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Le leggi fondamentali della stupidità umana

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La prima legge fondamentale della stupidità umana

Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione

Pagina 19 di un libro edito dalla Società Editrice Il Mulino, libro la cui lettura mi è stata suggerita dall'amico Giorgio Reineri, uomo di molteplici letture e di arguta intelligenza. L'autore è il professor Carlo M. Cipolla (1922 -2000) che fu storico economico, il quale, tra l'altro, insegnò alla Università di California, che ha sede a Berkeley, e alla Normale di Pisa. Sarebbe corretto scrivere «gli autori» perchè il libro è arricchito dalle illustrazioni di quel genio del disegno satirico che è Altan. Basterebbe la prima tavola disegnata a corroborare il mio ininfluente parere. Disegno; uomo con gallina sottobraccio. Riflessione: l'uomo è superiore alla gallina: non fa l'uovo, fa danni.


Piccoli karateka crescono al Dōjō Shinzo Bushi

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Ho scimmiottato il titolo del romanzo della scrittrice americana (1832 - 1888) Louisa May Alcott «Le piccole donne crescono», trasferendolo sul piano sportivo. Stamane dal mio amico Gino ho ricevuto la foto che correda queste righe. L'orgoglio della famiglia di Fadoua e di Gino: i loro tre figli, la più grandicella Mariam, i due gemelli Adam, a sinistra, e Amir, a destra. Tutti e tre praticanti una delle arti marziali giapponesi, il karate. Ha iniziato Mariam. Che sport ti piacerebbe praticare, le chiesero qualche anno fa? Il karate, rispose la bimba. Hai capito! Il karate, Fadoua e Gino si son guardati in faccia e, essendo due persone intelligenti, hanno risposto: e karate sia. Pattinaggio artistico, ginnastica artistica, magari atletica, Gino ne sarebbe stato felice...macché, karate. Individuata la palestra, Dōjō Shinzo Bushi del maestro Gianpiero Antonucci, a Pianezza, quattro passi fuori da Torino, Mariam inizia il cammino, anzi per rispettare la terminologia giapponese, inizia la «via», Do sta per via, Jo per luogo, quindi Dōjō è il luogo dove si ricerca la via. La bimba cresce e con la statura anche la passione, brucia le tappe, arriva alla cintura marrone, quella che precede il grande traguardo, la cintura nera. Per la quale però serve anche l'età: 14 anni, e quindi Mariam dovrà pazientare tre anni e mezzo. Credo che le arti marziali insegnino anche la pazienza.

Mariam, pur con la sua dolcezza, ha caratteristice da leader, e i due fratellini, vivacissimi, le riconoscono tacitamente questo ruolo. E così anche Adam e Amir hanno indossato il karate-gi, quello che, impropriamente, tutti chiamano kimono. La foto è stata scattata da papà Gino ieri sera in palestra.

Roma e i romani, aridàtece Ernesto Nathan

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Prolegomeni alla lettura dell'articolo di Daniele Poto sulle elezioni amministrative della città di Roma, che è pur sempre - nonostante tutto - la capitale dello Stato Italiano. Ascoltate questa intervista che ho trovato su un quotidiano nazionale qualche giorno fa, comunque l' hanno ripresa e commentata quasi tutti i mezzi di informazione. Chi parla è Massimo Lopez, attore e comico che vive a Roma. Ascoltate la sua chiacchierata:

https://video.repubblica.it/edizione/roma/roma-massimo-lopez-aggredito-da-un-cinghiale-colpa-di-quelle-bestie-che-dovrebbero-occuparserne/396314/397023?ref=RHTP-BS-I308886389-P6-S3-T1

Sia nello scritto di Daniele che nel titolo c'è citato il nome di Ernesto Nathan. Credo che non sia familiare a molti. Anch'io ne ho appreso nome e opere nei sei anni che ho trascorso a Roma ben istruito da amici di ottima cultura, e poi ne ho letto in qualche libro, uno in particolare «Roma capitale malamata» di Vittorio Emiliani. Nathan fu un sindaco rivoluzionario per tutto quello che riuscì a fare nei sei anni di sua amministrazione del Campidoglio, dal 1907 al 1913, nonostante la subdola e acrominiosa opposizione cattolica, che lo odiava senza sconti, figurarsi lui era di origine ebrea e per di più iscritto alla Massoneria. «Richiudetelo nel ghetto», quello degli ebrei, ovvio, scrivevano sui muri i servi del Vaticano. 

