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Last updateMar, 26 Mar 2019 10am

Superare i pregiudizi? Parlarsi, magari sottovoce

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"Per ridurre pregiudizi e stereotipi non c'è altra via che instaurare una comunicazione con i gruppi oggetto di pregiudizi, magari incominciando a conoscere i singoli membri del gruppo, onde evitare di applicare automaticamente al singolo il pregiudizio negativo che investe l'intero gruppo. Ma se già abbiamo difficoltà a parlare con quelli simili a noi, come facciamo a parlare con quelli che percepiamo diversi da noi?"

Questa è la «chiusa» dell'articolo di Umberto Galimberti (filosofo, sociologo, psicanalista e gionalista de La Repubblica) sull'ultima pagina dell'inserto settimanale «D» di sabato scorso, 8 settembre. Titolo: Stereotipi e pregiudizi. Troppo facile essere d'accordo con l'editorialista. Credo che ciascuno di noi lo possa verificare quasi ogni giorno: non si riesce più a parlare esprimendosi civilmente, con toni pacati, magari fermi nel difendere le proprie idee, ma rispettosi degli spazi degli altri. Tutti gridano, inveiscono, spessissimo insultano. Un mondo che sta regredendo rapidamente verso un'era animalesca, bestiale. Il verbo che va di moda? Sbranare.

Centomiglia, altro obiettivo, altra visione

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Dopo quelle di Marco, ecco le foto che un altro amico, Pietro Delpero, che ha guardato la «Centomiglia» con i suoi occhi e i suoi obiettivi dal motoscafo che lo ha scorazzato su e giù per il lago. Qui trovate una selezione dei suoi scatti.

Centomiglia solo da guardare, anzi ammirare

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Le due belle immagini che potete ammirare sono state scattate dal mio amico Marco Peiano alla «Centomiglia» numero 68, sabato scorso su un Garda luminoso. Se aprite qui trovate un piccolo album, selezione degli scatti di Marco. Nei prossimi giorni darò spazio a quelli di Chantal e Pietro, e alle loro diverse sensibilità nel guardare dentro ad un obiettivo. Marco, Chantal e Pietro si sono alternati sulle barche messe a disposizione dal Circolo Vela Gargnano, grazie all'impegno personale di Renzo Domini, che alla fine ha trovato la quadratura di una operazione che non è stata per nulla facile. Per fortuna che era appena rientrato da un soggiorno in Tibet dove, grazie ai monaci di lassù, aveva fatto un corso di pazientologia. A lui e agli altri amici del CVG un sentito ringraziamento mio e dei miei compagni fotografi.

Palio della Quercia, quando la serietà paga

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Non voglio ripetere il titolo, un esigente caporedattore mi tirerebbe le orecchie: un buon titolo di giornale non deve essere la banale ripetizione di una riga del testo. Or dunque, quello che volevo esprimere sta nel titolo: la serietà del gruppo organizzatore del meeting internazionale di atletica «Palio della Quercia» che ha celebrato il suo rito muscolare un paio di settimane fa, circa. Ma, per me, ancor di più vale la continuità nel tempo, 54 edizioni in fila, una dopo l'altra, senza sgarrare, un metronomo. E anche quando non c'era trippa per gatti, o scarseggiava. Nella durata temporale si misura la compattezza, la tenacia, la solidità. Il tutto condito con la consapevolezza di non organizzare i Giochi Olimpici o i Campionati del mondo, ma di offrire uno spettacolo atletico degno, talvolta con qualche «punta», talvolta con una qualità media, comunque tendente all'alto più che al basso. Il tutto, sappiatelo, con poca «moneta», senza scialare, attenti al borsellino. Si fa con quel che c'è, come nelle famiglie di una volta. Una lezione che purtroppo non ha mai imparato la nostra classe politico - amministrativa, il Bel Paese è pieno di debiti, e quando sei insolvente nessuno ti fa credito. Invece a Rovereto, nella sede della Quercia, tutto il an et quantum debeatur viene sollecitamente onorato. Lezioni organizzative e amministrative ereditate da Edo Benedetti, da Armando Gramegna, da Renzo Azzolini, con un diligente scolaro come Carlo Giordani, uno dei davvero pochi grandi uomini dell'atletica nazionale, un Cincinnato che ha rifiutato onori fatui per dedicarsi anima e corpo alla creatura che altri avevano generato. Bravi, querciaioli, resistere, resistere, resistere. L'atletica ha bisogno di voi, più che mai.

