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In questa Sezione pubblico e commento le nuove acquisizioni della “Collezione”, siano esse libri o riviste, ma anche poster, quadri, magliette di atleti, scarpe, numeri di gara, medaglie, francobolli, ecc., materiale che già ora è presente nelle due sale di esposizione (circa 150 metri quadrati, forse qualcosa di più che di meno), situate nell’edificio in via Monsignor Giacomo Tavernini, 35, a Navazzo, località nel Comune di Gargnano, sul lago di Garda. La “Collezione” presenta due nuclei essenziali: i Giochi Olimpici e l’atletica, ma non rifiuta certo anche altri sport, in particolare alcuni che mi hanno sempre entusiasmato, come rugby, ciclismo, tennis, pallacanestro; non manca neppure il calcio. 

Una spiegazione è dovuta. Qualcuno mi ha fatto notare che, talvolta, parlo di libri che non sono novità. Certo. Il motivo è che presento e commento solo i libri che ho davvero letto. Questo vale per le opere, diciamo così “di lettura”. È ovvio che una pubblicazione statistica non la leggo cifra per cifra, ma anche in questi casi sfoglio, conosco i contenuti, cerco di fissarli nella memoria, e questo può sempre tornare utile, soprattutto in caso di ricerca saper dove trovare quello che serve fa risparmiare un sacco di tempo. 

Il prossimo passo determinante sarebbe quello di porre mano ad un catalogo dell’esistente. Me lo ripetono in tanti, come se non lo sapessi da solo, ma dire agli altri quello che dovrebbero fare, e farlo realmente, beh, ce ne corre. Chissà che prima o poi non riesca anche ad iniziarlo. Quanto a finirlo, quien sabe?, dovrebbe darmi un aiuto determinante il buon Dio. Ma non gli ho ancora chiesto se è d’accordo. 

Un ringraziamento che sgorga dal cuore: a tutti quelli che mi hanno dato e continuano a darmi pezzi per la “Collezione”. Quando l’occhio corre sulle pareti e sugli scaffali mi sovvengono nomi, facce, amicizie, affetti, taluni perduti. Sappiate che quello che avete dato a questo angolino della memoria non andrà invece perduto.

 

Per non dimenticare la Amatrice-Configno

Pubblicato 11 Giugno 2020



SPORT Atletica leggera, sezione memorabilia
AUTORE  
EDITORE  
CONTENUTO Cartolina, francobollo e annullo postale prodotti in occasione della 40esima edizione della corsa podistica internazionale Amatrice - Configno. Questa cartolina fa pendant con il libro che ho presentato qui sotto e che fu dato alle stampe in occasione dei 30 anni della corsa, nel 2007. Dieci anni dopo, Amatrice non esisteva praticamente più, rasa al suolo dal devastante terremoto del 24 agosto 2016. Configno, che di Amatrice è una frazione distante tra 8 e 9 chilometri, e dove era stato sempre posto l'arrivo, non subì devastazioni così terribili. Gli atleti avevano dato vita alla 39esima edizione, tre giorni prima, domenica 21.

Un anno dopo, Bruno D'Alessio e i suoi amici amatriciani, sparsi in tutto il mondo, non vollero arrendersi e organizzarono la 40esima edizione, che chiamarono, con tutta la volontà di ricostruzione che li animava, «Edizione della Rinascita». Purtroppo, rinascita non fu, né per la corsa né per Amatrice, su cui si sta accumulando la polvere dell'oblio e dell'ignavia degli uomini.

UNA FRASE  
ACQUISIZIONE omaggio di Bruno D'Alessio, ideatore, organizzatore e mecenate di questa corsa podistica
ANNOTAZIONI  

