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Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno

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Una lettera che dovrebbe far riflettere tutti. L'ho letta nella rubrica «Noi e Voi» curata dalla giornalista Stefania Rossini sul settimanale «L'Espresso» (11 novembre). Titolo: Mi guardo intorno e ho paura: adesso anch'io vedo il nemico. Questo è quello che vogliono da noi. Chi? Chi ogni giorno sparge odio, chi usa il sopruso per calpestare il più debole, il più indifeso, in ogni caso «l'altro», perchè ha un colore della pelle diverso dal nostro, perchè prega un dio che non ha lo stesso nome del nostro (come poi se non fossero tutti uguali), perchè mangia o beve qualcosa di diverso dalle nostre abitudini. Allora, dobbiamo odiarli, ignorarli, magari bruciarli mentre dormono sulle panchine perchè non hanno una casa e un letto come noi e allora fanno schifo. Poi, questi assurdi, tragici pagliacci si presentano in pubblico con la bibbia, congiungono le mani (un gesto che appartiene ad altra cultura religiosa, tra l'altro), invocano «il nostro essere cristiani». Come se poi ci fosse tanto di cui vantarsi, viste le barbarie di certi periodi storici della cosiddetta cristianità.

Ecco quello che vogliono e che fanno di tutto per ottenere: che ognuno abbia paura, che si chiuda in casa, che si barrichi davanti alle loro assurde televisioni con programmi idioti, sboccati, roba da rimbambiti. Vogliono riempire le case di Beretta 7.65 o di P38, di doppiette, con grande gioia dei costruttori di armi. Paura, abbiate paura, «l'altro» è il nemico, da eliminare in qualsiasi modo. E ci stanno riuscendo. Reagite, reagiamo, non diamogliela vinta. Disse Martin Luther King: «Un giorno la paura  bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno». Martin chi...? Chi è costui? Se poi sapessero che era nero, apriti cielo!

Questa le lettera di Marta Bianco:

Ho passato gli ultimi giorni a salire e scendere da un bus, un treno, tra Vicenza, Padova e Verona; cambi e scambi, accenti diversi - per me poi, «terrona» ! - pioggia e stanchezza. E un'unica, grande costante: la paura. Paura, perchè intorno a me ho visto l'odio per l'essere umano, il ghetto, l'esclusione. E peggio ancora - come già e meglio, intuito dalla senatrice Segre - ho visto l'indifferenza. Il grigio di questi cieli a me nuovi si è fuso con un grigio più brutto, più pericoloso: quello dell'anima di un popolo che si riconosce solo nella negazione di un altro. Ho guardato terrorizzata le orgogliose bandiere che, spuntando dai balconi, mi hanno spiegato tutto quello che fino ad ora avevo solo letto nei libri. Paura, perchè l'uomo che odia l'altro uomo, si abbandona ad una violenza feroce e iraconda, agli istinti più bassi e non filtrati da alcuna conoscenza. Ho imparato a credere in alcuni ideali, fissi e cristallini; e così ho sempre avuto fede nella gente, nelle resilienti possibilità di questo malconcio mondo. Fede nelle pagine chiare dell'umanità: i libri mi hanno raccontato anche questo. Ora però qualcosa di me si è sgretolato, ora cammino per la strada e guardo con sospetto: una borsa in mano ad una persona di origine mediorentale, una ragazza spaventata e sola che mi chiede di fare una telefonata, un uomo che cammina silenzioso dietro i miei passi. Demagogia spicciola, cattiva informazione mi hanno tolto, piano piano, quella luce. Mi guardo intorno e ho paura: adesso anch'io vedo il nemico.

Lo sapevate che il Garda è proprio bello?

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L'escursione da Villa di Salò al Castello di Padenghe lungo le colline moreniche attraversate dalla Bassa Via del Garda, organizzata dal Gruppo «La Variante»  di Gargnano, ha avuto doppio successo, perchè, grazie alla bella giornata anche se un po' freddina, ha richiamato un bel numero di appassionati camminatori. Hanno dato la loro adesione più di 40 partecipanti. I circa 18 chilometri del percorso hanno permesso loro di scoprire scorci ed emergenze storiche in appartati angoli dell' entroterra gardesano, pressoché sconosciuti ai gardesani stessi.

