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Diritti televisivi subito, diritti umani...vedremo

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Ipocrisia (dal greco ὑποκρίνομαι «fingere»): dicesi di un atteggiamento, comportamento o vizio di una persona che volontariamente finge di possedere credenze, opinioni, virtù, ideali, sentimenti, emozioni che in realtà non possiede.
Volete aggiungere qualcosa? Leggete questa frase di Luigi PirandelloImparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti».
A che viene tutto questo? Dalla lettura della prima notizia di questa mattina di un sito internazionale - si chiama insidethegames, dentro i giochi - che riferisce notizie di politica sportiva, di vita delle Federazioni e dei Comitati olimpici, di eventi, di sport anche non olimpici che vogliono diventare olimpici, veramente un lavoro ben fatto, professionale, ricco di fonti e di informazioni. Questa lettura è una delle prime del mio inizio giornata, insieme a qualche quotidiano. Ordunque, stamane la prima notizia annunciava «The International Olympic Committee (IOC) has agreed a four-Games deal with the state-run China Media Group (CMG) - holding company of China Central Television (CCTV) - extending its run of possessing exclusive broadcasting rights in China and Macau until Brisbane 2032». Tradotto per chi non ha familiarità con la lingua di Bill Shakespeare (all'anagrafe William): il Comitato olimpico internazionale e il China Media Group hanno confermato un accordo per i diritti televisivi in esclusiva per la Cina e Macao fino al 2032. Esborso del CMG? Non è dato sapere al momento, si conosce però l'importo del precedente accordo siglato nel 2014 fino al 2022: 550 milioni di dollari, equivalenti a 465 milioni di euro. Vuoi che non sia stato aggiunto qualche milioncino?
Felicissimo Tommasino Bach (presidente olimpico confermato poche settimane fa per altri quattro anni), il quale ha cinquettato:«The IOC is delighted to announce an extension to our agreement with our longstanding broadcast partner, CMG. The new agreement means Chinese sports fans will be able to continue enjoying CMG’s first-class coverage of the Olympic Games through to 2032. I would like to congratulate CMG  for the overwhelming success of its coverage of the Olympic Games Tokyo 2020, when it reached hundreds of millions of people». Si capisce no? Contento il CIO, lodi alla televisione cinese, state allegri sportivi cinesi che insieme alla ciotola di riso vi daremo tanto sport da vedere.
Applausi, cala il sipario. Ma dei famosi diritti civili? Uiguri, praticanti cattolici, Tibet? Manco una parola, per l'amor di dio, prima portiamo a casa il contratto televisivo. Ripeto: ma i diritti civili? Vedremo, per quelli c'è ancora tempo, in fondo ai Giochi Olimpici invernali (in Cina) mancano ancora ben...146 giorni.
 
Fuori tema - Or mi sovvien che una persona tempo fa mi chiese chi è stato Thomas Bach per arrivare al vertice del potere olimpico. Uno schermidore, specialità fioretto, campione olimpico, componente della squadra tedesca che, ai Giochi di Montreál '76, vinse l'oro. In finale i tedeschi superarono l'Italia per 9 a 6. In squadra noi avevamo Fabio Dal Zotto, che aveva vinto la gara individuale, mentre i tedeschi non piazzarono nessuno nei primi otto.

Gorla, Centomiglia, lago di Garda, inseparabili

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GARGNANO, lago di Garda – Ci siamo, quasi. Starei per scrivere una frase che faceva sbellicare dal ridere me e il mio amico Paolo, oggi apprezzato giornalista alla rosea Gazzetta sportiva meneghina passata in mani piemontesi. La frase era «Cresce l'attesa»...e poi...via col dotto pezzo. A un certo punto abbiamo deciso per divertirci a raccogliere questo incipit sui giornali che ci passavano tra le mani: ne abbiamo catalogati centinaia. Per ogni tipo di sport o di evento, concerto, recita, gara di briscola, partita scapoli-ammogliati, l'attesa era sempre in crescita, manco fosse la Wall Street in tempi di Toro. E facciamo pure che 'sta attesa sia in crescita anche in questi giorni, qui sul Garda, in vista delle regate blasonate messe in acqua dal Circolo Vela Gargnano: «Gorla» (domenica prossima) e, a distanza di sei giorni, la 71esima edizione della «Centomiglia» (4-5 settembre). Regate vere, non scherziamoci sopra. Come omaggio nostro pubblichiamo una bella foto «moderna» accanto a foto «antiche», modernariato e antiquariato. In aggiunta la copertina del primo libro - me par - dedicata alla storia della regata gargnanese: lo scrisse nel 1975, pubblicato da blasonata casa editrice che sulla vela aveva investito parecchio, Mursia, il giornalista bresciano Luciano Mainardi, che al «Giornale di Brescia» raccontava le storie veliche ispirate dai venti gardesani. Una decina di anni fa le cronache decennali (sessanta anni, anche in questo caso me par) furono raccolte, ordinate, consacrate, in un altro megalibro, in lussuosa carta «platinata» (leggere patinata) come la chiamava un certo presidente di una Federazione che ho conosciuto, e non c'era verso di fargli cambiare idea: accusava il suo Capo ufficio stampa di fargli spendere un patrimonio per quelle pubblicazioni federali in «carta platinata». Lui piagnucolava, quell'altro, imperterrito, voleva sempre il bello e il meglio. E spendeva.