Adesso pappatevi il comunicato emesso dal club roveretano, da cui capirete il senso delle righe precedenti.

Il «Palio Città della Quercia» è il secondo meeting di atletica in Italia, preceduto soltanto dal «Golden Gala» di Roma. La IAAF, la Federazione internazionale, ha diffuso il ranking mondiale, che viene stilato sulla base di una serie di parametri: i risultati tecnici ottenuti nel corso del meeting, la presenza di campioni olimpici, mondiali ed europei, il numero di Nazioni partecipanti ed altri ancora. Rovereto si colloca al 31esimo posto assoluto nel mondo, precedendo grandi città come Mosca, Barcellona, Varsavia, Sydney, Praga, Marsiglia. Ai primi posti Montecarlo, Eugene, Zurigo, Bruxelles, Parigi, Losanna, Rabat, con il «Golden Gala» al nono posto. Per quanto riguarda gli altri meeting italiani Padova si colloca al 34esimo posto, mentre Lignano Sabbiadoro all’86esimo.

Quindi un traguardo prestigioso per il “Palio”, che nel corso degli anni ha saputo scalare la gerarchia mondiale degli eventi di atletica, grazie al lavoro della Quercia Trentingrana, cui fa capo il Comitato Organizzatore. Rovereto è sicuramente la città più piccola fra quelle presenti nei primi 50 posti del ranking mondiale. E molti si stupiscono, all’estero, ma soprattutto in Italia, che ha visto sparire eventi importanti come Milano, Torino, Firenze, Rieti, Viareggio, Formia. Rovereto cerca di resistere in mezzo a tante difficoltà ed è già proiettata sull’edizione 2019 (data probabile giovedì 27 agosto), lavorando anche con Comune e Provincia per il rifacimento della pista dello stadio Quercia, ormai usurata dall’intenso utilizzo e dal tempo.

P.S. - Agganciandomi all'ultima frase: proprio per inaugurare la nuova pista di atletica, nel 1964, nacque a Rovereto una riunione nazionale: quell'anno vennero organizzati i Campionati nazionali del Centro sportivo italiano, il conosciuto C.S.I., ente di promozione sportiva di matrice cattolica. Magari uno dei prossimi giorni di parlerò di quei tempi.


Centomiglia, acqua, vento e tanto Garda

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Ma chi se lo ricorda? Forse Sandro Pellegrini, il Pico della Mirandola della vela gardesana, e limitiamoci oggi al Benaco. Io che non so neppure cosa sia una vela mi sono accorto del dettaglio perchè cerco di applicare la lezione che mi impartì, duramente, un burbero professore al Liceo Scientifico Lorenzo Respighi (astronomo) di Piacenza. Mi apostrofò dopo una interrogazione:" Poichè non sarai mai un genio, cerca almeno di essere diligente". Ne ho fatto una regola nei vari mestrieri che la vita mi ha obbligato a fare. Avendo deciso di scrivere una «roba» sulla «Centomiglia» che nel cuore sta ad alcuni amici miei del Circolo Vela Gargnano, ho rimosso dallo scaffale «Sport Vari» della mia non piccola collezione di libri sportivi il volume, meglio volumone, «Centomiglia, sessant'anni di vela», che mi regalò qualche anno fa il mio amico Franco Scarpetta, all'epoca pirotecnico sindaco di Gargnano. Pubblicazione edita dal Circolo Vela Gargnano, coordinata da Pico in prima persona, fior di libro.

