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Quando Pino Dordoni correva invece di marciare

 

 "Andare a piedi, di passo voglio dire, andare in fretta, per lunghi chilometri: questa è la marcia. Non esistono alternative all'ossessionante incedere, si va avanti a ginocchia rigide, passo dopo passo, con la desolante sensazione, per chi è teso nello sforzo, di andare piano...La marcia è una prova di coraggio, ed in questo concetto è tutta la  sua nobiltà, la stessa che empie di luce la figura di Giuseppe Dordoni, maestro di stile ed eleganza, campione di Olimpia. Nessun marciatore, in Italia e all'estero, ha avuto una personalità tecnica tanto autorevole e spiccata, per questo, prima ancora di presentarvi le tappe della sua carriera, credo sia opportuno parlare di quel suo stile che tutti al mondo hanno ammirato e cercato per quanto possibile di imitare".

Questo è l'incipit del ritratto di Pino Dordoni scritto da Claudio Enrico Baldini  nel libro "Storia dell'atletica piacentina", edito nel maggio 1969, una delle migliori e più documentate ricostruzioni di "storie" atletiche locali. Il "Baffo" - come molti lo apostrofavano per quei suoi mustache da ottocentesco ufficiale di cavalleria piemontese - è stato uno di quelli che si è consumato la pelle del deretano nelle biblioteche, romane, milanesi, piacentine, non era certo un amanuense ricopiatore. È stato il primo a ricostruire in maniera puntigliosa ed esatta la carriera di Pino, che per lui era un idolo, i due erano legati da profonda stima e affetto. Nel libro citato, da pagina 369 a 384, troviamo elencate tutte le sue gare sotto il titolo "La carriera di Pino Dordoni, nascita, maturazione, apoteosi, declino, di un campione d'Olimpia".  A questa lista, credo, si siano abbeverati tutti coloro che hanno scritto sull'olimpionico di Helsinki 1952.

Recentemente sono stato destinatario di un "lascito" da parte di Giovanni "Baldo" Baldini, nipote di Claudio Enrico. Consiste nelle copie dei verbali delle gare fatte a Piacenza e provincia fra il 1941 e il 1958. E sulle quelle carte talvolta poco leggibili ha trovato la documentazione che aveva usato Baldini per il suo lavoro sulla carriera di Dordoni. Queste pallide fotocopie mi hanno suggerito una domanda: e se invece della marcia il "Cavaliere" - come tutti rispettosamente lo chiamavano - avesse scelto di dedicarsi alla corsa invece che alla marcia? Infatti il giovane Giuseppe, nato nel quartiere Sant'Anna a Piacenza, si avvicinò al mondo pedestre con una corsa su strada e una su pista nell'anno 1941.

E sono proprio i cosiddetti verbali di quelle due gare che vi presento oggi. La prima, denominata seconda gara podistica su strada, si disputò a Piacenza il 16 marzo, un appunto a margine di Baldini ci rivela che la distanza fu di 4800 metri; vinse Livio Brigati (o Brigatti? non l'ho mai capito, una volta era con la doppia, una volta con la semplice, neppure i "vecchi" dell'atletica piacentina, da me interpellati anni fa, sono riusciti a chiarire l'incertezza), che era di un buon palmo superiore a tutti. Giuseppe Dardani - scritto proprio così - occupò il nono posto (tempo 19 minuti e 10 secondi); tutti i partecipanti, leggo nel foglio: 20 iscritti, 15 partenti, l'ordine d'arrivo ne riporta 11, erano iscritti come G.I.L., Gioventù Italiana del Littorio. Pino per quella di Piacenza, il vincitore per quella di S. Nazzaro, un borgo che si affaccia sulla riva destra del Po, in direzione di Cremona.

La seconda gara del futuro marciatore avvenne in pista, il 12 (o 22?) giugno, sempre a Piacenza. Si trattava della fase provinciale del Gran Premio dei Giovani, organizzato dal Comando Federale del Partito Nazionale Fascista. Distanza 3000 metri, vincitore tale Erasmo Gregori, di Cadeo; Dordoni - stavolta scritto correttamente - si classifica terzo in 11 minuti e 15 secondi.

Piacenza aveva ospitato qualche settimana prima, l' 1 giugno, una gara nazionale, cui avevano preso parte alcuni buoni atleti nazionali...ma questa è un'altra storia, la lascio per una prossima eventuale puntata di "Polvere d'archivio".

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