"Sognando Olympia 2020": scelto il nuovo logo

 

           

"Sognando Olympia" è un giochino che mi sono inventato, sì, senza tanti giri di parole, me lo sono inventato io, Ottavio Castellini, a ricordo delle nove edizioni di Giochi Olimpici cui, in vari ruoli, avevo preso parte fino a quel momento (diventeranno poi dieci con la partecipazione "carioca" 2016). Mai come atleta, se è questo che volete sapere: quello fu un sogno giovanile, appunto. Un passettino indietro a novembre 2015. Avevo deciso di autocelebrare i miei 70 anni riunendo attorno a me tanti amici o presunti tali (parecchie delusioni, come io ne avrò date agli altri) che avevano / hanno avuto una parte nella mia non corta vita. Non facile, non economico, ma quando uno è un po' bacato nella testa  come me, molto gli è consentito, e lo lasciano fare, poveretto "tanto è matto". Trovai persone che mi aiutarono, molte che mi avvolsero l'anima nel loro affetto vero, altre che mi presentarono...i conti, salati non salatini, altre (poche) che, pur partecipando, parevano aver inghiottito la cicuta, altre, fossero donne o uomini, che allungarono le mani e sgranfignarono ciò che potettero, qualcuno che si fece bello a spese mie. Tanto pagava il coglione.

In preparazione alla serata - che comunque resta un momento indimenticabile per me, in quel bel palazzo Traffegnini del 1581 - chiesi al bravo Roberto Scolari, successore del maestro Martino Gerevini alla Tipografia Apollonio come grafico, di prepararmi dei materiali. Fra questi, una stampa, lunga tre metri (che gelosamente conservo) con lo slogan "Sognando Olympia", mio personale inno alla gioia per questa infatuazione olimpica che mi aveva affascinato fin da quasi piccolo, nel 1956, quando leggevo le cronache su un giornale dell'epoca dei Giochi che si giocarono nella lontanissima Terra australis incognita, versione latina di Australia. Roberto sposò l'idea e la trasfuse nell'elegante segno artistico di cui è raffinato interprete. Dovevo mostrare ai miei ospiti quell'opera, quella sera stessa, ma più che sera si era fatta notte, per colpa mia e della mia incurabile logorrea, l'equivalente verbale della diarrea intestinale. Il mio amico Marco Peiano, depositario del lungo papiro scolariano, mi faceva segnali per attirare la mia attenzione e ricevere l'ordine di srotolare il manufatto, ma decisi di non prendere i pazienti intervenuti per sfinimento.

Nelle settimane che seguirono, i vocaboli "sogno", "sognatore", il gerundio "sognando", entrarono, un po' invadenti, nella nostra vita. Furono chiamati a dar man forte poeti e scrittori. Le idee si fusero, anzi si confusero. Nacque, e ne sono felice, con moderazione, perchè le delusioni sono sempre in attesa dietro l'angolo, questo pomposamente indicato come "progetto" multisportivo che, dal nucleo originario benacense, si è poi ramificato anche più in là. Mi fermo qui, non voglio tediare con il racconto del "Cammino del sogno", imitazione di quello fideistico di Santiago di Compostela. Nel 2016, lo dico con un pizzico d'orgoglio senza vergognarmi, la "cosa" ebbe un discreto successo e, talvolta, mi sono perfino divertito. Gli altri non so se possono dire lo stesso.

Venuto il momento di svegliarsi - quando i sogni svaniscono - mi accorsi, ci accorgemmo, che ci avevamo preso gusto: la decisione fu il milanesissimo "tiremm innanz". Caro Roberto, torna al lavoro, e attingi alla tua creatività. E ecco qua, quattro differenti proposte, proiezione Tokyo 2020, chi ci arriverà lo deciderà Dio misericordioso. Il primo (in alto a sinistra) dalle linee pulite, elegantissime; a fianco, una eleborazione simbolica: mani di tutti i colori che si cercano per stringersi, una invocazione ad una fratellanza che sta sparendo sepolta da immondi rigurciti di egoismo, da cupi nazionalismi che speravo sepolti per sempre, da manifestazioni che dovrebbero preoccupare gli esseri umani, da migliaia di morti che fanno la felicità dei pesci e degli imbecilli. Le due altre elaborazioni molto legate alla idea di sogno, con dissolvenze che invitano a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare.

Belli tutti, io li avrei usati tutti. Ci hanno suggerito di ascoltare il parere proveniente dai "social"  (adesso si usa, ma io non ci credo), ricevuto messaggi (sul sito www.asaibrunobonomelli.it), alla fine abbiamo deciso: il primo, quello in alto a sinistra. Personalmente ne avrei scelto un altro. Li propongo su questo mio spazio, perchè sono, tutti insieme, un magnifico colpo d'occhio. Grazie Roberto!