La foto grande ci regala un coloratissimo abbinamento vela-barca-ambiente. Nelle altre ci viene raccontato invece il «come eravamo», e in una appaiono Renzo Castagneto, uno dei quattro inventori della «MilleMiglia» automobilistica, in compagnia di Elio Sangiorgi, capo dei servizi sportivi del «Giornale di Brescia», e un giovane Franco Capuccini. Infine la copertina del libro di Luciano Mainardi

In attesa che l'attesa cresca ancor di più, anzi lieviti, riferisco di risultati e notizie contenuti in un comunicato stampa. 

Alla Marina di Bogliaco si è chiusa la «Trans Benaco x 2». La barca vincitrice di questa regata organizzata dal Club Nautico Portese è stata il Trimarano «Diam 24» della famiglia Strobino del lago d'Orta; seconda la famiglia Cavallini con un Asso 99 in versione HT con un Code zero armato in testa d'albero; terzo il «Brenta» di Paolo Bertera, quarto il primo Dolphin, il «Baraimbo» con Lorenzo Azzi e Marco Schirato, davanti ad «Insolente» di Perani. A Limone è continuato lo show delle barche volanti 69F. 

A Bardolino, lungo la riva veneta, nelle sale del  Centro Nautico, è stata illustrata la Boa Sud della «Centomiglia» 2021. Nella storia della regata più longeva d'Italia con le sue 71 edizioni, e che quest'anno festeggerà la prima vittoria tedesca di "Manjana" (nel 1952), ci sta anche questo passaggio, che tornerà anche il prossimo 4 settembre. Voluto dai dirigenti del Centro Nautico, supportati dall' Amministrazione Comunale, che insieme hanno creato a terra tribune e schermi giganti. “È una scelta – dice Lorenzo Tonini, presidente del Circolo Vela Gargnano – che nasce dall'entusiasmo dei velisti di quest'area . Si dice che lì ci sarà poco vento. Succede un po' in tutte le regate long distance in giro per il mondo”.

È ora di dare dignità allo sport, una riflessione

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"Mai come in questo momento di euforia post Tokyo l’atletica ha l’occasione di attirare giovani. Dobbiamo quindi preparare per fine agosto-inizio settembre una grande operazione di promozione, alla quale sono chiamati in primo luogo i tecnici del settore giovanile. Dobbiamo essere protagonisti, non semplici spettatori che aspettano sempre che siano gli altri a prendere iniziative. So che non sarà facile far fronte a numeri di giovani auspicabilmente superiori a quelli soliti, ma rinunciare prima di provarci  non ha nulla da spartire con l’entusiasmo e la passione che deve animare chi vive l’atletica con il cuore".

Sono le parole con le quali Carlo Giordani ha accompagnato la diffusione di un articolo da lui scritto per il quotidiano «l'Adige» di Trento. In questo giornale (fondato nel 1945 e diventato quotidiano nel 1946 con la direzione di Flaminio Piccoli, una delle figure preminenti nella storia della Democrazia Cristiana) Carlo ha esercitato la professione di giornalista per circa quarant'anni, fino a ricoprire la posizione di vicedirettore, dopo aver governato la redazione sportiva. Ottimo atleta in gioventù, ostacolista bravo sugli «alti» come sui «bassi», è stato, e continua ad essere, ancor più apprezzabile, secondo me, come dirigente, soprattutto in tutti i ruoli che ha ricoperto all'interno della U.S. Quercia Rovereto (altra nata nel 1945...), attuale presidente superconfermato. 

