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A quel tempo gli spjut nordici volavano lontano

Ho cercato di raccontarvi qualche giorno fa la storiellina di una piccola, amichevole riunione di atletica nella cittadona di Breno, in Valcamonica, presente un manipolo di atleti finlandesi che viaggiavano per l'Europa, e fecero tappa, dopo la Jugoslavia, anche a Brescia, promotore il deus ex machina Sandro Calvesi. Era l'ottobre del 1952, i Giochi Olimpici a Helsinki avevano richiuso il sipario, tutti in libertà. Desidero far notare che, a quei tempi, erano frequenti gli incontri fra club, sia fra italiani che fra italo-stranieri. Sfogliando preziose raccolte di ritagli di giornali dell'autunno 1952, mi sono imbattuto in un Polizia Trieste - Polizia Graz, Trionfo Genovese - Rappresentativa Catalana (allo Stadio di Montjuic di Barcellona, lo stadione inaugurato nel maggio 1929 con una partita di rugby Spagna - Italia, nove a zero per loro), Tridentum Trento - Voralberg (la regione austriaca da più di trenta anni famosa per il meeting di prove multiple a Götzis), ATA Battisti Trento - Dinamo Zagabria, Venezia - Innsbruck. Invece di andare a cercare tanti ghirigori organizzativi per far finta di essere originali, o continuare con 'sti meeting e mitinghini insipidi e ripetitivi, sarebbe tanto semplice e divertente ripristinare questi confronti intersocietari.

Brescia, all'epoca, assisteva al passaggio di tanti importanti atleti stranieri grazie alle conoscenze di "Professor Ostacolo". Dopo Breno la transumanza degli svedesi toccò il capoluogo e il suo Stadio Mario Rigamonti, che aveva pista e pedane per l'atletica ed era stato testimone di belle imprese agonistiche. La pagina sportiva del "Giornale di Brescia", nella quale i redattori che masticavano di pelota e dintorni si contavano su un dito di una mano, si fece prendere dall'entusiasmo e sparò un titolo lontanuccio dalla verità:"Per la prima volta in Italia 70 metri di giavellotto". Giurerei che al redattore questa bufala - mi auguro involontaria - fu soffiata da esperti non proprio informati, o perlomeno di scarsa memoria. Titolo erratissimo, ma anche nel testo gli strafalcioni sono parecchi. Cominciamo dal primo. I sette decametri nel tiro del dardo erano stati superati sull'italico suolo ben 18 anni prima e, in quella occasione, si era trattato addirittura di primato del mondo. La scena ebbe come sfondo lo Stadio Comunale di Torino, la data il 7 settembre (settembre, Wikipedia, settembre non giugno), l'anno il 1934, etichetta il primo Campionato d'Europa del nostro sport. Il protagonista di quel tiro? Immenso: il finnico che portava sempre gli occhialini tondi, Matti Henrikki Järvinen,  classe 1909, di Tampere, undici volte primatista mondiale (una non riconosciuta, dio sa perchè, forse il dardo pesava...otto grammi in più dei codificati 800, non ci sarebbe da stupirsi per queste idiozie dei regolamenti nel nostro sport), campione olimpico, due volte campione europeo. Dopo un primo tiro, nullo, stimato fra i 77 e i 78 metri, al secondo Järvinen infilò il prato dello Stadio Mussolini a 76,66, nuovo primato del mondo. Fine della gara, Sippala, suo connazionale, secondo, ce la mise tutta ma si fermò a 69.97. Primo e secondo come ai Giochi Olimpici 1932.

Quando dunque herra Daleflod tirò a 70.40 non si trattò di nessuna primizia. Era comunque un buon lancio che consentì all'oplita svedese di occupare il 16esimo posto nella 1952 World List, compilata da Roberto L. Quercetani e dal suo amico Don H. Potts, professore di fisica e matematica negli States. Ho cercato di ricostruire la lunga carriera di Dalaflod e in questo mi ha aiutato my Swedish friend Peter Larsson, who sent me some interesting information. First of all about the surname (il cognome, in italiano):

"Regarding Sven Daleflod, he was born Sven Eriksson, but as many people in Sweden during the 30’s and 40’s changed their family name from the usual …sson-name to another taken one. I have him as Eriksson in '45 and as Daleflod in '48, so sometime there is in between he changed his family-name to Daleflod. So the correct name is Sven Daleflod but also Sven Eriksson. I’m not sure in which year he changed it. If you have results from 1952 the correct surname is Daleflod. The  tradition to take both mother and father family-name is not common in Sweden at that time. It’s more common these days if the father and mother are not married".

