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In questa Sezione pubblico e commento le nuove acquisizioni della “Collezione”, siano esse libri o riviste, ma anche poster, quadri, magliette di atleti, scarpe, numeri di gara, medaglie, francobolli, ecc., materiale che già ora è presente nelle due sale di esposizione (circa 150 metri quadrati, forse qualcosa di più che di meno), situate nell’edificio in via Monsignor Giacomo Tavernini, 35, a Navazzo, località nel Comune di Gargnano, sul lago di Garda. La “Collezione” presenta due nuclei essenziali: i Giochi Olimpici e l’atletica, ma non rifiuta certo anche altri sport, in particolare alcuni che mi hanno sempre entusiasmato, come rugby, ciclismo, tennis, pallacanestro; non manca neppure il calcio. 

Una spiegazione è dovuta. Qualcuno mi ha fatto notare che, talvolta, parlo di libri che non sono novità. Certo. Il motivo è che presento e commento solo i libri che ho davvero letto. Questo vale per le opere, diciamo così “di lettura”. È ovvio che una pubblicazione statistica non la leggo cifra per cifra, ma anche in questi casi sfoglio, conosco i contenuti, cerco di fissarli nella memoria, e questo può sempre tornare utile, soprattutto in caso di ricerca saper dove trovare quello che serve fa risparmiare un sacco di tempo. 

Il prossimo passo determinante sarebbe quello di porre mano ad un catalogo dell’esistente. Me lo ripetono in tanti, come se non lo sapessi da solo, ma dire agli altri quello che dovrebbero fare, e farlo realmente, beh, ce ne corre. Chissà che prima o poi non riesca anche ad iniziarlo. Quanto a finirlo, quien sabe?, dovrebbe darmi un aiuto determinante il buon Dio. Ma non gli ho ancora chiesto se è d’accordo. 

Un ringraziamento che sgorga dal cuore: a tutti quelli che mi hanno dato e continuano a darmi pezzi per la “Collezione”. Quando l’occhio corre sulle pareti e sugli scaffali mi sovvengono nomi, facce, amicizie, affetti, taluni perduti. Sappiate che quello che avete dato a questo angolino della memoria non andrà invece perduto.

 

La medaglia (con)divisa

Pubblicato 01 Marzo 2013


SPORT Atletica leggera
AUTORE Giuseppe Gentile
EDITORE fuori/onda, collana Stringhe, prima edizione settembre 2012
CONTENUTO La carriera, il salto triplo, i primi anni di atletica,  la preparazione con un unico obiettivo: i Giochi Olimpici di Mexico '68. Ed ecco i due primati del mondo, in qualificazione e nel primo salto di finale, una grande gara con grandi interpreti e alla fine la medaglia di bronzo, la delusione, il feeling con l'allenatore Gigi Rosati, la medaglia, quella medaglia, divisa in due parti e ricostruita, un pezzo a me un pezzo a te - un gesto meraviglioso, che spiega il titolo del libro -, le amicizie, l'esperienza cinematografica accanto a Pier Paolo Pasolini e Maria Callas, la vita professionale, i figli. Una bella testimonianza di una persona che dopo i fasti sportivi non ha mai fatto tanto clamore. Da queste pagine esce la figura di un uomo con molte qualità, non solo sportive. Un bel libro.
UNA FRASE  "...non mi piaceva il tifo calcistico, amavo il grande pubblico attento alle gare in silenzio, che applaudiva, o fischiava, solo dopo il salto. Speaker e altoparlante mi infastidivano. All'epoca non si usava richiedere l'incoraggiamento del pubblico per ritmare la rincorsa, ma comunque non lo avrei mai richiesto. In pedana volevo essere perfettamente concentrato solo sul gesto tecnico, i sostegni esterni non mi avrebbero altro che infastidito". Parole da scolpire nel cemento di ogni stadio, viste le pagliacciate insopportabili cui siamo costretti ad assistere oggi nelle gare di atletica, a qualsiasi livello.
ACQUISIZIONE In occasione della presentazione di un libro postumo di Claudio Enrico Baldini, a Piacenza, domenica 9 dicembre 2012, Giuseppe Gentile era presente per onorare la memoria del suo collega Maestro di Sport, come lui. Lì, con un gesto che ho molto apprezzato, mi ha fatto dono del suo libro, aggiungendo una dedica che dice:" Nella certezza di trovare condivisioni".
ANNOTAZIONI Una amichevole tirata d'orecchi. A pagina 73 c'è un pasticcio. Parlando dei 400 ostacoli "una gara che mi aveva sempre affascinato, sin dalla finale dei Giochi di Roma..." Gentile fa confusione fra due finali: quella dei 400 piani e quella dei 400 ostacoli. Infatti attribuisce a Glenn Davis la vittoria nei piani, sul tedesco Kaufmann. Quel Davis era invece Otis, mentre Glenn vinse (anzi, rivinse come a Melbourne '56) i 400 ostacoli. Beppe, io mi limito a tirarti le orecchie, qualche storico-statistico di mia conoscenza ti taglierebbe un piede...quello di stacco!

 

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