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Diane, Chunzhen, Maria Carla, Lucrezia e un'asta

Sulle pagine del sito dell'Archivio Storico dell'Atletica Italiana "Bruno Bonomelli" (vedere qui) qualcuno ha raccontato la festa dell'Atletica Felice Baldini di Agazzano, un bel borgo collinare a circa una ventina di chilometri dal capoluogo. Nell'occasione è stato consegnato il Premio Fratelli Baldini (Felice e Claudio Enrico, due persone che ho sempre nel cuore, e che mi hanno privato della loro schietta amicizia troppo presto) ad una giovane piacentina, Lucrezia Lavelli, che nel corso del 2017 ha fatto bei progressi nel salto con l'asta, fino a raggiungere l'altezza di 3 metri e 80 centimetri, che significa il primato della provincia che diede i natali al mai dimenticato Pino Dordoni. Non sto parlando di Elena Isinbaeva, ma di Lucrezia Lavelli, che, forse non arriverà sull'Everest delle misure della russa ma, ci dicono quelli che la conoscono, ha margini di miglioramento. E poi è piacentina, e tanto mi basta.

Pizzicato da curiosità strettamente personale mi sono chiesto quando questa misura, 3.80, venne superata per la prima volta da una donna. Ricerchina elementare, quelle difficili le lascio a quelli molto più bravi di me. Mi sono detto: magari ci sono altri che non lo sanno, o non lo ricordano, come me. Ho investito allora poche decine di minuti per cercare qualche libro e qualche rivista sugli affollati scaffali della mia biblioteca, ed ecco quello che ne è venuto fuori. Mi limito a leggere e a ricopiare. 

Anzitutto non pensiate che il salto con l'asta per le donne sia invenzione moderna. I primi risultati conosciuti risalgono al 1910 - 1911, anche se la forma del salto non era propriamente quella cui siamo abituati oggi. Fu sempre un esercizio praticato nei Colleges americani, con qualche digressione tedesca e sovietica, ma poca cosa. Una noterella carina: nel 1952 una signorinetta superò la barra a 2.59. Quella ragazza si chiamava Diane Bragg, ed era la sorella più giovane di Don "Tarzan" Bragg, l'atleta che per primo al mondo superò 4.80 (regolare, omologato come primato del mondo) con l'asta rigida di acciaio, ultimo prima dell'avvento delle aste in sintetico, che peraltro erano in circolazione fin dal 1952 e furono usate da Bob Richards ai Giochi di Helsinki e dal greco Roubanis a quelli di Melbourne 1956. Don vinse il titolo olimpico a Roma 1960 con 4.70 (nuovo primato dei Giochi), sbagliò solo una prova a 4.40, e fece tutte le altre alla prima (cinque misure). Vinto l'oro fece mettere l'asticella a 4.82, ma senza successo (per vedere alcuni salti di Roma). Il suo connazionale Ron Morris fu secondo con 4.60, dopo avere fallito la qualificazione diretta (misura da superare 4.40) e fu uno dei tre "ripescati". Bragg nell'inverno aveva saltato anche 4.81 in un impianto al coperto, ma a quei tempi non venivano riconosciuti record mondiali per le gare indoor.

Donne, mondo. Il primo 3.80 registrato fu quello di una cinesina (dal 1988 e per 7 - 8 anni il dominio fu loro) Zhang Chunzhen che saltò questa altezza nel settembre del 1989 a Guangzhou, l'antica Canton, capitale della Provincia di Guangdong. Zhang fu anche la prima a superare quattro metri, sempre nella stessa città, un paio di anni dopo. Misure che non hanno avuto l'onore di essere etichettate "primato del mondo" in quanto la Federazione internazionale ha riconosciuto questo status con effetto dal 31 dicembre 1994.

Donne, Italia. Il primo 3.80 porta la data del 1996, 12 giugno, Campo Giuriati di Milano, finale dei Campionati nazionali di società. Primato, per così dire, di passaggio, durato pochi minuti, perchè l'atleta, Maria Carla Bresciani, dopo il 3.80, si migliorò con 3.90. Come andò lo racconto con le parole che Daniele Perboni scrisse sulla rivista "Atletica Leggera". "Il secondo record è venuto dalla ventitreenne gardesana Maria Carla Bresciani. Da quando la napoletana Chiara Romano le aveva tolto la leadership agli Assoluti di Bologna con 3.75 l'allieva di Renato Dionisi sognava momenti di rivincita. L'occasione propizia le è stata offerta su un piatto d'argento. Vinta la gara a 3.50 ha subito chiesto i 3.80, superati al terzo tentativo, quindi ha fatto porre l'asticella a 3.90 quando già sulla pista si festeggiava...Incurante della confusione la Bresciani ha superato così anche i 3.90, al secondo assalto. Quindi ha chiesto i 4 metri. Primo tentativo fallito. Su suggerimento dei giudici ha provato quindi  i 4.02. «Sono stati loro a dirmi di tentare quella misura - confessa la studentessa di psicologia all'Università di Padova - dicendomi che rappresentava il record europeo. Sapevo che il primato continentale è di 4.20, ma non ho voluto insistere più di tanto». Purtroppo l'ex ostacolista (vanta un 14.98 sulla distanza che ha abbandonato nel '94  per dedicarsi alla nuova specialità) non è riuscita nell'intento". Morale: mai credere ai giudici. Ancora: ci sarà bisogno di dire chi è stato Renato Dionisi? Spero di no ma non sono tanto sicuro. Maria Carla (di Riva del Garda, come Renato) migliorò ancora quell'anno, due volte in settembre: prima 3.95, poi 4.06, prima italiana oltre i 4 metri. Ha finito la carriera con un massimo di 4.20 (Pergine Valsugana, nel 2000), che al tempo fu primato nazionale.

Nella foto, ripresa dalla rivista "Atletica Leggera", Renato Dionisi e Maria Carla Bresciani

 

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