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Last updateLun, 14 Giu 2021 9am

Mariam: il mio messaggio per lo sport

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Mariam. Ve lo dirà lei stessa chi è, di chi è figlia, dove abita, e, soprattutto, che sport ha deciso di praticare, e perchè. La ascolterete, se vorrete, nel filmato che potete aprire qui. Lo dice con la grazia, la serenità, di una bambina di dieci anni. Ma anche con la determinazione di una persona adulta. Mariam sa quello che vuole, lo sapeva già quando suo padre Gino le chiese se le sarebbe piaciuto praticare qualche sport. Non ebbe esitazioni, aveva pronta la risposta. E oggi, dopo tre-quattro anni, sta portando avanti il suo (suo, lo ha deciso lei) progetto senza flessioni, nonostante questo ultimo lungo anno di parziale o totale isolamento. Questi sono i giovani che vorrei, dentro e fuori lo sport. Scoprite questa bambina e fate tesoro della sua lezione. Lezione soprattutto per noi cosiddetti grandi.

Prinz von Bayern, passione per la birra e la vela

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Luitpold Rupprecht Heinrich Prinz von Bayern, secondo nella successione per il trono di Baviera, ha corso la regata «Gentlemen's Cup», vincendo tra i timonieri-armatori, mentre suo figlio Heinrich si è imposto nella classifica assoluta della flotta «Asso 99». E’ l’ennesima dimostrazione di come il lavoro organizzativo dei club velici, in questo caso il Circolo Vela Gargnano, rappresenti uno dei punti di forza della promozione dell’immagine del Benaco in tutta Europa. Luitpold von Bayern è personaggio conosciutissimo in tutta la Germania, grazie anche alla sua attività nell’ambito della produzione della birra, tanto che la sua imbarcazione, scafo della serie «Asso 99», porta il nome di “Konig Ludwig Dunkel”, la birra scura del re di Baviera Ludwig III, di cui Luitpold è il bisnipote. Ludwig III è l' inventore della "Oktoberfest", l’evento più affollato di tutta la Germania, da dove, è giusto ricordarlo, arrivano il 75 per cento dei turisti del Garda.
Da ricordare che quest'anno la «Centomiglia» (4-5 settembre) festeggia i 70 anni della prima affermazione tedesca, nel 1952 con lo scafo bavarese «Manjana» della famiglia Adolff e skipper il 19enne Martin. La «Gentlemen's Cup»  ha visto impegnate 50 imbarcazioni delle classi monotipo Asso 99, Dolphin, Fun, Protagonist 7.5.
 
(foto: a sinistra lo storico scafo «Manjana» vincitore della Centomiglia nel 1952)

Tempo di primavera, profumo di Violetta

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BOGLIACO DI GARGNANO - "Violetta" (nella foto a sinistra la storica imbarcazione degli anni '50) è un nome da leggenda sul Garda, a Gargnano e per la «Centomiglia» velica. Un'imbarcazione della classe 6 metri Stazza Internazionale con questo nome è legata al primo poker nella classifica assoluta nella «Centomiglia», quando la regata copriva il giro di tutto quanto il Benàco. "Violetta" ha vinto le edizioni dal 1953 al 1956, le prime tre volte era un 6 metri, nel '56 un 5.5, progettato e costruito dai cantieri liguri di Vincenzo Vittorio Baglietto. A bordo l'equipaggio era comandato dai liguri Pino Canessa e Gigi de Manicor, entrambi skipper olimpici, de Manicor "oro" nel 1936 a Berlino, le regate si disputarono sul cupo mare del Nord di Kiel. L'equipaggio ligure condusse l' 8 Metre "Italia".

Il nome "Violetta" (questa volta ispirata dalla serie TV in onda su Rai Gulp) è tornato alla ribalta nella recente "Stage 2" (si chiamano così  le gare di questo circuito internazionale) della flotta del monotipo Ufo 22. Il merito è dello skipper gargnanese Pierluigi Omboni, timoniere di questo scafo e autentico dominatore nelle sei prove corse al largo di Gargnano. "Violetta" è tornata così alla ribalta lacustre. Ora è attesa per le altre regate della flotta Ufo 22. Il Circolo Vela Gargnano si concentrerà, a sua volta, sulla 26esima edizione della «Gentlemen's Cup», regata in programma nell'imminente week end, questa volta con tutte le barche monotipo dei laghi europei. La regata prevede una doppia classifica, una assoluta, più quella riservata ai timonieri-armatori. 

La politica fuori dalla RAI? È una battuta?

