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Last updateMer, 12 Dic 2018 4pm

Polvere. I libri ne accumulano tanta, i giornali poi...non ne parliamo. Accumulo libri, giornali e polvere da più di sessant'anni, prima i fumetti, Topolino, Corrierino dei Piccoli, Jim Toro, Tex Willer, Sport Illustrato, tanto del dirne alcuni. Li tenevo ordinati, religiosamente. Poi, nel 1959, la mia mamma Gisa e io cambiammo casa, da via Vincenzo Capra, poeta dialettale vissuto nel Risorgimento, a Piazzale Torino, niente di poetico, solo una normale direzione geografica, come era nell’antichità con le Porte nelle mura, e anche Piacenza aveva una bella cinta di Mura voluta dai Farnese nel Secolo XVI. Trasloco uguale tragedia, per me. Mio zio Gino, di sua capoccia, chiamò uno straccivendolo - così si chiamavano allora - e gli fece portar via tutto, neppure Tex Willer, sfoderando le sue Colt, riuscì a fermarlo. Addio letture dell’infanzia.

Poi caddi malato, vittima di un morbo che chiamavano Giochi Olimpici, con una evoluzione patologica detta “atletica”. Altro che epatite, ‘sto morbo me lo sono tirato dietro tutta la vita, quella vissuta e quella che mi resta da vivere. Per fortuna ho trovato un antidoto potentissimo: lavorare all’interno delle organizzazioni sportive ufficiali, magari non guarisci del tutto, ma aiuta molto.

Adesso, ho maturato (anche se ormai è tardissimo) un sostanziale distacco. Durerà? Non lo so. So però che, d’ora in poi, mi occuperò solo ed esclusivamente di quello che mi piace, senza doverne rendere conto a nessuno. Scriverò, pubblicherò a ruota libera, senza un ordine preciso, e, soprattutto, senza la presunzione di “fare storia” o di scoprire chissà quali novità. Voglio tenere vivo questo mio spazio personale che ho troppo a lungo trascurato. Sono arrivato alla conclusione che non ne valeva la pena. Cercherò di togliere la polvere dal mio archivio.

Dichiaro aperti i Giochi della Polvere d’archivio.

Quando Brescia sprintava, lanciava e marciava

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Qualche mese fa, con altri amici bresciani con i quali divido uguali veteropassioni atletiche, mi sono occupato della longevità di un primato sportivo della terra compresa fra il lago di Garda e quello d'Iseo, la vasta provincia di Brescia, un territorio di quasi un milione e 300 mila abitanti. Aveva attirato la nostra attenzione il fatto che il primato bresciano del lancio del disco avesse...superato la quarantina, di anni intendo, esattamente 41. Portava la data del 13 agosto 1977, lo aveva ottenuto un giovanotto della Val Camonica, nato sotto giurisdizione bergamasca. Domenico Canobbio, così registrato all'anagrafe, classe 1958. Siccome a noi piace far festa e trovare le occasioni, decidemmo di omaggiare il Domenico nostro con una allegra serata di compagnoni. Detto fatto. Al tempo stesso lo spirito celebrativo era accompagnato dalla necessità di togliere un po' di ragnatele dalla memoria e così sono andato a sfogliare giornali e riviste dell'epoca. Per completare il quadro ho scritto al mio buon amico polacco Janusz Rozum per chiedergli di reperire carte, documenti, magari foto, di quell'incontro Polska - Włochy, Polonia - Italia, di quel 13 agosto 1977 a Varsavia. Janusz ce l'ha messa tutta e qualcosa ha trovato, anche se non molto. Mi ha inviato i risultati ufficiali con un po' di dettagli. Ho ritrovato questo documento qualche giorno fa cercando di fare le pulizie di fine anno - imminente - negli anfratti del mio personal computer dove si accumula di tutto. I want to thank very much my Polish friend Janusz Rozum for his co-operation sending me the official results and the details.

Fedele ad alcune mie fissazioni - per esempio ho sempre criticato il malvezzo di pubblicare solo il cognome degli atleti - ho dedicato un po' di tempo a completare la lista dei nostri baldi giovanotti di allora (oggi tutti compresi fra i 58 e i 60 anni). Questo mi ha portato a guardare con occhio più attento quei nomi e quei risultati, e ne ho tratto alcune annotazioni.

