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Vittime di una indigestione da numeri insensati

Che volete che aggiunga a quanto scritto dal mio amico Daniele Poto? Nulla. L'ossessionante bombardamento quotidiano dei numeri è una costante della nostra vita. Purtroppo. Ma come argomenta il saggio amico nessuno ci spiega cosa sta dietro a questi numeri.

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Non li tengo più i numeri. Mi scappano da tutte le parti. Li rivedo come un incubo la notte. Numeri inquietanti che destabilizzano la vita di milioni di persone.  Per non perdermi troppo nell’orbe terracqueo penso agli italiani. Più piccolo è il caso, più facilmente posso argomentare. Forse tutto è cominciato quando un oscuro funzionario francese in forza alla Comunità Europea s’inventò il 3% come massimo scostamento di bilancio. A Bruxelles come a Strasburgo, forse anche Draghi, commentarono: “Azzeccato!. Applichiamolo!”. Facendo diventare un dato empiricamente ondivago in una legge continentale dell’Unione Europea. Di là il diktat all’Italia dell’impossibile dimezzamento del debito in base a un piano ventennale. Smentito dai fatti, dalla pandemia, dal cambiamento climatico. Dall’esigenza di far vivere o sopravvivere una generazione che non può augurarsi miglioramenti e riassetti nel 2050. Perché la vita è quella odierna, drammaticamente odierna e contemporanea. E il sol dell’avvenire non sarà mai visto. Insomma, l’applicazione del marketing della politica che sceglie argomenti fruibili dalle minoranze (ci metto anche il decreto legge Zan o lo ius soli), senza alcuna speranza di farli approvare mentre milioni di persone versano in stato di povertà relativa e assoluta, aumentano le file alle mense della Caritas e la classe media è persino in difficoltà a onorare il pagamento della bolletta della luce o del gas da riscaldamento o da macchina.

Non li tengo più i numeri. Perché mi scappano da tutte le parti con la loro insensatezza da manuale kafkiano. Perché ci vaticinano un Pil per l’Italia al 6,4% l’anno prossimo dimenticando come stiamo vivendo. Isolati dai nostri simili, in smart working, con una classe lavoratrice spolpata dal jobs act e dall’epidemia. Tra famiglie che fanno i salti mortali per quadrare bilanci e studenti sul cui tasso di apprendimento nell’ultimo biennio è meglio sorvolare. Pronti a schiantarci contro l’iceberg mentre la radio di bordo del Titanic nostrano recita il suo “Tutto è in ordine, tutto a posto. Rispettata la velocità di crociera”. E gli economisti ci prendono in giro applaudendo una moderata inflazione in un Paese in cui, unico in Europa, gli stipendi hanno fatto segnare un -2,9 dal 1990 ad oggi, a confronto di un’Estonia che registra un + 250%.

Forse anche questo è un consiglio: andarci a schiantare sorridendo? Una pratica zen? Ve li restituisco tutti insieme questi numeri, ve li sbatto in faccia come un indigeribile vomito, statistici, economisti e politici. A voi una risata non basta per seppellirvi.

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