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Gli assassini sono tutti uguali? Non è mica vero

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Sto cercando qualcuno che mi spieghi molto chiaramente, ma molto molto, eh? perchè un tale spara da una finestra di un hotel a Las Vegas e massacra 59 persone, ne ferisce altre 527 che assistono ad un festival canoro, e viene definito  "un folle pieno di problemi, un individuo molto malato". Non erano ancora finiti gli spari che un agente molto speciale della FBI si è precipitato a dichiarare che lo sparatore non aveva alcun collegamento con organizzazioni terroristiche internazionali. Per la CIA ha parlato il portavoce: "le agenzie di intelligence sono consapevoli della rivendicazione dell'Isis ma bisogna usare cautela e non saltare alle conclusioni prima che i fatti siano stati accertati". 

Un tale, in un'altra parte del mondo, prende un coltello da macellaio, entra in una stazione, taglia la gola a una ragazza, ne sgozza una seconda, e di lui si dice "riteniamo si tratti di un attacco terroristico. Sembra che l'individuo che è stato ucciso avesse diverse identità". Niente cautela, conclusioni immediate, prima ancora di conoscere la vera identità di Jack Lo Squartatore.

Ma tu pensa che strano è questo mondo! Dopo aver letto e riletto, sono arrivato ad una conclusione, tutta mia: i morti ammazzati e i loro assassini non sono tutti uguali. E quale sarebbe la differenza? Ne ho scovate due, per il momento. Nel primo caso il "folle pieno di problemi" (quali? finora nessuno lo ha spiegato) è entrato in un lussuoso hotel, ha prenotato una lussuosa suite, si è portato in camera una montagna di valigie (leggo, dieci) piene di 28 armi, e si è messo a mitragliare i patiti di musica country che si divertivano al Festival nella piazza sottostante. Stephen Paddock li ha massacrati in solitudine e nessuno sa cosa abbia detto mentre sparava. 

L'altro, Ahmed Anachi, alla stazione Saint-Charles di Marsiglia, ha sgozzato due innocenti ragazze al grido di "Allah akbar". E qui non ci sono dubbi: terrorismo. Lui non è "un folle pieno di problemi", no no, "è un terrorista".

La seconda differenza: uno si chiama Stephen, l'altro Ahmed. Può uno che si chiama Ahmed non essere un terrorista?

Pensate che casino se "l'individuo malato" Stephen intanto che sparava avesse gridato in completa solitudine "Allah akbar" e qualche microfono segreto lo avesse registrato! Avrebbe gettato nella più nera disperazione il tipo che si è fatto catramare sulla scatola cranica una specie di swoosh tipo logo della Nike (sembra che il calzolaio di Beaverton gli abbia chiesto i diritti per utilizzo del famoso "baffo") e gli aderenti a quella benemerita organizzazione umanitaria chiamata FBI.

Ma tanto chissenefrega? L'importante è che la strage di Las Vegas ha regalato  a Wall Street una giornata d'oro ai grandi produttori di armi. I titoli di American Outdoor Brands (la ex-Smith & Wesson) e della Sturm Ruger sono saliti di oltre il 3%. Quelli della Olin - che fabbrica munizioni - del 6%. Non sono riuscito a trovare una notizia finanziaria sull'andamento in Borsa delle aziende di Solingen, nel Nord Reno - Westfalia, conosciuta come "The city of Blades" città delle lame: Dreiturm, DOVO Solingen, Wüsthof, J.A. Henkels, Böker, Klauberg, Eickhorn-Solingen, e decine di altre. O anche delle aziende di Maniago, provincia di Pordenone, altrettanto famose nel mondo, per esempio la "Due Cigni" che vedevo sulle forbici che usava mia madre Adalgisa (la quale mi raccontava un altro mondo quando ero bambino, non questo folle assurdo di oggi). Il mercato finanziario dei coltelli da cucina non ha reagito al massacro della stazione di Saint-Charles. Stranezze dello Stock Exchange.