Curioso: fra le tante opere vere e importanti da lui portate a termine durante la sua amministrazione, Nathan viene sempre ricordato per un aneddoto e una battuta. Questo aneddoto narra che, da poco entrato in carica, Nathan chiese di vedere il bilancio del Comune prima di firmarlo. Lo esaminò attentamente e, quando lesse la voce "frattaglie per gatti", chiese spiegazioni al funzionario che aveva davanti. Questi rispose che si trattava di fondi da sempre stanziati per il mantenimento di un battaglione di famelici felini che serviva per difendere dai ratti, topi e pantegane i documenti custoditi negli archivi capitolini. «Nathan prese la penna e cancellò la voce dal bilancio, spiegando al suo esterrefatto interlocutore che d'ora in avanti i gatti ospiti del Campidoglio avrebbero dovuto sfamarsi con i roditori catturati e, qualora non trovassero più topi, sarebbe anche venuto a cessare lo scopo della loro presenza». Da questo episodio deriva il famoso detto romanesco «Nun c'è trippa pe' gatti», che, si dice, Nathan vergò di suo pugno sul documento di bilancio.

Adesso con 'sta sottoclasse politica con cui deve fare i conti la disatrata e malamata città dei Cesari (situazione diffusa comunque in molte altre amministrazioni preda di personaggi da operetta), non solo i gatti son rimasti senza trippa, ma anche gli sfiancati cittadini romani: i gatti son stati sostituiti dai cinghiali, che non si accontentano dei topi.

Il ballo dei quattro cantoni

Ho avuto un preciso flash su una città irredimibile (Roma) quando, parcheggiando nella zona di Castro Pretorio (stazione della metropolitana in loco chiusa da tempo immemorabile), qualcosa di più di un ciuffo d’erba spontanea si è infilato proditoriamente nella mia autovettura sottolineando in un colpo solo, l’autentica jungla erbivora cresciuta in città, in totale assenza del Servizio Giardini e di un minimo di decoro urbano. Ho sommato questo particolare al ritorno autunnale in città, alle macchine in terza fila, ai cassonetti strabordanti di rifiuti, anche fuori dall’ufficio dell’Ama, alla disinvolta presenza dei cinghiali, nel tentativo inane di ricreare un bioparco-bis, arrivando alla perentoria e irreversibile conclusione che Roma Capitale è una città che non potrà mai guarire dai suoi mali.

Quella cittadina di 250.000 abitanti del 1870 (Napoli era più popolosa) spaventosamente gonfiata a tre milioni di presenze, irriconoscente della presenza delle periferie, pessimisticamente ma realisticamente non potrà guarire indipendentemente dalle prossime elezioni amministrative. Comunque vada rimpiangeremo Ernesto Nathan, il sindaco ebreo-massone-inglese che firmò alcune delle più grandi conquiste istituzionali in loco, a suon di prodigiose riforme. Ma rimpiangeremo anche Petroselli, Vetere, Argan e persino Marino (che in questi giorni avrebbe potuto concludere la sua seconda legislatura se il suo malfidato partito non fosse ricorso alla destituzione tramite notaio). A Roma sarebbero disposti a invocare persino il ritorno di Rutelli e Veltroni vista la statura dei quattro aspiranti al soglio che in queste settimane sono in campagna elettorale.

Il rappresentante della destra, Enrico Michetti, ha fatto ironia su se stesso nei manifesti: “Michetti chi?”. In effetti interrogativo azzeccato perché quel versante politico non ha saputo presentare niente di meglio di un avvocato del sottobosco amministrativo capitolino, tribuno di una radio privata. Se venisse eletto c’è il rischio di ritrovarsi Pippo Franco come Assessore alla cultura. Il che, lo potete verificare, sarebbe un bello smacco per chi ha visto in quel ruolo Renato Nicolini.

Carlo Calenda si presenta come l’uomo che non ha partite e liste di affiancamento. “Un uomo solo ma non al comando!”. Ma che sia uomo di centro sinistra è paludata demagogia per chi legge il suo curriculum confindustriale e la sua attuale concorrenziale contiguità con Renzi. Il figlio della regista Cristina Comencini è stato tante cose: cavallo di Troja all’interno del Pd, dentro, fuori, di lato. Schivando le primarie, ritagliandosi un ruolo di battitore libero. Uomo dei Parioli, sconosciuto al degrado con cui invano ha cercato di simpatizzare. Eppure se giri Roma e sondi gli umori c’è sempre qualcuno che spunta fuori e esclama : “Mica male quel Calenda, lo voto!” attribuendogli chissà quali virtù istituzionali.

Poi c’è la Virginia Raggi, avviata a stabilire un nuovo record negativo. Non c’è mai stato un sindaco uscente che sia arrivato quarto su quattro contendenti al primo turno, il che testimonia della sua impopolarità. Verificabile anche presso il Movimento Cinque Stelle. Quasi nulla di quello che aveva promesso si è realizzato, meno che mai (e questa è stata una fortuna) la funivia di Monte Mario. Quattro anni in un profluvio di gaffe, di cambi di assessori, di giravolte, di continui litigi con il presidente della Regione, Nicola Zingaretti.

Con il quale invece andrà d’accordissimo il compagno di partito e sodale Roberto Gualtieri. Dotato di non un eccelso carisma e di non preclare doti dialettiche, spicca tra la mediocrità dei rivali come il possibile soggetto vincente perché ha avuto esperienze di governo non malvagie, è un’umanista, al ballottaggio può raccogliere i voti dei concorrenti eliminati.