La prima. Oltre quaranta anni fa l'atletica bresciana portò nella Nazionale juniores ben tre atleti in tre discipline diverse: un velocista (200 metri e staffetta), Franco Zucchini, di Gavardo; un lanciatore di disco, Canobbio, camuno; un marciatore, Giancarlo Gandossi, di Lodetto di Rovato. E ognuno, adesso, faccia i commenti che vuole. Parliamo ancora un attimo di disco? Canobbio, quarant' anni fa, 50,04. Il miglior bresciano del 2018? Nicolas Prosperi, 41.09. A scendere troviamo due specialisti del decathlon: Stephen Asamoah (40.81) e Alexi Atchori (36.22), e poi altri due. e siamo a metri 33. Ringraziare il cielo che c'è l'Atletica Virtus Castenedolo, perchè quattro di questi cinque sono della società di quel borgo.

Sono convinto che esiste una stretta correlazione fra quello che avviene in Lombardia - presa ad esempio perchè di questa regione sto parlando - e la pochezza del settore lanci nazionale. Ma dove vuoi andare se il decimo discobolo lombardo tira a 40.81 e il ventesimo a 30.89? Ma dove vuoi andare se in una provincia come Brescia il migliore del 2018 sta a nove metri da un primato fatto quaranta anni fa? Però in provincia di Brescia ci sono migliaia di corse su strada, di corse in montagna, di trail, di camminate con cane e senza cane.

Parliamo di atletica, e quindi torniamo al 1977. In quel giardinetto italo-polacco fiorirono ben quattro campioni mondiali e olimpici. Gli olimpici furono i nostri. Alberto Cova (auguri per le tue sessanta primavere, Albertino) ha riempito interi capitoli della storia atletica italiana con il suo filotto campione europeo (1982), mondiale (1983) e olimpico (1984). Eppure beccò 16 secondi dal siciliano Piero Selvaggio (erano due bei talenti, lui e il suo gemello Antonio) sui 5 mila quel giorno a Varsavia. Sandrone Andrei, non meglio che terzo, salirà sul podio dorato dei Giochi di Los Angeles '84. A Varsavia gli furono davanti i due polacchi, uno, Edward Sarul, di soli 7 centimetri. Il gigantone divenne campione del peso ai primi mondiali Helsinki '83. Gara agonisticamente intensa: Sarul subito al primo lancio va in testa (21.04), il tedesco est Timmermann lo supera al quinto (21.16), Sarul torna in pedana e con l'ultimo getto vince, 21.39.

L'altro polacco sorprendetemente campione mondiale, sempre nella prima edizione finnica, fu il triplista  Zdzislaw Hoffmann, primo nel 1977 in quell'incontro a Varsavia. Ricordo questo atleta per due motivi (ero là in tribuna). Ebbe sei salti validi, nessun nullo, ma soprattutto allungò la gittata ad ogni salto, fino al 17.42 finale, sesto salto. Un dettaglio che non ricordo di aver visto in altre competizioni. Data quasi storica: quel giorno nacque la consuetudine di chiedere l'incitamente palmare del pubblico per ritmare la rincorsa. Ma non so quanti ricordano che la storia fu molto diversa da quella stucchevole di oggi, quando ormai tutti, ma proprio tutti, sollecitano questa liturgia trita e ritrita. Non fu il polacco a chiedere il battimani, allora non si usava. Fu il suo diretto avversario, Willie Banks, che chiese al pubblico di incitare il polacco. Un bel po' diverso come spirito, e come significato sportivo. Libero ognuno di pensarla come vuole.

