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Gian Carlo «Spino» Chittolini, oltre la corsa

Con questa foto scattata dal mio amico Elio - su mia richiesta - onoro un impegno preso con Gian Carlo Chittolini, il quale mi disse che stava ultimando un libro e che me avrebbe mandato copia  perchè venisse conservata nella mia Collezione, chiamata anche pomposamente «Biblioteca internazionale dell'atletica», ma forse anche non tanto pomposamente visti i «delitti» che gli enti sportivi (poltronifici) fanno della cultura sportiva, ridotta sempre più a strame. Questo mio spazio dimora, serenamente ed orgogliosamente, a Navazzo, frazione di Gargnano, lago di Garda. Contiene atletica, tanta, libri, oggetti, riviste, medaglie, fotografie, poster, opere d'arte, legati al «mio» sport, quello vero, non gli insipidi surrogati di oggi. Accanto, una collezione di libri e memorabilia dei Giochi Olimpici. E, ad abundantiam, qualcosa anche d'altro come ciclismo, rugby, automobilismo, basket, calcio, e altre discipline. 

Dopo questo breve spot autopubblicitario, torniamo a Gian Carlo Chittolini, «Spino» lo chiamano gli amici di Salsomaggiore. Fu atleta - fine anni '60/primi '70 -, mezzofondista, il suo gemello Gian Paolo era più bravo di lui (1'50"5 sugli 800, me par), ma il nostro «Spino» si è preso delle altre grandi soddisfazioni fuori dalla pista, come allenatore. Non voglio farla lunga: per tutti e su tutto valga che per molti anni è stato il Pigmalione tecnico (credo che nessuno ti ha mai chiamato così) di Alessandro Lambruschini da Fucecchio, uno dei nostri migliori interpreti dei 3000 metri con siepi. Una volta rallentata l'attività diciamo didattica sul campo, il Chitolen (alla emiliana) si è dato alla organizzazione di corse pedestri, prima quella maratona dei luoghi verdiani, avete capito bene: quelli dove ancora riecheggiano le note e i gorgheggi di Giuseppe Verdi. Dismessa quella, ecco implicato della UltraKMarathon50km, partenza e arrivo da Salsomaggiore e su e giù per un bel pezzo dell'Appennino parmense.

A questa corsa ha dedicato questo libro che ora ha trovato stabile collocazione in un ripiano della mia libreria, al primo piano (ce ne sono tre, oltre 200 metri quadrati in totale): lo scorcio che vedi in fotografia, caro Gian Carlo, è una parte della decina di scaffali che contengono solo pubblicazioni sulla corsa, sulla maratona, centinaia di risultati ufficiali, compilazioni statistiche, storia di questa disciplina, e forse anche qualcos'altro. Il tuo libro adesso sta lì con gli altri, e si parleranno e ognuno racconterà la sua storia, piccola o grande che sia. Cuntent «Spino»?

La presentazione del libro la trovate nella rubrica CARTASTORIE, quindi non mi ripeto. Spero di essermi guadagnato quattro fette di salame, coppa e pancetta e una bottiglia di Monterosso nella osteria il cui menù emerge dalla nebbia dell'Appennino nella foto galeotta di uno dei bravi fotografi: Quand a s’ suda un bél po, scansa al vént e botón’na ’l paltò”, oppure, dico io, rifugiati all'osteria.


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