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Calcio e azzardo, un cocktail ubriacante

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L'immagine si riferisce a una delle tre reti con cui la Jugoslavia superò la Germania nella semifinale del torneo olimpico ai Giochi del 1952. Siamo allo Stadio Olimpico finlandese. Gli jugoslavi vinsero per 3 - 1, poi cedettero in finale all'Ungheria per 2 - 0, primo gol del grande Puskás. I tedeschi persero anche la finale per il terzo posto contro la Svezia (2 - 0). L'Italia non superò gli «ottavi»: 3 - 0 dagli ungheresi

«Il calcio è un mondo a parte che ribadisce la propria diversità rispetto all’etica comune, ai comportamenti dell’uomo della strada, con una presunzione di immunità (e impunità) che non corrisponde ai dettati del codice civile e, spesso, penale». Con questa frase si chiude la riflessione odierna di Daniele Poto. La sottoscrivo integralmente e mi vien voglia di aggiungere tanto altro che mi - ci - passa sotto gli occhi ogni giorno e che interessa questo gioco. Ho detto gioco, non sport, perchè, per me, sport è un'altra cosa. L'immoralità quasi universale che avviluppa questo ambiente non conosce limiti. Ne dico una. Nel gennaio di quest'anno mi trovavo a Barcellona e, per non perdere il vizio, leggevo i giornali, e appresi che la società calcistica della città, il famosissimo Barça dello strapagatissimo Messi, aveva appena depositato il bilancio in vista dell'assemblea. Bilancio in rosso per un miliardo 175 milioni di euro. Ma al tempo stesso quattro individui, tutti imprenditori me par, presentavano la loro candidatura per assumere la presidenza del club. Due brevi considerazioni. Come può uno Stato, un Governo, una Magistratura, in una società civile tollerare che una impresa possa avere un deficit di questa portata? La seconda: i quattro aspiranti a mettersi in groppa un deficit di questa magnitudine o sono folli, o sono deficienti, oppure...in qualche maniera c'è un tornaconto, lecito o illecito. E io sono straconvinto che è il secondo. Rimaniamo a casa nostra: vogliamo parlare di...di...di...mettete voi i nomi dei più osannati agglomerati pedatori. Ma tutti girano la testa dall'altra parte: Governo, politici, amministratori locali che concedono favori, magistratura, adesso perfino professori universitari (parlo di quell'esame farsa a Perugia per uno che non aveva mai sentito una parola di italiano in vita sua), per non parlare di quella vergogna che si chiama stampa, quasi sempre genuflessa ad angolo retto.

La parola a Daniele Poto, ne ha facoltà.

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Se due indizi fanno una prova, quattro a cosa portano? Lasciando da parte gli aforismi del senatore Giulio Andreotti, ci riferiamo al pericoloso intreccio tra calcio e azzardo, esemplificato da conosciuti casi di cronaca, alcuni dei quali tragicamente recenti.

L’indizio più antico nel tempo è quello lasciato dal sempiterno Gigi Buffon, 43 anni, non solo giocatore quando sta (stava? starà?) fra dei pali che sostengono una rete , ma anche giocatore indefesso nel campo delle scommesse sportive. Il magistrato non ha approfondito fino in fondo il mistero (neanche poi tanto tale) del milione e mezzo di euro affidato dal portiere alla gestione di un tabaccaio con probabilissimo obiettivo la gestione delle scommesse sportive, pratica vietatissima per tutti i tesserati della Federcalcio. Si sa che Buffon ha sempre avuto la passione, diremo quasi la dipendenza, di scommettere un po’ su tutto. L’appalto di una cifra così considerevole lasciò già allora pochi dubbi sulla sua destinazione. Ma l’inchiesta è scivolata in un vicolo cieco e morto, e il fascicolo su Buffon si è arenato in un cassetto non facendo pagare dazio al giocatore.

Molto più recente il certo coinvolgimento di Ibrahimovic nella direzione e gestione di un marchio di scommesse sportive a Malta, Paese molto borderline in quanto a legalità in questo comparto. Qui siamo a un livello superiore. Il giocatore non è più nella veste di utente ma addirittura di imprenditore. L’UEFA ha aperto un’indagine per una palese violazione del codice etico. Si può immaginare quanto di poco deontologico ci sia in questo.