Varsavia / Warszawa, 12-13 agosto 1977, 12 – 13 sierpień 1977

Incontro Polonia – Italia / Polska – Włochy,

juniores (oggi li chiamano U20, under 20, sotto i 20 anni)

Punteggio finale / Final Score: Polonia / Polska 115, Italia / Włochy 108

(a) = 12 agosto, (b) = 13 agosto


100m (+1.4) (a)
1. Krzysztof Zwoliński 59 P 10.71
2. Eugeniusz Krawsz 58 P 10.74
3. Massimo Clementoni 59 I 10.85
4. Antonio Mosconi 60 I 10.94
200 m (+0.8) (b)
1. Tomasz Rudomino 58 P 21.61
2. Marek Fostiak 58 P 21.65
3. Mauro Zuliani 59 I 21.98
4. Franco Zucchini 59 I 22.24
400 m (a)
1. Stefan Piecyk 58 P 47.50
2. Czesław Prądzyński 60 P 48.56
3. Giuseppe Sciaraffa 58 I 49.12
4. Mauro Meneghini 59 I 49.71
800 m (b)
1. Rosario Zingales 58 I 1:54.1
2. Piotr Morka 58 P 1:54.1
3. Giovanni Andrenucci 59 I 1:54.5
4. Krzysztof Misiołek 58 P 1:54.7
1500 m (a)
1. Antonio Selvaggio 58 I 3:48.1
2. Claudio Patrignani 59 I 3:49.5
3. Tomasz Siromski 58 P 3:51.5
4. Leszek Witkowski 58 P 4:00.2
3000 m (b)
1. Fulvio Costa 59 I 8:23.3
2. Marek Budziński 58 P 8:25.7
3. Kazimierz Lasecki 58 P 8:30.7
4. Mauro Pappacena 58 I 8:32.8
5000 m (a)
1. Piero Selvaggio 58 I 14:21.3
2. Alberto Cova 58 I 14:37.1
3. Marek Watras 58 P 14:45.8
4. Krystian Remiasz 59 P 15:01.0
2000 m Siepi / Steeple (b)
1. Paolo  Fattori  58 I 5:43.4
2. Dariusz  Janczewski 58 P 5:44.3
3. Franco   Mancuso 58 I 5:44.3
4. Paweł   Lorens  58 P 5:51.2
110 m ostacoli / Hurdles (+1.2) (b)
1. Georg Prast  59 I 14.77
2. Tadeusz  Zakościelny  58 P 14.94
3. Enos  Amadio  58 I 14.97
4. Piotr  Pawłowski  59 P 15.06
400 m ostacoli / Hurdles (a)
1. Kazimierz  Gębuś  58 P 53.96
2. Dino  Mascalzoni 59 I 54.79
3. Maciej Moder 58 P 55.68
4. Marco Pessini 58 I 57.80
Alto / HJ (b)
1. Eugenio Mares 60 I 2.07
2. Alessandro Brogini 58 I 2.07
3. Ireneusz Madej 58 P 2.04
4. Piotr Radlewski 61 P 2.04
Asta / PV (a)
1. Wojciech Nowacki 59 P 4.70
2. Mirosław Korbal 60 P 4.60
3. Aldo Diomedes 58 I 4.60
4. Gianni Stecchi 58 I 4.60
Lungo / LJ (a)
1. Stanisław Jaskułka 58 P 7.67
2. Jacek Jaśczak 61 P 7.18
3. Claudio Saurin 58 I 6.83
4. Paolo Scaramuzza 59 I 6.72
Triplo / TJ (b)
1. Zdzisław Hoffmann 59 P 15.23
2. Roberto Pericoli 58 I 15.12
3. Ryszard Śmiekowski 58 P 14.93
4. Sandro Ussi 59 I 14.33
Peso / SP (b)
1. Janusz Gassowski 58 P 17.10
2. Edward Sarul 58 P 16.23
3. Alessandro Andrei 59 I 16.16
4. Andrea Meneghin 58 I 15.59
Disco / DT (b)
1. Domenico Cannobbio 58 I 50.04
2. Luciano Zerbini 60 I 47.38
3. Piotr Wierzbicki 59 P 46.38
4. Franciszek Karpiński 58 P 45.24
Martello / HT (a)
1. Eugenio Maiorini 58 I 61.38
2. Leszek Woderski 58 P 57.20
3. Tomasz Rawiński 60 P 55.07
4. Diego Vecchiato 58 I 53.42
Giavellotto / JT (a)
1. Roman Zwierzchowski 58 P 81.14
2. Agostino Ghesini 58 I 71.28
3. Franco Michielon 58 I 71.02
4. Marek Szulc 58 P 68.74
Marcia / W 10.000 m (a)
1. Antonio Lopetuso 58 I 44:02.0
2. Giancarlo Gandossi 59 I 44:14.6
3. Mirosław Stasiewicz 58 P 45:46.2
4. Krzysztof Drajski 58 P 47:10.0
Staffetta / Relay 4x100 m (a)
1. Polska       40.81
  (Mirosław Stępień 59, Krzysztof Zwoliński 59, Eugeniusz Krawsz 58, Marek Radtke 60)
2. Italy       42.26
  (Antonio Mosconi 60, Franco Zucchini 59, Paolo Scaramuzza 59, Massimo Clementoni 59)
Staffetta / Relay 4x400 m (b)
1. Polska       3:14.6
  (Piotr Rogalewski 59, Czesław Prądzyński 60, Waldemar Krzysztofiak 58, Kazimierz Gębuś 58)
2. Italy       3:15.7
  (Salvatore De Martino 59, Mauro Meneghin 59, Aandrea Bassignana 59, Giuseppe Sciaraffa 59)