Passeggiando fra amici all'ombra del Pizzocolo

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Sabato 30 settembre (completo servizio fotografico qui) il nostro amico Elio ha allestito la consueta gara sociale riservata agli aderenti al GS Montegargnano, club sportivo che esiste da 46 anni e che di meriti, sportivi e sociali, ne può elencare a centinaia, primo fra tutti quello di organizzare - e qui gli anni sono 44 ininterrotti - una corsa podistica nata come "La Camináa", versione dialettale locale di "camminata", e poi trasformatasi in "Diecimiglia del Garda", sull'onda di una idea (forse) troppo ambiziosa. Ma sempre meglio sognare in grande, se si deve sognare. E non furono solo sogni, credetemi, basta leggere l'albo d'oro che elenca ordinatamente campioni che hanno attinto vertici olimpici e mondiali, campioni che poi altri in giro per il nostro allungato stivale si sono gloriati di avere invitato pagandoli fior di dobloni, scuciti alle tasche di amministrazioni pubbliche compiacenti. Qui, molto spesso, diciamo quasi sempre, si sono messe le mani nelle proprie tasche, non in quelle pubbliche, anzi talvolta rimanendo beffati da promesse poi non mantenute. Intendiamoci: gli amici non sono mai mancati, e anche generosi, in tempi andati. Ma non voglio addentrarmi in meandri che mi porterebbero come il padre Dante "ne la città dolente e tra la perduta gente".

Un solo vero, grande, inconfutabile fatto resta qua sopra, in quella che adesso è anche la mia montagnetta, mia e di Encarnita: Elio & Friends (va molto di moda, dopo che anni fa ci fu un concertone indimenticabile, Pavarotti & Friends) hanno costruito una realtà solida, che oggi conta circa 130 soci, aderenti alla congregazione del podismo, i quali partecipano a una quantità di manifestazioni sparse nella terra bresciana, gardesana in particolare, ma che spesso emigrano e si cimentano in sfide anche più impegnative, come la "100 del Passatore", tanto per dirne una, oppure la 30 km della "Cortina - Dobbiaco" inventata e allestita da quel Gianni Poli che qui, ai miei tempi belli, fu un eroe applaudito da migliaia di persone sul percorso della "Camináa / Diecimiglia".

Torniamo a bomba, come ci ha insegnato il poeta fiorentino Luigi Pulci, compagnone di Lorenzo de' Medici. Sabato erano una ottantina coloro che hanno messo a dura prova i garretti sui sei chilometri e mezzo del sù e giù andata e ritorno dal campo sportivo di Navazzo, e quasi 120 quelli che hanno impegnato i bicipiti a sostenere forchette e coltelli in un apprezzatissimo "spiedo", piatto assolutamente indiscusso della zona, attorno ai tavoli dell'Albergo Tre Punte. Non mi piace imbrogliare: dei 6,5 km ne abbiamo fatti quattro, essendo il percorso troppo impegnativo per le nostre ginocchia. Piacevole compagno di strada, fin al punto del commiato, Franco Mondini, giornalista adesso a semiriposo nel buen retiro di Gargnano, dove con la signora manda avanti due alberghi bomboniera. Se sul garretto siamo stati parzialmente deficitari, sulla forchetta ci siamo fatti onore, ben accompagnati da amici come Sandro Pellegrini - conosce centimetro per centimetro tutte le barche a vela dell'orbe terracqueo, a partire dall' Anno Domini zero -, Enzo Gallotta, altro scriba che tirò la paga nelle due gazzette bresciane (una alla volta, beninteso), con la amabile consorte Ornella, il geometra Franco Ghitti, che ha censito ogni singola pietra dei sentieri montani qui attorno, innamorato com'è delle sue montagne, inventore della BVG (significa Bassa Via del Garda) un trail di 75 km che ha già avuto oltre 700 partecipanti di una ventina di Nazioni (7 aprile 2018 la prossima messa in onda), Franco Capuccini, presidente del Circolo Vela Gargnano che manda avanti con serietà e operosità, e, dalla strada al desco, Franco Mondini, in perenne finta baruffa benacense con Enzo, e i signori Stelia e Carlo Chemoli, mecenati del gruppo sportivo. Lasciatemelo dire: il gusto di riscoprire, insieme con lo spiedo, la voglia di sorridere, di conversare, di vivere!

