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Il nuovo capitalismo con caratteristiche cinesi

          

          

Qiu Xiaolong è uno dei miei autori preferiti, da quando me ne parlarono amici italiani che vivevano in Cina e lessi poi alcune recensioni, una delle migliori quella di Marco Bertoldi, giornalista che era stato mio collega al "Giornale di Brescia" quando tiravo lì la mia pagnotta quotidiana. Scrisse Marco, recensendo il romanzo "Le lacrime del lago Tai":"Qiu Xiaolong è un autore ingiustamente meno noto di molti colleghi occidentali, ma di elevata qualità, come conferma «Le lacrime del lago Tai», settima indagine dell’ispettore capo di Shanghai, Chen Cao. Nato a Shanghai e dal 1989 trasferitosi negli Usa dove insegna Letteratura cinese alla Washington University di Saint Louis, profondo cultore di poesia del suo Paese (caratteristica che trasferisce nel suo protagonista), Xiaolong è autore di splendidi e affascinanti mystery in cui il giallo non è fine a se stesso, ma veicolo di denuncia sociale. Lo ha mostrato nei precedenti romanzi di Chen e lo fa anche con questo, ma in chiave totalmente diversa. Prima voleva rappresentare da un lato la Cina in trasformazione, dove capitalismo e interesse privato si sostituiscono al comunismo di un tempo acuendo, grazie alla corruzione dilagante, la forbice tra ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri; dall’altro rammentare i pochi fasti e i tanti nefasti di Mao e della sua Rivoluzione culturale, un passato che ha lasciato ferite profonde e non del tutto risanate e che nelle indagini di Chen appare come fonte scatenante dei vari delitti".

In Italia l'editore del professore cino-americano è Marsilio www.marsilioeditori.it che, finora, ha pubblicato la serie di volumi dedicati all'ispettore di Shanghai, Chen Cao, più due volumi di straordinaria bellezza come "Il Vicolo della polvere rossa" e "Nuove storie dal Vicolo della Polvere Rossa", narrazioni che intrecciano la Cina dopo il 1949 con il Paese uscito dalle riforme economiche di Deng Xiaping, nate dalle "quattro modernizzazioni" su cui fu costruito il "socialismo con caratteristiche cinesi". Ci sono parecchie altre opere di Qiu, di politica e di poesia cinese, opere che finora non sono state tradotte in italiano.

Ho appena finito di leggere il mio sesto romanzo delle inchieste dell'ispettore-poeta Chen Cao, "La ragazza che danzava per Mao", una trama surrealista che conferma comunque la capacità dell'autore di portarci indietro nel tempo e poi di farci ritrovare nel presente, una specie di macchina del tempo stile Herbert Wells. Di Qiu Xiaolong mi piace la scrittura, elegante, misurata, mai sboccata, con questi "tasselli" di citazioni di poeti cinesi delle dinastie imperiali, quella per periodo Tang la sua preferita, lui stesso, l'ispettore, scrittore di poesie. Mi sono imbattuto in una mezza pagina che voglio qui proporre perchè mi ci sono riconosciuto per come guardo e vedo il mondo nel quale vivo. L'ispettore Chen Cao, anzi "il compagno ispettore capo Chen", sta concludendo una indagine spinosa voluta ad altissimo livello, legata ai tempi della famigerata Rivoluzione Culturale e al "condottiero" Mao Zedong (secondo la nuova grafia), che era un uomo con le sue passioni e forse perversioni. L'ispettore si trova nel parco del Bund, il lungofiume del Huangpu River, il primo posto di Shanghai dove le guide portano i turisti per la opulenza dello spettacolo, per gli edifici dalle architetture ardite, per lo stordimento delle luci. Anche io, quando ci sono stato, sono rimasto molto impressionato, non era certo la Shanghai che avevo visto nel 1982...

Shen cerca un posto per sedersi e riflettere: "Frustrato, non riuscì a trovare un posto per sedersi. Ebbe l'impressione che da un giorno all'altro fosse spuntata lungo l'argine una fila di bar e caffetterie, simili a gigantesche scatole di fiammiferi dotate di vetrine luccicanti. Non era una cattiva idea un bar con vista sul fiume, ma ne avevano costruiti talmente tanti da non lasciare più spazio per le panchine verdi che un tempo gli erano così familiari. Sbirciando attraverso una vetrina vide dentro soltanto una coppia di occidentali, seduta a parlare. I prezzi scritti su un menu rosa esposto fuori dal locale erano esorbitanti. Chen avrebbe potuto permetterselo, ma la gente che invece non era in grado? Alle scuole medie aveva un libro su cui aveva letto che un tempo, all'ingresso del parco, c'era un cartello umiliante con la scritta: INGRESSO VIETATO AI CINESI E AI CANI. Era accaduto all'inizio del secolo, quando il parco era aperto soltanto agli occidentali. Dopo il 1949 le autorità del Partito usarono quell'episodio come un buon esempio per le lezioni di patriottismo. Chen non era molto sicuro dell'autenticità della storia contenuta nel suo libro di testo, ma adesso era senz'altro vero questo: INGRESSO VIETATO AI CINESI POVERI".

Io sono propenso a credere che quell'antico cartello fosse veritiero, visto chi dominava la città a quei tempi, nazioni che in fatto di disprezzo per altri essere umani hanno una lunga e consolidata tradizione...

Quanto ai miracoli del "socialismo con caratteristiche cinesi" altro non è che un capitalismo aggressivo, efferato, senza ritegno, che fa leva sulla corruzione sfrenata a tutti i livelli, politici, imprenditoriali, finanziari. La interpretazione esatta della "globalizzazione" che sta rendendo il mondo intero, non solo la Cina, sempre più povero a favore di una casta sfrontata di caimani sempre più ricchi. Cina, un paese meraviglioso al di fuori delle luci del Bund, di Shanghai, della Forbidden City, ormai presa d'assalto ogni giorno da orde di invasori, cinesi e stranieri, generazione hamburger e patatine fritte, ormai la depravazione culinaria non conosce confini. Altro che i piatti della infinita diversità delle cucine cinesi, dire cucina cinese è una bestemmia, descritti da Qiu e pappati da Chen! E anche da noi (il noi sta per Encarnita e me) nelle nostre incursioni laggiù, grazie ai nostri amici Feng, direttore tecnico della Nazionale cinese di atletica, e Shen, professore universitario, che ci ha introdotti a una anatra laccata pechinese da Imperatori Qin e un hot pot o caldero mongol strappalacrime, non era commozione ma peperoncino. Le foto riprendono quattro copertine dei libri di Qiu Xiaolong che ho letto, e che vi suggerisco di leggere.

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