Prolegomeni ad una storiellina di hop, step e jump

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A qualcuno interessa aprire un piccolo spiraglio sulla storia di quello che genericamente in atletica si chiama salto triplo? Se avete questo interesse e anche 20 Euro da investire potete scrivermi e richiedermi copia di questo lavoro che vi spedirò all'istante. Se volete anche il mio autografo, beh, quello è in omaggio. Ironizzo perchè conosco fin troppo bene il limitato interesse che circonda le pubblicazioni, soprattutto se c'è da sborsare qualche centesimo. Se dicessi che invio gratuitamente il bel volumetto (alla Foto Grafica di Piacenza mi hanno aiutato a fare davvero un gioiellino di impaginazione e di eleganza) esaurirei le copie oggi pomeriggio stesso. È l'onda lunga della dissennata politica delle istituzioni sportive italiane che, da sempre, hanno dilapidato soldi (quando c'erano in abbondanza) per pubblicazioni che facevano stampare in migliaia di copie e poi regalavano senza nessun criterio, oppure facevano ammuffire nei magazzeni, destinate ai contenitori della carta da riciclo. Idem per le riviste. Visto con i miei occhi, non per sentito dire. Adesso ci raccontano (io fermamente non ci credo) che ci sono pochi soldi, e allora non ci sono più libri, le riviste sono in via di estinzione come il picchio dal becco d'avorio. E, per trovare una foglia di fico alla loro vergogna, si aggrappano alle versioni digitali. In compenso per feste, pranzi, cene, premiazioni, viaggi-vacanze per presentare l'impresentabile, la palanchina non manca mai. Perchè non fare virtuali anche queste? Ma non me ne frega assolutamente nulla. Ho deciso, in un momento di autoesaltazione, di fare questo lavoretto, che mi ha dato tanta intima soddisfazione. E mi fermo lì. Se insistessi nell'aspettarmi un apprezzamento dagli altri (e qualcuno dovrebbe avvertire un dovere morale, ma è troppo ottuso per avvertirlo), vabbuó, allora sarei da psichiatrico.

Giasone è stato (nel film «Medea») Giuseppe Gentile, il bronzo è il metallo della medaglia da lui ricevuta sul podio dei Giochi Olimpici México '68, il Giasone mitologico andava alla ricerca del vello d'oro, e anche Beppe aveva avuto questo sogno aureo. Dentro le 122 pagine (vestite da una bella copertina disegnata appositamente per me da Ennio Buttò, ed è la seconda volta, la prima fu qualche anno fa per un altro libretto, quello dedicato alle staffette) ci sono documenti, ritengo una bella selezione di foto, spigolature mie, una compilazione statistica corposa opera di due amici, Enzo Rivis e Enzo Sabbadin, una ricca bibliografia. Vedete un po' voi.

Sport nella scuola, sapevate che è esistito?

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Nel rimettere ordine - meglio, tentare di rimettere ordine - in una montagna di materiale storico-documentale che ho avuto la sorte di ereditare, ho messo le zampe su alcune pubblicazioni che hanno monopolizzato la mia attenzione, come tutte le altre del resto. Sono tre fascicoli che recano l'intestazione Ministero della Pubblica Istruzione, Ufficio speciale di Educazione Fisico-Sportiva. Titolo: Elenco nominativo degli Studenti - Atleti vincitori delle gare provinciali negli anni 1951 e 1952. Così il primo, gli altri due sono esattamente uguali: uno per gli anni 1953 - 54 - 55 e 56, il successivo copre il quadriennio dal 1957 al 1960.

