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Martino Gerevini, creatività non ripetitiva


A mio giudizio è il miglior complimento che si possa fare a Martino Gerevini, oltre a tanti altri, come l'essere sempre misurato, umano, generoso. La sua opera complessiva - purtroppo lasciata colpevolmente cadere nell'oblio - ha l'impronta della originalità, della sperimentazione, della esplorazione artistica di materiali diversi, con un punto di partenza preciso: la grafica, che era il suo «mestiere» vero. Martino era un artigiano, componeva il legno - ricordare le sue bellissime opere con i vecchi caratteri di stampa recuperati alla Tipografia Apollonio, la sua casa per tutta la vita -, ridava linfa vitale alla carta di scarto, i colori erano il suo regno indiscutibile. Non è stato un banale ricopiatore di se stesso, come altri, pur bravi, per carità, che che una volta inventato un «giochino» sono andati avanti a riperterlo per tutta la loro vita artistica. Andare a una nuova mostra di Martino Gerevini era come avventurarsi alla scoperta di un pianeta sconosciuto. Poteva piacerti oppure no, ma era nuovo, aveva un suo fascino, una sua ragione d'essere nata da una riflessione. Per questo, Martino può essere accostato - lui ne sarebbe imbarazzato - a Bruno Munari che elesse la fantasia come anima di tutta la sua immensa e straordinaria opera. Non è per caso che i due, Bruno e Martino, erano amici e si stimavano. E adesso godiamoci questa opera di una serie del 1987.

La nostra opera - Percorso misto n.8 - Anno: 1987 - acrilico su tela - Formato: cm 80x80 - Collezione privata

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