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Anche Leonardo da Vinci è nato il 28 marzo

Ottavio Luigi Antonio Castellini

Sono nato a Milano, il 28 marzo 1945, figlio di Adalgisa (Gisella, per tutti, in casa e fra le amicizie) e Vittorio (anche lui semplicemente Rino, da Vittorino, immagino).

Gisella era nata e cresciuta a Piacenza, in famiglia numerosa dove comunque si metteva insieme il pranzo con la cena con grande dignità seppure in ristrettezze. La madre, mia nonna, di nome faceva Angela, che tutti chiamavano Angiulón,  e non serve aggiungere altro per descriverne il carattere. Il nonno, Luigi, Gigiola, l'esatto contario, con i suoi baffi rigogliosi e la sua criniera bianca già in giovane età (come la mia mamma ed io stesso, sbiancato in anticipo sulla media), era una pasta d'uomo, un cuore grande e generoso, benvoluto da chiunque, l'idolo di mia madre. Un po' meno di mia nonna quando le portava a casa qualche povero diavolo cui dar da mangiare in aggiunta ai figli, "ce ne ha meno di noi, diamogli un piatto di minestra", diceva, la nonna brontolava ma nessuno veniva cacciato a stomaco vuoto. Raccontava anche, Gigiola, che la sua famiglia, anticamente, aveva avuto radici nella parte alta del Lago di Garda. Non è un caso che dove io dimoro adesso (parte superiore del Garda, sponda bresciana) i Castellini si contano a centinaia. Che sia un ritorno alle origini, il mio? 

Angela e Luigi di figli ne fecero sette: quattro femmine, Rosa, Luisa, Ottavia e Adalgisa, e tre maschi, Antonio, Litto e Sante, Santino il piccolino, l'ultimo dei "magnifici sette", un altro con il cuore d'oro.  Nonna Angela, in aggiunta, tenne anche a bàlia la bimba di una contessa piacentina. Curiosa la storia di Litto: il parroco non voleva saperne di mettergli quel nome bizzarro, ma nonno Luigi non volle sentire ragioni, Litto era e Litto doveva rimanere, forse per quella volta sola nella vita si impuntò e non cedette. Pare fosse il nome di un personaggio di un'opera lirica; il nonno, che aveva una bellisima voce baritonale e cantava nel coro e in parti da solista al Teatro Municipale di Piacenza, amava profondamente l'opera e il canto. Qualità che trasmise a sua figlia Luisa ed al di lei figlio, Nuccio (da Renuccio o Rinuccio o Ranuccio, figlio di Alessandro Farnese, la famiglia che dominò il Ducato di Parma e Piacenza dal 1545 fino al 1860, con varie alternanze storiche) che fece il cantante di professione. A proposito di Duchi Farnese: ci fu anche un Ottavio, il secondo dei duchi regnanti sul Ducato di Parma dopo il padre Pier Luigi e regnò dal 1547 al 1586.

 Alcune foto della mia mamma, signorina di 18 - 20 anni, tutte databili nel primi anni Trenta. A sinistra, in un giadino a casa di amici; al centro, con i fratelli Litto (a sinistra) e Antonio (data certa: agosto 1930); davanti alla stazione ferroviaria di Piacenza, che ancora oggi è rimasta quasi identica

Il mio genitore, Vittorio, veniva invece dal confine con la Svizzera, Valchiavenna, era nato a Chiavenna, da dove ci si inerpica per il Passo Spluga, oppure, attraverso il Maloja, si va verso St Moritz. Carattere tosto, figlio della sua terra montanara, uomo di buona cultura - si diplomò ragioniere -, accanito lettore con grande predilezione per il giornale quotidiano (riferimento fisso il "Corriere della Sera"), che, mi diceva, "è la Bibbia mattutina dell'uomo moderno". Elegante nel portamento, dritto come un fuso, riuscì a passare indenne attraverso due guerre, lui "ragazzo del '99" a diciottanni era già in trincea sul Piave. Per fortuna non fu lunga. In compenso, dovette far la piega anche per la Seconda, nel Regio Esercito, con il grado di capitano.

L'amore produsse le sue scintille a Piacenza, il risultato eccolo qui, sono io. Si era verso il finire della Guerra, gli alleati avanzavano, nazisti e fascisti sfogavano la loro rabbia in assurdi massacri, i fratelli d'Italia in quel momento erano fratelli-coltelli. Ma io in qualche modo dovevo venire al mondo. Mio padre preparò tutto a Milano, città dove aveva svolto la sua attività lavorativa prima della guerra (dirigente alla Filati Cucirini Cantoni). Mi raccontava mia madre che nacqui in una clinica milanese, di cui non ricordo il nome, alle 4 del mattino, pesavo quattro chili e mezzo.  Quando, ogni anno, mi faceva gli auguri per il mio compleanno anche se mi trovavo dall'altra parte del mondo, mi diceva sempre che in quella data, per tutta la vita, alle 4 del mattino si svegliava e riviveva i momenti della mia nascita: straordinaria bellezza della maternità! Sono stato battezzato nella Chiesa di Santa Francesca Romana, zona abbastanza centrale di Milano.


                        Nonno Luigi                                                            Zia Ottavia                                                            Zio Antonio

I miei nomi li decise mia madre senza nessuna interferenza, erano già scritti dentro di lei quando fu sicura di essere in attesa. Volle legare la mia vita al ricordo di tre persone cui era molto affezionata e che erano prematuramente scomparse lasciando in lei un grande rimpianto, e che era certa - diceva - mi avrebbero protetto, da lassù: lavoro improbo con uno come me. Ottavio, dalla sorella Ottavia che morì quasi alla vigilia delle nozze; Luigi, era suo padre, se ne era andato a 52 anni; Antonio, uno dei fratelli, morto anche lui giovane, a Parigi. Allora, anni Venti-Trenta, si moriva, di che? Di qualcosa. E così eccomi qui Ottavio, Luigi, Antonio. Se mi promettete di non ridere (troppo), vi racconto un segreto: il mio vero nome era però "Ciccio", soprattutto per la mia mamma che mi ha chiamato così fino a pochi giorni prima di chiudere gli occhi, alla soglia dei 90 anni, nel 2002.

Sono certo che, affascinati dalla storia della mia vita, ne volete sapere di più. Pazientate per conoscere la prossima puntata...

 

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