Chi scrive queste note - e non era fra i camminatori, ahimé per lui - adesso inserisce un ricordo personale di una località visitata da questa passeggiata: i Laghetti di Sovenigo, appena fuori Puegnago. Va pensiero, va... agli anni '80 quando, sui terreni adiacenti quegli specchi d'acqua drappeggiati di fiori di loto, un gruppo di amici organizzò per qualche anno gare di corsa campestre in un ambiente indimenticabile. Ricordi appunto, oggi, a stento, quasi nessuno degli addetti ai lavori (atletica leggera, di questo sto parlando, caso mai...) parla di corsa campestre, una attività fondamentale per i mezzofondisti e i fondisti. Bruno Bonomelli docet, o meglio non docet, oggi. Niente campi, meglio massacrarsi i tendini fin da giovani correndo due, tre volte la settimana su strada, su asfalto. Grande scelta! Infatti si vedono i risultati...

Torniamo alla nostra passeggiata e alle bellezze del Garda, molte, tante, in gran parte sconosciute. A corredo di queste righe, un'immagine del gruppo arrivato al Castello di Padenghe. Altre foto e un commento sono pubblicati sulla pagina Facebook Bassa via del Garda e dintorni.

«Spiridon», metti un giorno, quel giorno

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La rivista telematica «Spiridon», versione italiana, ha dedicato un apprezzato articolo, firmato Giorgio Barberis, alla giornata celebrativa dei due primati del mondo che Giuseppe Gentile stabilì durante la qualificazione e la finale dei Giochi Olimpici di Mexico '68. «Omaggio a un campione: Giuseppe Gentile», il titolo della iniziativa, tenutasi domenica 21 ottobre in un albergo di Agazzano, in provincia di Piacenza. «Spiridon Italia» continua la tradizione di «Spiridon», che considero la più intelligente pubblicazione sul mondo della corsa, allora nascente, partorita, nel 1972, da una idea di due svizzeri, Noël Tamini e Yves Jeannotat. Si parlava davvero di corsa, della sua filosofia, dei piccoli e grandi eventi, della storia del podismo, con una ricchezza di informazioni che non ho mai più ritrovato. Non era una giornale-bottega di scarpe e di magliette, di sospensori e diete più o meno fantasiose, come le pubblicazioni che sono venute dopo, business e poco altro. Esiste uno «Spiridon» anche il Germania, fondato dal maratoneta (due edizioni dei Giochi Olimpici, 1968 e 1972) Manfred Steffny. Quella italiana ha un «taglio» diverso, non molta corsa, ma molta «politica sportiva», con le istituzioni (Federatletica, Comitato Olimpico) spesso e volentieri sulla graticola.

Giorgio Barberis, torinese, giornalista di lungo corso e mestiere in gran parte alla redazione sportiva de «La Strampa», è uno dei collaboratori della rivista di Giors Oneto, che si avvale anche delle firme di Augusto Frasca, Vanni Loriga, e, di altri, di volta in volta. Considero Giorgio un amico, da sempre, sul piano personale, e un serissimo professionista. Bene, lui, Giorgio Barberis, alle «Gentileidi» c'era, ha scritto di quell'evento, non se lo è fatto raccontare, ha preso l'auto e, da Torino, si è sciroppato i suoi bei chilometri fino alle rive della Trebbia. Altri molto più vicini, erano troppo impegnati, avevano problemi familiari, di lavoro,  e non hanno trovato il tempo neppure per fare una telefonata. Ma aspirano al Premio Pulitzer, dovranno però aspettare il 2019 perchè quelli del 2018 sono già stati assegnati.

Sarcasmi (voluti, fortemente voluti) a parte, un ringraziamento grandissimo per quanto scritto da Giorgio, ma anche a Giors che ha ospitato lo scritto sul suo giornale. Di Oneto mi paice ricordare che fu il primo in Italia a promuovere la rivistina, era un formato piccolo, di Tamini e Yeannotat. Parole, quelle di Barberis, che hanno colto lo spirito e l'impegno di chi ha voluto questa celebrazione, che non ha distribuito medaglie d'oro (pagate con i soldi degli altri...), ma ha elargito affetto, passione, rispetto per lo sport nel quale molti di noi ancora, ma per quanto?, si riconoscono. Ricambiati come? Con un silenzio assordante da parte di chi dovrebbe cogliere al volo queste iniziative. Se qualcuno leggerà, mi sappia dire, per favore, quante volte si sono visti tanti campioni, primatisti, medagliati, di una stessa specialità riuniti insieme? Merito, non mi stancherò mai di ripeterlo solamente di Erminio Rozzini, che del salto triplo ha fatto una «religione».

