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In questa Sezione pubblico e commento le nuove acquisizioni della “Collezione”, siano esse libri o riviste, ma anche poster, quadri, magliette di atleti, scarpe, numeri di gara, medaglie, francobolli, ecc., materiale che già ora è presente nelle due sale di esposizione (circa 150 metri quadrati, forse qualcosa di più che di meno), situate nell’edificio in via Monsignor Giacomo Tavernini, 35, a Navazzo, località nel Comune di Gargnano, sul lago di Garda. La “Collezione” presenta due nuclei essenziali: i Giochi Olimpici e l’atletica, ma non rifiuta certo anche altri sport, in particolare alcuni che mi hanno sempre entusiasmato, come rugby, ciclismo, tennis, pallacanestro; non manca neppure il calcio. 

Una spiegazione è dovuta. Qualcuno mi ha fatto notare che, talvolta, parlo di libri che non sono novità. Certo. Il motivo è che presento e commento solo i libri che ho davvero letto. Questo vale per le opere, diciamo così “di lettura”. È ovvio che una pubblicazione statistica non la leggo cifra per cifra, ma anche in questi casi sfoglio, conosco i contenuti, cerco di fissarli nella memoria, e questo può sempre tornare utile, soprattutto in caso di ricerca saper dove trovare quello che serve fa risparmiare un sacco di tempo. 

Il prossimo passo determinante sarebbe quello di porre mano ad un catalogo dell’esistente. Me lo ripetono in tanti, come se non lo sapessi da solo, ma dire agli altri quello che dovrebbero fare, e farlo realmente, beh, ce ne corre. Chissà che prima o poi non riesca anche ad iniziarlo. Quanto a finirlo, quien sabe?, dovrebbe darmi un aiuto determinante il buon Dio. Ma non gli ho ancora chiesto se è d’accordo. 

Un ringraziamento che sgorga dal cuore: a tutti quelli che mi hanno dato e continuano a darmi pezzi per la “Collezione”. Quando l’occhio corre sulle pareti e sugli scaffali mi sovvengono nomi, facce, amicizie, affetti, taluni perduti. Sappiate che quello che avete dato a questo angolino della memoria non andrà invece perduto.

 

Il keniano bianco di Fucecchio - La carriera di Alessandro Lambruschini raccontata dal suo allenatore

Pubblicato 03 Settembre 2020

SPORT Atletica leggera 
AUTORE Gian Carlo Chittolini, con due appendici di Gianfranco Colasante e Raul Leoni
EDITORE In proprio, stampato nel 2014 
CONTENUTO È tutto riassunto nel sottotitolo: la carriera di uno dei migliori atleti che abbiamo avuto nel nostro Paese raccontata dall'uomo/allenatore che gli è stato accanto per quasi tutta la carriera. Gioie, emozioni, delusioni, contrasti, dispetti, furbate, il tutto mescolato nel «vissuto» di un'epoca che vide l'atletica leggera italiana protagonista nei grandi eventi. Chittolini mi ha portato inevitabilmente, nelle sue diciotto pagine scritte, a rividere il lungometraggio di una parte della mia vita in atletica: giornalista al «Giornale di Brescia», capo ufficio stampa alla Federazione nazionale, parentesi al Federazione mondiale, altra parentesi alla azienda FILA, e nuovamente alla massima organizzazione. Sono un testimone fortunato di una grande carriera, di cui ho perduto solo pochissimi passaggi, metre tutti gli altri li ho vissuti in diretta. E anche di questo sono grato a Gian Carlo, col quale posso perfino condividere la terra di origine: siamo due sudditi del Ducato di Parma e Piacenza. Di Alessandro Lambruschini porto con me l'immagine di un giovanotto simpatico ed educato, a modo suo toscano, non ho mai avuto problemi di rapporti personali. E gli sono grato per le gioie che mi ha fatto vivere nel mio peregrinare nell'atletica a tutti i livelli. Di tante vittorie, medaglie, primati, posso dire il famoso «Io c'ero». Ed ero un privilegiato perchè non dovevo elemosinare nulla, al contario di Gian Carlo che in certe occasioni doveva fare anticamera per avere un biglietto che gli consentisse in entrare nello stadio dove avrebbe corso il ragazzo che aveva preparato per anni. Assurdità di ottusi burocrati.
UNA FRASE  
ACQUISIZIONE Omaggio dell'autore, con affettuosa e gradita dedica
ANNOTAZIONI  

Gianni Mura e i racconti della bicicletta - Il Tour de France, il Giro e tutto il mondo intorno