Una prima sommaria scorsa ai nomi delle varie province a me più vicine per motivi di famiglia o di lavoro (Piacenza e Brescia, per dire) mi ha innescato la curiosità di una lettura più meticolosa. Ho fatto scorrere il nostro allungato e tremolante stivale dalla lettera A (Agrigento) alla V (Viterbo), sedici pagine, scoprendo che erano state pubblicate a cura del Comitato Olimpico Nazionale Italiano. Dentro tutti quei nomi di ragazzi studenti ho fermato l'attenzione su quelli che mi ricordavano qualcuno o qualcosa, riminiscenze della lunga militanza in atletica, dentro, al lato, troppo dentro, fuori. Che sia ben chiaro: nomi che dicono qualcosa a me. Sicuramente ce ne saranno altri che hanno fatto poi nella vita meglio e di più, ma a me non dicono nulla. Lo dico perchè ho scoperto a mie spese quanti rompicoglioni ci sono disseminati ovunque. Codicillo finale: a quel tempo un quotidiano che usava carta rosa (ne uscivano ogni giorno camionate dalla Cartiera di Toscolano Maderno, sul lago di Garda) aveva la sensibilità sportiva di pubblicare gli stessi elenchi di nomi dei ragazzi-studenti, provincia per provincia. Oggi invece lo stesso «foglio», sempre rosa, preferisce fare inserti con chiappe e tette in bellavista. I tempi sono questi...ma a me non piacciono.

E infine, faccio una dedica: a tutti quei puffi buffi che dopo circa settant'anni stanno ancora a blaterare, di tanto in tanto quando non sanno che altro dire, di sport nella scuola. Vacui fiati.

Ecco quanto succedeva nel 1951 e 1952, ma non mi fermerò qui.

BOLOGNA - Guido De Murtas vinse gli 80 metri in entrambi gli anni. Nel 1956 sarà il miglior «centista» italiano con 10.6 e farà parte in alcune occasioni della staffetta azzurra 4 x 100.

CUNEO - Attilio Bravi, il miglior lunghista dai tempi di Arturo Maffei, vinse sia nel '51 che nel '52 gli «studenteschi», ma già il secondo anno conquistò addirittura il titolo italiano assoluto, cinque giorni dopo aver compiuto i 16 anni.

MILANO - Uno studentone, un pesista, Pierino Monguzzi, che in pochi anni si inserirà stabilmente fra i migliori italiani alle spalle di Silvano Meconi; una delle «colonne» della Atletica Riccardi nel Campionato di società. Nel 1952, un nome che sta in molte pagine della storia del mezzofondo italiano inizia il suo cammino: Alfredo Rizzo, studente campione sia nel cross che sui 1000 metri.

MACERATA e MODENA - Stesso anno, stesso mezzofondo, stesse discipline, cross e 1000 metri: due nomi che per tutta la vita (la loro) sono stati nel panorama tecnico italiano: Luciano "Lucio" Gigliotti e Romano Tordelli. Al primo sono stabilmente associati i nomi di Gelindo Bordin e Stefano Baldini, campioni olimpici di maratona. 

P.S. - Fra i tre citati chi andò più forte? Eccoli in fila: Rizzo 2:45.9, Gigliotti 2:48.7, Tordelli 2:54.4.

NOVARA - Doppietta nei due anni presi in considerazione di Giovanni Ghiselli sugli 80 metri, in ottobre del secondo anno, a Bologna, sarà già quarto sui 100 agli «assoluti». Nel 1956, fece parte del quartetto (con Gnocchi, Galbiati e Lombardo, lui era in terza frazione) che migliorò il primato nazionale della staffetta che durava dal 1939.

LIVORNO - Il 1952 segnò l'inizio della carriera di Luigi Ulivelli, lunghista che rimarrà nelle liste italiane fino alla fine degli anni '60. Si trovò la strada sbarrata da Attilio Bravi, riuscendo però a conquistare il titolo di campione ai Giochi del Mediterraneo, a Barcellona nel 1955.