Grazie Giorgio, Grazie«Spiridon»!


Anzi, metti due appassionati, di quelli ai quali le poltrone non interessano, che all’atletica hanno sempre dato tanto, ben più di quanto possono aver ricevuto e sono sempre pronti ad aprire il portafoglio per realizzare qualcosa di concreto: basta un attimo perché nelle loro teste frulli una nuova idea e da quel momento si dedicheranno con tutte le loro forze a realizzarla. Così è nata, circa un anno fa, ad Ottavio Castellini ed Erminio Rozzini, la voglia di festeggiare Beppe Gentile, mezzo secolo dopo quei due giorni, il 16 ed il 17 ottobre del 1968, nei quali a Città del Messico ottenne due primati del mondo ed il bronzo olimpico del salto triplo. Dapprima si sono mossi, poi hanno coinvolto qualche amico, in primis il gruppo Progetto Multisport “Sognando Olympia” e l’Atletica Agazzano, ottenendo anche il patrocinio non oneroso del Comune a una manciata di chilometri da Piacenza. E sono state così poste le basi per una domenica di festa alla quale hanno partecipato in tanti, ben più di quanti gli “organizzatori” si aspettassero.

Meglio così, perché è stata festa grande. Inutile soffermarsi su quanti si era, certo è che nella grande sala dell’albergo di Agazzano che ci ha ospitati in molti sono stati costretti a restare in piedi e per il pranzo successivo è stato necessario predisporre in fretta e furia una seconda sale perché quelli che hanno voluto restare fino alla fine sono stati ben oltre cento.

D’altronde il piacere di festeggiare un Campione, mezzo secolo dopo la sua impresa sportiva più significativa, non capita tutti i giorni e, con una punta di malignità, potremmo aggiungere che per i nostri nipoti fra 50 anni poter festeggiare i campioni di oggi sarà ancora più complicato. Ma lasciamo perdere. Dunque, innanzitutto merita una piccola spiegazione del perché si sia finiti ad Agazzano: in questo paese è vissuto Giovanni Baldini, che fu compagno di stanza in molte occasioni proprio di Gentile e Crosa. Adesso è il figlio ad occuparsi di mandare avanti la baracca atletica, peraltro con buoni risultati e la “promessa” Andrea Dallavalle come fiore all’occhiello. 

Beppe Gentile, anche se l’antico compagno di stanza non c’è più, è rimasto legato alla famiglia Baldini, ed ha accettato subito l’invito che gli era stato rivolto. A questo punto Rozzini si è impegnato per costruire intorno a lui una “squadra” degna del Campione mentre Castellini si è occupato del contesto della festa, compresa la “chicca” di contattare Giorgio Fracchia, figlio del compianto Luciano, per avere delle immagini da proiettare.

Ne è scaturita una celebrazione a dir poco sontuosa, alla quale erano assenti gli “affezionati delle poltrone”, con ospiti tutti gli italiani che hanno firmato tripli salti oltre i 17 metri (in rigoroso ordine alfabetico Dario Badinelli, Paolo Camossi, Fabrizio Donato, Daniele Greco, Fabrizio Schembri) e le azzurre che hanno scritto la storia della specialità (Antonella Capriotti, Barbara Lah e Magdelin Martinez, mentre Fiona May ha inviato un messaggio essendo impedita ad essere presente) al femminile.

La “chicca” cui abbiamo accennato è stata la proiezione del filmato dei salti messicani di Gentile e dei suoi principali avversari, da Sanayev e Prudencio. Immagini
inedite, girate da Luciano Fracchia, presentate al pubblico per la prima volta in assoluto: neppure Gentile aveva mai avuto occasione di vederle e l’occasione di rivivere quei giorni è stata commovente.

Immagini a parte, è stata una mattinata ricca di ricordi e aneddoti, con Guido Alessandrini e Franco Bragagna e gestire gli interventi e Beppe Gentile a confermare quanto già si sapeva e cioè che Campione vero significa anche proporsi con giusta modestia, peraltro confessando che quei giorni messicani sono presenti e vivi come non mai nella sua memoria.

