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...e nel bosco solo i passi dei corridori

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Mi viene in mente il titolo di un libro di Gianni Brera, che condivise l'opera con il prof. Sandro Calvesi. Quel titolo diceva:«Atletica, culto dell'uomo». Dell'atletica, la corsa è la manifestazione più genuina, naturale, spontanea. Altro bel titolo di un libro di tanti anni fa, molto simile nel concetto:«La corsa antica e moderna espressione dell'uomo». Lo scrisse (1983) un tecnico che era stato azzurro negli 800 metri: Michele Autore, napoletano trapiantato a Genova, allenatore nazionale. Poi venne un altro «profeta» della corsa, il prof.Enrico Arcelli che , negli anni '80, fece del suo «Correre è bello» un vero e proprio manifesto. Negli ultimi 40 anni si corre ovunque, comunque, con chiunque. Chi dice che le corse sono troppe, chi si lamenta del business che c'è attorno alla corsa, ma però tutti corrono. E va bene così. 

Il tutto per introdurci a una nuova corsa, qui da noi, nella provincia di Brescia, terra generosa di garretti affaticati. Domenica mattina, di buon'ora, via, versa la Bassa. Se non ci siete mai stati, è l'occasione buona per andarci. Il Parco del Lusignolo si estende a pochi passi dal Comune di San Gervasio. Poco più in là c'è anche un lago che porta lo stesso nome. L'Amministrazione comunale ha allestito (con l'aiuto solidale degli esperti amici della vicina Cigole, che organizzano da molti anni una corsa molto conosciuta, e del GS Montegargnano) una corsa podistica nuova di zecca. Un inizio, con l'intenzione di dare continuità. Da quelle parti ci credono, il sindaco Giacomo Morandi è un podista convinto, il consigliere Roberto Scolari è persona che respira sport, spesso anche nella sua professione di grafico. Di bravissimo grafico, cresciuto alla bottega di un Maestro come Martino Gerevini, alla storica tipografia Apollonio. E la locandina della prima edizione del Bosco Running porta la sua impronta di pulizia ed eleganza. 

Sarà l'occasione per gli amministratori per inaugurare l'ultimo tratto della pista ciclabile. Atto cui prenderà parte Gianni Poli, l'atleta il cui nome è legato indissolubilmente alla New York City Marathon che lui vinse nel 1986, e che, in questa occasione farà da padrino agli amici di San Gervasio A noi fa molto piacere la decisione degli organizzatori di abbinare anche il logo del nostro Progetto «Sognando Olympia», ci sarà anche uno speciale trofeo in palio. Le altre notizie fanno bella mostra sulla locandina.

Dettaglio non da poco: ho citato all'inizio Brera e Calvesi. Il prof. proprio di Cigole era originario, e da lì vengono gli amici che hanno dato una grossa mano al sindaco Morandi e al suo consigliere Scolari.

Per ora è tutto, in attesa dell'esito che auguro positivo. 

Odio, speriamo sia solo un modo di dire

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Di questi tempi che di odio ce ne stanno iniettando dosi massicce ogni giorno, una manifestazione sportiva che prende il nome di «Trofeo dell'Odio» provoca qualche apprensione. Oggi ci suggeriscono di odiare tutto e tutti: quelli che ci sorpassano in auto, o ci suonano per qualche motivo, bisogna odiare l'Europa dell'austerity, il Fondo monetario ci suggerisce attenzione ai conti di casa, i partiti avversari, i giornali, quelli poi, ha detto una statuetta ingessata nella sua bella cravattina modello Vaffa di qualche secolo fa, quelli devono morire. Dobbiamo odiare chi ha la pelle di un colorino diverso dal nostro, non rendendoci conto che non sono loro diversi da noi, ma noi diversi da loro. Oppure chi è alla disperata ricerca di una vita appena appena un po' migliore. E nello sport? Che dire di quel mentecatto che va a tirare, in corsa, i freni della moto del suo avversario? Va squalificato per sempre, mai più in una pista, mai più. Ben che vada lo penalizzeranno, dirigenti senza fegato né morale, lo show deve andare avanti, e anche il business. Ormai sembra quasi la parola d'ordine, l'importante è avere qualcuno o qualcosa da odiare.

L'odio di cui parliamo noi oggi ha radici antiche. Mammamia, che spavento! Allora è una faida? No, tranquilli, solo di una regata si tratta, e senza cattiveria, si spera, niente speronamenti, niente arrembaggi all'arma bianca inalberando il Jolly Roger, la bandiera nera della Filibusta. Le acque gardesane accolgono in questo fine settimana la «Regata dell'Odio», edizione numero 66. E, garantiscono i carabinieri della Stazione di Gargnano, che in tanti anni non risulta essere scorso sangue a tingere di rosso il Benaco. Che sollievo!

Lo scorso anno la regata prese la direzione da Salò a Gargnano. Stavolta si tornerà sulla rotta Nord: Bogliaco di Gargnano-Campione-Bogliaco. Nel 2017 vinse lo «Star Fighter-Docktrime», il veloce Flying Star condotto da Simone Dondelli (Canottieri Garda) con Mattia e Giorgio Noleppi nell'equipaggio. Secondo , sempre in tempo reale, fu il Melges 32  «O & Y» (Old & Young) con Luca, Pietro, Damiano e Benedetta Nassini, più Leopoldo Larcher, Marsiglio Nenci, Giovanni Nulli e Stefano Ribola.

Domenica si ricomincia alla 9.30 dalla Marina di Bogliaco, in gara monotipi e Orc per i vari Campionati Zonali dell'area del lago di Garda. Non sarà l'ultima gara di stagione per Gargnano che, a fine mese, presenterà il Campionato di distretto della classe Star.


