Domenica, 10 22nd

Last updateSab, 21 Ott 2017 5pm

Un Maestro, un simbolo

 

 

Questo è il logo della «Collezione Ottavio Castellini – Biblioteca internazionale dell’atletica». Autore il grafico e artista, mantovano di nascita e bresciano di adozione, Martino Gerevini (1933-2010), lo stesso che, anni fa, realizzò una opera pittorica che è diventata l’immagine inconfondibile della gara podistica internazionale «Diecimiglia del Garda», che il G.S.Montegargnano organizza ininterrottamente da 39 anni sulle strade attorno all'abitato di Navazzo.

Dalla straordinaria creatività di Gerevini ha preso forma questo simbolo che adesso fa bella mostra all'ingresso dell'edificio che ospita la "Collezione", trasportato su alluminio zigrinato dall'amico Erminio Rozzini. L'opera è stata inaugurata il 20 novembre 2012 dal campione olimpico ai Giochi di Montréal 1976 (400 e 800 metri) e primatista del mondo degli 800 metri, il cubano Alberto Juantorena, e dal sindaco di Gargnano, Franco Scarpetta. 


19 novembre 2012: il campione olimpico Alberto Juantorena e il sindaco di Gargnano, Franco Scarpetta,  
scoprono la riproduzione del logo della “Collezione Ottavio Castellini” collacata all'ingresso dell'edificio
L'artista ha saputo amalgamare in questo simbolo lo spirito olimpico (le lettere COC rieccheggiano i cerchi della bandiera del CIO), il plastico movimento del gesto atletico con l'omino che corre, rivestito di ritagli di giornale, a ricordarci i libri, le riviste, e tutto quanto di stampato è presente in quelle due sale. Un tema, quello della stampa e della sua arte, che ha ispirato sempre il Maestro bresciano, che ha speso gran parte della sua vita come direttore della storica azienda Arti Grafiche Apollonio di Brescia, facendo della lunga esperienza grafica quotidiana il mezzo per approdare all'arte, in un continuo scambio di intuizioni artistiche fra i due campi.

Martino Gerevini, l'uomo, l'artista, il suo lavoro grafico, la sua costante ricerca, emergono dai tre scritti che potete leggere a continuazione. Il primo di un grandissimo Maestro, Bruno Munari, che di Gerevini aveva una stima profonda. Munari (Milano, 1907-1998) che è stato, secondo l'Enciclopedia Treccani "uno dei massimi protagonisti dell'arte, del design e della grafica del XX Secolo".  Il secondo articolo è frutto della "penna" di uno dei migliori critici d'arte che  "Il Giornale di Brescia" abbia avuto, un caro collega con il quale ho avuto il piacere di lavorare, Fausto Lorenzi, che desidero ringraziare per aver acconsentito alla riproduzione del suo scritto pubblicato dal quotidiano bresciano il giorno della scomparsa di Gerevini. Ringraziamenti che estendo alla Direzione del giornale. E infine un passo della tesi di laurea di Francesca Riviera, studentessa al Corso di Scienze e Tecnologie delle arti e dello spettacolo alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. Tesi che ha avuto come oggetto proprio il lavoro di Martino Gerevini, durante uno stage nella azienda Apollonio.

Le bellissime parole finali della signorina Francesca mi restituiscono "l'uomo Gerevini", un uomo che mi ha dato tanto e che ha costituito una parte molto importante della mia vita. Una parte che ho perduto, insieme a lui, e che mi manca molto.

  

Un mondo plurisensoriale
di Bruno Munari 

Le opere di Martino Gerevini nascono nella natura interiore e prendono corpo (si rendono visibili) mediante l’uso della pittura. Le sue pitture vivono ambienti geometrici e, per ora, i colori sono stabili, non cambiano. È parecchio tempo che Martino si è preparato ad esprimersi con colori, forme, strutture. Si è fatto una cultura sulle tecniche e sui modi di comunicazione visiva, sulla poetica dell’immagine. Le sue opere non sono una stilizzazione di un mondo esteriore, ma sono la visualizzazione di sensazioni nel proprio mondo plurisensoriale. Non sono quindi “riproduzioni” di qualcosa che già si conosce (per cui, di solito, il pubblico si domanda: che cosa vuol dire?) ma sono da guardare come quando si ascolta una musica. Capire attraverso i sensi invece che con domande e risposte. Nessuno ormai si chiede, dopo aver ascoltato una musica: che cosa voleva dire? Proprio così.

Martino Gerevini ha una personale sensibilità ai colori e li sa usare egregiamente sia come combinazione, sia come intensità o apparizione, per comunicare sensazioni. Queste opere di arte concreta vanno osservate con attenzione, come con la stessa attenzione ascoltiamo i suoni di una melodia. Saranno i nostri recettori sensoriali a comunicarci il messaggio. Ognuno riceve un messaggio diverso, secondo la propria sensibilità, secondo il momento.