Alla fine, altra “chicca”, Castellini ha fatto dono ai presenti della sua ultima opera, un volumetto dal titolo stuzzicante “Giasone e il vello di bronzo”, ispirato al performance cinematografica di Gentile con la regia di Pier Paolo Pasolini, nel quale ripercorre la storia del salto triplo e dei suoi campioni, arricchendola con brani tratti da volumi che fanno parte della sua preziosa, e probabilmente unica, collezione-museo creata anno dopo anno con minuziose ricerche ed oggi aperta a chi la vuole vedere, o meglio ancora consultare, in quel di Navazzo, pochi chilometri da Gargnano, sul lago di Garda.


Giorgio Barberis


Pietro Delpero presenta «Le Fantozziadi»

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I milioni di lettori de «L'Eco del Pizzocolo» hanno imparato a conoscere Pietro Delpero, uno dei nostri fotografi ufficiali. Avrete visto il megaservizio fotografico sulla giornata «Omaggio a un campione: Giuseppe Gentile» dello scorso 21 ottobre. Per dirme una. Domani il Museo nazionale della fotografia, stabilmente domiciliato a Brescia, ci offrirà l'occasione di conoscerlo meglio e di curiosare nella sua espressività di fotografo che ha trasformato una passione in una dedizione quasi totale. A parte guadagnarsi la pagnotta da un'altra parte, perchè i soli emolumenti pizzocoliani non gli bastano.

Alle 17, nella sede del Museo, ubicata nel cuore della città della Leonessa, quella Contrada del Carmine che ha una storia lunga e antica quanto la stessa Brescia essendone stata uno dei nuclei fondanti attorno al Cidneo, Pietro presenterà la serie fotografica realizzata durante la «Coppa Cobram del Garda» nei due ultimi anni; la manifestazione è alla sua quinta edizione. Si tratta di una rievocazione goliardica della «temuta gara ciclistica» con tanto di abbigliamento in tema e bici storiche, parodia che prende spunto dal libro e dal film di Paolo Villaggio «Fantozzi contro tutti». Un modo per endere omaggio ad uno dei personaggi più amati del cinema italiano, l'indimenticabile ragionier Fantozzi. Una occasione per i partecipanti alla simpatica farsa gardesana per una giornata di divertimento. Pietro ha fissato con i suoi obiettivi i volti, le maschere, le situazioni riprodotte dai partecipanti e che ricordano gli esilaranti episodi del film. Una occasione per riderci sopra, i dimenticare quelli che ci fan piangere.

Riassumendo: ore 17, Museo nazionale della fotografia, Contrada del Carmine 2F, a Brescia, «Incontro con l'autore: Pietro Delpero e le sue Fantozziadi».

A spasso sulla affascinante Bassa Via del Garda

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Franco Ghitti ama le montagne del Garda, credo tutte ma in particolare quelle della sponda bresciana, come nessun altro. Ci ha camminato sopra, ne ha scoperte, le ha rilevate, disegnate, segnate, soprattutto ripulite. Quello che si dice: uno che davvero vuol bene al suo territorio. Non sono certo io che scopro Franco Ghitti. Se pesassi qualche chilata di meno e avessi potuto continuare a camminare come facevo nei primi mesi dell'anno scorso, forse una qualche girovagata con Franco e i suoi amici la potrei fare. Franco, periodicamente, mette in strada, anzi sentiero, la riscoperta di itinerari nell'entroterra gardesano, soprattutto in quella che si chiama Bassa Via del Garda. Nel programma allegato ci sono tutte le «istruzioni per l'uso» di una di queste passeggiate istruttive che si farà domenica.

Codicillo: Franco Ghitti, insieme ad altri, uno di questi il mio e suo amico Elio Forti, ha messo in piedi un trial (traduzione nella nostra bella lingua: cammino, adesso se ne fanno ovunque, vanno molto di moda fra i camminatori) che si chiama appunto BVG, Bassa Via del Garda, che parte da Salò e arriva a Limone del Garda. Tre diverse distanze: 25, 50, 75, parliamo di chilometri, chiaro per tutti? In cinque edizioni si è già imposta sia in ambito nazionale che internazionale, eran circa 700 anche alla competizione dello scorso aprile. Se volete appuntarvi la data della prossima edizione: 6 aprile 2019. Se poi volete anche saperne di più, questo è l'indizzo giusto. Intanto cominciamo - cominciate - con doman l'altro da Villa di Salò al Castello di Padenghe.

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