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Ripassiamo la parola a Daniele Poto. L'argomento di oggi è già totalmente esplicito nel titolo. Che aggiungere di più? Solo che sono soddisfatto di aver rinunciato 32 anni fa (era il 1989) al possesso di un apparecchio televisivo. Quanto ai sermoni dei rapper, la penso come quel tale che disse, o scrisse, «non la penso come te, ma lotterò con tutte le mie forze perchè tu possa esprimere la tua opinione». Ma che c'entra il rapper (furbissimo, dice Daniele, aggettivo perfetto) con la Festa del Primo Maggio? La sua opinione la vada ad esprimere nel Consiglio di amministrazione delle aziende che riempiono d'oro la sua plastificata consorte. Lavoratori vi siete proprio rimbambiti anche voi? Riprendetevi i vostri spazi, non appaltateli a chi poi li vende a suon di partecipazioni aziendali. Non vi siete accorti che di voi e dei giganteschi problemi del lavoro che gravano su questo disastrato Paese non si è occupato nessuno? Che siete stati messi in un cantone, esautorati? Il Primo Maggio parlate di lavoro, ma parlatene voi, voi della Ilva, della Whirpool, delle tante aziende che non vedono un futuro. Voi, non i divetti di plastica che si fanno i .... loro a vostre spese. A' ridateme Giuseppe Di Vittorio, Luciano Lama, Pierre Carniti!

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La furbissima denuncia di presunta censura del furbissimo Fedez se da una parte ha oscurato le sue canzoni (qualcuno dice che è un bene), le finalità del concerto del Primo Maggio e persino le estremistiche dichiarazioni di alcuni esponenti omofobici della Lega, d’altro versante ha riproposto e rappresentato l’antico vulnus del condizionamento della politica nella RAI. Forse che le dichiarazioni pro-Fedez di Letta, Conte e Fratoianni hanno aperto lo spiraglio di un reale dibattito su questa contraddizione ossimoro? Assolutamente no. Ribadendo una volta di più di quanto sia più determinante e meno demagogico in materia l’intervento di un cantante holding rispetto a tanti presunti leader del centrosinistra. Che poi criticando i vertici aziendali, come è già stato sottolineato, non si sono resi conto del curioso anacoluto perché proprio quei direttori sono stati nominati dai partiti e per filiazione politica e non per merito.

Ah, quanto era tutto più chiaro è indiscutibile quando Rai Uno era il regno dei democristiani, Rai Due il pascolo dei socialisti e Rai Tre il buen retiro dei comunisti! Ora è tutto molto più frastagliato e meno trasparente. Perché potrebbe anche capitare (e non è fantascienza) che Calenda si proponga a sindaco di Roma per il centro-destra, che Emilio Carelli fino a ieri grillino, si batta dalle parti di Salvini e che persino il Movimento Cinque Stelle si dissoci in parte dalla candidatura di Virginia Raggi (non parliamo di Casaleggio jr, per carità, altrimenti la confusione diventa totale). 

Potremo raccontare per filo e per segno di mirabolanti carriere in Rai, non assistite da competenza, merito e curriculum, quanto da iscrizioni a partiti politici. Tanto per fare un esempio la pur stimabile e onesta Ilaria Capitani, nell’occhio del ciclone per l’affaire-censura, vice-direttore di rete, è stata per un biennio l’addetto-stampa di Veltroni. Scaduto il mandato dove poteva essere riciclata se non alla Rai in quota Ulivo? Anche questa la ragione per cui gli organigrammi si affastellano. Contrariamente alla carta stampata dove un direttore viene avvicendato, qui ad ogni spoil system il nuovo insediato dal partito di riferimento s’insedia nella carica a fianco al nominato precedente che, pur rimosso di ogni funzione, continua a percepire un più che rispettabile stipendio.

Al banchetto delle nomine ha lautamente partecipato anche il Movimento Cinque Stelle che oggi ha nel direttore di Rai Uno Carboni il proprio principale riferimento. “Zorro Beha” una volta se la prese molto con il sottoscritto perché scrissi in un libro che per essere nominato vice-direttore in Rai era entrato in quota-Lega. L’adozione non era particolarmente scandalosa, seguiva l’andazzo generale, in quel caso era la mossa provocatoria di un personaggio fuori dagli schemi per mantenere un profilo alto nell’azienda di Stato. Quella per cui paghiamo il canone, l’editore di riferimento. Già in questa espressione, come potrebbe testimoniare Bruno Vespa, sua massima e cannibalistica concrezione, c’è la chiave del suo peccato originale. Riferimento a chi? Ma naturalmente ai partiti.