30 anni di passione da Amatrice a Configno - Storia di una corsa

Pubblicato 06 Giugno 2020

SPORT Atletica leggera
AUTORE a cura di Vanni Lòriga, con la collaborazione di altri giornalisti tutti legati a questa corsa e al suo storico organizzatore, Bruno D'Alessio, amatriciano di Configno, la frazione dove lui ha le radici familiari e dove arrivava la corsa: nel cortile di casa sua.
EDITORE Fondazione Varrone - Finito di stampare, a Roma, nel mese di giugno 2007.
CONTENUTO Ognuno degli autori ne ha scritto un pezzo, tra ricordi aneddoti personaggi, e così ne è venuta fuori la storia di 30 anni. Mi fa venire in mente un'esperienza analoga, datata 2003: il libro dei 30 anni della «Diecimiglia del Garda» a Navazzo, dove vivo da qualche anno, ma che conosco, proprio in conseguenza della corsa podistica, da una quarantina d'anni. Posso vantarmi di aver il merito di essermelo fatto tutto da solo, dico il libro. Ognuno fa le sue scelte. 
UNA FRASE  
ACQUISIZIONE omaggio di Bruno D'Alessio, con affettuosa dedica personale, durante la visita che mi fece a Navazzo sul finire di luglio  e inizio agosto del 2019.
ANNOTAZIONI Mi rivolgo al mio amico Bruno, al quale peraltro questa cosa che adesso scrivo l'ho già detta a voce con molta comprensione, perchè lui non ha colpe dirette: bello il libro, bravissimi gli scrittori, elegante la confezione tipografica...ma, sant'Iddio, come avete potuto sbagliare tre volte, dicesi tre volte, le fotografie di Paul Tergat che Paul Tergat non è? Dico Paul Tergat non il signor Cagafusi della Valle degli Sconosciuti di Sopra il Monte. Certo, se hanno sbagliato gli addetti ai lavori, figuratevi gli altri, quelli del Bar Sport. Ci voleva solo un rompicoglioni come Castellini per beccare così madornale «cappella», che conoscevano pure gli assembratori del libro. Mi viene in mente un aneddoto realmente successo al mio paese. La sera del giorno della corsa un abitante del luogo entra in uno dei bar del villaggetto e da un tavolo di giocatori di tresette uno gli chiede:"Gioan, chi a vinsi la caminaa??" Quello ci pensa un attimo, mentre aspetta che venga riempito il suo bicchiere di bianco, e poi risponde:"Un negher, l'era un negher". Quante volte l'ho sentito ripetere: 'sti kenioty sembrano tutti uguali. No, non è vero. Eppoi, Tergat rimane sempre Tergat. E per chi non lo sapesse, non lo sapeva neppure Bruno D'Alessio e non voleva crederci finchè non gli ho mostrato l'ordine d'arrivo, Paul aveva vinto a Navazzo la «Diecimiglia»: era l'anno 1993, ed era già stato secondo, dietro a Moses Tanui, nel 1992.

Non c'è gusto - Tutto quello che dovresti sapere prima di scegliere un ristorante

Pubblicato 25 Maggio 2020

SPORT ...della forchetta e del calice 
AUTORE Gianni Mura, prefazione di Carlo Petrini che scrive:"Sono grato a Gianni Mura per aver saputo declinare, in questo momento di obesità gastro-televisiva e di abbuffata mediatica, un metodo lento, omeopatico e intelligente per approcciare il mondo della ristorazione nei suoi aspetti apparentemente, ma solo apparentemente, più laterali". Mura dedica il libro a Gino Veronelli
EDITORE Edizioni minimum fax - Roma - https://www.minimumfax.com/ - Finito di stampare nel maggio 2015 
CONTENUTO Non c'è niente da spiegare: sta tutto nel titolo. Ma tanto per far sentire la mia voce dirò: trattasi di un intelligente vademecum ad uso e consumo di chiunque abbia abitudine, necessità, curiosità e portafoglio per mangiare fuori casa, meglio al ristorante. Scritto senza spocchia, con un liguaggio lineare, diretto, schietto, come era nel suo stile. Io mi ci sono ritrovato, essendo anch'io uno che esercita la «professione cliente», con impegno e continuità. Chi non ha molta esperienza del mangiar fuori dalle mura domestiche, avrebbe molto da imparare da queste pagine. Trascrivo qualche opinione o suggerimento di Mura (odei suoi maestri).

Cuoco si diventa, rosticcere si nasce (Brillat-Savarin)

Un pasto senza vino è come un giorno senza sole (stesso autore)

Bisogna bere per ricordare e mangiare per dimenticare (Vázquez Montalbán)

Non si cucina per le stelle ma per la soddisfazione del cliente. E mai seguire le mode. (aggiungo io come esempio: Ristorante «Gambero» di Calvisano, del mio amico Gino Gavazzi, della sua mamma Edvige e di sua moglie Paola)

No ai tris di primi, no alla panna

La panna è la gran ruffiana della cucina italiana (Mirella Cantarelli, con il marito Peppino, del ristorante omonimo a Samboseto, il mio idolo fino a quando hanno deciso di chiudere, per stanchezza). Infatti...

