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Speriamo che non sia una Armata Brancaleone

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Quelli che - forse - andranno in scena a partire dai prossimi giorni sono solo una parvenza di Giochi Olimpici, una rappresentazione minore. Sono il frutto della testardaggine degli organizzaori giapponesi sommata alla mancanza di lucidità e alla incapacità decisionale del Comitato olimpico internazionale che fluttua in un acquitrino di decisioni modaiole, di asservimento a qualsiasi richiesta per non scontentare nessuno, di balbettii confusi. Patetica conferenza stampa di herr Thomas Bach che ha fatto appello ad uno strano invito di collaborazione da parte della popolazione nippo. Popolazione che, da mesi, in larga parte, chiede la sospensione di questa rappresentazione ludica. Ma in barba a tutte le inchieste, i sondaggi, il circo è andato avanti, a dimostrazione - se ce ne fosse ancora bisogno - che i padroni del vapore se ne stracatafottono delle opinioni dei cittadini. Tanto, se sarà un bagno di sangue economico, saranno proprio i cittadini a pagare, come in Grecia, come in Brasile, tanto per citare gli ultimi casi. Mi pare di aver letto non tanto tempo fa che i canadesi stanno ancora pagando la montagna di debiti dei Giochi Olimpici 1976. Figurarsi.

Giriamo pagina. Scendi di un gradino e, dal livello internazionale, ti abbassi a quello nazionale e lo schema si ripete. Governo (go..che? ma esiste?) e Comitato olimpico nazionale sono ai ferri corti, anzi cortissimi, si sente dire e si legge che ognuno strattona i cordoni di una borsa che pare sempre più vuota, ma non si lesinano gratificazioni a chi...ha fatto il bravo ragazzo, quando si è trattato di votare. E questo charter dell'allegra brigata atletica verso il Monte Fuji pare inquadrarsi in questa chiave di lettura. Lo dico spesso, anzi nella mia lunga militanza sportiva direi sempre, faccio salvi comunque gli atleti, cui va il mio rispetto e il mio incoraggiamento. Ma ne ho viste troppe perchè non avverta però il pericolo per loro di essere stritolati nella macchina mediatica al primo segnale di cedimento. Quante volte ho assistito al gioco al massacro degli atleti mestamente eliminati al primo turno, che è quella specie di muro granitico dove si vanno a schiantare le aspirazioni degli atleti? E se la contabilità degli eliminati sarà superiore a quella dei «promossi», apriti cielo, il processo della Norimbèrga sportiva sarà impietoso, mortificando proprio loro, i giovani, di qualsiasi genere siano. I digerenti, pardon dirigenti, loro fanno elaborare dai loro sottopanza ridicole tabelle per dimostrare che «abbiamo avuto più atleti passati al secondo turno che ai Giochi del 1896...», infatti non partecipò nessun italiano, dopo che il povero Carlo Airoldi fu mandato a quel paese dai parrucconi sudditi del Barone de Coubertin. Dio non voglia che sia, questa, una trasferta di amarezze per i ragazzi e le ragazze. Auguro loro una serena partecipazione, sportiva, sanitaria, mediatica.

E adesso leggetevi un Daniele Poto, che entra nel problema in modo più incisivo.

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La Federazione italiana di atletica leggera ha varato la più numerosa rappresentativa olimpica di sempre, ben intonata con la più affollata selezione azzurra in un’Olimpiade, omogeneamente alla più densa partecipazione femminile all’interno della squadra. Tre record concentrici. Giustificati? Il secondo e il terzo sicuramente perché guadagnati sul campo in forza di durissime selezioni. Pensiamo solo al karate dove è rimasta fuori una big come la Cardin o il pugilato che ha eliminato per definizione l’olimpico di sempre Clemente Russo.

Ma sulla congerie di selezionati dell’atletica leggera, per quanto ci sforziamo, riusciamo a individuare solo un cumulo di eccezioni: 41 uomini e 35 donne, con una vaga speranza di medaglia solo nell’alto maschile e nella marcia femminile. Potreste farmi notare che anche qui c’è una componente di merito nella conquistata partecipazione all’evento di Tokyo. Ma si può obiettare che non siamo in un contesto europeo o mondiale e neanche in un campionato continentale under 23. Invece per tanti, troppi azzurri lo scoglio del primo turno rischia di essere l’iceberg contro cui si infrangeranno le proprie vaghe speranze.