Il problema reale è che i calciatori accumulano ricchezze smodate e quindi devono costituire un «giardinetto» diversificato di investimenti. E l’azzardo, uno delle principali industrie del Paese, per quanto in parziale «sonno» durante la pandemia, non sfugge a questo reticolo di interessi. Il personaggio poi è quello che è. Nella sua trasandatezza etica (“Io sono Dio”) non si è mai fatto problemi di moralità, di corretti comportamenti o di ossequio al fair play. In campo e fuori.

Al capitolo dei possibili scandali si è aggiunto nelle ultime ore Igli Tare, albanese, fidato braccio destro del presidente della Lazio Lotito. Nel suo caso la proprietà, formalmente affidata a un prestanome, della Top Bast, compagnia di scommesse attiva in 400 sale. Ma a parte questa violazione delle norme FIGC c’è anche poca trasparenza sull’acquisto del giocatore Muriqi per 17,5 milioni. Complessivamente siamo nell’ambito di conflitti d’interesse, di rapporti oscuri che portano fino alle mafie, all’intreccio del clan baresi, della mafia siciliana e della ‘ndrangheta. Una rovinosa cointeressenza d’interessi.

L’ultimo caso che citiamo, peraltro destinato al ridimensionamento, è quello che riguarda il neo-allenatore della Juve  Massimiliano Allegri. Segnalazioni all’antiriciclaggio per il  ricarico sui suoi conti correnti tramite bonifici di ingenti somme provenienti da centri di ricreazione e scommesse di Malta e Slovenia. Il tecnico si è affrettato a ribadire la legalità delle operazioni ma le perplessità rimangono. Il calcio è un mondo a parte che ribadisce la propria diversità rispetto all’etica comune, ai comportamenti dell’uomo della strada, con una presunzione di immunità (e impunità) che non corrisponde ai dettati del codice civile e, spesso, penale. 

La leggerezza delle forme e dei colori

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Sono in ritardo all'appuntamento con il mio amico Martino Gerevini e la sua opera. Per il calendario del mese di giugno ho scelto questa Composizione n.8 che data 1986. Una composizione aerea nelle forme e nei colori, una composizione che invita alla serenità, alla quiete, alla riflessione pacata. Ma ne saremo capaci? Sono molto pessimista da quel che vedo attorno a me. Sembra di vivere in un formicaio impazzito: il bar, l'happy hour, lo spritz, la pizza, il ristorante, per non parlare della palestra, delle discoteche, adesso il gran problema son le discoteche, anche se alcol e cocaina non son mai mancati neppure durante il confinamento. Anzi sembra che i pusher abbiano fatto affari d'oro durante i mesi scorsi: servizio a domicilio, come per la quattro stagioni da asporto.

Altro che serenità e valori ritrovati! Ha ragione Altan, per me il più grande giornalista vivente, il quale ha disegnato la sua vignetta per «L'Espresso» della settimana scorsa: i famosi marito (signor Ugo) e moglie (signora Luisa), uno accanto all'altro in poltrona con un libro in mano, e il primo dice:"Tra un po' si potrà tornare a fare tutto quello che facevamo prima". La moglie:"Di nuovo?". Vi ricordate quando all'inizio di questa tragica vicenda del virus venuto da chissadove i dispensatori di ottimismo a buon mercato pontificavano:"Ne usciremo migliori". Si vede: omicidi efferati quasi ogni giorno, bande di minori che scorazzano per le città armati di coltelli che non si fanno scrupolo di usare, dal Pincio a Roma a Piazzale Arnaldo a Brescia al lungolago di Desenzano, continui incidenti sul lavoro, non parliamo delle strade che ormai son vere e proprie scommesse. Ma siamo tutti contenti perchè le statistiche dicono che il 60-70 per cento degli italiani ha già prenotato tutte le Pensioni Mariuccia delle località marine o montane. Si torna a fare tutto quello che si faceva prima. Magari un po' peggio.