Dunque, tornando a Fedez, se c’è un Governo sostenuto curiosamente a giorni alterni anche dalla Lega, l’editore si preoccupa se in un suo programma i suoi esponenti vengono messi all’indice per compromettenti dichiarazioni omofobiche. Tutto molto legittimo, naturale e non sorprendente. Andiamo fuori tema. Domenica 9 per assistere all’intervista con Woody Allen in collegamento da New York dopo circa dieci anni siamo tornati a vedere, per una volta, il programma di Fabio Fazio. Insopportabilmente pesante. Avviato con un sermone di Saviano (tutto santo e giusto, per carità), con la marchetta riservata a un libro di Michele Serra, con l’intervista al direttore de «La Stampa» Giannini e con l’intervista a David Sassoli, leader del Parlamento Europeo. Dopo un’ora ero esausto. Devo confessare che il pensiero unico mi perplime. Mi giustificate?

Come diventare vincenti in una regata velica

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Giulia Conti, intervistata da Sandro Pellegrini, tiene fra le mani la fiaccola olimpica di Atene 2004, la prima delle sue quattro partecipazioni ai Giochi. La fiaccola è proprietà della Biblioteca internazionale dell'atletica che ha sede a Navazzo. A fianco, la velista mostra orgogliosamente una copia del libro che ha tradotto dall'inglese all'italiano.

È già disponibile nelle librerie, curato e tradotto da Giulia Conti, “Lo Sport della Vela, Allenarsi a Vincere”. La velista romana di nascita, ma per metà bresciana grazie a mamma Rossella, Scuole Medie a Toscolano, Liceo tra Salò e Brescia, primo corso vela al largo di Bogliaco e prime regate sotto il guidone del Circolo Vela Toscolano-Maderno, non si ferma mai, e durante il confinamento del 2020 (in Australia) si è messa nuovamente in gioco traducendo in italiano il libro “Coach Yourself To Win”, scritto dal britannico Jon Emmet e pubblicato in Italia dalla prestigiosa casa editrice “Hoepli”. Prossima ad accompagnare la squadra statunitense ai Giochi Olimpici di Tokyo  (che chiamano ancora 2020 ma che - forse - si faranno nel 2021 e che sarebbe meglio fare nel 2024, parere del titolare di questa pagina), Giulia ci introduce alle più moderne tecniche di allenamento sia in acqua che a terra.

L'autore, Jon Emmet, è un allenatore professionista; tra i suoi risultati prestigiosi come coach la medaglia d’oro della cinese Xu Lijia nella Classe Laser Radial ai Giochi Olimpici di Londra 2012. È stato per molti anni il responsabile della formazione della UK Laser Class Association. Emmett ha scritto il suo primo libro nel 2008 "Be Your Own Sailing Coach", a seguire nel 2011 "Be Your Own Tactics Coach" e nel 2015 "Coach Yourself To Win". Oltre ad allenare, Jon naviga regolarmente ed è un affermato velista, con numerosi successi in ambito internazionale.

Il libro illustra in maniera chiara ed efficace le tecniche e le modalità di allenamento per prepararsi a qualsiasi tipo di regata. L’autore inquadra ogni dettaglio di questo avvincente sport: preparazione fisica e altri temi fondamentali come la tattica e la strategia sono trattati con l’ausilio di pratici diagrammi e utili fotografie a colori. Viene inoltre analizzato quello che deve essere l’atteggiamento vincente per la corretta gestione di un campionato. Nel libro sono presenti testimonianze di campioni olimpici che, con preziosi e mirati suggerimenti, sono in grado di evidenziare quegli aspetti della preparazione tecnica e dell’allenamento in grado di fare la differenza.

Giulia Conti , classe 1985, laureata in Scienze motorie presso l’Università San Raffaele di Roma, ancora oggi con casa a Maderno, ha partecipato a quattro edizioni dei Giochi Olimpici (2004, 2008, 2012 e 2016), vanta numerosi titoli internazionali, tra i quali nel 2015, anno del famoso «triplete», il titolo mondiale, europeo e italiano nella classe 49er FX, in coppia con Francesca Clapcich. Giulia ha scelto di devolvere il ricavato della vendita del libro alla Scuola Vela Mascalzone Latino, un progetto sociale, che dimostra quanto il mare sia una risposta al futuro dei giovani meno fortunati dei quartieri napoletani più degradati.

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