Visto che domani spenderò la mia giornata al Circolo in piacevoli conversari, ascoltando le notizie della lunga regata attorno a questo affascinante specchio di acque che bagna tre Regioni, noi stando ben aggrappati a quella lombarda, ma par di essere, specie in tempo di solleone, in un Land teutonico, mi ha punto curiosità di sfogliare il librone. Non che abbia imparato molto, però mi sono accorto di un dettaglio insignificante. Sessantasette anni fa, nel 1951, quando la «Centomiglia» venne alla luce, meglio alle acque, il calendario scandiva la stessa data: 8 e 9 settembre. Non ditemelo, lo so da solo: chissenefrega. E per sentirmi dire la stessa cosa per la seconda volta, vi informerò anche che la regina (qualcuno dice un po' invecchiatella, ma qualcosa gli rode...) delle regate veliche in acque interne, a dire lacustri, ha usato le stesse date del calendario anche nel 1979, nel 1984, nel 2007 e nel 2012. Per l'amor di Dio, basta così, altrimenti non mi fanno più entrare al porticciolo della Marina di Bogliaco.

Mi son messo a leggere invece quanto scrisse il primo vincitore, Umberto Peretti Colò , socio della Compagnia della Vela di Venezia, il quale portò al successo il sei metri «Airone». Non credo che tutti abbiano (io sono un privilegiato) il librone del CVG, e allora ricopio diligentemente quanto scrisse el sior Umberto. Forse noterete che c'è scritto «Cento Miglia», son curioso di sapere la storia del nome, me la può chiarire solamente Pico. Un ringraziamento agli amici circolovelini per il saccheggio che sto per fare.

"Una regata che si svolgesse facendo il giro del lago era una vecchia aspirazione di noi tutti velisti del Garda, ma le difficoltà di organizzare una simile regata avevano sempre fermato agli inizi ogni iniziativa.  Finalmente, per merito di un nuovo Club formato da giovani animati da vivo entusiasmo, venivano rotti gli indugi e, affrontando difficoltà e responsabilità non certo piccole, veniva organizzata la prima Cento Miglia del Garda.

Ebbi la fortuna di parteciparvi e anche quella di vincerla. Fu una gara estenuante per la sua lunghezza, ma entusiasmante per il suo svolgimento e soprattutto per il sapore di avventura che quella prima edizione comportava. L'organizzazione, lo dico subito, si dimostrò ottima sotto tutti gli aspetti e superiore ad ogni attesa. E di ciò va dato lode incondizionata ai pionieri che con tanto coraggio avevano assunto l'impresa.

Il tempo fu propizio allo svolgersi della regata e per quanto il vento a volte sia mancato, ma per fortuna solo per brevi periodi, si è avuto dopo il primo passaggio a Gargnano, avvenuto dopo le ore 17, la parte più difficile della regata, essendo calata la notte prima del passaggio a Gardone.

Sul far dell'alba, ci siamo trovati scaglionati nel tratto Sirmione - San Vigilio; durante la notte avevamo perso due o tre posizioni, probabilmente per non aver tenuto la rotta sotto costa dove sempre c'era stato un po' di vento, essendo stato in bonaccia al largo. 

Col levar del sole, venne quello che per me era il vento ideale, cioè la tramontana, il cosiddetto Péler, e naturalmente, disponendo di una barca più boliniera, raggiunsi rapidamente la testa e dopo la traversata da Torri a Gargnano, con tutto a riva e il bordo in acqua, tagliai il traguardo con la soddisfazione che ognuno può immaginare. Regata interessantissima con 24 ore di vela appassionanti.

Partecipai ad altre tre «Centomiglia» con minor fortuna che nella prima edizione, ma ebbi il piacere di misurarmi con fortissimi avversari che meritarono pienamente il successo ottenuto, ma ogni regata è stata un godimento e una magnifica esperienza sia col bello che col cattivo tempo. Chi ha partecipato anche una sola volta alla 100 Miglia del Garda, credo che ben difficilmente non rimpianga di non poter partecipare a qualche edizione successiva".

Umberto Peretti Colò, sempre con «Airone», fu quinto nel 1952 e settimo nel 1953, e con «Forse» fu dodicesimo nel 1953, con i colori dello Yachting Club Torri. Dopo 67 anni il ricordo di quell' «Airone» vola ancora sulle acque del Garda, insieme alla «Centomiglia» o «Cento Miglia del Garda» o «100 Miglia del Garda», scrivetelo come vi pare. E, ammettetelo, festeggiare il 68esimo compleanno è pur sempre una bella età. Innalziamo il Gran Pavese, lunga vita alla «Centomiglia».

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