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Martino Gerevini, o le tante vite della carta

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La carta, materiale magico, ne ha davvero tante di vite ed è sempre stata docile strumento nelle mani di chi voleva comunicare qualcosa. Martino Gerevini, artista-operaio che nella sua vita sempre aveva lavorato, come operaio, in mezzo alla carta e l'aveva plasmata in tante forme, scelse proprio la carta per esprimere la sua fantasia, come artista, in una delle sue ultime eleborazioni creative. Martino aveva sempre coltivato una affinità artistica e creativa con un grande maestro, Bruno Munari, la creatività fatta uomo. Martino, senza copiare mai nulla dal gigante del design guardava come a lui al modello supremo, tanto nel lavoro quanto nell'arte. In tutta la sua silente e riservata carriera d'artista - che vera e propria carriera non è mai stata - Martino non si è mai ripetuto, al contrario di tanti (quasi tutti) che, una volta elaborato un filoncino artistico, pur bello, non lo abbandonano più, con una ossessiva ripetitività; potrebbero fare centinaia di mostre, ma sono tutte un dejá vu. Dopo essere passato attraverso esperienze diverse e sempre attraenti (quella del legno e dei vecchi caratteri di stampa, affascinante) Martino decide di dar vita al materiale che forse conosce meglio: la carta, la carta...di scarto, quella dei ritagli dei grandi formati tipografici, quella delle rifilature dei libri. Era l'anno 2002, e da quell'anno viene l'opera che accompagna il mese di agosto di un bellissimo calendario voluto da un ristretto gruppo di amici, discepoli ed estimatori di Gerevini. Chi ci sarà dietro quei filamenti cartacei, che volto nascondono parzialmente? E al tempo stesso vien da chiedersi, dove sarà finita la misteriosa faccia (di donna? labbra pittate di rosso...) che immaginò, in solitudine, Martino. Il timore è che giaccia in qualche magazzeno in completo e colpevole abbandono. Forse da quegli occhi blu uscirà qualche lacrima ad inumidire la carta.

La nostra opera - Maschera - Anno: 2002 - Collage - Formato: cm 60x60 - Collezione privata

COVID, è arrivata la variante azzurra

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Sempre Michele Serra, sempre «Satira Preventiva», sempre il settimanale «L' Espresso». Nel mirino una feroce dissacrazione di questo rito assurdo, scomposto, per me anche finto: io sono convinto che si smania come esagitati da camicia di forza del tempo ante Legge Basaglia e si fanno milioni di gesti insensati per non essere esclusi dal manicomio generale. Si può gioire, esultare, manifestare adesione ad un risultato sportivo senza cadere nel vortice della bestialità. Però nessuno «cippa» (da «cip» come al gioco del poker), tutti si genuflettono al dio (rigorosamente minuscolo) pallone, dal presidente della Repubblica al presidente del Consiglio dei Ministri, ai singoli tenutari dei Dicasteri, ai famigli, ai e alle portaborse, alle assolutamente inutili figure di supporto. Senza contare guardiaspalle e altri emuli di Kevin Costner. Pongo una domanda: quando e chi farà sapere al cittadino (cittadino, non quella massa informe chiamata popolo) italiano quanti erano i compagni di merenda a Londra e quanto è costato il banchetto pallonaro? Per carità, segreto di Stato, protetto come i misteri degli ultimi cinquanta anni di questa scricchiolante Repubblica. Sono ferocemente contro coloro che minimizzano la complicata situazione pandemica, ma mi chiedo come giustificare la totale assenza di regole per i barbari che hanno preso d'assalto le città, mentre per due poveri coglioni di cittadini che una sera vogliono andare al ristorante un percorso ad ostacoli: mascherine, Green Pass che devi scaricare, copiare, proteggere, poi distanza, e se vai al cesso mettiti la mascherina se no il cameriere ti placca come un rugbista. Ma si sa, i barbari hanno sempre fatto paura fin dai tempi dei Visigoti. E allora meglio far finta di non aver visto e abbozzare con mezzi sorrisetti impacciati.

E adesso la satira di Michele.