Clima conviviale, amichevole, allegro moderato, con una spolverata di pudica emozione ricordando amici che non hanno potuto essere attorno alla tavola, e di cui rimane indelebile ricordo. Che è stato affidato alla fine dicitura, con tanto di citazione letteraria, di Enzo, il ben retribuito portavoce del gruppo. Premiazioni per i più bravi e una gigantesca lotteria per chi ha cercato di sostituire la dea bendata all'ordine d'arrivo . La dea Fortuna mi ha preso per mano, proprio in extremis, quando già avevo riposto ogni velleità. Numero 737, primo premio, una stiratrice che sembra una navicella spaziale. Mi sto chiedendo se è un premio e una tacita condanna. A stirare.

Nelle due foto: orgoglioso di posare con Domenico Zanini, per tutti "Menech" , un giovanotto di 94 anni; nell'altra, a partire da sinistra, Marcella Pasqua, Ornella Gallotta, Encarnita Tamayo, un figuro poco raccomandabile (numero 2000), e l'amico Franco Mondini, pronti alla partenza.

Children, sailing, wind and an Olympic Dream

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Il mio amico Sandro Pellegrini mi ha fatto avere copia di un emozionante filmato realizzato nella bomboniera del porticciolo di Bogliaco e sulle acque antistanti del lago di Garda in occasione della undicesima edizione della "Childrenwindcup la regata dei mille sorrisi", organizzata dal Circolo Vela Gargnano in collaborazione con ia ABE, Associazione bambino emopatico di Brescia, iniziativa che coinvolge i piccoli dei reparti di onco-ematologia pediatrica degli Spedali Civili di Brescia. Quasi 200 giovanissimi con le rispettive famiglie ospiti del Consorzio Garda Lombardia, e poi imbarcati sugli scafi del Circolo Vela Gargnano e degli amici di altri sodalizi velici lacustri. Giornata di allegria, pratica della terapia riabilitativa che sposa lo sport del navigare, tanti regali, fra i quali una gelatiera offerta dalla ditta Nemox, il tutto arricchito dall'ospitalità di "Garda Lombardia" per 150 persone. 

Tutte  le regate gargnanesi hanno tenuto a battesimo il progetto interregionale di “Green and Blue” di "In-Lombardia", in collaborazione con Explora e il Garda Unico, la grande promozione di tutti gli sport outdoor, sia dal punto di vista agonistico, sia quello amatoriale. Un grande lavoro che ha avuto (e avrà) come base il Circolo Vela Gargnano. Non è mancato neppure il tocco del progetto di un gruppo di amici miei, quel progetto che abbiamo chiamato "Sognando Olympia". 

E adesso, se volete, godetevi questo bel filmato, immagini rese disponibili grazie alla cortesia della televisione bresciana Teletutto e del Circolo Vela Gargnano. Leggi, Sandro Pellegrini, of course.