SAVONA - Un nome che ha fatto storia nel salto in alto italiano: Gianmario Roveraro. Primo da studente nel 1952 con 1.65, campione nazionale assoluto nel 1954 con 1.90. Stile Horine, è stato il primo a superare i due metri: Lugano, 9 settembre 1956, 2.01, l'anno dopo supererà anche i 2.02. Quel 1957 fu caratterizzato dalla furbata della scarpetta con suola spessa, poi la IAAF si svegliò e la dichiarò fuorilegge, come doveva essere. Nella vita Roveraro si imporrà nel mondo dell'alta finanza, con grande successo, il suo nome ricorreva spesso nelle pagine economiche dei giornali, associato a quello della potentissima organizzazione cattolica Opus Dei, di cui faceva parte. Purtroppo, tramontato il suo fulgido momento finanziario, forse abbandonato dalle potenti gerarchie che stavano dietro di lui, lo aspettava una fine tremenda: rapito e poi ammazzato, anzi macellato con un machete, i suoi poveri resti furono trovati in un casolare nella pianura parmense. Nel 2016, la investigazione giornalistica internazione che va sotto il nome di «Panama Papers» ha portato alla luce il fitto intreccio di operazioni illegali.

AQUILA e CREMONA - Due nomi che partono a scuola con il salto in alto e approdano a carriere diverse. Bernardino "Dino" Morsani, una vita spesa poi a Rieti, vince tutti e due gli anni, ma credo che sia ben più noto come scultore, in particolare per opere d'arte legate allo sport. Ne cito due: il monumento ad Adolfo Consolini nel cimitero di Costermano e la statua a Dorando Pietri, a Carpi, realizzata nel 2008 in occasione del centenario della maratona olimpica di Londra. Cremonese invece Daniele Parolini, primo nel 1952, a quindici anni, giocatore di calcio, terzino nella Cremonese, e poi una lunga carriera giornalistica al "Corriere della Sera", inviato a tutti i grandi eventi di tennis. A lui è rimasta attaccata una etichetta piacevole: quella di essere stato, in anni giovanili, il primo fidanzato di Mina, «la Tigre di Cremona» sì, lei, la più bella voce della canzone italiana. Parolini, morto a 76 anni, nel 2013, si dedicò al volontariato in Africa.

BRESCIA - Successo di Giancarlo Sichirollo - siamo nel 1952 - sugli 80 metri. Gareggerà con i colori dell'Atletica Brescia 1950, frequenterà l'ISEF e continuerà a collaborare nel club bresciano con i coniugi Gabre e Sandro Calvesi. Era nello staff tecnico quando mi devetti occupare per qualche tempo della squadra di atletica per conto della Associazione Industriale Bresciana per la quale lavoravo: a quel tempo, metà anni '70, il club sportivo era infatti targato Assindustria Atletica Brescia 1950.

(segue)


Quando a Brescia esisteva l'atletica, quella vera

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Il mio amico Giovanni Baldini mi ha fatto dono (insomma, dono, mi ha dato una bella rogna, che comunque ho accettato senza pensarci sù troppo) di settanta faldoni di risultati originali di gare di atletica fatte in Lombardia negli anni '70 e '80. Materiale cartaceo raccolto da suo zio Claudio Enrico, maestro dello sport, responsabile tecnico della Federlongobarda per molti anni, il quale portava a casa tutte queste carte prima che finissero regolarmente al macero. Poi sono venuti i computer, i programmi di database, e la carta, almeno in questo caso, è quasi del tutto sparita. Prima di liberarmi di questa montagna di polvere, ragnatele, carte mangiate dai topi (che finirà a Castelfranco di Sotto, in un ambiente messo a disposizione dell'amico Gabriele Manfredini, noi non buttiamo nulla) le faccio passare una ad una. Un esercizio di memoria, molto utile, a me almeno. Proprio stamane, mi sono imbattuto nel «verbale» di una garetta regionale disputata sulla pista bresciana del Campo Scuole di via Morosini (così veniva identificato all'epoca, l'anno dopo qualcuno propose di intitolarlo a Sandro Calvesi) il 21 aprile 1979, quindi inizio stagione. Trent'anni fa, poco manca.