Fatto sul serio, quello del cuoco è un lavoraccio, con orari lunghi

No agli ikebana nei piatti (per me:deformata interpretazione della Nouvelle Cousine)

Chef: "È una parola che non esprime un lavoro, solo un grado, un rango. Io sono un cuoco" (Luigi Nastri, del ristorante «Settembrini» di Roma)

Spaghetti o tonnarelli cacio e pepe, piatto che sfiora la perfezione ma incompreso

Le mie (di Mura) passioni molto semplici: salumi, formaggi, uova, pane bianco e vino rosso (mi associo)

La cucina vuole il suo tempo e non me ne resta per scrivere (Pina Bellini, ristorante «La Scaletta» di Milano)

Continuo a prediligere cuochi che non vanno in tv o ci vanno pochissimo, e che insegnano senza isterisimi

Senza passione non c'è cucina che tenga, a nessun livello

Va avanti la cucina fusion, confusion in certi casi

La miglior salsa del mondo è la fame (Miguel de Cervantes) 

UNA FRASE Penso che i vertici della cucina d'autore o il numero di stelle che la MIchelin distribuisce non siano i reali indicatori di come si mangia. Misurano la punta dell'iceberg. La parte sommersa non si vede
ACQUISIZIONE dal sito https://www.lafeltrinelli.it/, costo euro 11.05
ANNOTAZIONI Avevo letto il libro nel gennaio 2017 appena acquistato (ho l'abitudine di segnare nel frontespizio la data di fine lettura dei miei libri), l'ho riletto per intero, e forse con più attenzione (e con più gusto...), in questi giorni, dopo la repentina scomparsa di Mura.

L'atleta - Coltura pre-atletica e coltura atletica completa

Pubblicato 26 Aprile 2020

SPORT Preparazione atletica
AUTORE Goffredo Sorrentino (nato ad Ancona il 5 settembre 1875, morto a Fermo il 2 febbraio 1964)
EDITORE L. Cappelli Editore, Bologna - Finito di stampare coi tipi del Premiato Stabilimento Tipografico Licinio Cappelli in Rocca San Casciano il 4 marzo 1925 - Il prezzo del volume a quei tempi era di Lire 12,00 
CONTENUTO Questo fu il testo - base che servì ad alcune generazioni di allievi della scuola di educazione fisica della Farnesina, molti dei quali furono poi, per decenni, allenatori federali o dei più grossi club atletici, e molte volte le figure coincidevano. Stile ampolloso, perentorio, profetico, che non ammette contraddittorio. Nella seconda parte abbondano le foto e straripa la megalomania dell'autore: a corredo delle foto si legge continuamente «il mio allievo Petranzan, il mio allievo Calcagni, il mio allievo Tarlazzi...». Megalomane ma ascoltato dai gestori dell'atletica nazionale. Poi però, pur avendo il genio in casa, sono andati a prendere allenatori ungheresi, statunitensi...
UNA FRASE "Carissimi atleti, vi ho avvertito! Badate ai mali passi: possono costarvi la vita! Prima atleti completi; poi spacialisti...ed, infine, olimpionici! Quod est in votis!". L'unico pericolo è di essere trafitti dall'abbondanza, direi dallo spreco, di punti esclamativi.

Pagina 152:"Ricordatevi sempre che il bagno di sole ha un suo potere atletizzante di insuperabile valore! Sole in casa! Il bagno di sole deve essere fatto non solo alla vostra pelle, ma anche alla nostra casa, la quale ne viene sterilizzata, «animata» e benedetta. Dalla nostra casa dovremo togliere le tende di tutte le foggie e qualsiasi altra cretina specie di intercettazione della luce solare. Cretina, e aggiungo, criminale perchè chi ostacola l'ingresso della luce del sole nella propria casa, vi chiama e vi insedia la serie delle malattie". 