Poteri forti (o quasi), visti da Ferruccio de Bortoli

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Ferruccio de Bortoli - Poteri forti (o quasi)
La nave di Teseo – Collana i Fari – Euro 19,00 - www.lanavediteseo.eu

A volte, direi spesso, i libri hanno uno strano destino. Quello di suscitare interesse, di assurgere agli onori della ribalta, per un inciso di poche righe piuttosto che per il complessivo valore dell’intera opera. Mi sembra esattamente la trappola in cui è inciampato questo bel libro di Ferruccio de Bortoli, direttore del “Corriere della Sera” (due volte, 1997 – 2003 e 2009 – 2015) e del “Sole 24 Ore” (2005 – 2009). E non per colpa dell’autore, ma del clima che ammorba il nostro Paese. Mi riferisco a quelle 6 – 7 righe a pagina 209 nelle quali de Bortoli cita Maria Elena Boschi, all’epoca dei fatti ministro delle Riforme, Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, e la fangosa vicenda di Banca Etruria. Sei righe che hanno scatenato un putiferio, ma ormai qualsiasi starnuto suscita putiferio nel nostro allungato stivale.

Andiamo oltre le sei righe, tanto ne parleranno abbondantemente in tribunale, fra di loro. Il libro, a mio giudizio, vale la pena leggerlo. “Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”, recita il sottotitolo e già l’idea di conoscere vicende, uomini, opinioni, di un giornalista che si è seduto sulla poltrona direttoriale del quotidiano più blasonato della storia del giornalismo italiano, dovrebbe stimolare curiosità e interesse. Direttore due volte, e a lungo, l’unico con Paolo Mieli, e fra i due fu quasi una staffetta.

I quattro corposi capitoli ci aiutano a rileggere il passato e a riflettere sul presente. Gli anni di piombo, la drammatica crisi economica di questi anni, le contraddizioni del capitalismo italiano, la tormentata galassia RAI, i volti del potere, dei molti poteri, o presunti tali, scrutati da un osservatorio privilegiato. E, a chiudere, quel lungo capitolo dei “Ritratti”. Mi ha fatto venire in mente un altro libro di un politico che ha segnato la storia d’Italia, Giulio Andreotti, e il suo “Visti da vicino”. E come il politico anche il direttore del “CorSera” quelli che contano li tocca non solo li vede, ma li pesa, li stima e li disistima, li cataloga, li ama o li rigetta, sempre nel rigoroso rispetto della etica professionale . Sedici ritratti, alcuni perfino emozionanti, a me ha colpito molto quello del cardinale Carlo Maria Martini. Ci sono uomini di fede, grandi giornalisti come Indro Montanelli e Enzo Biagi, giganti della storia economica italiana come Raffaele Mattioli, politici come Leo Valiani, Beniamino Andreatta, Luigi Spaventa, che della politica sono stati la parte migliore. Nelle 319 pagine c’è spazio anche per quella peggiore.

In altri capitoli, si intrecciano figure di grande (o piccolo) spessore culturale, politico, economico, uomini che hanno avuto meriti e demeriti nella ascesa e nella decadenza del nostro Paese, gente che si è mimetizzata dietro grembialini e grembialoni. Memorie scomode, ci rammenta il titolo del primo capitolo, anche per chi le scrive. Giornalismo, ma che cosa è? De Bortoli risponde:”Un buon giornalismo, in qualunque era tecnologica, rende più forte una comunità. Quando tace o deforma, la condanna al declino. Negli ultimi anni in Italia, salvo poche eccezioni, è successo proprio questo”.

Il servizio fotografico di "Pejus" a Castenedolo

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Vi propongo l'album completo delle foto scattate da Marco Peiano, per gli amici "Pejus", al campo sportivo "Vittorio Colombo" di Castenedolo, venerdì 8 settembre, in occasione del "Memorial Adolfo Consolini", esibizione di lancio del disco per ricordare il grande campione di Costermano di cui ricorre il centenario della nascita. Questo l'indirizzo che dovete aprire per vedere il servizio fotografico https://photos.app.goo.gl/uOGGaaR1qZITU49t1

Nella foto, tre generazioni di lanciatori di disco: da sinistra, Diego Fortuna, sua figlia Diletta, Carmelo Rado. "Lanciatori per sempre" come recitava la programmatica maglietta indossata da Carmelo.

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