La nostra opera - Titolo: Composizione n.8 - Anno: 1986 - Acrilico su tela - Formato: cm 80x80 - Collezione privata

Lago, montagne, santuari e santi camminatori

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Pubblico questo scritto di Enzo Gallotta, che in un foglietto che mi è capitato tra le mani qualche sera fa viene definito «giornalista», ma lui borbotta subito «pensionat, pensionat», eppure è vero appartenendo il Gallotta a quella razza di scriba bresciani che hanno respirato l'aria viziata di tutti e due le redazioni locali: prima «BresciaOggi» e poi «Giornale di Brescia», chissà qual fu il peggio. Redattore di giudiziaria, benvoluto da tanti azzeccagarbugli ed emuli del vicequestore Rocco Schiavone, forse non da tutti, come succede alle persone verticali, quelle che si genuflettono poco. Nel citato foglietto, il Gallotta viene anche indicato come «portavoce del GS Montegargnano», chiamato a tal prestigioso incarico sia per l'essere stato «giornalista», «pensionat, pensionat» risuona,  sia per appartenere alla congregazione protetta da Rocco di Montpellier, il San Rocco venerato il 16 agosto, anche qui dove ho messo tenui radici io, in una raccolta chiesetta poco distante da casa. La congregazione è quella dei viandanti e dei pellegrini, come sapete. Il Gallotta e la tenace signora Ornella deambulano ogni giorno, nonostante el pensionat lamenti da innumeri anni un potente mal di schiena che lo ha reso famoso, anche fuori dai confini nazionali, presso tutti gli ortopedici, osteopati, agopuntori e, soprattutto, fisioterapisti, dei quali viene considerato generoso finanziatore. Sommando insieme tutte le facce del poliedrico Gallotta, sono arrivato alla conclusione: nessun meglio di lui può intrattenere i tanti fruitori di questo spazio parlando loro del giro del lago di Garda sulle montagne che gli fanno da regale corona, di chilometri, di dislivelli, di cammini che aspirano alla santità, certificata da bulla quasi pontificalis. Io, meschino, sono alle prese con bel altro timbro, quello sul documento di esistenza in vita richiestomi perentoriamente dalla principesca Previdenza Sociale monegasca per continuare a ricevere la pensione. Pensionat, pensionat, come il Galotta, grande persona e grande amico. Grazie Enzo.

Legenda delle foto, in senso orario. Vista dalla collina sopra Torbole, parte trentina, dove i camminatori sono arrivati dopo 35 ore. Elio Forti sul balcone che si affaccia sul golfo di Salò. Il passaggio sul ponte tibetano tra Pai di Sopra e Crero, a monte di Torri del Benaco, lato veneto. Veduta sul castello di Malcesine.

 

 

La vita stessa è un viaggio da fare a piedi”. Trova interpreti autentici dalle parti nostre, il Garda e dintorni,  la riflessione messa nero su bianco dallo scrittore della Tierra del Fuego. La metafora di Bruce Chatwin, cantore di terre agli antipodi, ben si adatta alle imprese di cui è protagonista, un passo dopo l’altro, Aurelio Forti, geometra in quel di Navazzo, sopra Gargnano, ora a riposo. Si fa per dire…L’ultima l’ha tradotta in azione nei giorni scorsi, in buona compagnia. Un “giretto” di 143 chilometri in 35 ore e 16 minuti con 3mila metri di dislivello positivo portati a casa camminando su e giù a mezza costa su sentieri e strade fuori mano toccando le tre sponde del nostro lago.

Il tempo che stiamo vivendo, sconvolto dall’imperfetta tempesta della pandemia, riporta non certo da oggi alla ribalta la passione per il cammino. Trekking, per dirla con gli anglofili. Così, sotto i colori e il logo del Gruppo Sportivo Montegargnano, di cui è il motore, Aurelio Forti ha dato seguito al progetto di un Grande Giro del Lago di Garda. Non a livello di asfalto, questo lo ha già messo in cascina in meno di 24 ore qualche tempo fa. Giovedì 3 giugno, alle 8.30, è partito per il nuovo impegno da Navazzo accompagnato da Giuseppe Angelini, ultramaratoneta di Salò. Direzione sud, verso il basso lago, con la scorta logistica di Osvaldo Andreoli. A San Michele, sopra Gardone Riviera, si è aggregato alla pattuglia il trentino Giorgio Barchiesi, che promuove il sito trekking-etc.it in cui si trova un’app con le tappe del Grande Giro del Garda. 