 
Castenedolo, 14 novembre 2010, nella cantina della Azienda Agricola Peri Bigogno alla esposizione “Da Maratona alla maratona”: Martino Gerevini ripreso accanto a uno dei suoi ultimi lavori, una composizione tridimensionale dedicata
alla distanza della maratona, km 42,195. L’opera fa parte ed è in mostra nelle sale della “Collezione Ottavio Castellini”
 

  

Martino Gerevini, addio al tipografo, grafico 
e artista dalla mano innamorata
di Fausto Lorenzi

 La settimana scorsa, nel presentare la mostra a quattro mani con don Renato Laffranchi sul Cantico delle Creature inaugurata sabato al Museo Diocesano, aveva detto:«Io sono felice». Parlava di felicità delle creazioni grafiche e pittoriche, che nascevano da una mano – di tipografo e artista – che è stata davvero innamorata, a partire proprio dall’etica del lavoro ben fatto, a regola d’arte, e altrettanto dell’inno alla vita, di semplicità francescana, che andava cantando. La morte l’ha colto rapinosa ieri mattina – infarto –, ma lui ci ha lasciato l’augurio discreto che ci accompagnerà nell’anno nuovo, con i pannelli in mostra fino al 6 gennaio al Diocesano e con il calendario che ne è derivato  per le Arti Grafiche Apollonio. L’impresa per la quale Martino ha lavorato per più di mezzo secolo, da apprendista a tipografo, da direttore di tipografia a grafico, a consulente e consigliere. Era anche vicepresidente dell’Aab, l’Associazione artisti bresciani, e ne curava le edizioni.

Abbiamo detto della sua mano innamorata: Gerevini è passato dai caratteri a mano disposti nei telai sui banconi delle vecchia tipografia e dall’uso di forbici e colla al mouse, muovendosi, in parallelo con la sapiente attività di tipografo, nell’ambito dell’arte concreta (o visuale). A dire un’arte basata sull’organizzazione di elementi linguistici della pittura. Le strutture primigenie – specie il quadrato, il rombo, l’esagono, i numeri, le lettere – alla base dei suoi lavori, sono state ricondotte ai dati elementari della superficie, della linea e del colore, nel ritmo delle variazioni e delle combinazioni. Filtrando un’inclinazione etica di intima disciplina e purificazione nell’inseguire una sempre maggiore pulizia di linguaggio, Martino aveva raggiunto un’innocenza fiduciosa che gli faceva credere di parlare un linguaggio di energie vitali, nel segno e nel colore, che arrivasse, anzi già fosse, nel cuore profondo degli uomini.

Aveva imparato ad instaurare il senso dell’ordine come sostegno di magie e sogni: la liberazione della fantasia che entro coordinate controllabili, precise e rarefatte, sperimentava le infinite possibilità del linguaggio e trasformava la geometria in «canto». L’elaborazione grafica e coloristica in Gerevini diventava così azione educata, mite, aspirazione alla costruzione esatta di un’universale armonia, nell’intuizione spaziale e nel senso della bellezza equilibrata.

Il valore esatto, tra il colore e la forma che lo contiene, non era necessariamente per Martino una linea retta, un solido regolare in piano: c’era anche l’emozione, a «misurare» le continue variazioni creative della partitura ritmica. Gerevini si basava proprio su un’organizzazione di modelli da rovesciare e trasformare costantemente in piccole ma mirabolanti avventure, trepide e stupefatte, in territori sconosciuti, in spazi vibratili e metrici, strutture luce-movimento, fino a piccole galassie di forme-colore. Aveva imparato da Bruno Munari (vero maieuta del Gerevini artista, dagli anni ’70 in qua), che l’aveva accompagnato in mostre e cataloghi, ad adeguarsi alla vera costante progettuale della realtà, che è la mutazione, associando una componente di rigore, di calcolo, ad una di alea, di gioco.

È stato personaggio che non ha conosciuto la frattura fra arti e mestieri, anzi, proprio l’aggancio a problemi tecnici, formali e linguistici specifici dell’attività tipografica e grafica è stata per lui una griglia attraverso cui filtrare l’esplorazione di una soggettività più lirica e misteriosa, irriducibile a una fredda meccanica formale, pronta sempre al trasalimento, allo stupore, alla sorpresa.

 

La grafica pubblicitaria tra tecnica e arte:
il lavoro di Martino Gerevini
di Francesca Riviera

La coerenza, l'ordine e la creatività sono tre valori a cui attribuisco molta importanza nel campo lavorativo e, svolgendo questa tesi, ho potuto riscontrarli in Martino Gerevini. (...) Gerevini amò definirsi un "operatore visuale", ossia una persona che si mise a servizio non solo dei clienti, ma anche delle immagini, lasciando loro prender vita all'interno degli impaginati. (...)  il percorso che egli sviluppò lungo una via centrale tra l'attività artistica e quella grafica, dialogando tra i due universi creativi e confrontandoli con lo scopo di comunicare una realtà personale. Il confine che si crea in questo limbo tra arte e grafica non fu mai preciso e regolare come la sua metodica. Gerevini, infatti, dimostrò come il lavoro di comunicatore pubblicitario potesse essere inserito a pieno titolo anche nell'ambito artistico in quanto volto a produrre opere indagate con l'ingegno e la creatività, secondo regole dettate dall'esperienza, dallo studio e dalla passione.

La mia ammirazione verso la persona prima e l'artista poi deriva da un senso di assoluto benessere espresso dal suo operato. Una delicatezza e una gentilezza che mi hanno lasciata senza fiato mentre sfogliavo, con rispetto, i faldoni che contenevano bozzetti e i lavori grafici. Lasciarsi coinvolgere dal suo scrupoloso modo di essere e di lavorare significa cercare di imitarlo mettendo in pratica tutto ciò che ne ho ricavato muovendomi in questa ricerca.

 

 

Sei qui: Home L'Eremo Un Maestro, un simbolo