Pagina 4, metri 5000 junior / senior, prima serie, 16 arrivati, seconda serie, 18 arrivati, terza serie, 16 arrivati. Embè, che c'è di strano? Quasi nulla, ho detto quasi...infatti diamo una occhiata ai risultati, e solo a quelli degli atleti di società bresciane. Tre sotto i 15 minuti (Salvatore Freni, Sergio Gandaglia, Giancarlo Dusi), dieci sotto i 16, tredici sotto i 17. In aggiunta due serie di allievi impegnati sui tremila metri, 32 ragazzi. Mi son chiesto: ma oggi, anno del Signore 2018, quanti corridori bresciani coprono i 5000 metri su una pista e con un cronometro che li aspetta all'arrivo, in meno di 17 minuti? Non ho la risposta, magari sono decine e decine, io non frequento più e me ne occupo ancor meno. Ascolto però, osservo da lontano, un fenomeno che mi intristisce: la progressiva distruzione dei valori veri di questo sport, nobile sport, chiamato atletica leggera. A fronte di una confusa, sfuggente, orgia di gare, passeggiate, giri attorno al campanile, quattro passi lungo le sponde di qualche ruscello, scarpinate in onore del radicchio, su e giù per valli e monti con dislivelli da capogiro, le gare, vere, sulle piste stanno sparendo, le gare invernali di corsa campestre, cavallo di battaglia del mio maestro Bruno Bonomelli, sono ridotte a poche unità.

In quei lontani giorni i vari Gandaglia, Faustini, Freni, Poli, Febbrari, Gabossi, Serina, Rodelli, Amati, Vecchi, Vergine, e chi vuole metta tutti i nomi che gli vengono in mente, parlavano in termini di minuti, secondi, primati personali da migliorare, o che avevano sfiorato. Penso ai risulati degli 800, 1500, 3000, 10 mila metri di quegli anni. Penso a Franco Volpi che portò a Brescia, negli anni '50, i primati italiani dei 5 e 10 mila metri. Penso a Riccardo Azzani, ad Albertino Bargnani, a Giulio Salamina, a Gianbattista Paini, tutti «prodotti» di Bonomelli e delle sue società Corebo, Fomapla, e le altre. E oggi? Tempi? Cronometro? Non sanno neppure cosa sono. Le discussioni vertono, al massimo, sulla qualità del tessuto del feticcio moderno: «la maglietta tecnica». Mi vengono in mente i maratoneti degli anni '60 e '70 con magliette di cotone, al massimo bucherellate, tagliuzzate con la forbice! Ron Hill, britannico, fu forse il primo a correre con una maglietta traforata, credo da lui. Però vinceva la maratona di Boston in 2 ore e 10, conquistava il titolo di campione d'Europa nel 1969 sulla strada dal villaggio di Maratona ad Atene con un calore devastante. Mi pare di sentire: vecchio retrogrado, contro il progresso. Ma non dite fesserie! È avanzata solo la qualità dei tessuti, è sprofondata quella dell'atletica. Segno generale della società nella quale siamo immersi come un liquido appiccicoso: conta solo l'apparenza, non la sostanza. 

Rimettiamo l'atletica in pista, per favore. Valutiamo l'effettivo valore di questa massa informe di gente che corre, passeggia, saltella, bene, per carità, meglio così che scaldare poltrone e sofà, o affollare irose tribune calcistiche. Ma io sono rimasto fermo ad una frase di una delle persone che ho ammirato di più nel mio lungo circumnavigare attorno al «pianeta atletica»: il professor Carlo Vittori, il quale sempre affermava, con vigore, "l'atletica si fa in pista". Si specano soldi, e per di più pubblici, per fare piste un po' ovunque, e poi lasciarle semideserte. Chissà, magari verrei smentito clamorosamente da moltitudini di corridori con tempi strabilianti. Sarei il primo ad esserne felice. E pensare che fra le discipline che ho amato e studiato di più posso elencare la corsa campestre e la maratona, entrambe fuori dalla pista. Contraddizioni dell'uomo!