A gruppetto compatto e, sempre in quota relativa, ecco sfilare via il golfo di Salò, la Rocca di Manerba, i borghi della Valtenesi. Poi le colline a meridione di Desenzano, quindi da Peschiera la risalita con il calare della notte dalle parti di Bardolino e Garda, con sosta per uno spuntino. Infine, la ripartenza verso Torri e Malcesine con conclusione finale a Torbole, nel punto più stretto del lago, dove i camminatori hanno posto fine al cammino.  Restano tre tappe per chiudere l’anello: da Torbole a Navazzo. Saranno fatte in altra occasione.

Il futuro prossimo cosa riserva? Al Cammino da definire, a passo proprio da camminatori, non certo in fretta. Con ostelli e luoghi di sosta da definire, tracciati da fissare, logistica da inquadrare, sito Internet con storie da raccontare. A Navazzo han già deciso: alcuni locali della Canonica saranno destinati a fornire tetto e ospitalità ai camminatori. Non mancano certo i compagni di strada, amici di sempre: Franco Ghitti, anima del Comitato BVG Alto Garda e profondo conoscitore dell’ambiente gardesano, e Giuseppe Seccamani. Porteranno il loro prezioso contributo le gardesane Barbara Turra e Loredana Francinelli, titolari del sito Internet le Vie del Benaco.it. Francinelli è autrice con Giovanna Coco della guida “A piedi per i Santuari del Lago di Garda”, che già propone il giro del lago a piedi in dodici tappe. E dispone di una credenziale, di preziosa carta fatta a mano dai mastri cartai di Toscolano 1381-Antica Cartiera del Garda, su cui apporre i timbri a certificare le tappe di questo e di altri Cammini.

Molto il lavoro da fare. La passione non manca, così come l’autentico amore per le proprie radici e per il fantastico quanto unico territorio che incornicia il lago cantato da poeti, raccontato da scrittori e descritto da viaggiatori d’altri tempi. Il Cammino si farà, il Grande Giro del Lago Garda sta prendendo forma concreta.

Non so voi, per me si chiama figura di merda

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Devo dire che questo video mi regala un grande sollievo. Mi conferma quello che ho sempre pensato di questa donna che i romani hanno eletto - legittimamente, secondo le regole, per carità - sindaco della Città che dicesi Eterna. Se deve mantenere questa prerogativa, in tali condizioni, beh, facciamo tridui e innalziamo salmi perchè l'eternità non si avveri. Romani, avete una pallida idea nelle mani di chi vi siete messi? Mi viene il dubbio che non l'abbiano capito, se è vero che il partito di quelli del Faffa Urbi et Orbi la vuole ricandidare.

Non so cosa pensate voi delle immagini del programma Propaganda Live su La7. Per me, senza tanti giri di parole, saranno pure politicamente scorrette, trattasi di una figura di merda. Vi ricordate quel ritornello che faceva «Ta Ta Tata...Taratattatta...Figura emmerda». Ma pur di farsi vedere in Tv in imminenza di campagna elettorale (questa sì ormai eterna nel nostro Paese) si fa questo e altro. Ecco, appunto. Forza Roma, a ridatece Nerone!

Costituzione, un patto per uomini liberi

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2 giugno 1946, 27 dicembre 1947, 1 gennaio 1948. Tre date che non andrebbero mai scordate da nessuno che si senta compiutamente cittadino della Repubblica Italiana. Oggi, 2 giugno 2021, ognuno dovrebbe sentire il dovere morale, civile e politico di fare qualcosa per ricordare i Padri Costituenti che ci hanno dato questa Carta che deve essere la nostra bussola: la Costituzione. Dicono che va aggiornata, può darsi. Aggiornare non significa però snaturarla al servizio delle fazioni politiche, che da tanto tempo stanno dando pessima rappresentazione di sè. Io ho deciso di rileggere alcuni articoli dei Principi Fondamentali e di pubblicarli in questo mio modesto spazio. Spero di comunicarli a qualche persona in più, magari a chi se ne è dimenticato. Al tempo stesso, mi sia consentito di rendere omaggio a quel galantuomo che attualmente rappresenta la nostra Nazione, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Art.1

L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art.2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art.3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. (...)

Art.4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto. (...)

Art.6

La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. (...)

Art.8

Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano. (...)

Art.9

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico ed artistico della Nazione.

Art. 11

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (...)

Art. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. (...)


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