ACQUISIZIONE Acquistato per corrispondenza, mi par di ricordare da un libraio second hand books di Savona, per 25 Euro
ANNOTAZIONI In una delle prime pagine si legge:"La IIª parte di questo studio vedrà la luce tra qualche tempo e si occuperà delle «specialità» (salti, lanci, corse, marcia)". Non sono mai riuscito a trovare questo secondo volume. Se qualcuno ne avesse conoscimento, me lo faccia sapere. Curiosità...

 

Pugni chiusi e cerchi olimpici - Il lungo '68 dello sport italiano

Pubblicato 13 Aprile 2020

SPORT Politica sportiva
AUTORE Sergio Giuntini, prefazione di Felice Accame, postfazione dello stesso Giuntini, con un breve saggio su Gramsci e lo sport
EDITORE Odradek edizioni s.r.l. Roma - Finito di stampare nel mese di febbraio 2008
CONTENUTO Se sentite qualcuno dissertare sulla famosa indipendenza dello sport dalla politica, non credetegli, è una balla clamorosa. Come la perentoria affermazione che ha imbambolato tanti «Lo sport agli sportivi». Ma per carità! Giuntini, ottimo e preparatissimo studioso di storia dello sport, ci offre tutte le argomentazioni che servono per capire che queste affermazioni sono sempre state trappole per gli ingenui (io fra questi) e, soprattutto, per chi aveva interesse a perpetuare il proprio potere sportivo. Potere, sì, potere, come tutti gli altri: politica, economia, finanza, religione. Attraverso sei documentatissimi capitoli, l'autore ci guida attraverso vicende rilette alla luce di quel '68 che è stato uno spartiacque anche nello sport. Che è sempre stato gestito con una logica ingannevole, presentandocelo come una oasi incontaminata, difesa da strenui difensori della indipendenza di questa attività rispetto ad altri poteri. La realtà è sempre stata ben diversa, fin dall'affermarsi del fenomeno sportivo. Il cultore dell'ellenismo, barone de Coubertin, come avrebbe fatto a riportare i Giochi ad Atene senza l'aiuto dello Stato greco? E così per le Olimpiadi e per ogni grande manifestazione: la presenza degli Stati è il pilastro. E lo sport si è sempre piegato, in buon ordine. Basta pensare ai Giochi Olimpici del 1936 a Berlino, in pieno nazismo. L'unica voce che invocava la non partecipazione della squadra americana ai Giochi nazisti, quella del membro del C.I.O. (eletto nel 1927) Lee Jahnecke fu tacitata con la esclusione, per far posto al suo connazionale, il ricchissimo costruttore Avery Brundage, che poi, nel 1952, ascenderà alla presidenza del Comitato Olimpico, portandosi appresso la sua cultura di ultraconservatore. Spesso anche ottuso: dovrebbe rileggersi la vicenda delle medaglie strappate a Jim Thorpe, che Brundage evitò di restituire nonostante le tante sollecitazioni. La purezza dello sport, dell'amateur. E infatti nel «giglio magico» dei padroni del vapore olimpico c'erano teste coronate, baroni, grandi industriali, tutta gente che non doveva lottare per la pagnotta quotidiana. Il libro di Giuntini ci porta a rileggere tante vicende, non solo quelle olimpiche: certo Mexico '68, i pugni chiusi di Tommie Smith e John Carlos, ma anche le vicende italiane gestite dall'inamovibile Giulio Onesti all'ombra paterna di Giulio Andreotti e della DC, i Mondiali di calcio del '78 gestiti dai massacratori della dittatura argentina di Videla, la partita Cile - Italia a Santiago imperante il dittatore sanguinario Pinochet, i Campionati europei di atletica del '69 nella Grecia dei colonnelli. Tutto sotto l'ombrello della burletta dello «sport indipendente dalla politica». Queste pagine aiutano ad uscire da un mito falso e a rileggere la cruda realtà. Quella di ieri, che è poi quella di oggi, se non peggiore.
UNA FRASE  
ACQUISIZIONE Acquistato, euro 8, da Il Libraccio / IBS
ANNOTAZIONI Domandina finale: e gli atleti dove stavano a Ciudad del México, Buenos Aires, Atene, Santiago? Avevano quasi tutti il torcicollo, la testa era sempre girata dall'altra parte. Lo sport agli sportivi, of course.
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