Lo sport tradito - 37 storie in cui non ha vinto il migliore

SPORT Tanti, e tutti traditi purtroppo
AUTORE Daniele Poto, giornalista, scrittore e ricercatore, si occupa di legalità, socialità, sport e gioco d'azzardo. Sempre con soggetto sportivo e collegamenti con la malavita, nel 2010, ha dato alle stampe il volume «Le mafie nel pallone». Ho avuto rapporti amichevoli e professionali quando, in qualità di Capo ufficio stampa per la Federazione italiana di atletica leggera, lavoravo a Roma e Daniele faceva parte della redazione romana del quotidiano «Tuttosport».
EDITORE Edizioni Gruppo Abele - Torino - Finito di stampare nel gennaio 2019 - www.edizionigruppoabele.it 
CONTENUTO Trentasette, appunto, io le definirei storiacce più che storie di tanti sport differenti che ormai ha dimenticato l'etica nella quale - tanti, molti, milioni di persone, io compreso - abbiamo creduto tenacemente. Tutto sacrificato sull'altare sconsacrato del business, business, business, a tutti i costi, sempre e comunque. Nessuna attività sportiva ne è immune: un tanfo maleodorante si leva dal calcio alla pallacanestro, dal ciclismo all'atletica, dal nuoto al tennis, dal pugilato al sollevamento pesi. Il mito dei Giochi Olimpici? Ma quale mito! Solo per i pirla come me, che ne ho vissute, da dentro e da vicino molto vicino, dieci. Stupido illuso. Di alcune vicende trattate con dovizia di documentazione dall'autore ne ho vissute parecchie in prima persona (vuoi perchè giornalista, vuoi perchè dirigente di federazioni nazionali o internazionali). Tutte le storiacce dell'atletica raccontate da Daniele le conosco abbastanza bene: doping, passaporti falsi, date di nascita false, titoli mondiali giovanili assegnati ad atleti che invece di 17 anni ne avevano 23. Non ho mai visto uno straccio di cosiddetto dirigente federale far volare i tavoli di fronte a evidentissimi imbrogli. Mugugni, mugugni, e niente altro, e sempre sottovoce per non farsi sentire. Secondo voi è successo qualcosa, pur in presenza delle prove pur schiaccianti? Han tutti girato la testa altrove, e sono rimasti saldamente aggrappati ai loro hotel 5*****, ai loro voli in business class, ai loro bei grassi rimborsi. Squallidi personaggi che rubano a man salva, che fanno mercimonio di tutto, pensate che nell'ultimo capitolo Daniele ci racconta del mercato di promozioni a master negli scacchi. Negli scacchi, avete capito giusto.
UNA FRASE Il libro è tutto da leggere. Ho preso alcune righe dal capitolo 16 che si intitola «Chi è Gafur Rakhimov?». Questo individuo uzbeko è stato presidente della Federazione internazionale di pugilato, da un paio d'anni è al centro di uno scandalo colossale di questo sport. Sentite questa, da pagina 90 del libro:«Secondo una nota emessa dal Dipartimento del tesoro americano è uno dei più pericolosi criminali del suo Paese che, partendo dalle estorsioni e dai furti d'auto, si è fatto coinvolgere in larga scala nel traffico di eroina e cocaina...i suoi beni sul territorio americano sono stati congelati». Gli americani farebbero bene ad occuparsi delle vergogne di casa loro: la signora Marion Jones ha fatto un danno incalcolabile all'atletica tanto quanto il doping dei russi. Oppure farebbero altrettanto bene ad occuparsi che gli abusi sessuali sulle ragazzine di certe nazionali non siano una abitudine, come pare. Ce n'è per tutti, come vedete.
ACQUISIZIONE omaggio dell'autore
ANNOTAZIONI Una sola, finale, sempre da una frase del libro:«I grandi dirigenti dello sport mondiale, i grandi manovratori delle candidature, si comportano, né più né meno, come dei mafiosi». E quelli che dovrebbero controllare la legalità, si accorgono sempre dopo, mettono in scena processi farsa, poi, dopo anni, tutto finisce a tarallucci e vino. Non esiste memoria nello sport. Mi vengono in mente i nomi e rivedo le facce (foderate di pelle di culo) di certi individui che chiedevano a me parlando di una certa situazione:«Ma tu l'avresti detto che il tale in tutti questi anni ha rubato?». Pagliacci senza dignità e morale.