L’assunto vale anche per il velocista Filippo Tortu che sembra già entrato nella categoria degli ex enfant prodige, non migliorando i propri tempi da tre anni, e vedendosi superato e staccato da Marcel Jacobs di due metri e da lui sostituito a livello di una finale importante. La generosità nelle selezioni sembra ispirata a criteri di buonismo per cui il tagliando della partecipazione sembra una sorta di premio carriera al di là dei reali meriti e chance degli atleti stessi. Facciamo degli esempi concreti. Quanto potrà lanciare lo stagionato discobolo Faloci che, con un’impresa che sa di iperuranio, ha migliorato il proprio personale/stagionale nel disco di sei metri in una volta sola? Nell’alto femmile la Vallortigara, che passa facilmente dalle stelle alle stalle, sarà eliminata con tre nulli alla prima misura tentata, come spesso l’è successo? Quanta affidabilità hanno gli astisti Stecchi e Bruni, vista la condizione fisica del primo e il rendimento ondivago della seconda? Che apporto potranno dare Galvan e Leonardi allo sviluppo della 4 x 400 o, in second’ordine della mista che già straboccano di titolari veri-presunti, addirittura con sei convocati?  Che specificità hanno le convocazioni di Manenti, già virtualmente sostituito nella staffetta veloce, e di Infantino eterno sprinter a disposizione?  Cosa potrà dare nell’alto maschile Sottile, infinitamente lontano da quel 2.33 che fece gridare al miracolo? Per non parlare della 4 x 400 femminile e/o mista che conta addirittura su nove ragazze, tutte incredibilmente vicine come tempi, però ahimè, tutti modesti? Con una citazione particolare per la Chigbolu in chiara empasse di carriera ma convocata egualmente per Tokyo.

Insomma, ci sembra che ci sia allargati un po’ troppo e non vorremo che fosse la diretta conseguenza di un clientelismo da pagare con i gruppi sportivi militari (Fiamme Gialle, Fiamme Oro, Aeronautica,  Fiamme Azzurre, Carabinieri, Esercito) che monopolizzano oltre il 90% delle convocazioni su un modello di infausta memoria DDR. Il più “civile” di tutti è Tamberi che rappresenta l’Atletica San Vendemiano, in attesa di passare alle Fiamme Oro. Curiosa circostanza, un anno fa era delle Fiamme Gialle. I gruppi sportivi militari sono un comodo autobus su cui salire e da cui scendere a piacimento. Tanto a pagare ci pensano i contribuenti. Non prendetela per esagerata demagogia. Sono gli stessi atleti (Tamberi ma anche Tortu) che poi disertano i Campionati nazionali assoluti, il Golden Gala o i maggiori impegni della Nazionale. Con la F.I.D.A.L. che sta a guardare.

Per quanto riguarda i risultati di Tokyo ci auguriamo, ovviamente, di essere smentiti.

Le vele, in fondo, cosa sono se non ali grandi?

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Ricevo da Ufficio Stampa Brescia Musei in collaborazione con Circolo Vela Gargnano 2021 la seguente nota:

Grazie alla collaborazione fra Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Camera di Commercio di Brescia, Visit Brescia e il Circolo Vela di Gargnano, è nata l’idea di unire simbolicamente lo sport e la cultura. I visitatori dei Musei, vedranno in occasione dei 195 anni dal ritrovamento di questo simbolo della storia (il 20 luglio prossimo), la barca Persico 69F, “la barca che vola” e che parteciperà alla prossima «Centomiglia». Sarà "ormeggiata" al Museo di Santa Giulia. L'occasione sarà anche la presentazione della 71a edizione della regata principe del Garda, targata straordinariamente con le ali della Vittoria Alata. 

Il Persico 69F è un monotipo volante, dotato di "foil" (alette), la nuova frontiera della vela. Si tratta di una barca piuttosto semplice e per tutti, avendo un minimo di doti atletiche e di cultura velica. A bordo si sale in tre. E’ stata disegnata dagli argentini Wilson-Marquinez e dall’olimpionico Santi Lange, due medaglie olimpiche, l'ultima - a 54 anni - con il Nacra 17, oro ai Giochi di Rio de Janeiro. Le regate durano dai 15 ai 25 minuti, sono concepite su 12 percorsi, con boe guidate dai droni e da una app che le sposta. Le barche posso raggiungere in certe andature anche i 35 nodi di velocità, circa 70 km/h.