Cosa suggeriva Montanelli? “Votare turandosi il naso”. Valeva per la Dc, ma l’attuale Pd non è troppo lontano ideologicamente da quelle posizioni. E dunque nel ballo dei mediocri attendiamoci che Gualtieri spicchi il volo e si palesi come un “fenomeno”.   

Che cosa successe quell'11 settembre? Boh...

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Boh, è la risposta più «intelligente» di ragazzi e ragazze di Palermo alla domanda di un intervistatore in strada. Uno spettacolo che mi ha gelato il sangue. E non solo per l'ignoranza beluina, ma anche per la stupidità del comportamento: le ragazze, in particolare, che ridono come oche giulive, o quello che dice "New York? io non sono bravo in geografia". Però non deve mancare l'occhiale scuro, il cappuccio sulla testa (vuota), cappuccio a Palermo vero, dove ci saranno almento 28 gradi, le magliette magari contraffatte ma firmate. La nostra dorata gioventù che passa pomeriggi sere e notti a spararsi alcol e qualcosa d'altro. E che non manchi mai il telefonino ultimo modello, sotto i mille euro è un ferrovecchio. Interviste raccolte per i servizi televisivi di «la Repubblica» e a disposizione su questo link https://video.repubblica.it/edizione/palermo/1109-i-millennials-di-palermo-non-sanno-cosa-e-new-york-non-sono-brava-in-geografia/395704/396413?ref=RHTP-BS-I308886389-P4-S2-T1. Questo a Palermo, ma sarà lo stesso anche altrove, immagino. Un trionfo per la scuola, un orgoglio per i genitori. Mi chiedo perchè ci si debba preoccupare tanto della riapertura delle scuole: in presenza? da casa? Io direi in assenza, di tutto.

Diritti televisivi subito, diritti umani...vedremo

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Ipocrisia (dal greco ὑποκρίνομαι «fingere»): dicesi di un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente finge di possedere credenze, opinioni, virtù, ideali, sentimenti, emozioni che in realtà non possiede.
Volete aggiungere qualcosa? Leggete questa frase di Luigi PirandelloImparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti».
A che viene tutto questo? Dalla lettura della prima notizia di questa mattina di un sito internazionale - si chiama insidethegames, dentro i giochi - che riferisce notizie di politica sportiva, di vita delle Federazioni e dei Comitati olimpici, di eventi, di sport anche non olimpici che vogliono diventare olimpici, veramente un lavoro ben fatto, professionale, ricco di fonti e di informazioni. Questa lettura è una delle prime del mio inizio giornata, insieme a qualche quotidiano. Ordunque, stamane la prima notizia annunciava «The International Olympic Committee (IOC) has agreed a four-Games deal with the state-run China Media Group (CMG) - holding company of China Central Television (CCTV) - extending its run of possessing exclusive broadcasting rights in China and Macau until Brisbane 2032». Tradotto per chi non ha familiarità con la lingua di Bill Shakespeare (all'anagrafe William): il Comitato olimpico internazionale e il China Media Group hanno confermato un accordo per i diritti televisivi in esclusiva per la Cina e Macao fino al 2032. Esborso del CMG? Non è dato sapere al momento, si conosce però l'importo del precedente accordo siglato nel 2014 fino al 2022: 550 milioni di dollari, equivalenti a 465 milioni di euro. Vuoi che non sia stato aggiunto qualche milioncino?
Felicissimo Tommasino Bach (presidente olimpico confermato poche settimane fa per altri quattro anni), il quale ha cinquettato:«The IOC is delighted to announce an extension to our agreement with our longstanding broadcast partner, CMG. The new agreement means Chinese sports fans will be able to continue enjoying CMG’s first-class coverage of the Olympic Games through to 2032. I would like to congratulate CMG  for the overwhelming success of its coverage of the Olympic Games Tokyo 2020, when it reached hundreds of millions of people». Si capisce no? Contento il CIO, lodi alla televisione cinese, state allegri sportivi cinesi che insieme alla ciotola di riso vi daremo tanto sport da vedere.
Applausi, cala il sipario. Ma dei famosi diritti civili? Uiguri, praticanti cattolici, Tibet? Manco una parola, per l'amor di dio, prima portiamo a casa il contratto televisivo. Ripeto: ma i diritti civili? Vedremo, per quelli c'è ancora tempo, in fondo ai Giochi Olimpici invernali (in Cina) mancano ancora ben...146 giorni.
 
Fuori tema - Or mi sovvien che una persona tempo fa mi chiese chi è stato Thomas Bach per arrivare al vertice del potere olimpico. Uno schermidore, specialità fioretto, campione olimpico, componente della squadra tedesca che, ai Giochi di Montreál '76, vinse l'oro. In finale i tedeschi superarono l'Italia per 9 a 6. In squadra noi avevamo Fabio Dal Zotto, che aveva vinto la gara individuale, mentre i tedeschi non piazzarono nessuno nei primi otto.
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