Carlo Giordani è affiliato alla non foltissima congregazione de «los hombres verticales» direbbero i miei amici spagnoli, noi traduciamo con la schiena diritta. Uomo che conosce l'atletica, in tutti i suoi aspetti, come pochi altri nel nostro Paese, persona riflessiva, impegnata non solo nello sport, portato alla analisi attenta dei fatti, rispettoso delle opinioni, mi verrebbe anche da dire, onesto, non guasta visti i malatempora. Carlo ha scritto una riflessione per il suo ex-giornale: oggetto, l'atletica leggera italiana da oggi in poi, quell'atletica che ha nel cuore. Sono onorato che mi abbia dato l'autorizzazione a pubblicare il suo scritto in questo mio modesto spazio.

Ebbene sì, questa la devo dire visto che parlo del quotidiano trentino e dell'amico Carlo: sono anche molto orgoglioso di aver scritto le cronache dei Giochi Olimpici di Seoul 1988 (i miei secondi Giochi, dei dieci nei quali ho avuto parte) per un paio di settimane sul quotidiano «l'Adige» proprio su invito di Carlo. Così come di quella Olimpiade ho un ricordo  incancellabile di un'altro giornalista galantuomo, Gianni Raineri, di «Stampa Sera», con la quale collaborai grazie alla proposta avanzata al giornale dall'amico Giorgio Barberis.

Spazio alla accorata "orazione" di Carlo Giordani.

La politica deve occuparsi di sport, non occuparlo nei giorni dei trionfi

Dopo l’euforia e le emozioni per gli straordinari risultati dello sport italiano alle Olimpiadi di Tokyo dai sogni bellissimi dobbiamo tornare alla realtà. Una realtà fatta di migliaia e migliaia di società sportive basate sul volontariato, tenute in vita dalla passione sconfinata di dirigenti e di allenatori. Questa è la base sulla quale sono stati costruite le medaglie azzurre, anche se il perfezionamento agonistico è avvenuto sotto l’egida delle Federazioni sportive, del CONI e spesso dei gruppi sportivi militari.

In questo quadro i successi azzurri sono ancora più sorprendenti in quanto nati in un contesto di allarmante assenza di politica sportiva nel nostro Paese, che confonde la cultura dello sport con le stucchevoli notizie dei calciomercato, che appena un giorno dopo Tokyo hanno nuovamente inondato i giornali sportivi.

Lo sport è quasi totalmente assente nella scuola elementare, fatta salva qualche lodevole sperimentazione locale, è ridotto a misere due orette settimanali nelle scuole superiori, spesso in palestre ( quando ci sono) poco attrezzate e con i piccoli impianti all’aperto (pochi) trasformati in parcheggi per gli insegnanti.

L’apprezzabile impegno di qualche insegnante di scienze motorie non riesce a colmare il vuoto programmatico e strutturale. Spariti i Giochi della Gioventù, ridotti a ben poca cosa i Campionati Studenteschi, che con l’iniziativa del visionario dirigente Bruno Zauli erano diventati una fucina di atleti per tutti gli sport, in particolare per l’atletica.

In quasi tutti i Paesi del mondo (anche in quelli più in difficoltà) lo sport ha un ruolo e una presenza fondamentale nel percorso scolastico e ne diventa parte integrante. Basti pensare agli Stati Uniti, dove non esiste il modello associazionistico italiano, dove tutta l’attività sportiva è concentrata nelle scuole, da quelle primarie per arrivare fino all’università. Il tutto nel segno del confronto, dell’agonismo, che è la filosofia portante di tutto : cercare di migliorare sé stessi nel confronto leale con gli altri.

Chi non conosce la realtà dello sport scolastico americano è invitato visitare qualche sito di college o di università: rimarrà strabiliato da strutture e impianti all’aperto e al coperto che l’Italia neppure lontanamente si sogna.

Per restare in casa nostra, l’Università di Trento, una delle migliori d’Italia, quali strutture proprie ha per l’attività sportiva, in particolare per l’alto livello? I campioni che hanno frequentato l’ateneo hanno maturato altrove il loro talento agonistico, in qualche caso supportati dall’apprezzabile progetto Unisport.

