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E se Beppe non avesse sbandato sul secondo?

Son cinquant'anni che la domanda si muove nell'aria come le onde elettromagnetiche che ormai hanno infestato la nostra vita quotidiana. Fin da quel primo giorno, 17 ottobre 1968. E sicuramente il primo che deve averci perso qualche ora di sonno è il protagonista, Giuseppe Gentile. La domanda fu allora, ed è ancor oggi: ma se l'atleta non avesse sbandato dopo quello step del suo quinto turno e poi cappottato sul jump, avrebbe vinto la gara e con essa la medaglia d'oro olimpica? Quesito tornato di amletica attualità qualche mese fa, quando Erminio Rozzini e l' indegno scrivente di queste righe si fecero promotori di una giornata, come dire? del ricordo, ricordo di quel campione, Beppe Gentile, ricordo di quelle due giornate, 16 e 17 ottobre, ricordo dei Giochi Olimpici di México '68, Giochi che non furono Giochi qualunque, ricordo di due primati del mondo dell'atleta italiano e dei tre firmati da altri due eccezionali atleti: cinque nuovi primati del mondo in due giorni nella stessa specialità, evento eccezionale se non addirittura unico.

Ma chi l'aveva visto quel salto dopo d'allora? Nessuno, eh sì, proprio nessuno, neppure l'interessato non si era mai rivisto in quel gesto atletico. Sapeva dentro di sé che ce l'aveva messa davvero tutta, ma non tutto era andato per il verso giusto, in una disciplina, in più, che fa degli equilibrii la sua essenza. Ma c'era un documento, uno solo, unico, ben guardato nella casa dell'uomo che quel giorno dagli spalti dell'Estadio Universitario messicano che fungeva da Stadio Olimpico, filmò quella finale con tutti i salti. Una persona straordinaria: Luciano Fracchia, che nella sua vita ha girato, dice oggi il figlio Giorgio, un patrimonio di almeno 400 chilometri di pellicola che fissano le immagini di momenti straordinari di questo nostro sport che è straordinario di per sé. Quel filmato è uscito dalla Fort Knox astigiana, grazie alla signorilità dell'ing. Giorgio Fracchia, che lo ha messo a disposizione degli organizzatori della giornata «Omaggio a un campione: Giuseppe Gentile», che si è tenuta ad Agazzano, in provincia di Piacenza, domenica 21 ottobre.

Quando chi aveva pensato l'evento fece sapere che si sarebbero viste quelle immagini uniche e sconosciute, il tam tam riprese a suonare. E molti furono punti da curiosità pressante per saperne di più. Il video, ben custodito, come previsto fu proiettato quella domenica mattina, in una atmosfera di attenzione quasi religiosa. Ci sono le foto prese durante la proiezione nelle quali si vedono i volti attenti, immobili, di Gentile, degli altri atleti italiani che hanno scritto i capitoli più importanti del salto triplo (tutti e cinque gli altri diciassettemetristi), attenzione e curiosità per qualcosa che non si era mai visto prima. E poi le varie ripetizioni, i rallenty, i fermi immagine, i commenti.

Esiste una risposta precisa, al di là delle opinioni, delle sensazioni? Me l'ha fornita l'ing. Giorgio Fracchia stesso, il quale, avvertendo il grande interesse, mi ha scritto, a questo riguardo:

«Per quanto riguarda il famoso quinto salto di Gentile ti aggiorno in anteprima in quanto, essendo io molto appassionato di biomeccanica, avevo già fatto uno studio in proposito. In pratica si tratta di vedere se dopo i primi due balzi (hop + step) Giuseppe si trovasse avanti o indietro rispetto al suo record di 17.22.
I risultati sono riassunti nell'allegata fotografia dove si vede che Gentile nel salto (abortito) di 16.54 era avanti di 13-15 cm rispetto a quanto fatto nel salto di 17.22. Ma come vedi dalla foto era troppo inclinato in avanti col busto e questo secondo me ha compromesso il jump finale. In ogni caso non si può prevedere cosa avrebbe fatto nel terzo balzo se non si fosse girato in aria, poi come dici tu è inutile rivangare il passato».

Chi vuol discutere, discuta. Io vi do appuntamento ad una prossima, imminente puntata.

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