Il Circolo Vela Gargnano è l'unico Club lombardo ad aver ospitato lo sviluppo dell'imbarcazione, una delle tappe del circuito 2020. Ad agosto 2021 ospiterà una tappa della Youth Gold Foiling cup. "Il Circolo Vela Gargnano” dice il presidente Lorenzo Tonini “ha accettato subito l'ennesima sfida che consentirà al pubblico di ammirare, nel centro storico di Brescia ed in un contesto unico dato anche dalla presenza della Vittoria Alata, le "barche volanti" prima delle sfide sull'acqua di fine agosto ed inizio settembre quando, sabato 4, si disputerà la 71ma Centomiglia del Garda.

Nel corso della mattinata del 20 luglio, si terrà infatti presso l’Auditorium di Santa Giulia la conferenza stampa ufficiale di presentazione della regata gargnanese, che vedrà un momento di cerimonia importante: la consegna di una targa di riconoscimento a Patrizio Bertelli, “interprete delle sfide e dell’innovazione in occasione delle celebrazioni della Vittoria alata di Brescia”, da parte di Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei, Camera di Commercio di Brescia, Visit Brescia e Circolo Vela Gargnano. La targa è stata progettata dello studio Tassinari/Vetta, ed è realizzata in bronzo dall’azienda bresciana Metallurgica Bugatti Filippo Srl.

Gli Unni erano dei dilettanti confronto a questi

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La grande civiltà della Brexit incontra la grandissima civiltà del calcio. I giovani sono il nostro futuro. Queste immagini lo confermano.

Ci incute un po' di timore quel lago tutto rosso

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Di grande impatto questa opera di Martino Gerevini che ci accompagnerà fino alla fine di luglio. Impattante ma anche inquietante. Che cosa ci vogliono significare quelle tonalità di rosso? E quei pesci con le bocche aperte, quasi spalancate. Chi ci vuole divorare? Che cosa ci aspetta nel lago rosso? Cerchiamo di tenerci a galla, fin che possiamo.

La nostra opera - Titolo: Lago Rosso 2 - Anno: 1986 - Acrilico su tela - Formato: cm 100x100 - Collezione privata

La felicità per Mariam è una cintura marrone

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Mariam ha fatto un altro passo verso il Takamagahara, l'alta pianura celeste, un posto che sta nel cielo, una specie di paradiso per i nostri credenti. Lì potrebbero stare (immagino io, pura fantasia) tutti i più celebrati interpreti delle arti marziali. Mariam il cielo lo ha toccato davvero con tutta la mano quando il suo Maestro, Gianpiero Antonucci, le ha consegnato, qualche giorno fa, la cintura marrone, simbolo del completamento del primo percorso di apprendimento del karate-dō, l'arte marziale originaria dell'Isola di Okinawa. Adesso per la minuta graziosa signorinetta, figlia dei miei amici Fadoua e Gino, inizierà il lungo e difficile cammino, fatto di esami ma anche di meriti acquisiti in competizione, della scala delle cinture nere, simbolo dell'eccellenza. Il primo grado (dan, che significa anche uomo) di cintura nera prende nome «Kuro obi Shodan».

Ho deciso di rispolverare per Mariam e solo per lei il logo (copyright Roberto Scolari) di un sogno mai nato, o meglio nato ma subito morto, vista la pochezza, la miseria culturale, di un ambiente sportivo in totale confusione di significati e ideali. Ma quando vedo il limpido sorriso, la compostezza, i gesti misurati di Mariam, mi vien da pensare che un sogno olimpico sia ancora possibile. Non certo quello che interessi di bottega stanno spingendo per una edizione assurda da qui a un mese. Io, il mio sogno personale ce l'ho, ma ho bisogno della robusta collaborazione del buon Dio. Nel 2028 i Giochi Olimpici ritorneranno per la terza volta nella Città degli Angeli, Los Angeles. Nel 1932 non c'ero, invece iniziai il mio percorso olimpico nel 1984, un percorso fatto di dieci tappe, otto Giochi dei grandi e le prime due edizioni dei Giochi dei bambini. Vorrei chiudere il ciclo a Los Angels 2028 e in quella occasione vedere competere sul tatami del torneo di karate-dō una signorina di nome Mariam, figlia di Fadoua e di Gino.

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