Pubblicato 17 Agosto 2020

SPORT Tanto ciclismo, e poi musica, gastronomia, e umanità diffusa.
AUTORE Accurata selezione di articoli di Gianni Mura «sul Tour de France, il Giro e tutto il mondo intorno. I reportage, gli incontri di un grande inviato». Gli articoli furono pubblicati dal giovane Mura su «La Gazzetta dello Sport», poi sempre su «la Repubblica», qualcuno su «il Venerdì».
EDITORE GEDI Gruppo Editoriale S.p.a., in abbinamento al quotidiano «la Repubblica» - Stampato nel 2020.
CONTENUTO Non serve che ripeta quello che sta scritto così bene nel titolo, vorrei proprio vedere se qualcuno non ha capito di cosa si tratta...
UNA FRASE Scrisse il 30 giugno 2018, titolo «Diario sentimentale del Tour de France»:"Tra pochi giorni, il 7 luglio, partirò per il mio trentaduesimo Tour. Arrotondando, è come se avessi passato tre anni della mia vita al Tour, da turista-lavoratore o da lavoratore-turista". Il 27 luglio 2019 scrisse l'ultimo racconto per celebrare il vincitore del suo trentatreesimo Tour, il colombiano Egan Bernal, il più giovane vincitore del Dopoguerra con i suoi pochi 22 anni. Mura si è fermato a 33 edizioni, seguite, rigorosamente in auto, raccontate, vissute, di giorno sulle strade, di notte sui tavoli delle osterie francesi che tanto amava.
ACQUISIZIONE Aquistato in edicola, Euro 9,90
ANNOTAZIONI C'è un capitolo che mi ha preso più di altri, «Storie che finiscono male». Sono le storie dolorose: il Mont Ventoux e Simpson, Pantani, Casartelli, Ocaña. Raccontate senza retorica, o anche se ce ne fosse è poeticamente nascosta con veli impalpabili. 

Per non dimenticare la Amatrice-Configno

Pubblicato 11 Giugno 2020



SPORT Atletica leggera, sezione memorabilia
AUTORE  
EDITORE  
CONTENUTO Cartolina, francobollo e annullo postale prodotti in occasione della 40esima edizione della corsa podistica internazionale Amatrice - Configno. Questa cartolina fa pendant con il libro che ho presentato qui sotto e che fu dato alle stampe in occasione dei 30 anni della corsa, nel 2007. Dieci anni dopo, Amatrice non esisteva praticamente più, rasa al suolo dal devastante terremoto del 24 agosto 2016. Configno, che di Amatrice è una frazione distante tra 8 e 9 chilometri, e dove era stato sempre posto l'arrivo, non subì devastazioni così terribili. Gli atleti avevano dato vita alla 39esima edizione, tre giorni prima, domenica 21.

Un anno dopo, Bruno D'Alessio e i suoi amici amatriciani, sparsi in tutto il mondo, non vollero arrendersi e organizzarono la 40esima edizione, che chiamarono, con tutta la volontà di ricostruzione che li animava, «Edizione della Rinascita». Purtroppo, rinascita non fu, né per la corsa né per Amatrice, su cui si sta accumulando la polvere dell'oblio e dell'ignavia degli uomini.

UNA FRASE  
ACQUISIZIONE omaggio di Bruno D'Alessio, ideatore, organizzatore e mecenate di questa corsa podistica
ANNOTAZIONI  

30 anni di passione da Amatrice a Configno - Storia di una corsa

Pubblicato 06 Giugno 2020

SPORT Atletica leggera
AUTORE a cura di Vanni Lòriga, con la collaborazione di altri giornalisti tutti legati a questa corsa e al suo storico organizzatore, Bruno D'Alessio, amatriciano di Configno, la frazione dove lui ha le radici familiari e dove arrivava la corsa: nel cortile di casa sua.
EDITORE Fondazione Varrone - Finito di stampare, a Roma, nel mese di giugno 2007.
CONTENUTO Ognuno degli autori ne ha scritto un pezzo, tra ricordi aneddoti personaggi, e così ne è venuta fuori la storia di 30 anni. Mi fa venire in mente un'esperienza analoga, datata 2003: il libro dei 30 anni della «Diecimiglia del Garda» a Navazzo, dove vivo da qualche anno, ma che conosco, proprio in conseguenza della corsa podistica, da una quarantina d'anni. Posso vantarmi di aver il merito di essermelo fatto tutto da solo, dico il libro. Ognuno fa le sue scelte. 
UNA FRASE  
ACQUISIZIONE omaggio di Bruno D'Alessio, con affettuosa dedica personale, durante la visita che mi fece a Navazzo sul finire di luglio  e inizio agosto del 2019.
ANNOTAZIONI Mi rivolgo al mio amico Bruno, al quale peraltro questa cosa che adesso scrivo l'ho già detta a voce con molta comprensione, perchè lui non ha colpe dirette: bello il libro, bravissimi gli scrittori, elegante la confezione tipografica...ma, sant'Iddio, come avete potuto sbagliare tre volte, dicesi tre volte, le fotografie di Paul Tergat che Paul Tergat non è? Dico Paul Tergat non il signor Cagafusi della Valle degli Sconosciuti di Sopra il Monte. Certo, se hanno sbagliato gli addetti ai lavori, figuratevi gli altri, quelli del Bar Sport. Ci voleva solo un rompicoglioni come Castellini per beccare così madornale «cappella», che conoscevano pure gli assembratori del libro. Mi viene in mente un aneddoto realmente successo al mio paese. La sera del giorno della corsa un abitante del luogo entra in uno dei bar del villaggetto e da un tavolo di giocatori di tresette uno gli chiede:"Gioan, chi a vinsi la caminaa??" Quello ci pensa un attimo, mentre aspetta che venga riempito il suo bicchiere di bianco, e poi risponde:"Un negher, l'era un negher". Quante volte l'ho sentito ripetere: 'sti kenioty sembrano tutti uguali. No, non è vero. Eppoi, Tergat rimane sempre Tergat. E per chi non lo sapesse, non lo sapeva neppure Bruno D'Alessio e non voleva crederci finchè non gli ho mostrato l'ordine d'arrivo, Paul aveva vinto a Navazzo la «Diecimiglia»: era l'anno 1993, ed era già stato secondo, dietro a Moses Tanui, nel 1992.