Quando Pino Dordoni correva invece di marciare

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 "Andare a piedi, di passo voglio dire, andare in fretta, per lunghi chilometri: questa è la marcia. Non esistono alternative all'ossessionante incedere, si va avanti a ginocchia rigide, passo dopo passo, con la desolante sensazione, per chi è teso nello sforzo, di andare piano...La marcia è una prova di coraggio, ed in questo concetto è tutta la  sua nobiltà, la stessa che empie di luce la figura di Giuseppe Dordoni, maestro di stile ed eleganza, campione di Olimpia. Nessun marciatore, in Italia e all'estero, ha avuto una personalità tecnica tanto autorevole e spiccata, per questo, prima ancora di presentarvi le tappe della sua carriera, credo sia opportuno parlare di quel suo stile che tutti al mondo hanno ammirato e cercato per quanto possibile di imitare".

Questo è l'incipit del ritratto di Pino Dordoni scritto da Claudio Enrico Baldini  nel libro "Storia dell'atletica piacentina", edito nel maggio 1969, una delle migliori e più documentate ricostruzioni di "storie" atletiche locali. Il "Baffo" - come molti lo apostrofavano per quei suoi mustache da ottocentesco ufficiale di cavalleria piemontese - è stato uno di quelli che si è consumato la pelle del deretano nelle biblioteche, romane, milanesi, piacentine, non era certo un amanuense ricopiatore. È stato il primo a ricostruire in maniera puntigliosa ed esatta la carriera di Pino, che per lui era un idolo, i due erano legati da profonda stima e affetto. Nel libro citato, da pagina 369 a 384, troviamo elencate tutte le sue gare sotto il titolo "La carriera di Pino Dordoni, nascita, maturazione, apoteosi, declino, di un campione d'Olimpia".  A questa lista, credo, si siano abbeverati tutti coloro che hanno scritto sull'olimpionico di Helsinki 1952.

Recentemente sono stato destinatario di un "lascito" da parte di Giovanni "Baldo" Baldini, nipote di Claudio Enrico. Consiste nelle copie dei verbali delle gare fatte a Piacenza e provincia fra il 1941 e il 1958. E sulle quelle carte talvolta poco leggibili ha trovato la documentazione che aveva usato Baldini per il suo lavoro sulla carriera di Dordoni. Queste pallide fotocopie mi hanno suggerito una domanda: e se invece della marcia il "Cavaliere" - come tutti rispettosamente lo chiamavano - avesse scelto di dedicarsi alla corsa invece che alla marcia? Infatti il giovane Giuseppe, nato nel quartiere Sant'Anna a Piacenza, si avvicinò al mondo pedestre con una corsa su strada e una su pista nell'anno 1941.

E sono proprio i cosiddetti verbali di quelle due gare che vi presento oggi. La prima, denominata seconda gara podistica su strada, si disputò a Piacenza il 16 marzo, un appunto a margine di Baldini ci rivela che la distanza fu di 4800 metri; vinse Livio Brigati (o Brigatti? non l'ho mai capito, una volta era con la doppia, una volta con la semplice, neppure i "vecchi" dell'atletica piacentina, da me interpellati anni fa, sono riusciti a chiarire l'incertezza), che era di un buon palmo superiore a tutti. Giuseppe Dardani - scritto proprio così - occupò il nono posto (tempo 19 minuti e 10 secondi); tutti i partecipanti, leggo nel foglio: 20 iscritti, 15 partenti, l'ordine d'arrivo ne riporta 11, erano iscritti come G.I.L., Gioventù Italiana del Littorio. Pino per quella di Piacenza, il vincitore per quella di S. Nazzaro, un borgo che si affaccia sulla riva destra del Po, in direzione di Cremona.

La seconda gara del futuro marciatore avvenne in pista, il 12 (o 22?) giugno, sempre a Piacenza. Si trattava della fase provinciale del Gran Premio dei Giovani, organizzato dal Comando Federale del Partito Nazionale Fascista. Distanza 3000 metri, vincitore tale Erasmo Gregori, di Cadeo; Dordoni - stavolta scritto correttamente - si classifica terzo in 11 minuti e 15 secondi.

Piacenza aveva ospitato qualche settimana prima, l' 1 giugno, una gara nazionale, cui avevano preso parte alcuni buoni atleti nazionali...ma questa è un'altra storia, la lascio per una prossima eventuale puntata di "Polvere d'archivio".

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