettacolo del Monte Pizzocolo, 1.581 metri, come dicono le mappe.

La mia idea ha trovato interpreti sensibili, appassionati, convinti. Sono tre amici da lungo tempo: Chantal e Marco Peiano, figli di due preziosissime persone come Giuseppina e Luciano cui mi lega lungo affetto e riconoscenza, e Pietro Delpero, marito di Chantal. Esercitano tutti mestieri diversi, ma li accomuna identica passione per la fotografia,e insieme ad altri amici hanno una loro associazione, parecchio attiva (Rullini a vento, il nome originale). Dunque, Chantal, Marco e Pietro, gambe in spalla, si sono sciroppati un bel numero di chilometri, in tutti i borghi, i sentieri, gli angoli affascinanti. Una mole notevole di materiale da ammirare, selezionare, scartare (operazione non facile), impaginare. Per dare l'idea complessiva del lavoro fatto, hanno creato un filmato di una decina di minuti che ha riscosso un notevole successo.

Calendario e filmato presentati, nella sala dell'Hotel Tre Punte, a Navazzo,  ad amici ed amministratori locali. Sottofondo musicale del cecoclovacco Bedrich Smetana, dal primo dei suoi poemi sinfonici cui diede il titolo «Ma Vlast», la mia patria, che è poi il senso della mia idea: dopo tanto girovagare, sono approdato qui, e questa è adesso la mia terra. 

La prima copia del calendario è stata consegnata a un ospite speciale: il signor Angelo, abitante di Navazzo, che da lì a pochi giorni avrebbe festeggiato, in ottima salute, il 96esimo compleanno. Bianco e rosso (che poi sono i colori del Comune di Gargnano, ma anche di Piacenza e del Principato di Monaco, altre mie «patrie») della Azienda Agricola Peri Bigogno hanno consolato la commozione (non trattenuta, come invece si dovrebbe) di qualcuno; un bel risotto con i funghi, preparato dalla «Brigata Alimentare» del Ristorante Running Club, ha fatto il resto. Svanita tutta la commozione!

E il Pizzocolo, pur nascosto da capricciose nuvole basse, sbirciava soddisfatto, anche lui un po' commosso - e giù acqua - per questa gradita notorietà.

In aggiunta alle quattro foto che vedete qui, scattate durante la chiacchierata da Giovanni Romano ed Elena Belpietro, cliccando sui loro nomi potete trovare, per ciascuno, due ampi servizi fotografici. A loro il mio personale ringraziamento e quello dei loro amici Marco, Pietro a Chantal. Riprodotto anche l'articolo del «Giornale di Brescia», a firma di Franco Mondini. Nelle quattro foto, in senso rotatorio, da sinistra: Encarnita e Ottavio consegnano la prima copia del calendario ad Angelo Zanini; Pietro Delpero nel suo intervento si è detto affascinato dalla bellezza di questo territorio nell'entroterra gargnanese che merita di essere conosciuto meglio; nella penombra, sullo sfondo delle sue montagne, Franco Ghitti, sicuramente uno degli uomini che meglio conosce questa natura; e infine i quattro ideatori e realizzatori del calendario: Chantal, Pietro, Ottavio e Marco.

 

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