L'imagination prend le pouvoir, era ottobre '68

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Il titolo può essere fuorviante. Si parla del '68? Ancora una volta? Ebbene sì, ma sarà un ricordo quasi esclusivamente sportivo, volutamente ho messo ottobre e non maggio. In ogni caso, piaccia o non piaccia (a me piace) quell'anno fu importante per la società, per i giovani, per le donne, come mi ha ricordato pochi giorni fa la mia amica Giuseppina, e mi ha scritto il mio amico Walter, che all'epoca lavoravano una alla Rinascente, nome profetico, e uno in una compagnia di assicurazioni; importanti per la cultura, per lo sport, per una idea diversa di vivere. Quella frase che ho usato per il titolo, una delle tante (qualcuno li ha chiamati slogan rivoluzionari), aveva in sé il germe della speranza, la speranza di una società migliore. Quelli che son venuti dopo han fatto di tutto per tradire e distruggere quello spirito. Punto a capo.

Forse la pensata non era delle più originali, ma sicuramente fu tempestiva, essendo stata partorita circa un anno fa. Non era difficile collegare il 2018 al 1968, olimpicamente parlando, e lasciando da parte Nanterre, Daniel Cohn-Bendit «Dany le Rouge», Mario Capanna, Valle Giulia e la Cattolica a Milano. Olimpicamente parlando Tommie Smith e John Carlos e i loro guanti neri sul podio. Olimpicamente parlando i 12 nuovi primati del mondo uomini (e due eguagliati) e i 7 donne (e tre eguagliati). E, sempre olimpicamente parlando, di questi dodici, ben cinque sulle pedane (anzi sulla pedana, perchè una delle due qualificazioni e la finale si fecero sulla stessa) del salto triplo. E la nostra filastrocca arriva a Giuseppe Gentile.

Due amici hanno pensato di rivangare quell'anno, coinvolgendo poi un terzo. Questo sito è correo fin dall'inizio, rappresentando la Collezione che porta il mio nome; a ruota, il Progetto Sognando Olympia. L'altro sottoscrittore della prima ora Erminio Rozzini, che potrei anche definire Mr Atletica Virtus Castenedolo, oppure Mr Salto Triplo. Dalle rive del lago di Garda e della pianura bresciana la proposta è stata portata sulle belle colline piacentine, ad Agazzano, un luogo che ha significato atletica per tanto tempo, e che ora tenta, fra mille difficoltà, di tener vivo il fuocherello. Giovanni Baldini, la moglie Gabriella e con loro gli amici dell'Atletica Baldini Agazzano, hanno portato acqua, o vino, al mulino della iniziativa.

Che si è retta subito sulla adesione dell'uomo, dell'atleta, che era il perno di questo ingranaggio organizzativo: Giuseppe Gentile, il quale esattamente cinquant'anni fa, sulla pedana dello Stadio Universitario (così era conosciuto dai locali) di Città del Messico si mise al collo la medaglia di bronzo olimpica, dopo aver apposto il suo nome a due nuovi primati del mondo. Non c'era stata prima e, finora, non c'è stata dopo, gara agonisticamente più «feroce». Ma, per onorarlo almeno un po', serviva creargli attorno un ambiente, un clima, fargli sentire l'affetto, di cui, peraltro, ha sempre goduto.

Mi fermo. Adesso, quasi ci siamo. Domenica 21 ottobre, alle ore 10,30, all'albergo Il Cervo, in Agazzano, circa 20 chilometri fuori da Piacenza, sarà «il giorno». Cercherò di raccontarvelo, o di farvelo raccontare dal redattore sportivo della nostra «Eco». E anche voi, quei tre o quattro che leggono le nostre ciarle, fate rullare i tamburi per diffondere la novella agli appassionati di atletica. Tam - Tam, anzi meglio, Tam - Tam - Tam, come i tre rimbalzi del salto triplo.

Per loro è semplicazione, per noi furto semplice

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Esempio di chiarezza sopraffina. Frase estrapolata da un comunicato stampa di un tale che, nel Parlamento italiano, si occupa di energia, e quindi delle assurde bollette che noi pantaloni dobbiamo pagare e che qualche giorno fa sono aumentate del X per cento. Ma ci dicono che va tutto bene. Certo, a loro.

«Il modello centralizzato, alimentato da fonti fossili approvvigionate dall'estero con esternalità che sarebbe opportuno contabilizzare ha generato distorsioni sul prezzo che vanno superate. Ad aggravare il quadro c'è l'enorme quantità di oneri che riguardano gli ambiti di intervento e che hanno la necessità di essere gestiti in modo più razionale».

Trekkenfild, dedicato ai carbonari dell'atletica

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Ho ricevuto poco fa il numero 62 della pubblicazione digitale «Trekkenfild» e, come già in precedenza, lo propongo in questo mio spazio. Contiene sempre argomenti che possono stimolare riflessioni, discussioni, a volte polemiche, oportet ut scandala eveniant. Conoscete no la famosa frase: polemica, ma che sia costruttiva? Ma la polemica è sempre utile anche se non costruttiva, non è obbligatorio che costruisca qualcosa nell'immediato. L'importante è ascoltarsi, non urlare, possibilmente, e poi riflettere su quello che ha detto l'altro. Poi magari ognuno resta sulla sua posizione. Senza sparare, come in trincee contrapposte.

Le pagine di Daniele Perboni e Walter Brambilla qualcosa stimolano ancora, in mezzo al piattume e il silenzio assordante di questo nostro mondo sportivo, abituato, da sempre, al perenne mugugno ma mai alla discussione. È lì da leggere, sta a voi.

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