"La variante azzurra dilaga grazie agli assembramenti di tifosi, ma le autorità sanitarie rassicurano: non solo non è letale, ma si risolve in un pomeriggio con un paio di starnuti azzurri, arresta la caduta dei capelli negli uomini, scioglie la cellulite nelle donne.

"Ma è la ricaduta sociale a impressionare. Chi indossa la maglia azzurra si tramuta in un istante in cittadino perfetto, campione di correttezza e di fair paly. I contribuenti azzurri pagano le tasse fino all'ultimo centesimo, gli automobilisti azzurri non parcheggiano più in doppia fila, i mafiosi azzurri si consegnano a don Ciotti, la magistratura azzurra chiude tutti i processi in sei mesi, nelle carceri azzurre non si pestano più i detenuti, i leghisti azzurri aprono alla legge Zan, i gender azzurri dichiarano che l'identità di genere non è poi così determinante, basta la salute, il PD azzurro dice cose comprensibili a tutti e diventa popolarissimo in ogni bar. Le aziende azzurre non licenziano più i dipendenti con una mail e finalmente la smettono di chiamare «risorse» le persone (se sei licenziato, fa girare le balle). I mariti azzurri non accoltellano più le mogli azzurre. I giornalisti azzurri non pubblicano più le intercettazioni telefoniche che non c'entrano niente con i reati. I ministri azzurri non usano più i voli di Stato per andare a comperare l'anguria".

Un nuovo reparto medico all'avanguardia

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Me l'ha girata il mio amico Giulio, mi è piaciuta, e ho deciso di pubblicarla in questo mio spazio. Le minchiate che leggo e che - talvolta - sono costretto ad ascoltare si riflettono perfettamente in questa vignetta. Sembra incredibile - almeno a me - che ci siano ancora tanti idioti nel mondo. Mi fermo perchè se scrivo quello che realmente penso finisco all'ergastolo. Solo una postilla: lo sapevate che è stato creato un altro strumento online riservato ai politici di certi partiti? No, si chiama FM.

Il sarcasmo è un dono riservato a pochi

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Mentre, preoccupato per lo stato di salute delle mie insalate e delle mie biete, osservavo i chicchi di grandine che tambureggiavano con sinistra sinfonia sulla terrazza, ho raccattato un pezzo di giornale fra i tanti che sono sempre sparsi sul divano in attesa di essere letti. La mia attenzione è stata catalizzata da poche righe, evidenziate da un fondino azzurro pallido. Un disegnino in accordo con il titolino della rubrica, «Cucù», il nome dell'autore, Sebastiano Messina. Saper inferire con poche righe certe stilettate è dono di pochi, Messina fra questi. Leggiamo il «Cucù»:

"Visto che i seggi elettorali sono luoghi pubblici al chiuso con assembramenti, io farei entrare - finchè c'è il Covid - solo gli elettori con il Green Pass. Lo so, non si può fare, però sarebbe uno spettacolo vedere i politici che oggi lisciano il pelo ai no-vax diventare all'istante apostoli del vaccino".

L'immunologo Serra ci spiega le varianti (2)

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Seconda parte di uno studio scientifico delle varianti del coronavirus che circolano attualmente. Ce lo spiega «l'immunologo» Michele Serra che lo ha pubblicato nella rubrica «Satira Preventiva» da lui curata ogni settimana, sul settimanale «L'Espresso». Lo dedico ai tanti idioti che, purtroppo, non posso scansare uscendo di casa, per cui ho deciso di farlo molto raramente, lo stretto indispensabile, nella speranza di evitare il COVID-19 e nella certezza di non incontrare idioti.

Variante Ti - Colpisce i tifosi. Si è diffusa a macchia d'olio durante gli europei di calcio. Si sospetta che dipenda dal fatto che se migliaia di uomini seminudi, sudati come i cavalli del Palio, si ammassano in pochi metri quadrati, si smanacciano, si urlano in faccia, si abbracciano, bevono a canna in quindici dalla stessa bottiglia di birra, si soffiano il naso nella mascherina caduta per terra al vicino, è possibile contagiarsi.

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