Non c'è gusto - Tutto quello che dovresti sapere prima di scegliere un ristorante

Pubblicato 25 Maggio 2020

SPORT ...della forchetta e del calice 
AUTORE Gianni Mura, prefazione di Carlo Petrini che scrive:"Sono grato a Gianni Mura per aver saputo declinare, in questo momento di obesità gastro-televisiva e di abbuffata mediatica, un metodo lento, omeopatico e intelligente per approcciare il mondo della ristorazione nei suoi aspetti apparentemente, ma solo apparentemente, più laterali". Mura dedica il libro a Gino Veronelli
EDITORE Edizioni minimum fax - Roma - https://www.minimumfax.com/ - Finito di stampare nel maggio 2015 
CONTENUTO Non c'è niente da spiegare: sta tutto nel titolo. Ma tanto per far sentire la mia voce dirò: trattasi di un intelligente vademecum ad uso e consumo di chiunque abbia abitudine, necessità, curiosità e portafoglio per mangiare fuori casa, meglio al ristorante. Scritto senza spocchia, con un liguaggio lineare, diretto, schietto, come era nel suo stile. Io mi ci sono ritrovato, essendo anch'io uno che esercita la «professione cliente», con impegno e continuità. Chi non ha molta esperienza del mangiar fuori dalle mura domestiche, avrebbe molto da imparare da queste pagine. Trascrivo qualche opinione o suggerimento di Mura (odei suoi maestri).

Cuoco si diventa, rosticcere si nasce (Brillat-Savarin)

Un pasto senza vino è come un giorno senza sole (stesso autore)

Bisogna bere per ricordare e mangiare per dimenticare (Vázquez Montalbán)

Non si cucina per le stelle ma per la soddisfazione del cliente. E mai seguire le mode. (aggiungo io come esempio: Ristorante «Gambero» di Calvisano, del mio amico Gino Gavazzi, della sua mamma Edvige e di sua moglie Paola)

No ai tris di primi, no alla panna

La panna è la gran ruffiana della cucina italiana (Mirella Cantarelli, con il marito Peppino, del ristorante omonimo a Samboseto, il mio idolo fino a quando hanno deciso di chiudere, per stanchezza). Infatti...

Fatto sul serio, quello del cuoco è un lavoraccio, con orari lunghi

No agli ikebana nei piatti (per me:deformata interpretazione della Nouvelle Cousine)

Chef: "È una parola che non esprime un lavoro, solo un grado, un rango. Io sono un cuoco" (Luigi Nastri, del ristorante «Settembrini» di Roma)

Spaghetti o tonnarelli cacio e pepe, piatto che sfiora la perfezione ma incompreso

Le mie (di Mura) passioni molto semplici: salumi, formaggi, uova, pane bianco e vino rosso (mi associo)

La cucina vuole il suo tempo e non me ne resta per scrivere (Pina Bellini, ristorante «La Scaletta» di Milano)

Continuo a prediligere cuochi che non vanno in tv o ci vanno pochissimo, e che insegnano senza isterisimi

Senza passione non c'è cucina che tenga, a nessun livello

Va avanti la cucina fusion, confusion in certi casi

La miglior salsa del mondo è la fame (Miguel de Cervantes) 

UNA FRASE Penso che i vertici della cucina d'autore o il numero di stelle che la MIchelin distribuisce non siano i reali indicatori di come si mangia. Misurano la punta dell'iceberg. La parte sommersa non si vede
ACQUISIZIONE dal sito https://www.lafeltrinelli.it/, costo euro 11.05
ANNOTAZIONI Avevo letto il libro nel gennaio 2017 appena acquistato (ho l'abitudine di segnare nel frontespizio la data di fine lettura dei miei libri), l'ho riletto per intero, e forse con più attenzione (e con più gusto...), in questi giorni, dopo la repentina scomparsa di Mura.
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