Peter gave me a complete biography of the athlete in his second message and he clarified the story of the surname also (see the last line):

Born Sep 5 1919 in Dala-Floda

Dead April 10 2009

Club – Dala-Floda IF

Swedish Champion in 1942-1945, 2nd in 1941,1946,1948,1951, 3rd in 1949

International merits: EC  1946 5th, dns OG 1948 (got chickenpox, was favourite pre-London), 17 Internationals

PB 73.93

He took the surname Daleflod in 1946.

Italian Post Scriptum - Please, note: Sven was born in Dala-Floda, he changed his surname in Daleflod, it sounds quite similar. Is it a strange assonance or there is some relation?

Per parte mia aggiungo solo la sequenza dei suoi migliori risultati annuali, manca qualcosa, ma non ho trovato riscontri per due anni, (tra parentesi il piazzamento nelle liste mondiali): 1939 - 66.70 (30esimo); 1940 - ?; 1941 - 71.99 (terzo); 1942 - 68.42 (settimo); 1943 - 72.15 (primo); 1944 - 73.80 (primo); 1945 - 73.93 (secondo); 1946 - 71.15 (terzo); 1947 - ?; 1948 - 72.24 (secondo); 1949 - 72.68 (terzo); 1950 - 71.32 (settimo); 1951 - 67.19 (29esimo); 1952 - 70.40 (sedicesimo); 1953 - 65.78 (49esimo).

Lunga carriera quasi sempre al vertice mondiale quanto a risultati, nessuna medaglia importante, solamente un quinto posto ai primi Campionati d'Europa del dopoguerra, vinti dal suo connazionale Lennart Atterwall su due finnici, Yrjö Nikkanen (che fu proprietario del primato mondiale dal 1938 al 1953, e secondo ai Giochi di Berlino '36) e Tapio Rautavaara (campione olimpico a Londra '48). A Oslo, Daleflod tirò a 62.93 in qualificazione e a 64.79 in finale. Nel 1948 fu messo fuori gioco prima di Londra da una varicella, e, pur essendosi guadagnata la partecipazione olimpica, non fu in condizione di partecipare; il suo nome figura solamente nel daily programme (stampato parecchio prima, ovvio, ho copia nella mia Collezione) di mercoledì 4 agosto: era stato inserito nel primo gruppo di qualificazione e avrebbe dovuto avere sul petto il numero 508, avrebbe...

Da Wembley a Mompiano per tornare ad occuparmi della...ecco, di che cosa? Gara, esibizione, allenamento? Il GiodiBre si esprime in maniera che suscita confusione, scrive testualmente:"Negli intervalli dell'allenamento del Brescia (calcio, ça va sans dire, n.d.r.) alcuni atleti svedesi si sono esibiti in salti e lanci...". Poi una serie di "bufale". Si ripete la storia del "per la prima volta in Italia sono stati superati i 70 metri col giavellotto" che finisce poi nel titolo, forse si voleva dire "Italia Repubblicana" visto che nel 1934 proprio repubblicani non eravamo...Poi si fa passare il bravo Daleflod "come primatista mondiale nel 1949", forse si intendeva dire che era il migliore della stagione '49, ma anche questo è sbagliato, perchè nelle liste mondiali di quell'anno fu terzo. Ancora: che era quarto al mondo nel 1952...mai stato. E, da ultimo, lo si classifica come "olimpionico", e abbiamo visto che non fu neppure partecipante. Tipica cultura - meglio incultura - delle redazioni sportive in genere.

Tre gare in tutto: giavellotto, con ancora Arturo Benevenia secondo ma con misura inferiore a quella di Breno; salto in alto con la presenza di Antonio Siddi, velocista dai 100 ai 400 metri, secondo con 1.75;  lancio del peso che offre una prestazione che avrebbe meritato, sul giornale bresciano, miglior considerazione: Luciano Turcato, "l'atletico Turcato", scrive il redattore, getta la palla di ferro a 13.62, che significa il primato della vasta provincia bresciana, alla fine dell'anno sesta prestazione nazionale assoluta. Ma che pensi? Adesso dobbiamo conoscere anche i primati provinciali?

Saluto gli amici svedesi, grazie / thank to my friend Peter Larsson, e chi avrà avuto la pazienza di leggere 'sta roba. Dubito. Dimenticavo: spjut, che sembra uno sputo, non è niente di maleducato, significa giavellotto in svedese. Nelle foto: il ritaglio del "Giornale di Brescia"  che riferisce delle prove allo Stadio Rigamonti e un lancio di Sven Eriksson Daleflod.

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