In tema di impiantistica sportiva l’Italia è da terzo mondo. La grande e ricca Milano ha una pista di atletica, la gloriosa Arena, costruita da Napoleone Bonaparte durante la Repubblica Cisalpina ( sono passati oltre due secoli). Le piste di atletica di grandi città cancellate sull’altare delle esigenze del calcio (Torino, Bologna, Firenze, Verona, Udine, Padova, Cagliari). Impianti indoor completi solo due: uno ad Ancona e uno a Padova). Il Trentino Alto Adige è a zero : a Trento è nato male e non è ancora partito, si spera in Rovereto, fra qualche anno).

Le società sportive di base soffrono tutte : pochi fondi, scarsi aiuti pubblici, sponsor proiettati in gran parte sulle squadre professionistiche. I tecnici dell’atletica, quelli che hanno fatto sbocciare e germogliare Jacobs, Tamberi, Tortu, Patta, Desalu, Palmisano, Stano) sono quasi tutti dei volontari. Se va bene portano a casa un rimborso spese annuale di 2000 o 3000 euro (avete capito bene : all’anno).

La politica deve occuparsi di sport, non occupare lo sport, come ha fatto con la maldestra istituzione di Sport e Salute, che ha quasi distrutto il CONI, che con tutti i suoi errori e difetti ha saputo tenere dignitosamente in vita lo sport italiano.

Dopo i trionfi di Tokyo non basta celebrare feste . Servono provvedimenti, servono risorse, servono strutture, servono semplificazioni burocratiche per le società sportive. Devono rispondere tutti : lo Stato , la Provincia, le amministrazioni comunali, gli imprenditori (tranne pochi) che non dimostrano sensibilità per il territorio in cui operano. Questa è l’ora della svolta, dei fatti concreti. Per cercare di far diventare realtà attraverso lo sport i sogni di tanti giovani. Anche se non saranno campioni olimpici saranno uomini e cittadini migliori.

Gino Strada, omaggio a un grande libertario

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"Prima gli italiani, come 'America first', è un'idea di Hitler"

La voce roca di Gino Strada, fondatore di Emergency, organizzazione umanitaria che opera dal 1994 portando aiuto concreto ai diseredati e oppressi di mezzo mondo, si è affievolita e ieri si è spenta. Una voce di libertà contro il razzismo, contro il fascismo sempre più aggressivo, sfacciato, dilagante. Un uomo che ho sempre ammirato per la sua dirittura morale e sociale, che non ha mai avuto paura di nessuno, che ha sempre espresso il suo pensiero con toni chiari e forti. Se qualcuno ne vuole un breve saggio ascolti questo video.

 

Martino Gerevini, o le tante vite della carta

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La carta, materiale magico, ne ha davvero tante di vite ed è sempre stata docile strumento nelle mani di chi voleva comunicare qualcosa. Martino Gerevini, artista-operaio che nella sua vita sempre aveva lavorato, come operaio, in mezzo alla carta e l'aveva plasmata in tante forme, scelse proprio la carta per esprimere la sua fantasia, come artista, in una delle sue ultime eleborazioni creative. Martino aveva sempre coltivato una affinità artistica e creativa con un grande maestro, Bruno Munari, la creatività fatta uomo. Martino, senza copiare mai nulla dal gigante del design guardava come a lui al modello supremo, tanto nel lavoro quanto nell'arte. In tutta la sua silente e riservata carriera d'artista - che vera e propria carriera non è mai stata - Martino non si è mai ripetuto, al contrario di tanti (quasi tutti) che, una volta elaborato un filoncino artistico, pur bello, non lo abbandonano più, con una ossessiva ripetitività; potrebbero fare centinaia di mostre, ma sono tutte un dejá vu. Dopo essere passato attraverso esperienze diverse e sempre attraenti (quella del legno e dei vecchi caratteri di stampa, affascinante) Martino decide di dar vita al materiale che forse conosce meglio: la carta, la carta...di scarto, quella dei ritagli dei grandi formati tipografici, quella delle rifilature dei libri. Era l'anno 2002, e da quell'anno viene l'opera che accompagna il mese di agosto di un bellissimo calendario voluto da un ristretto gruppo di amici, discepoli ed estimatori di Gerevini. Chi ci sarà dietro quei filamenti cartacei, che volto nascondono parzialmente? E al tempo stesso vien da chiedersi, dove sarà finita la misteriosa faccia (di donna? labbra pittate di rosso...) che immaginò, in solitudine, Martino. Il timore è che giaccia in qualche magazzeno in completo e colpevole abbandono. Forse da quegli occhi blu uscirà qualche lacrima ad inumidire la carta.

La nostra opera - Maschera - Anno: 2002 - Collage - Formato: cm 60x60 - Collezione privata

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